16/06/2026
Non c’è proprio niente da scegliere.
Tra il 25 aprile e il 28 ottobre non esiste una discussione da aprire, una posizione intermedia da cercare o una neutralità dietro cui nascondersi.
Il 25 aprile è la Liberazione. È il giorno in cui l’Italia si è liberata dal nazifascismo e ha iniziato a costruire la propria democrazia. È la radice della nostra Costituzione, dei diritti, delle libertà e della partecipazione democratica che oggi consideriamo patrimonio comune.
Il 28 ottobre è la Marcia su Roma. È la data che segna l’ascesa del fascismo al potere e l’inizio di una stagione che ha cancellato libertà, represso il dissenso, perseguitato oppositori politici, discriminato persone sulla base della loro origine e trascinato il Paese verso la guerra.
Per questo condividiamo le parole della nostra segretaria, Francesca Druetti: chi non si dichiara antifascista è fascista. E aggiungiamo una cosa altrettanto semplice: chi porta in piazza una presunta scelta tra il 25 aprile e il 28 ottobre è fascista. Punto.
Quanto accaduto a Castrovillari non può essere derubricato a provocazione, folklore o nostalgia innocua. Le date hanno un significato. I simboli hanno un significato. Le parole hanno un significato. E richiamare la Marcia su Roma significa richiamare una delle pagine più buie della storia italiana.
Senza imbarazzi e con orgoglio ci dichiariamo antifascisti. Per questo, oltre ai fatti di Castrovillari, ci indigniamo e denunciamo ogni volta che qualcuno esordisce con un “camerati presenti”, ogni volta che si prova a riorganizzare consenso attorno a simboli, slogan e linguaggi che appartengono alla tradizione fascista, ogni volta che si alimenta la nostalgia per un regime che ha privato milioni di persone di libertà, dignità e diritti.
Non c’è nulla di pittoresco o folkloristico in tutto questo. C’è una cultura politica incompatibile con la Repubblica nata dalla Resistenza e con i valori costituzionali che ogni rappresentante delle istituzioni dovrebbe difendere. Non deve esserci spazio per quella roba lì. Non deve esserci spazio per i nostalgici del fascismo, per chi ne minimizza i crimini, per chi ne ripropone rituali e parole d’ordine, per chi pensa di poter riportare nel dibattito pubblico idee che la storia ha già condannato.
La Calabria che vogliamo è una Calabria aperta, solidale, democratica e Antifascista.
E su questo non arretriamo di un millimetro.
Mai.
Silvia Giandoriggio
Possibile Calabria