23/05/2026
Risale a qualche giorno fa l’intervista rilasciata dal sindaco Tagliaferri di Campi Bisenzio a La Nazione e ci sentiamo sinceramente stupiti dalle dichiarazioni riportate nell’articolo (e confermate dal sindaco stesso tramite un post sulla pagina instagram personale).
Siamo sorpresi perché la narrazione (nei fatti non si muove niente come in precedenza) della vicenda ex GKN non combacia con quello affermato dall’amministrazione campigiana fino a questo momento: il consorzio pubblico per la reindustrializzazione viene presentato come l’ultima strada percorribile, si chiude completamente alla possibilità di speculazione immobiliare ma al tempo stesso la strada della riconversione per le armi appare un compromesso accettabile, anche se politicamente il sindaco si afferma contrario. Tutto ciò stupisce perchè al momento della creazione del consorzio, nei suoi comunicati, Andrea Tagliaferri affermava di essere pronto all’esproprio dell’immobile per far sì che potesse essere riconvertito con una reindustrializzazione ecologica da parte degli operai, per rendere la fabbrica e i posti di lavoro al territorio; oggi viene presentato come possibile il compromesso della riconversione tramite le armi per restituire quei posti di lavoro. Siamo anche stupiti da tali dichiarazioni ricordandoci la presenza in prima fila dei sindaci della piana al corteo chiamato dal collettivo di fabbrica in cui si affermava di essere pubblica utilità, allora ci chiediamo: quale sarebbe la pubblica utilità del riarmo? No, questa non è una soluzione accettabile né per il territorio, né per il rispetto della dignità di chi in questi 5 anni di vertenza e resistenza dal basso ha cercato di affermare che il futuro di Campi Bisenzio deve essere diverso: la riconversione ecologica a partire dai lavoratori, non la logistica, non le armi, non la vendita dell’immobile all’ennesimo fondo finanziario, che un giorno si sveglia e decide di delocalizzare.
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