Ogni venerdì, 15.30, in via D. È evidente che abbiamo un grosso problema. Un problema con diversi sintomi: aumento esponenziale della disoccupazione, aumento dell'imposizione fiscale sui lavoratori, aumento dei costi dello studio, sanità, trasporti, inflazione generalizzata, mancanza di partecipazione politica. Sono tutti sintomi che noi viviamo quotidianamente sulla nostra pelle: nelle scuole e n
elle università con l'aumento delle tasse e del costo del materiale, sul lavoro quando ci viene imposta la cassa integrazione e mobilità o veniamo assunti con contratti precari, quando dobbiamo pagare ticket sanitari per prestazioni fino a poco fa gratuite, quando compriamo un biglietto dell'autobus o del treno che ci portano a scuola, al lavoro o all'università. La causa di questi sintomi, è a ben vedere facile da individuare, senza perdersi in arzigogolate analisi economiche e geopolitiche: il problema si chiama dominio dell'uomo sull'uomo e dell'uomo sull'ambiente. È un problema che sussiste da tempo immemore. Ed affrontare questo problema è un impegno non più rimandabile: la crisi economica comprime i salari e la crisi ecologica divora risorse ambientali. Pensiamo che sia necessario attuare un profondo cambio di paradigma e che proporre riforme e palliativi non possa che agire sui singoli sintomi senza risolvere la vera malattia. Questo cambio di paradigma deve avvenire sia nei classici ambiti in cui si sono mossi il movimento, scuola e lavoro, che negli ambiti troppo spesso trascurati dell'ecologismo e delle questioni di genere. Non è possibile pensare ad un cambiamento, per quanto radicale, solamente in ambito politico ed economico. Il cambiamento deve investire tutti gli ambiti della sociale. Quindi pensiamo che sia necessario rilanciare un nuovo modello di fare politica: che parta dal basso e che voglia rimanere nel basso, che non accetti deleghe e gerarchie, che veda ogni individuo impegnarsi in prima persona tramite l'azione diretta negli ambiti sociali che vive quotidianamente.