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Veterinaria equina Questa pagina ha il solo scopo di divulgare info veterinarie legate alle patologie dei cavalli

ULCERE GASTRICHE NEL CAVALLO: GLI INTEGRATORI FUNZIONANO DAVVERO?Omeprazolo, nutraceutici, alimentazione e terapie compl...
24/10/2026

ULCERE GASTRICHE NEL CAVALLO: GLI INTEGRATORI FUNZIONANO DAVVERO?

Omeprazolo, nutraceutici, alimentazione e terapie complementari: cosa sappiamo oggi

CONDIVIDETE SE POTETE: molti cavalli assumono integratori gastrici per mesi, ma non sempre è chiaro quali abbiano una reale efficacia.

Qualche anno fa avevo pubblicato un articolo sugli integratori utilizzati nei cavalli con ulcere gastriche. Questo testo ne rappresenta un aggiornamento alla luce degli studi pubblicati nel frattempo e delle nuove conoscenze sulla malattia.

La domanda rimane molto concreta: gli integratori gastrici funzionano davvero? E quando possono essere utili?

Per rispondere dobbiamo partire da una distinzione fondamentale. Parlare genericamente di “ulcere gastriche” non basta: la malattia della mucosa squamosa, chiamata ESGD, e quella della mucosa ghiandolare, chiamata EGGD, possono coesistere, ma hanno meccanismi, fattori di rischio e risposte terapeutiche differenti.

QUANTO SONO DIFFUSE?

Le lesioni gastriche sono particolarmente frequenti nei cavalli sottoposti ad allenamento intenso. Nei cavalli da corsa sono state riportate prevalenze molto elevate, ma la frase “il 90% dei cavalli ha le ulcere” non può essere applicata indistintamente a tutta la popolazione equina.

Disciplina, allenamento, alimentazione e condizioni di gestione cambiano considerevolmente il rischio. Inoltre, i fattori associati all’ESGD non coincidono completamente con quelli dell’EGGD.

ESGD ED EGGD: DUE PROBLEMI DIVERSI

La mucosa squamosa è relativamente poco protetta dall’acidità.

Il cavallo produce acido gastrico continuamente. Durante l’esercizio il contenuto acido può raggiungere più facilmente questa regione, soprattutto quando lo stomaco contiene poco materiale fibroso.

Nell’ESGD assumono quindi particolare importanza:

• intervalli prolungati senza foraggio;
• razioni ricche di amido;
• intensità e durata dell’esercizio;
• lavoro a stomaco vuoto.

La mucosa ghiandolare possiede invece proprie difese: muco, bicarbonato, flusso sanguigno e sistemi cellulari di riparazione.

Nell’EGGD sembra essere maggiormente coinvolta un’alterazione di queste difese. Sono state osservate associazioni con fattori di allenamento e stress, ma la fisiopatologia rimane meno definita rispetto all’ESGD.

Questa distinzione cambia anche il modo di valutare un trattamento.

LA GASTROSCOPIA RESTA IL PUNTO DI RIFERIMENTO

Appetito irregolare, dimagrimento, riduzione delle prestazioni, cambiamenti comportamentali e coliche ricorrenti possono accompagnare una patologia gastrica.

Ma non sono segni specifici: possono dipendere anche da problemi ortopedici, intestinali, dentali o da una gestione alimentare inadeguata.

La diagnosi non dovrebbe quindi basarsi soltanto sui sintomi o sulla risposta empirica all’omeprazolo.

La gastroscopia permette di osservare le lesioni, distinguere le regioni interessate e verificare la risposta al trattamento. Nell’EGGD, tuttavia, aspetto endoscopico, alterazioni microscopiche e rilevanza clinica non coincidono sempre perfettamente.

Un cavallo che mangia meglio dopo un integratore potrebbe realmente stare meglio. Questo, da solo, non dimostra che le lesioni siano guarite.

OMEPRAZOLO: EFFICACE, MA NON PER TUTTO

L’omeprazolo riduce la secrezione acida e rimane il principale trattamento farmacologico dell’ESGD.

La sua efficacia dipende anche da formulazione, dose, modalità di somministrazione e correzione dei fattori predisponenti.

Nell’EGGD la risposta al solo omeprazolo orale è generalmente meno soddisfacente. Secondo il caso, il veterinario può valutare sucralfato, misoprostolo o protocolli differenti.

In uno studio clinico su 63 cavalli sportivi con EGGD, il misoprostolo ha ottenuto risultati migliori dell’associazione omeprazolo-sucralfato. È un dato importante, ma non significa che rappresenti automaticamente la scelta migliore per ogni cavallo.

