05/06/2025
𝐀𝐞𝐫𝐨𝐩𝐨𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐬𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐩𝐚𝐜𝐞: 𝐩𝐫𝐢𝐦𝐚 𝐮𝐧 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐚𝐧𝐧𝐮𝐧𝐜𝐢𝐚𝐭𝐨, 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐥𝐞 𝐥𝐚𝐜𝐫𝐢𝐦𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐜𝐜𝐨𝐝𝐫𝐢𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐡𝐢 𝐡𝐚 𝐚𝐟𝐟𝐨𝐬𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐚𝐥𝐨 𝐢𝐛𝐥𝐞𝐨. 𝐀𝐥 𝐩𝐢𝐚𝐠𝐧𝐢𝐬𝐭𝐞𝐨 𝐜𝐨𝐥𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢𝐯𝐨 𝐦𝐚𝐧𝐜𝐚𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐥𝐞 𝐥𝐚𝐜𝐫𝐢𝐦𝐞 𝐝𝐢 𝐑𝐞𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐒𝐜𝐡𝐢𝐟𝐚𝐧𝐢 𝐞 𝐩𝐨𝐢 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐧𝐞𝐫𝐚𝐥𝐞 𝐬𝐚𝐫𝐚̀ 𝐚𝐥 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐥𝐞𝐭𝐨.
COMUNICATO STAMPA
L’aeroporto di Comiso sta morendo, e ora chi ha contribuito attivamente alla sua agonia si presenta con lacrime di coccodrillo, tentando di scaricare ad altri responsabilità che invece ricadono interamente su anni di scelte politiche sciagurate della Regione e della governance SAC. Nel primo quadrimestre del 2025, lo scalo ha registrato appena 18.168 passeggeri: -31,9% rispetto allo stesso periodo del 2024. Un tracollo senza precedenti, acuito dalla cancellazione delle rotte Aeroitalia. Restano due o tre voli settimanali – Lille, Parigi e un charter per Sharm – a testimonianza di una desertificazione operativa che sta mettendo in ginocchio l’economia di tutto il Sud-Est siciliano. Mentre lo scalo catanese batte record su record, Comiso – assorbito da SAC – è stato scientemente marginalizzato. La fusione non ha portato investimenti, non ha portato sviluppo, non ha portato autonomia. Ha portato l’oblio e il disastro. E oggi, i partiti del Centrodestra, che governano alla Regione a fianco del presidente Renato Schifani, fingono indignazione e promettono rilanci che sanno di beffa. Eppure è proprio Schifani, tramite la rete di enti commissariati dalla Regione (a partire dalla Camera di Commercio e dall’Irsap), ad aver detenuto di fatto il controllo sulla SAC. È lui il dominus politico e unico dell’operazione. Schifani non può sfuggire alle proprie responsabilità, ormai è n**o.
Nel frattempo, e paradossalmente, mentre i cittadini si chiedono quale sarà il futuro dello scalo, il governo regionale avvia la privatizzazione senza senso, visto che Fontanarossa di anno in anno accumula guadagni e passeggeri, della SAC stessa. E, soprattutto, Schifani non solo spinge a tutta forza verso la privatizzazione, vedi pressing sul Commissario Belcuore della Camera di commercio del Sud-Est, ma lo fa senza alcuna garanzia nei confronti del destino di Comiso. Una cessione di maggioranza a soggetti privati, forse stranieri, senza piano industriale pubblico, senza clausole vincolanti per Comiso, senza alcun potere reale per gli enti locali, è un esproprio mascherato da rilancio. È un’operazione di potere, non di sviluppo.
Senza dimenticare che, in tempi non sospetti, avevamo chiesto ai vertici della SAC di poter accedere al Piano Industriale aggiornato dopo la fusione con SOACO, la società che gestiva l’aeroporto di Comiso. Si tratta di un documento di evidente interesse pubblico, necessario per comprendere le reali intenzioni e prospettive sulla gestione e sul futuro dell’infrastruttura. Ma, nonostante la richiesta fosse perfettamente fondata sulla normativa regionale e nazionale che tutela le prerogative dei deputati regionali, SAC rispose con due dinieghi, prima il 7 e poi il 26 giugno, adducendo motivazioni pretestuose fra cui il fatto che la SAC non sarebbe tenuta in alcun modo ad applicare la legge regionale sulla trasparenza. A questo si aggiunge il ricorso all’art. 5-bis del D.lgs. 33/2013, come se il Piano Industriale fosse un segreto aziendale da proteggere, e non un documento di una società interamente partecipata e diretta dalla Camera di Commercio della Sicilia Orientale. Tutto ciò risultò profondamente inaccettabile perché non si può amministrare una società a capitale interamente pubblico e che opera su concessione statale, pretendendo al contempo l’opacità di una holding privata. Trincerarsi dietro i cavilli per impedire l’accesso a un atto così rilevante fu un segnale chiaro: si voleva evitare il confronto con la realtà dei fatti. Ma la trasparenza non è un’opzione. È un dovere verso i cittadini e verso chi li rappresenta.
E adesso? Adesso si moltiplicano le dichiarazioni di esponenti del centrodestra come la sindaca di Comiso Maria Rita Schembari, appena premiata presidente della provincia di Ragusa, o i rappresentanti nazionali, regionali e provinciali di Fratelli d’Italia, che denunciano lo stato di crisi dello scalo: ma dov’erano quando si consumava lo svuotamento di poteri, rotte e risorse? Dov’erano quando si firmavano accordi che avvantaggiavano solo Fontanarossa? Dov’erano quando si silenziava ogni voce che chiedeva una governance territoriale?
Oggi, di fronte all’evidenza del disastro, si rinvia ancora a tavoli e strategie. Ma è troppo tardi per le parole vuote. Servono atti concreti, ecco perché ribadiamo e rilanciamo con forza la proposta di una cabina di regia pubblica, trasparente e autonoma; un piano emergenziale regionale, che preveda infrastrutture, area cargo, nuove rotte, continuità territoriale e promozione turistica reale e, non per ultimo, il trasferimento della quota Irsap (del 12 per cento) al Libero consorzio comunale di Ragusa per ridare voce al territorio e per dare pari dignità alla provincia di Ragusa visto che tale percentuale di proprietà è già riservata alla Città metropolitana di Catania e al Libero consorzio comunale di Siracusa.
La Sicilia non può permettersi di svendere i propri aeroporti ai privati senza alcuna visione e senza alcuna salvaguardia delle proprie risorse fondamentali. E Comiso non può essere trattato come un’appendice inutile del “sistema catanese”, ma deve tornare ad essere considerato una porta strategica per la mobilità e lo sviluppo dell’intero Sud-Est. Chi ha contribuito all’affossamento dello scalo oggi piange lacrime di coccodrillo. Ma i cittadini non sono affatto stupidi o ingenui, hanno memoria. E adesso chiedono giustizia, verità e riscatto.
𝐒𝐓𝐄𝐅𝐀𝐍𝐈𝐀 𝐂𝐀𝐌𝐏𝐎 – 𝐃𝐄𝐏𝐔𝐓𝐀𝐓𝐀 𝐌𝟓𝐒 𝐒𝐈𝐂𝐈𝐋𝐈𝐀
𝐌𝐎𝐕𝐈𝐌𝐄𝐍𝐓𝐎 𝟓 𝐒𝐓𝐄𝐋𝐋𝐄 – 𝐂𝐎𝐌𝐈𝐒𝐎