24/01/2026
La disonestà intellettuale è nemica della cultura. Come la voglia di apparire a tutti i costi.
Come il tentativo di appropriarsi di meriti altrui. Come la tentazione di denigrare anche quando si sa che non ce n’è ragione e che si rischia soltanto di creare un danno alla propria comunità.
Il caso dei busti di Palazzo Fortunato non esiste.
Quelle statue nei prossimi giorni saranno trasportate da un restauratore, com’era già in programma, come molti sanno e come tutti avrebbero potuto sapere se soltanto avessero chiesto prima di urlare a mezzo stampa.
È forse per questo che si grida allo scandalo.
Per dire: “grazie a me”, quando altri avevano già tutto programmato, lavorando in silenzio e senza clamore.
Palazzo Fortunato, in questi giorni, continuerà a funzionare come e meglio di prima, ma sarà anche un cantiere.
Le impalcature sono già lì e saranno montate per il rifacimento di tetto e facciate.
Interventi che si aggiungono ai lavori già in corso per realizzare un’emeroteca e una biblioteca per bambini in alcune stanze del piano terra.
Spazi pubblici che si aggiungeranno ulteriormente alla sala Innovation-Lab e alla sala convegni Nino Calice, che grazie alla completa riqualificazione curata dal Comitato di Gestione, è diventata nel corso dell’ultimo anno il cuore delle attività culturali della città.
Nell’anno 2025, soltanto a Palazzo Fortunato, si sono realizzate 129 attività culturali.
Un numero che la dice lunga sulla consistenza delle polemiche che maldestramente si prova ad alzare e che finiscono soltanto per denigrare ingiustamente la nostra città, chi la vive e chi la anima.
Tornando alle statue, dunque, nessuna decapitazione. Nessun abbandono. Nessuna incuria né dimenticanza.
Si sa che ci sono oggetti che non sono cose. E ci sono statue che non sono pietra.
I busti di Palazzo Fortunato sono stati tolti dal loro piedistallo e messi a terra non come rifiuti, ma come corpi in attesa, custoditi all’interno di un’area protetta, chiusa da un cancello, lontana da mani distratte o da danni irreversibili.
Il restauro non è un gesto impulsivo, né una carezza data in fretta per placare le coscienze.
È un atto serio, lento, che richiede competenze, risorse, autorizzazioni, progettualità. Restaurare significa restituire dignità senza tradire l’autenticità, e questo non si improvvisa.
Quei volti torneranno a guardare in alto, come era già in programma.
Torneranno integri, non feriti da interventi affrettati.
Perché la memoria non si salva con la fretta né con il clamore costruito per strappare un applauso,
ma con la responsabilità e l’impegno serio.
Pierluigi Contaldo
Presidente del Comitato di Gestione
di Palazzo Fortunato ed Ex Carcere Borbonico
Mario Di Nitto Sindaco Comune di Rionero in Vulture