23/04/2026
Oggi ho rassegnato le mie dimissioni da Consigliere Comunale del Comune di Riola Sardo.
Dopo anni di lavoro in Consiglio, e prima ancora da Assessore, sento di poter finalmente parlare con maggiore libertà, perché in questi anni non ho fatto solo opposizione.
Ho amministrato, ho costruito, ho avviato percorsi concreti: dall’accoglienza scolastica ai servizi sociali, lavorando con competenza e responsabilità.
E forse è proprio questo che, nel tempo, ha dato più fastidio.
Ho svolto il mio ruolo leggendo gli atti, facendo domande, chiedendo spiegazioni, cosa che dovrebbe essere normale in una democrazia.
Eppure è stato spesso vissuto come un problema.
Nel tempo si è costruita una narrazione comoda: quella di una minoranza da ridimensionare, da attaccare, da rendere “fastidiosa”.
Ripetuta così tante volte da diventare verità per chi non ha voglia di andare oltre la superficie.
Ma i fatti restano.
Chi ha avuto modo di lavorare davvero dentro l’amministrazione sa che le cose non sono mai state semplici come qualcuno racconta.
E sa anche che, più di una volta, su atti e procedure, il confronto è avvenuto lontano dai riflettori.
Sul piano personale, ho assistito anche a interventi fuori luogo, come l’ultimo, costruito su un riferimento territoriale nemmeno compreso.
Quando si parla di Alto Sinis, si parla di un’area ben precisa, che non coincide con Riola Sardo.
Reagire senza nemmeno comprendere il contesto dice più di tante parole.
Allo stesso modo, trovo singolare che si arrivi a giudicare percorsi personali, esperienze amministrative e scelte politiche altrui.
Ognuno risponde del proprio lavoro e delle proprie capacità, non delle etichette che qualcuno prova ad attribuirgli.
Io non ho mai avuto bisogno di gridare.
Ho sempre preferito studiare, capire e lavorare.
Continuerò a farlo, in altri contesti, su richiesta e con la fiducia di chi ha ritenuto utile il mio percorso e le competenze maturate in questi anni.
A Riola Sardo lascio una parte importante del mio impegno.
Non serve convincere tutti.
Basta che qualcuno inizi a farsi le domande giuste.
Irene Erdas