Comitato per la Palestina - Pordenone

Comitato per la Palestina - Pordenone Siamo un collettivo apartitico e indipendente, unito dalla volontà irrinunciabile di stare al fianco del popolo palestinese.

Lo facciamo attraverso iniziative di solidarietà, mediante flash mob, manifestazioni e iniziative culturali.

🇵🇸 SABRA E SHATILA: IL MASSACRO CHE NON SI PUÒ CANCELLAREDal 16 al 18 settembre 1982, nei campi profughi palestinesi di ...
16/09/2026

🇵🇸 SABRA E SHATILA: IL MASSACRO CHE NON SI PUÒ CANCELLARE

Dal 16 al 18 settembre 1982, nei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila, a Beirut, si consumò uno dei massacri più atroci della storia palestinese.

Le milizie falangiste libanesi, appartenenti alla destra cristiano-maronita, entrarono nei campi e assassinarono uomini, donne, anziani e bambini indifesi. Le stime delle vittime variano, ma alcune arrivano fino a 3.500 palestinesi e libanesi.

Non agirono nel vuoto. L’esercito israeliano aveva circondato i campi, ne controllava gli accessi e illuminava la notte con i razzi mentre il massacro continuava.

Ariel Sharon, allora ministro della Difesa israeliano, ebbe un ruolo politico e militare determinante nella decisione di permettere l’ingresso dei falangisti. La stessa Commissione israeliana Kahan riconobbe la responsabilità indiretta di Israele e la responsabilità personale di Sharon per non aver previsto il pericolo e non aver impedito la strage. Fu costretto a lasciare l’incarico di ministro della Difesa.

I massacri furono materialmente compiuti dai falangisti cristiano-maroniti, ma avvennero sotto il controllo e con la complicità dell’esercito israeliano.

Sabra e Shatila non appartengono soltanto al passato. Sono una ferita ancora aperta e un monito contro l’impunità concessa ai responsabili dei crimini contro il popolo palestinese.

Ricordare significa chiamare i responsabili con il loro nome.
Ricordare significa opporsi alla cancellazione della storia.
Ricordare significa continuare a lottare perché non accada mai più, né in Palestina né altrove.

Sabra e Shatila: noi non dimentichiamo.

16/09/2026

🇵🇸 A GAZA, ANCHE GIOCARE È RESISTENZA

In un campo per sfollati nella città di Gaza, un bambino senza arti gioca a calcio con i suoi coetanei.

Non ha bisogno della nostra pietà. Ha diritto alla nostra indignazione e alla nostra lotta.

Mentre il mondo discute, rinvia e cerca parole comode, i bambini palestinesi continuano a pagare sul proprio corpo il prezzo dell’occupazione, dell’assedio e della distruzione. Sono privati delle case, delle scuole, delle cure e persino del diritto di vivere un’infanzia.

Guardatelo: non rinuncia al pallone, agli amici, alla vita. Ma non trasformiamo questa scena in una favola sulla “resilienza”. La sua forza non deve diventare un alibi per chi tace. Nessun bambino dovrebbe essere costretto a essere così forte.

Gaza non chiede commozione per pochi secondi. Chiede giustizia. Chiede la fine dell’assedio, dell’impunità e del genocidio. Chiede che il mondo smetta di armare e proteggere chi sta distruggendo il futuro di un intero popolo.

Questo bambino continua a giocare. Tocca a noi non smettere di lottare.

15/09/2026

🇵🇸 AL BANO CANTA PER GLI ASSASSINI MENTRE GAZA MUORE

Il 13 settembre Al Bano è salito su un palco a Tel Aviv e ha cantato “Felicità”.

Ha scelto di esibirsi nello Stato il cui governo e il cui esercito stanno massacrando, affamando e deportando il popolo palestinese. Uno Stato chiamato a rispondere davanti alla Corte internazionale di giustizia alle accuse di genocidio.

Mentre Al Bano cantava, a poche decine di chilometri da quel palco i bambini di Gaza continuavano a morire sotto le bombe, per la fame e per la mancanza di medicinali. Famiglie intere venivano cancellate, gli ospedali distrutti e una popolazione privata di ogni possibilità di salvezza.

Al Bano ha cantato per gli assassini e per chi continua a sostenerli.

Non parliamo degli israeliani in quanto ebrei. Parliamo di un governo, di un esercito e di una società che in larga parte continuano a giustificare o normalizzare il massacro dei palestinesi.