Sono disponibili anche risultati favorevoli con formulazioni iniettabili di omeprazolo a lunga durata. Formulazioni e protocolli, però, non sono intercambiabili: disponibilità e appropriatezza d’impiego devono essere valutate dal veterinario.

E DOPO L’OMEPRAZOLO?

Le recidive possono essere rapide, soprattutto se persistono le condizioni che hanno favorito la malattia.

È stata ipotizzata anche un’iperacidità di rimbalzo dopo la sospensione.

Uno studio su 14 purosangue trattati per 57 giorni ha documentato un aumento della gastrina durante la terapia e un ritorno ai valori basali entro 2–4 giorni dalla sospensione. Non ha però misurato direttamente un’eventuale iperacidità successiva.

I risultati non sostengono la necessità di ridurre progressivamente la dose dopo un trattamento di durata analoga a quello studiato. Non permettono, tuttavia, di estendere automaticamente questa conclusione a qualsiasi durata o situazione clinica.

Il punto pratico rimane questo: interrompere il farmaco senza correggere alimentazione, allenamento e gestione lascia il cavallo esposto alle stesse condizioni di rischio.

GLI INTEGRATORI POSSONO SOSTITUIRE L’OMEPRAZOLO?

Per l’ESGD attiva e documentata, attualmente nessun integratore dispone di prove sufficienti per essere considerato equivalente all’omeprazolo.

Questo non significa che tutti gli integratori siano inutili.

Alcuni possono offrire un supporto nutrizionale o protettivo. L’efficacia, però, va valutata sulla singola formulazione e sull’obiettivo: migliorare un sintomo, favorire la guarigione e prevenire una recidiva sono risultati differenti.

PECTINA E LECITINA

L’associazione viene proposta per sostenere la barriera superficiale della mucosa.

Gli studi hanno fornito risultati contrastanti e spesso riguardano prodotti con più ingredienti.

Esiste un razionale plausibile, ma le prove non consentono di considerarla sostitutiva della terapia farmacologica.

ALOE VERA

In uno studio randomizzato e in cieco, nell’ESGD l’aloe ha prodotto miglioramento nel 56% e guarigione nel 17% dei cavalli. Con omeprazolo i valori erano rispettivamente 85% e 75%.

Il risultato non esclude un’attività biologica dell’aloe, ma dimostra che la preparazione studiata è risultata inferiore all’omeprazolo.

OLIVELLO SPINOSO

Uno studio crossover su otto cavalli non ha dimostrato efficacia sulle lesioni squamose spontanee, mentre ha rilevato un segnale favorevole sulle lesioni ghiandolari durante privazione intermittente di alimento.

È un risultato preliminare, ottenuto in un piccolo campione e in condizioni sperimentali: non dimostra ancora efficacia nell’EGGD spontanea dei cavalli sportivi.

PROTEINE BIOATTIVE, PEPTIDI E COLLAGENE

Alcune formulazioni hanno mostrato risultati favorevoli.

Il limite è che frequentemente lo studio riguarda un prodotto specifico, con una determinata composizione. Non possiamo trasformare quel risultato nell’affermazione generale “il collagene cura le ulcere”, né attribuire con certezza l’effetto a un singolo ingrediente.

GLICINA E GLUTAMMINA

Hanno un ruolo nel metabolismo cellulare e nei sistemi di protezione e riparazione dei tessuti.

Il razionale biologico è interessante, ma le prove cliniche equine sono insufficienti per considerarle trattamenti antiulcera dimostrati.

LIEVITI, PROBIOTICI E POSTBIOTICI

Alcuni prodotti possono sostenere fermentazione, digestione della fibra ed equilibrio del microbiota intestinale.

L’effetto dipende da ceppo, preparazione e dose. Soprattutto, migliorare la funzione dell’intestino posteriore non significa automaticamente guarire le lesioni dello stomaco.

OLMO SCIVOLOSO, LIQUIRIZIA, ALTEA E ALTRE PIANTE

Sono proposti per mucillagini o potenziali proprietà protettive e antinfiammatorie.

Gran parte delle prove deriva però da altre specie, studi di laboratorio o formulazioni multicomponente. L’evidenza clinica equina rimane debole.

“Vegetale” non significa automaticamente efficace, innocuo o compatibile con i regolamenti sportivi.

ZINCO

È essenziale per numerose funzioni biologiche e una carenza va corretta.

