06/02/2026
Leggere della presenza di carri armati alla stazione di Rogoredo non è un segnale di sicurezza, ma una conferma aspra, di una pericolosa normalizzazione della militarizzazione degli spazi civili. Non abbiamo bisogno di mezzi da guerra nelle nostre città, e ancora meno di un clima in cui tutto viene affrontato con una logica militare. La sicurezza si costruisce con servizi, presenza sociale, prevenzione, non con blindati carri leggeri e divise ovunque.
Questo governo sta trasformando ogni problema in una questione di ordine pubblico e ogni risposta in un’esibizione di forza. È una deriva bellicista che non ci rappresenta e che allontana lo Stato dai cittadini invece di avvicinarlo. La vera sicurezza nasce dalla coesione sociale, non dai carri armati sotto casa.
Le città sono più sicure quando davvero nessuno viene lasciato indietro: scuola, servizi sociali, salute mentale e politiche abitative devono funzionare veramente. Investire in giovani, spazi educativi e opportunità riduce il disagio prima che diventi conflitto o criminalità.
Servono presìdi sociali nei quartieri, non solo pattuglie: unità di strada, educatori, mediatori, centri civici, consultori con operatori e psicologi, reti associative che grazie al sistema pubblico sono vive e in sinergia per lavorare nelle fragilità. Anche le forze dell’ordine possono essere parte di questo modello, lavorando in modo stabile e coordinato con chi si occupa di fragilità sociali.