Quando Al Bano si esibì in Russia, venne accusato di essere un servo di Putin e un traditore della patria. Cantare in Russia, ci dissero, significava legittimare la guerra.

Perché, allora, cantare a Tel Aviv non dovrebbe significare legittimare il massacro di Gaza?

Perché la musica diventa politica soltanto quando conviene all’Occidente?

Non esiste neutralità quando si decide di intrattenere chi bombarda, affama e occupa. Non si può cantare “Felicità” ignorando le urla dei bambini palestinesi.

Al Bano era libero di rifiutare. Ha scelto di salire su quel palco.

E questa scelta resterà.

La cultura non deve coprire il rumore delle bombe.
Nessuna normalizzazione con lo Stato del genocidio.

15/09/2026

🇵🇸 QUANDO LA VERITÀ FA PAURA, ISRAELE MINACCIA CHI LA RACCONTA

NAZA non è stato realizzato da militanti palestinesi, ma dagli israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, già premi Oscar per No Other Land.

Il documentario, vincitore del Premio Speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia, raccoglie le testimonianze di 24 membri dell’esercito e dell’intelligence israeliana. Voci dall’interno che descrivono una macchina militare fondata sulla sorveglianza di massa, sull’intelligenza artificiale e sul calcolo preventivo dei palestinesi che possono essere uccisi durante un bombardamento.

“NAZA” è infatti l’acronimo ebraico utilizzato per indicare il cosiddetto “danno collaterale”: un’espressione burocratica dietro la quale vengono nascosti esseri umani, famiglie e bambini.

Una delle testimonianze racconta che sarebbe stato autorizzato un attacco prevedendo fino a 500 vittime civili. L’esercito israeliano nega le accuse. Ma, invece di chiedere un’indagine indipendente, il potere politico israeliano si scaglia contro chi ha osato documentarle.

Netanyahu parla di “incitamento antisemita”. Il ministro della Cultura Miki Zohar accusa i registi di tradimento e chiede che venga revocata loro la cittadinanza. Il capo dell’esercito vuole procedere legalmente e individuare le fonti del film.

È il solito meccanismo: non rispondere ai fatti, ma intimidire i testimoni; non indagare sui crimini, ma perseguitare chi li denuncia; trasformare ancora una volta l’accusa di antisemitismo in un’arma per soffocare la libertà di parola.

Ma raccontare ciò che accade a Gaza non è antisemitismo. Denunciare i crimini di uno Stato non significa odiare un popolo o una religione. Significa rifiutare il silenzio e la complicità.

I bambini palestinesi non sono “danni collaterali”.
Le loro vite non sono numeri inseriti in un algoritmo.
La verità non può essere cancellata togliendo la cittadinanza a chi la racconta.

Solidarietà a Yuval Abraham, Rachel Szor e a tutti coloro che, anche dentro Israele, scelgono di rompere il silenzio.

FERMARE IL GENOCIDIO. FERMARE L’IMPUNITÀ. LIBERTÀ PER LA PALESTINA.

Dopo l'interruzione della riunione del 9 settembre, la discussione e la delibera sul DDL antisemitismo sono state rinvia...
15/09/2026

Dopo l'interruzione della riunione del 9 settembre, la discussione e la delibera sul DDL antisemitismo sono state rinviate a oggi, martedì 15 settembre, alle ore 10.
Un provvedimento che, nel dichiarato intento di contrastare l'antisemitismo, in realtà introduce limiti alla libertà di espressione e alla possibilità di criticare le politiche dello Stato terror. di
Israele.
Combattere ogni forma di odio e discriminazione è un dovere. Ma qui si sta cercando, invano, di confondere volutamente l'antisemitismo con il dissenso politico, la denuncia delle violazioni dei diritti umani o la solidarietà verso il popolo palestinese, i veri semiti.
Oggi il Parlamento è chiamato a una scelta che riguarda non solo il contrasto all'odio, ma anche la tutela della libertà di parola e del diritto di critica!