Aumentarlo in una razione già equilibrata non significa necessariamente favorire la guarigione gastrica. Un eccesso prolungato può inoltre interferire con altri minerali, soprattutto il rame.

Prima di aggiungerlo, va valutata la razione complessiva.

OLI

Il vantaggio pratico principale è poter fornire energia sostituendo parte dell’amido.

L’olio di mais è stato studiato anche per effetti sulla secrezione gastrica e sulle prostaglandine, ma le prove cliniche non giustificano considerarlo una terapia antiulcera.

ANTIACIDI

Possono aumentare temporaneamente il pH gastrico. Il limite è la durata dell’effetto: per mantenerlo servirebbero somministrazioni frequenti.

Un effetto tampone transitorio non equivale a una protezione continuativa o a una guarigione dimostrata.

MODIFICARE UN BIOMARCATORE NON SIGNIFICA PREVENIRE LE ULCERE

Un recente studio randomizzato, controllato e in cieco ha valutato una formulazione contenente lecitina, pectina e olmaria dopo trattamento con omeprazolo.

Trenta cavalli sono stati seguiti con gastroscopie e misurazione di biomarcatori salivari.

Soltanto cinque risultavano privi di lesioni alla gastroscopia finale, considerando entrambi i gruppi. Il nutraceutico non è risultato superiore al placebo nella prevenzione delle recidive gastroscopiche, pur modificando alcuni parametri salivari.

Il risultato riguarda quella formulazione, non tutti gli integratori. Ma il messaggio metodologico è importante: modificare un parametro biologico non dimostra automaticamente un beneficio sulle lesioni.

Per verificarne guarigione o ricomparsa, la gastroscopia rimane il riferimento.

PRIMA DEL BARATTOLO, GUARDIAMO LA MANGIATOIA

La gestione alimentare è una parte fondamentale del trattamento, soprattutto nell’ESGD.

Foraggio

Va garantito un apporto adeguato, distribuito nell’arco della giornata, evitando lunghi intervalli senza alimento.

Pasti più frequenti e sistemi di somministrazione lenta possono aiutare, purché il cavallo riesca effettivamente ad accedere al foraggio senza competizione o frustrazione.

L’accesso al pascolo va adattato anche alle condizioni metaboliche del soggetto.

Erba medica e lavoro

Grazie al contenuto di calcio e proteine, l’erba medica possiede una capacità tampone interessante.

Una piccola quantità di foraggio prima dell’esercizio può aiutare a mantenere materiale fibroso nello stomaco. È una misura di supporto soprattutto per l’ESGD, non una protezione garantita contro tutte le forme di malattia gastrica.

Amido

Come riferimenti gestionali, il consensus europeo indica di non superare circa:

• 1 g di amido/kg di peso corporeo per pasto;
• 2 g/kg nell’intera giornata.

Per un cavallo di 500 kg corrispondono a 500 g di amido per pasto e 1 kg al giorno.

Parliamo di amido, non di peso del mangime. Sono riferimenti per ridurre il rischio, non soglie che garantiscono l’assenza di lesioni.

Quando il fabbisogno energetico è elevato, fibra altamente digeribile e grassi possono contribuire a limitare l’impiego di cereali.

Stress e allenamento

Soprattutto nell’EGGD vanno esaminati anche frequenza del lavoro, recupero, trasporti, cambiamenti di routine e ambiente sociale.

Dolore concomitante, isolamento o competizione per le risorse meritano attenzione nella valutazione complessiva del cavallo.

Nessun integratore può compensare completamente una gestione cronicamente sfavorevole.

E L’OZONOTERAPIA?

L’ozonoterapia è stata studiata per possibili effetti sui processi ossidativi, infiammatori e di riparazione. L’interpretazione dipende però da specie, preparazione, dose e via di somministrazione.

Attualmente mancano prove cliniche equine controllate sufficienti per dimostrare un’efficacia terapeutica sulle lesioni gastriche.

Nella mia esperienza clinica, l’impiego sistemico associato alla somministrazione orale di olio ozonizzato è stato accompagnato, in alcuni cavalli, da aumento dell’appetito, riduzione del disagio dopo il pasto, miglioramento delle feci e recupero della condizione corporea.

Sono osservazioni interessanti, ma aspecifiche. Non dimostrano la guarigione delle lesioni e non permettono di attribuire il risultato all’ozono sistemico, all’olio ozonizzato o agli altri interventi associati.

Considero quindi questo impiego complementare e ancora sperimentale, non un’alternativa dimostrata alla terapia farmacologica.

