19/06/2026
Abbiamo aspettato alcuni giorni prima di commentare la dolorosa vicenda del previsto, cambiato e successivamente annullato Hellwatt festival all’Arena.
Una vicenda probabilmente già nata male e finita anche peggio.
Una premessa. L’Arena è nata per sostenere concerti di 100 mila persone. Certamente dovrebbe poter sopportare anche un festival di alcuni giorni con un numero inferiore.
Se motivi di ordine pubblico impedissero lo svolgimento di un festival come quello previsto inizialmente, tanto varrebbe chiudere definitivamente l’Arena.
I motivi di ordine pubblico allora riguardano gli artisti partecipanti? Questi si conoscevano da mesi e sarebbe stato molto più corretto bloccare fin dall’inizio la partecipazione degli elementi indesiderati prima che iniziasse la vendita dei biglietti.
Tutto questo per dire che la decisione di tenere il festival, l’organizzazione dell’evento, la gestione delle difficoltà sopravvenute e la finale eliminazione dello stesso con decisione prefettizia sanno di grave improvvisazione.
Ma temiamo che tutta la gestione della Arena, partendo dal suo equilibrio finanziario fino alla scelta dei gestori degli eventi, non sia all’altezza del compito che i suoi sostenitori, in primis l’amministrazione comunale, si erano prefissati.
Ora restano biglietti da restituire, debiti comunque contratti da pagare, aspettative deluse che potrebbero rapidamente trasformarsi in pesanti richieste di risarcimenti.
Sottolineiamo inoltre nella vicenda la triste posizione delle opposizioni che prima hanno chiesto a gran voce l’allontanamento di un artista in realtà poco digeribile da parte di tutti, poi hanno pesantemente criticato l’annullamento del festival.
A parte le “toppe” che dovranno essere messe sulla vicenda, dobbiamo però cercare di non ripetere gli errori.
E per non ripetere gli errori occorre ripartire dall’inizio, ricercando strumenti di gestione nuovi e trasparenti, affidando a competenti la gestione finanziaria, la gestione legale e la gestione artistica dell’arena, presentando per il futuro piani finanziari non nebulosi e sostenibili.
Perché l'idea che si ricava è che ci sia stata una pericolosa inadeguatezza fin dalla progettazione iniziale, privilegiando la visibilità e il ritorno d'immagine politica alla solidità del progetto.
Il danno d’immagine ma anche economico per la città è stato notevole.
Continuare così vorrebbe dire rinnovarlo ogni anno.
Maura Manghi Presidente Italia Viva Reggio Emilia- Vicepresidente Emilia Italia Viva Emilia-Romagna
Giovanni Andrea Ferrari
Presidente Italia Viva Reggio Emilia città
Ringraziamo Reggio Emilia - Il Resto del Carlino