"Agirò subito per revocare la cittadinanza israeliana a questi registi spregevoli, per tradimento dello Stato".65Lo ha s...
14/09/2026

"Agirò subito per revocare la cittadinanza israeliana a questi registi spregevoli, per tradimento dello Stato".
65
Lo ha scritto su X domenica 13 settembre il ministro della Cultura israeliano Miki Zohar, il giorno dopo la vittoria di "NAZA" alla Mostra del Cinema di Venezia: il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor ha vinto il 12 settembre il Premio Speciale della Giuria.
"E proprio per questo motivo che ho guidato l'importante riforma del cinema, affinché i cittadini israeliani non debbano più pagare di tasca propria per i danni arrecati ai soldati delle Forze di difesa israeliane e allo Stato di Israele", ha aggiunto il ministro, riferendosi alla sua riforma dei finanziamenti pubblici al settore.
L'ex ministro della Difesa Avigdor Lieberman ha definito i due registi "nemici di Israele",
accusandoli di aver trasformato il 7 ottobre in
"una calunnia sanguinaria contro il Paese".
Il documentario ricostruisce i sistemi alla base dell'uccisione di massa premeditata di civili palestinesi a Gaza da parte di Israele, e raccoglie le testimonianze di ufficiali dell'intelligence e di soldati israeliani.
"Il fulcro del film è un sistema di uccisioni che ha causato la morte di oltre 70.000 palestinesi a Gaza, e le stime indicano che il numero reale è molto più alto: come ha funzionato, e come il mondo ha permesso che accadesse", ha detto Abraham nella conferenza stampa dopo la proiezione.

Alla prima il film ha ricevuto 25 minuti di applausi: un record per la Mostra. Il primato apparteneva a un altro film su Gaza, "The Voice
of Hind Rajab",
, accolto un anno fa da oltre 20
minuti di ovazione.
Abraham ha detto che la troupe farà "di tutto" per distribuire il film in Israele nel modo più ampio possibile, e che è importante che gli israeliani ascoltino quei soldati: "Parlavano in ebraico perché volevano raggiungere il pubblico israeliano. Volevano che sapessero cosa facevano a Gaza".

🇵🇸 PALESTINALEGGE 2026QUATTRO GIORNI PER RACCONTARE LA PALESTINADal 16 al 19 settembre, a Pordenone in Via Mazzini inizi...
14/09/2026

🇵🇸 PALESTINALEGGE 2026
QUATTRO GIORNI PER RACCONTARE LA PALESTINA

Dal 16 al 19 settembre, a Pordenone in Via Mazzini inizio zona ZTL, torna Palestinalegge 2026, giunta alla seconda edizione.

Dopo l’esperienza della prima edizione, Palestinalegge torna per costruire uno spazio di incontro, cultura e solidarietà dedicato alla Palestina.

Attraverso libri, testimonianze, poesia e progetti vogliamo raccontare la Palestina oltre le immagini della guerra dando voce alla sua storia, alla sua cultura e alla resistenza quotidiana.

Quest’anno il gazebo sarà dedicato a Ghassan Kanafani, scrittore, giornalista e intellettuale palestinese, simbolo di una letteratura capace di trasformare la memoria, l’esilio e la sofferenza in coscienza, identità e resistenza.

Durante le quattro giornate si alterneranno scrittori, studiosi, attivisti, insegnanti e testimoni.

Parleremo di Gaza e Cisgiordania, colonialismo e antifascismo, libertà di espressione, letteratura, memoria e cultura palestinese.

Presenteremo progetti concreti di solidarietà con Gaza, nati per sostenere la popolazione, mantenere vivi i legami e trasformare la vicinanza in un impegno continuativo.

Uno degli appuntamenti sarà dedicato al romanzo “Il Ragazzo con la Kefiah Arancione” di Alae Al Said, accompagnato dalle letture di Caterina Comingio.

Dietro quella kefiah c’è un ragazzo e, dietro quel ragazzo, un mondo fatto di memoria, identità, legami, speranze e ferite.
Incontreremo anche Maria Elena Delia, autrice di “Global Sumud Flotilla – La storia siete voi”.
Parleremo inoltre di Ghassan Kanafani e ricorderemo Vittorio Arrigoni, attivista e giornalista italiano, voce di pace e solidarietà con il popolo palestinese.

Palestinalegge vuole continuare a essere uno spazio pubblico aperto alla città, una risposta al silenzio e alla rimozione, un luogo nel quale incontrarsi, informarsi, costruire solidarietà concreta.