Per verificarlo servirebbe uno studio prospettico con diagnosi gastroscopica iniziale, distinzione ESGD/EGGD, trattamento standardizzato, gruppo di controllo e valutazione finale delle lesioni e delle recidive.

COME SCEGLIERE UN INTEGRATORE GASTRICO?

Prima dell’acquisto chiederei:

• Sono dichiarate le quantità giornaliere dei singoli ingredienti?
• Esistono studi sul prodotto specifico, alla dose proposta?
• Sono stati utilizzati gastroscopia e gruppo di controllo?
• Lo studio riguarda ESGD, EGGD, guarigione o prevenzione?
• Il beneficio atteso giustifica il costo?
• Dieta, gestione e compatibilità con i regolamenti sportivi sono state valutate?

Un elenco lungo di ingredienti non è una prova di maggiore efficacia.

CONCLUSIONI

Gli integratori gastrici non sono tutti equivalenti. Alcuni hanno un razionale plausibile, altri dati preliminari; le prove vanno valutate prodotto per prodotto.

L’omeprazolo rimane il principale trattamento farmacologico dell’ESGD. L’EGGD richiede spesso un approccio differente e una valutazione più ampia.

La domanda utile, quindi, non è soltanto:

“Qual è il miglior integratore?”

Ma:

“Quale malattia ha questo cavallo, quali fattori la favoriscono e come verificheremo che il trattamento abbia funzionato?”

È da queste risposte che dovrebbe partire la scelta del prodotto, non il contrario.

DR ETTORE BALLARDINI DVM

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

• Sykes B.W. et al. European College of Equine Internal Medicine Consensus Statement: Equine Gastric Ulcer Syndrome in Adult Horses. Journal of Veterinary Internal Medicine. 2015.

• Rendle D. et al. Recommendations for the Management of Equine Glandular Gastric Disease. Equine Veterinary Education. 2018.

• Varley G. et al. Misoprostol Is Superior to Combined Omeprazole-Sucralfate for the Treatment of Equine Gastric Glandular Disease. Equine Veterinary Journal. 2019.

• Bush J., van den Boom R., Franklin S. Comparison of Aloe Vera and Omeprazole in the Treatment of Equine Gastric Ulcer Syndrome. Equine Veterinary Journal. 2018;50:34–40.

• Sundra T., Kelty E., Rendle D. Five- versus Seven-Day Dosing Intervals of Extended-Release Injectable Omeprazole in the Treatment of Equine Squamous and Glandular Gastric Disease. Equine Veterinary Journal. 2024;56:51–58.

• Clark B. et al. Evaluation of the Effects of Medium-Term (57-Day) Omeprazole Administration and of Omeprazole Discontinuation on Serum Gastrin and Serum Chromogranin A Concentrations in the Horse. Journal of Veterinary Internal Medicine. 2023;37:1537–1543. DOI: 10.1111/jvim.16795.

• Murray M.J., Grady T.C. Effect of a Pectin-Lecithin Complex on Prevention of Gastric Mucosal Lesions Induced by Feed Deprivation in Ponies. Equine Veterinary Journal. 2002.

• Huff N.K. et al. Effect of Sea Buckthorn Berries and Pulp in a Liquid Emulsion on Gastric Ulcer Scores and Gastric Juice pH in Horses. Journal of Veterinary Internal Medicine. 2012.

• Hansen S. et al. Evaluation of a Nutraceutical for Prevention of Equine Ulcer Recurrence. Equine Veterinary Journal. 2026;58:1191–1198. DOI: 10.1002/evj.70143.

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23/10/2026

Novembre sarà un mese di incontri e formazione, tra corse e medicina equina. 🐎

📍 6 novembre – Verona, Fieracavalli
Storia del doping nelle corse dei cavalli: dall’antichità ai giorni nostri.

💻 7 novembre – Master online Tor Vergata
Cenni di ozonoterapia nel cavallo.

🎓 17 novembre – Università di Messina
Ozonoterapia applicata al cavallo: una giornata dedicata alla teoria e alla pratica clinica.

Tre appuntamenti per condividere conoscenze, esperienza sul campo e confronto professionale.

21/10/2026

Anche i cavalli russano… 🐴💤 Aspettate il primo piano e il sospiro finale!

Il cavallo può dormire anche in piedi, ma per il sonno REM deve potersi sdraiare: in questa fase il tono muscolare si riduce profondamente. Un ambiente tranquillo e una lettiera confortevole favoriscono il riposo, essenziale per il suo benessere.

Avete mai sentito russare il vostro cavallo?

