10/05/2021
Mai più roghi della conoscenza: la parola scritta è garanzia di esigibilità per i Diritti Culturali.
Il 10 maggio 1933 gli studenti dell’Università di Berlino, accesi dalla propaganda nazista, diedero fuoco a circa 20.000 libri “decadenti” in una piazza della città. Il governo approvò il rogo e nei giorni seguenti, i roghi dei libri si moltiplicarono in tutta la Germania. Tra i libri distrutti vi furono le opere di Karl Marx, Bertolt Brecht, Thomas Mann, Theodor W. Adorno, Walter Benjamin, Herbert Marcuse, Ludwig Wittgenstein, Hannah Arendt, Edith Stein, Max Weber, Erich Fromm, Wassili Kandinsky e Piet Mondrian, Albert Einstein, Sigmund Freud…
La storia si ripete: indici di libri ‘proibiti’ e roghi popolano già la storia dall’età antica.
- A Roma:
furono dati alle fiamme i “libri di Numa”, dissepolti sul Gianicolo nel 181 a.C. e bruciati perché ritenuti dei falsi (Cassio Emina frg. 37);
Livio racconta che nel 186 a.C. la repressione dei Baccanali comportò anche la distruzione dei testi sacri.
In età imperiale i roghi divennero una prassi consolidata per punire gli oppositori. Memorabile fu il rogo di 2000 libri profetici ordinato da Augusto intorno al 12 a.C. (Svetonio, Vita Augusti 31.1).
Lo stesso Svetonio narra che Caligola nutriva ostilità per Virgilio e Livio e «poco mancò che egli bandisse da tutte le biblioteche opere e ritratti» (Vita Caligulae 34.4).
Nel 276 d.C. bruciava la Biblioteca di Alessandria (Ammiano).
-Nel mondo orientale: Shih Huang Ti, l’imperatore che ordinò l’edificazione della muraglia cinese, nel 213 a.C. allo scopo di eliminare ogni traccia della tradizione che potesse costituire una minaccia al suo mandato imperiale, dispose che venissero dati al rogo tutti i libri scritti prima di lui. Furono bruciati così tutti gli antichi testi, fatta eccezione per quelli di argomento tecnico o scientifico e per gli annali dello Stato di Qin, che, però, finirono comunque nel fuoco insieme all’archivio imperiale poco dopo di lui.
Ne "La muraglia e i libri" Borges ipotizza che Shih Huang «circondò della muraglia l’impero perché sapeva che questo era effimero e distrusse i libri perché capiva ch’erano libri sacri, ossia libri che insegnano ciò che insegna l’universo intero o la coscienza d’ogni uomo» (J.L.Borges, Altre Inquisizioni).
Eschilo racconta che, nel tempo del mito, Prometeo fu condannato dagli Dei a restare incatenato a una rupe del Caucaso, mentre gli avvoltoi gli divoravano le viscere per l’eternità, per aver consegnato agli uomini, che fino a quel momento avevano vissuto alla stregua di bestie, “delle lettere i segni” e, con essi, il fuoco della conoscenza (Eschilo, Prometeo Incatenato).
Trattasi di uno degli esempi più antichi del potere assoluto, qui identificato con la divinità, che individua nella sedimentazione scritta della conoscenza il supremo atto di ybris a minaccia di sé e, quindi, decreta la distruzione di essa o (nel caso di Prometeo), della sua ‘fonte’: Prometeo, simbolo dello scriba che si solleva dalla posizione seduta, di sudditanza, per fare della scrittura lo strumento di trasmissione di un pensiero nuovo, libero, autonomo (M.Vazquez Montalban, Lo scriba seduto).
La TUTELA degli archivi e delle biblioteche sta su questo punto: guarda alle fonti scritte, accompagnandone l’esistenza, per garantire al futuro “ciò che insegna l’universo intero o la coscienza di ogni uomo”.
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