🇵🇸 PALESTINALEGGE 2026 – II EDIZIONE
📍 Pordenone – Via Mazzini inizio zona ZTL
📅 16 · 17 · 18 · 19 settembre

13/09/2026

🇵🇸 PALESTINA 36: LA STORIA NON È COMINCIATA IL 7 OTTOBRE

Per capire ciò che accade oggi a Gaza e in Cisgiordania bisogna conoscere ciò che avvenne prima della Nakba. Rula Jebreal ci invita a vedere “Palestina 36 – Quando tutto ebbe inizio”, il film di Annemarie Jacir ora al cinema.

Nel 1936 la Palestina era sotto il dominio coloniale britannico. Contadini, lavoratori, giornalisti e comunità insorsero per difendere la terra e chiedere indipendenza. Fu una grande rivolta popolare contro l’Impero britannico e un progetto sionista di colonizzazione che stava cambiando il futuro del Paese.

Molti ebrei arrivavano dall’Europa in fuga dall’antisemitismo, dal fascismo e dal nazismo. Avevano diritto alla salvezza. Ma i palestinesi non erano responsabili dei crimini europei e non potevano pagarne il prezzo con l’espulsione e la perdita della patria. L’Europa cercò di riparare le proprie colpe offrendo una terra che non le apparteneva.

13/09/2026

🇵🇸 QUANDO LA DISUMANIZZAZIONE DIVENTA UN PROGRAMMA POLITICO

Ci sono parole che non hanno bisogno di essere deformate per risultare mostruose. Basta ascoltarle.

Bezalel Smotrich, ministro del governo israeliano, parla di «1,8 milioni» o «due milioni di nazisti» riferendosi alla popolazione di Gaza. Chiede la conquista totale della Striscia, un governo militare israeliano, nuovi insediamenti ebraici e l’“incoraggiamento all’emigrazione” dei palestinesi. Sostiene persino che Gaza non debba essere ricostruita.

Non è uno sfogo pronunciato nel vuoto. È un progetto politico: occupare Gaza, colonizzarla, impedire il ritorno alla vita e spingere il suo popolo ad abbandonare la propria terra.

Mentre Smotrich attribuisce l’etichetta di “nazisti” a un’intera popolazione, ci sono fatti che nessuna propaganda può cancellare.

Al 3 febbraio 2026, l’UNICEF riportava almeno 21.289 bambini palestinesi uccisi nella Striscia di Gaza.

Nel giugno 2026, la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta istituita dal Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha documentato l’uccisione deliberata di bambini palestinesi da parte delle forze israeliane. La Commissione ha indicato proprio il sistematico attacco ai bambini tra gli elementi che dimostrano l’intento di distruggere il futuro e la continuità del popolo palestinese.

La stessa Commissione ha concluso che le autorità e le forze israeliane hanno commesso e continuano a commettere genocidio contro i palestinesi di Gaza. È la conclusione di una Commissione d’inchiesta internazionale, non uno slogan di questo post.

C’è poi un crimine ancora meno raccontato: la distruzione del principale centro per la fecondazione assistita di Gaza. Nell’attacco contro il centro Al-Basma sono andati perduti oltre 4.000 embrioni e 1.000 campioni di sperma e ovociti non fecondati. La distruzione dell’assistenza riproduttiva ha colpito anche la capacità dei palestinesi di Gaza di generare nuove vite.

Aborti spontanei aumentati. Reparti di maternità devastati. Donne costrette a partorire senza cure adeguate. Neonati affamati. Bambini privati di acqua e medicinali.

Secondo l’UNICEF, fino al 70% delle famiglie non riesce nemmeno a raccogliere i sei litri d’acqua al giorno per persona considerati il minimo necessario per bere e cucinare.

Poi Smotrich sale su un palco e chiama loro “nazisti”.

Chiamare nazista un’intera popolazione non è soltanto un insulto: è un modo per cancellarne l’umanità e preparare l’opinione pubblica ad accettare ciò che altrimenti sarebbe inaccettabile.

Conquistare Gaza. Colonizzarla. Espellere i palestinesi. Impedire la ricostruzione di ciò che è stato distrutto.

Queste parole non descrivono la sicurezza. Descrivono la pulizia etnica.

Non possiamo dire di non averle sentite.
Non possiamo restare in silenzio.

STOP AL GENOCIDIO.
GIUSTIZIA E LIBERTÀ PER LA PALESTINA. 🇵🇸

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33170

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