14/10/2026

👀 Guarda il primo passo dopo la flessione.

Durante la visita, il veterinario osserva la risposta del cavallo ai test di flessione e il successivo movimento al trotto.

Qui si nota un saltello iniziale dopo la manovra sull’anteriore destro: un dettaglio da mettere in relazione con l’andatura prima del test e con gli altri riscontri clinici.

È un indizio, non una diagnosi di dolore alla spalla.

Lo avevi notato alla prima visione?

GAMBE GONFIE DOPO IL BOX: QUANDO È NORMALE E QUANDO PREOCCUPARSI?Molti cavalli, soprattutto dopo diverse ore trascorse i...
10/10/2026

GAMBE GONFIE DOPO IL BOX: QUANDO È NORMALE E QUANDO PREOCCUPARSI?

Molti cavalli, soprattutto dopo diverse ore trascorse in box, presentano un gonfiore nella parte inferiore degli arti.

(CONDIVIDETE SE POTETE)

Spesso il gonfiore diminuisce dopo qualche minuto di movimento. Ma è sempre un fenomeno innocuo?

Non necessariamente. La differenza sta nel riconoscere un semplice edema da stasi e distinguerlo da una possibile patologia.

1. EDEMA DA STASI: PERCHÉ SI FORMA?

La circolazione venosa e il drenaggio linfatico degli arti del cavallo sono favoriti anche dal movimento.

Durante la deambulazione, la contrazione muscolare e i meccanismi di compressione associati all’appoggio contribuiscono al ritorno dei liquidi verso l’alto.

Quando il cavallo rimane fermo a lungo, questo processo può rallentare, favorendo l’accumulo di liquidi nei tessuti della parte distale degli arti.

Il cosiddetto stocking up, o edema da stasi, presenta generalmente alcune caratteristiche:

* gonfiore diffuso, spesso su più arti;
* assenza di dolore significativo;
* assenza di zoppia;
* riduzione del gonfiore dopo il movimento.

Queste caratteristiche sono suggestive, ma non sufficienti da sole per formulare una diagnosi.

2. UNA GAMBA GONFIA O PIÙ GAMBE GONFIE?

È una delle prime osservazioni da fare.

Un gonfiore simmetrico, soprattutto degli arti posteriori, può essere compatibile con un edema da stasi.

Quando invece il gonfiore interessa un solo arto, soprattutto se compare improvvisamente, occorre considerare altre possibilità:

* traumi;
* lesioni tendinee o legamentose;
* infiammazioni articolari o delle guaine sinoviali;
* infezioni;
* linfangite.

Attenzione: anche un edema da stasi può essere asimmetrico. La distribuzione del gonfiore rappresenta quindi un indizio, non una diagnosi.

3. EDEMA O GONFIORE DI UNA STRUTTURA SPECIFICA?

Non tutti i gonfiori degli arti sono edemi.

Una tumefazione localizzata può dipendere da una distensione di una guaina tendinea, da un versamento articolare oppure da una lesione dei tessuti molli.

In questi casi, osservare soltanto se la gamba si sgonfia dopo il movimento può essere fuorviante.

La palpazione clinica e, quando indicato, l’esame ecografico permettono di distinguere meglio le strutture coinvolte.

4. CALORE, DOLORE E ZOPPIA: TRE SEGNALI IMPORTANTI

Quando un arto appare gonfio, è utile verificare:

* se presenta una temperatura superiore rispetto all’arto controlaterale;
* se il cavallo manifesta dolore alla palpazione;
* se sono presenti alterazioni dell’andatura o zoppia.

La presenza di questi segni aumenta il sospetto di una condizione patologica.

Tuttavia, l’assenza di calore, dolore o zoppia non esclude completamente una lesione.

5. QUANDO SOSPETTARE UNA LINFANGITE?

La linfangite è una condizione che richiede particolare attenzione.

Può manifestarsi con:

* gonfiore marcato, spesso di un solo arto;
* aumento della temperatura locale;
* dolore;
* zoppia, talvolta importante;
* possibile febbre.

In questi casi è opportuno richiedere tempestivamente una valutazione veterinaria.

Non è corretto considerare automaticamente il gonfiore come un semplice ristagno di liquidi e tentare di risolverlo soltanto con fasciature o movimento.

6. FASCE, DOCCE FREDDE, ARGILLE E POMATE: SERVONO DAVVERO?

Sono tra i rimedi più utilizzati nelle scuderie.

