27/12/2025
Ieri, nel giorno di Santo Stefano, Putignano ha inaugurato il suo Carnevale come fa da secoli: rovesciando l’ordine delle cose.
Come ogni anno, in occasione delle Propaggini, la città sale sul palco e si prende la libertà di guardare il potere negli occhi, di nominarlo, di scompaginarlo a colpi di rime, musica e ironia.
È un rito collettivo che trasforma la piazza in uno spazio pieno, rumoroso, imperfetto. Uno spazio capace di mettere a n**o contraddizioni, incoerenze, fragilità. Uno spazio di espressione libero e che tale deve rimanere, oggi più che mai.
È una libertà reale, non addomesticata, che mette in discussione gerarchie e ruoli.
La satira, per sua natura, disturba. Vive di eccessi, di rovesciamenti, di parole che spingono il limite. Non ha il dovere di essere gentile. È viva quando interroga i ruoli e mette in discussione le responsabilità, quando l’obiettivo resta il potere e il suo esercizio. Cammina invece su un confine fragile quando rischia di cadere nello stereotipo, quando finisce per colpire l’identità più delicata delle persone, quando offende e non “svela”.
Ed è in questo esercizio dinamico di libertà di espressione che ogni anno Putignano dà avvio al suo periodo più tradizionale: a volte esagerando, a volte sbagliando, molto spesso pungendo lì dove va portata l’attenzione. Interroga se stessa, apre riflessioni e domande. Deve provocare, ma allo stesso tempo essere responsabile di ciò che produce.
In un tempo in cui le libertà vivono tempi complicati, il nostro compito come Fondazione è più importante che mai: promuovere spazi in cui la satira resti strumento di libertà, rivelazione e di pensiero, ma non di offesa e attacco fine a se stesso.
Quindi: cosa è giusto e cosa sbagliato?
Il nostro ruolo non è indicare confini rigidi, né esercitare forme di censura. È custodire e accompagnare questa libertà, favorendo un’idea di satira radicale e incisiva, capace di parlare al presente senza perdere profondità. Una satira che non rinunci alla propria forza sovversiva ma che sappia al tempo stesso riconoscere la complessità e le sensibilità della comunità che la esprime e la ascolta, e non offenderla.
Per noi putignanesi le Propaggini non sono solo uno spettacolo. Sono la danza di equilibristi che vanno al passo con i tempi.
Sono un patto che si rinnova ogni anno tra la città e la sua tradizione più antica. Un patto che accetta il rischio, il rumore, l’eccesso, e che continua a interrogarsi su ciò che costruisce e su ciò che lascia in eredità. Perché è così che una comunità cresce: restando fedele a se stessa, senza rinunciare a evolvere e assumendosi le responsabilità di ciò che ha generato.
Ed è su questa traiettoria che continueremo a lavorare come Fondazione, andando oltre le sfilate.