20/03/2026
Le motivazioni del mio NO:
attualmente, il Consiglio superiore della magistratura è uno solo, competente per tutti i magistrati, sia quelli requirenti (pubblici ministeri) che giudicanti (giudici). Questo organo viene individuato dalla Costituzione appositamente per preservare l’autonomia e l’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, un proposito che si riflette anche nella sua composizione. Oggi, il CSM conta 33 membri, di cui 3 di diritto:
il Presidente della Repubblica che lo presiede;
il Primo presidente in carica della Corte di Cassazione;
il Procuratore generale della Corte di Cassazione.
Gli altri 30 membri, invece, vengono eletti. Per 2/3 l’elezione avviene da tutti e tra tutti i magistrati ordinari, si scelgono così i 20 membri togati del CSM. I restanti 10 sono scelti dal Parlamento da un elenco comprendente professori universitari di diritto e avvocati con almeno 15 anni di esperienza, che diventano i membri laici del CSM. Quest’ultima componente serve proprio a garanzia dell’indipendenza dell’organo, tant’è che fra i membri laici viene nominato un vicepresidente.
La riforma Nordio propone innanzitutto di istituire due CSM distinti per pubblici ministeri e giudici, relegando peraltro le funzioni di controllo disciplinare a un’Alta Corte da istituire appositamente. Per farlo ha individuato il
metodo del sorteggio, tanto tra i membri togati (da scegliere sempre fra tutti i magistrati) che tra quelli laici, questi ultimi con elenco formato dal Parlamento, come avviene ora.
Su questo aspetto c’è un elemento molto delicato da analizzare che rischia di passare inosservato. Intanto, bisogna sapere che la Costituzione non prevede un numero di membri del CSM, ma individua semplicemente il rapporto tra membri laici e togati: questi ultimi devono essere 2/3 del totale. Le leggi in vigore attualmente prevedono come premesso 20 membri togati e 10 laici, oltre ai 3 componenti di diritto, ma non è noto quanti sarebbero con l’approvazione della riforma, poiché il referendum rimanda le questioni specifiche a una legge ordinaria successiva.
Lo stesso accade per il sorteggio dei membri laici, che ora richiede il Parlamento in seduta comune e la maggioranza assoluta, criterio che appunto potrebbe cambiare. Il rischio, secondo gli oppositori, è che venga preferita la maggioranza semplice, la quale consentirebbe alla maggioranza di governo (qualsiasi) di scegliere la lista per il sorteggio (di cui non si sa ancora la quantità di nomi). Le perplessità, a mio avviso, sono più di una.