Le docce fredde possono contribuire a ridurre temporaneamente alcuni segni infiammatori, mentre le fasciature possono esercitare un’azione compressiva.

Ma attenzione: ridurre visivamente il gonfiore non significa necessariamente averne risolto la causa.

Le fasciature, inoltre, devono essere applicate correttamente: una pressione eccessiva o distribuita in modo irregolare può provocare danni.

Per argille e numerose pomate commerciali, le prove scientifiche di efficacia clinica sono limitate.

Prima di scegliere un trattamento, è quindi necessario comprendere l’origine del gonfiore.

7. IL MOVIMENTO PUÒ PREVENIRE IL GONFIORE?

In molti cavalli predisposti all’edema da stasi, una gestione che preveda movimento regolare e periodi di permanenza fuori dal box può favorire il ritorno venoso e linfatico.

Non significa necessariamente aumentare l’allenamento.

Anche il semplice movimento spontaneo può essere utile.

Naturalmente, quando si sospetta una lesione o un’infezione, il tipo e la quantità di movimento devono essere stabiliti in base alla diagnosi.

8. CINQUE COSE DA CONTROLLARE PRIMA DI PREOCCUPARSI O SOTTOVALUTARE IL PROBLEMA

1. Il gonfiore interessa uno o più arti?
2. È diffuso oppure localizzato in una zona precisa?
3. Sono presenti calore o dolore?
4. Il cavallo manifesta zoppia o difficoltà nel movimento?
5. È un fenomeno abituale oppure è comparso improvvisamente?

Queste semplici osservazioni possono essere molto utili per orientare la successiva valutazione veterinaria.

CONCLUSIONI

Un cavallo che esce dal box con le gambe gonfie non presenta necessariamente una patologia.

Allo stesso tempo, un gonfiore che diminuisce con il movimento non è automaticamente innocuo.

La distinzione tra edema da stasi, versamento sinoviale, lesione dei tessuti molli e processo infiammatorio o infettivo è fondamentale per evitare trattamenti inutili o ritardi diagnostici.

L’obiettivo non dovrebbe essere soltanto sgonfiare una gamba, ma capire perché si è gonfiata.

E voi? Vi capita di trovare i vostri cavalli con le gambe gonfie dopo una notte in box? Come gestite abitualmente questa situazione?

Dr Ettore Ballardini DVM

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

* Spier SJ. Lymphangitis in Horses. Merck Veterinary Manual.
* Canada NC et al. Measurement of distal limb sub-bandage pressure over 96 hours in horses. Equine Veterinary Journal. 2017;49(3):329–333.
* Canada NC et al. Effect of bandaging techniques on sub-bandage pressures in the equine distal limb, carpus, and tarsus. Veterinary Surgery. 2018;47(5):640–647.

08/10/2026

🐎 FORMELLE E OZONOTERAPIA

Le formelle sono proliferazioni ossee che possono interessare la regione del pastorale e provocare dolore, infiammazione e zoppia.

L’ozonoterapia, attraverso infiltrazioni locali, viene utilizzata come trattamento complementare con l’obiettivo di modulare la componente infiammatoria e dolorosa.

Non elimina le proliferazioni ossee, ma può rappresentare un supporto nella gestione clinica di alcuni casi.

📌 La valutazione veterinaria rimane fondamentale per individuare le strutture coinvolte e scegliere il trattamento più appropriato.

📌 Nota tecnica

La procedura mostrata è una somministrazione sottocutanea di ossigeno-ozono, non intra-articolare, effettuata previa accurata disinfezione cutanea, senza tricotomia.

IL CAVALLO SBUFFA TROPPO DOPO IL LAVORO: È SOLO STANCHEZZA?CONDIVIDETE SE POTETEÈ normale vedere un cavallo respirare pi...
03/10/2026

IL CAVALLO SBUFFA TROPPO DOPO IL LAVORO: È SOLO STANCHEZZA?

CONDIVIDETE SE POTETE

È normale vedere un cavallo respirare più velocemente dopo un allenamento.

Ma per quanto tempo?

E soprattutto: quando quello che interpretiamo come semplice stanchezza può invece essere il segnale di un problema respiratorio, di un recupero insufficiente o di un lavoro eccessivo rispetto al grado di allenamento?

Lo “sbuffare” dopo il lavoro è uno di quei segnali apparentemente banali che vale la pena osservare con maggiore attenzione.

PRIMA DOMANDA: COSA INTENDIAMO PER “SBUFFARE”?

In scuderia utilizziamo spesso questa parola per descrivere fenomeni diversi.

