17/03/2022
🇮🇹𝟏𝟖𝟔𝟏 - 𝟏𝟕 𝐌𝐚𝐫𝐳𝐨 - 𝟐𝟎𝟐𝟐🇮🇹
Si celebra oggi, giovedì 17 marzo, l'anniversario dell'Unità d'Italia. Numerosi gli eventi in tutto il Paese, a partire da Torino, città in cui 161 anni fa, nel 1861, fu proclamata l'unità della Nazione. Il nome ufficiale dato ai festeggiamenti, come riporta il sito del governo, è "Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera".
Le celebrazioni organizzate dal governo italiano prevedono, si legge in una nota ufficiale, "le deposizioni di corone d’alloro da parte di rappresentanti del Governo presso le tombe che custodiscono le spoglie mortali di Vittorio Emanuele II, Camillo Benso Conte di Cavour, Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi rispettivamente al Pantheon di Roma, a Santena (in provincia di Torino), al Cimitero Monumentale Staglieno di Genova e a Caprera.
Il processo di unità del Paese, culmine del Risorgimento, fu lungo e complicato. E non si concluse, ovviamente, in un'unica giornata. E allora perché si è scelto proprio il 17 marzo come giorno per celebrare la riunificazione tricolore? Il 17 marzo 1861 è il giorno in cui Vittorio Emanuele II di Savoia, re di Sardegna e Piemonte, diventò il primo re d'Italia. Era l'inizio della monarchia costituzionale in Italia, forma di governo che fu sostituita nel 1946 dalla repubblica parlamentare, in seguito al referendum.
Non è possibile dire come si troverebbero oggi gli italiani se non ci fosse stata l’Unità d’Italia. Soprattutto se si considerano gli eventi a livello geopolitico che hanno cambiato il corso del ventesimo secolo (fascismo, nazismo e comunismo prima; la seconda guerra mondiale poi; e, infine, la Guerra Fredda). Verosimilmente, però, molti italiani non starebbero meglio. Per fare un’analisi corretta bisogna considerare i sentieri alternativi che i territori che oggi compongono l’Italia avrebbero intrapreso se non ci fosse stata l’unità. Il corso della storia dipende infatti dagli eventi precedenti.
Senza il processo di unificazione, l’Italia sarebbe rimasta divisa in una miriade di staterelli sotto l’influenza più o meno diretta di Austria-Ungheria (fino almeno al 1919), Papato e Sapagna. Dopo le guerre mondiali, alcuni di questi territori sarebbero verosimilmente stati incorporati da alcuni vicini (l’Austria e la Jugoslavia titina, per esempio). Rispetto alle deprivazioni del regime Jugoslavo, o discorsi di oggi su Roma Ladrona sarebbero una barzelletta. Altri, avrebbero ottenuto l’indipendenza, ma data la particolare natura della divisione tra Est e Ovest durante la Guerra Fredda, è tutt’altro che scontato quali sorti sarebbero loro toccate.
In modo analogo, senza l’Unità, alcune regioni del sud Italia sarebbero verosimilmente diventate una sorta di Stato-Mafia, simili al Kosovo o a quella che a lungo è stata l’Albania, con buona pace di chi convince di un passato stupendo distrutto dalle truppe sabaude. Infine, il triangolo produttivo del Nord-Ovest non sarebbe diventato quello che è stato ed è tutt’ora: senza la manodopera meridionale e il mercato italiano, lo sviluppo industriale di quest’area sarebbe stato più contenuto e ritardato nel tempo.