16/08/2026
“Al nome di Dio, amen. Anno della sua incarnatione millequattrocentodieci, inditione terza, a dì ultimo di luglio, facto nella terra di Prato, nella casa dell’abitagione di Francescho ....
Sia a tutti manifesto sì come el discreto e honorevole huomo Francescho di Marcho Datini da Prato predecto, cittadino e mercatante fiorentino, sano, per la gratia di Dio, della mente, sentimento e intellecto, avegnia Idio che infermo del corpo, considerato che la morte per modi inumerabili gli uomini uccide, per la qual cosa necessario è, i mentro che la ragione reggie la mente, a la salute della sua anima provedere e i suoi fatti ordinare; e però per lo presente suo nuncupativo testamento … la sua ultima ordinando volontà, quello fecie, compuose, ordinò in questo modo, cioè:
in prima, l’anima sua a Dio e a tutta la celestial corte racomandando, la sepultura del suo corpo elesse, quando avvenisse che morisse, in San Francescho di Prato …”
Francesco nel suo testamento esprime la volontà di essere sepolto al momento della morte, avvenuta il 16 agosto 1410, nella sua amata San Francesco.
Già nel 1407 il mercante aveva acquistato il marmo di Carrara per la sua lastra sepolcrale, successivamente scolpita da Niccolò di Piero Lamberti, detto il Pela.
Francesco, posto all’interno di un’edicola cuspidata con pinnacoli e decorazioni fogliacee, è rappresentato in posa sul lectus funebris con la testa adagiata su un prezioso cuscino, le braccia conserte.
La lastra presenta un’iscrizione, che descrive il defunto, ed è impreziosita da un raffinato decoro a tarsia.
Sulla lastra sono scolpiti anche lo stemma di Francesco Datini e lo stemma del Ceppo di Francesco Datini a indicare come il patrimonio del ricco mercante pratese sia divenuto con il suo erede, il Ceppo, patrimonio di un’intera comunità.
Fonte: ASPo, Datini, 1193