Un cavallo può:

* respirare molto rapidamente;
* effettuare atti respiratori più profondi;
* utilizzare maggiormente la muscolatura addominale;
* dilatare molto le narici;
* produrre un’espirazione rumorosa;
* impiegare semplicemente troppo tempo per tornare a una respirazione normale.

Distinguere questi comportamenti è già una prima informazione clinica.

1. PUÒ ESSERE ASSOLUTAMENTE FISIOLOGICO

Durante un esercizio intenso aumentano enormemente le richieste di ossigeno e la produzione di calore.

Al termine del lavoro frequenza respiratoria e frequenza cardiaca non tornano immediatamente ai valori basali.

Per questo non mi interessa soltanto quanto respira il cavallo appena terminato il lavoro.

Mi interessa soprattutto come recupera nei minuti successivi.

Ed è proprio il tempo di recupero, soprattutto se confrontato con quello abituale dello stesso cavallo, a fornire informazioni interessanti.

2. SCARSO ALLENAMENTO O LAVORO TROPPO INTENSO

Due cavalli che effettuano esattamente lo stesso lavoro possono recuperare in maniera completamente diversa.

Età, condizionamento atletico, peso, disciplina, durata e intensità dell’esercizio modificano notevolmente la risposta.

Un cavallo poco allenato o sottoposto a un lavoro superiore al proprio livello di preparazione può semplicemente aver bisogno di più tempo per recuperare.

Più interessante è il cambiamento rispetto alla normalità: se un cavallo che recuperava rapidamente comincia improvvisamente a impiegare molto più tempo, vale la pena chiedersi perché.

UN PARAMETRO SEMPLICE: LA FREQUENZA CARDIACA

Oltre alla respirazione, può essere molto utile controllare anche il cuore.

Come riferimento pratico, a circa 15 minuti dalla fine di un lavoro non massimale, in un cavallo allenato, mi aspetto generalmente una frequenza cardiaca intorno agli 80 battiti/minuto o inferiore.

Non considererei però gli 80 battiti una soglia diagnostica rigida.

Intensità dello sforzo, temperatura, umidità, stato di allenamento, eccitazione e modalità del recupero possono modificare considerevolmente questo valore.

È spesso più interessante osservare quanto velocemente la frequenza cardiaca scende nel tempo.

Un cardiofrequenzimetro permette quindi di trasformare una sensazione soggettiva, “oggi recupera male”, in un dato confrontabile tra allenamenti simili.

3. CALDO, UMIDITÀ E DISIDRATAZIONE

Il cavallo produce grandi quantità di calore durante l’esercizio e deve riuscire a disperderlo.

Con temperature elevate e soprattutto con forte umidità, questo processo diventa meno efficiente e il recupero respiratorio e cardiaco può rallentare.

In queste condizioni diventano particolarmente importanti:

* temperatura corporea;
* sudorazione;
* stato di idratazione;
* disponibilità di acqua;
* equilibrio elettrolitico;
* condizioni climatiche nelle quali è stato effettuato il lavoro.

4. ASMA EQUINA

L’asma equina lieve-moderata può essere piuttosto subdola.

Il cavallo non deve necessariamente tossire continuamente o mostrare difficoltà respiratorie evidenti a riposo.

In alcuni soggetti possono predominare riduzione della performance, tosse occasionale o maggiore difficoltà respiratoria durante l’esercizio.

Infiammazione delle vie aeree, broncocostrizione e accumulo di muco possono interferire con una ventilazione efficiente durante lo sforzo.

5. MUCO E SECREZIONI TRACHEALI

Anche in assenza di sintomi respiratori particolarmente evidenti a riposo, la presenza di secrezioni nelle vie aeree può associarsi a infiammazione respiratoria e ridotta performance.

In questi casi l’endoscopia e, quando indicato, l’esame citologico delle vie respiratorie possono fornire informazioni che la semplice auscultazione non può offrire.

6. EIPH: NON SERVE VEDERE SANGUE DAL NASO

Nel cavallo atleta bisogna ricordare anche l’emorragia polmonare indotta dall’esercizio (EIPH).

L’errore frequente è pensare:

“Non ha perso sangue dal naso, quindi non ha sanguinato.”

Non è così.

L’epistassi rappresenta soltanto la manifestazione più evidente. Nella maggior parte dei casi il sangue può rimanere nelle vie respiratorie ed essere rilevato mediante endoscopia eseguita dopo l’esercizio.

Ma c’è un’ulteriore precisazione importante: anche un’endoscopia negativa non permette di escludere completamente un’EIPH.

Il risultato dipende infatti anche dal momento in cui viene effettuato l’esame e dalla quantità e localizzazione dell’emorragia.

Nei casi dubbi o quando il sospetto clinico rimane elevato, l’esame citologico delle vie aeree può fornire ulteriori informazioni. In particolare, il lavaggio broncoalveolare (BAL) può evidenziare eritrociti o emosiderofagi anche quando l’endoscopia non mostra sangue evidente.

In altre parole:

assenza di sangue dal naso ≠ assenza di EIPH

e

assenza di sangue visibile all’endoscopia ≠ esclusione assoluta di EIPH.

Naturalmente un recupero lento, da solo, non permette di diagnosticare EIPH, ma può essere uno degli elementi che suggeriscono di approfondire.

7. OSTRUZIONI DELLE ALTE VIE RESPIRATORIE

Dislocazione dorsale del palato molle, neuropatia laringea e altre forme di collasso dinamico possono limitare il passaggio dell’aria durante l’esercizio.

Spesso il sospetto nasce dalla comparsa di rumori respiratori anomali o riduzione della performance.

Il problema è che alcune alterazioni sono dinamiche: a riposo il cavallo può apparire normale.

Quando il sospetto è concreto, l’endoscopia eseguita durante l’esercizio può quindi essere molto più informativa rispetto alla sola osservazione delle vie aeree a riposo.

8. E SE NON FOSSE UN PROBLEMA RESPIRATORIO?

Non tutto ciò che sembra “fiato” nasce necessariamente dai polmoni.

Dolore ortopedico o muscolare, ipertermia, alterazioni metaboliche e, nei casi appropriati, problemi cardiovascolari possono modificare il recupero dopo esercizio.

Quindi:

un cavallo che recupera male dopo il lavoro non è automaticamente un cavallo con una patologia respiratoria.

È il quadro complessivo a guidare gli approfondimenti.

COSA POSSIAMO CONTROLLARE IN SCUDERIA?

Un piccolo protocollo può essere sorprendentemente utile.

Dopo un lavoro sufficientemente standardizzato possiamo controllare il cavallo:

subito dopo → 5 minuti → 10 minuti → 15 minuti → 30 minuti

registrando:

* frequenza cardiaca;
* frequenza respiratoria;
* temperatura corporea quando indicato;
* presenza di tosse;
* rumori respiratori;
* dilatazione delle narici;
* eventuale componente addominale della respirazione;
* sudorazione;
* tempo necessario per ritornare apparentemente normale.

Ripetendo queste misurazioni dopo allenamenti comparabili si costruisce una sorta di curva individuale di recupero.

Ed è spesso più utile confrontare il cavallo con se stesso nel tempo che con valori generici ottenuti da altri soggetti.

QUANDO APPROFONDIRE?

Se un cavallo che normalmente recuperava bene comincia ripetutamente a impiegare molto più tempo, oppure compaiono calo della performance, tosse, rumori respiratori, secrezioni o recupero cardiaco insolitamente lento, può essere opportuno approfondire.

A seconda del caso possono essere indicati:

* visita clinica e auscultazione pre e post esercizio;
* endoscopia delle vie respiratorie;
* endoscopia post-esercizio per la ricerca di segni compatibili con EIPH, ricordando che un esame negativo non la esclude completamente;
* endoscopia dinamica durante esercizio quando si sospetta un’ostruzione delle alte vie;
* tracheal wash o BAL nei casi appropriati;
* valutazione cardiologica, ematologica o metabolica quando indicata.

Perché nel cavallo atleta la visita a riposo non sempre racconta quello che succede durante il lavoro.

IN CONCLUSIONE

Vedere un cavallo respirare intensamente dopo uno sforzo può essere perfettamente normale.

Vederlo recuperare progressivamente peggio merita invece attenzione.

Forse quindi la domanda più utile non è:

“Quanto sbuffa dopo il lavoro?”

ma:

“Quanto tempo impiega a recuperare rispetto a quanto impiegava normalmente?”

Perché nel cavallo atleta il recupero può raccontarci molto più della semplice stanchezza.

E voi, dopo il lavoro, controllate mai quanto tempo impiega il vostro cavallo a tornare alla normalità?

Dr Ettore Ballardini – Ippiatra

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

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* Davison JA, Lumsden JM, Boston RC, Ahern BJ. Overground endoscopy in 311 Thoroughbred racehorses: findings and correlation to resting laryngeal function. Australian Veterinary Journal. 2017;95:338-342.
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