ANPI Comitato Provinciale di Pistoia

08/09/2026

"L'ANPI nazionale aderisce e partecipa al presidio promosso per le ore 13 del 9 settembre davanti a Montecitorio contro l'approvazione del cosiddetto "disegno di legge contro l'antisemitismo" perché esso nasconde la possibilità di una gravissima lesione ai diritti di libertà politica, culturale e accademica, colpendo così le manifestazioni di posizioni critiche nei confronti di Israele, delle sue politiche e delle sue responsabilità nei confronti del popolo palestinese.

Il contrasto e la condanna dell'antisemitismo, espressione delle formazioni che si richiamano alle ideologie suprematiste, xenofobe e razziste, condannate dalla storia e che violano l'art. 3 della Costituzione, è stato, è e sarà un impegno costante dell'ANPI che in più occasioni ha anche chiesto e sollecitato l'intervento delle istituzioni preposte al rispetto delle leggi italiane.

Assieme, il Comitato Nazionale ribadisce l'importanza di un dialogo franco, aperto e continuo con le comunità ebraiche sia a livello nazionale che territoriale - in particolare in un momento storico così tragico - per la ricerca di un terreno comune sui temi dell'antifascismo e delle celebrazioni del 25 aprile, nella chiarezza del confronto politico.

Il Comitato Nazionale ribadisce che l'ANPI, richiamandosi ai principi fondativi della Resistenza, della Costituzione italiana e del diritto internazionale, ha assunto da sempre una posizione netta di condanna delle politiche israeliane nei confronti del popolo palestinese. Quanto sta avvenendo a Gaza non può essere letto come una semplice operazione militare e certamente mai come legittima difesa, ma configura una sistematica distruzione di un popolo attraverso uccisioni di massa di civili, inclusi migliaia di bambini, distruzione deliberata di ospedali, scuole, università e luoghi di culto, imposizione di condizioni di vita incompatibili con la sopravvivenza, blocco degli aiuti umanitari e uso della fame come arma di guerra.

Inoltre la violenza scatenata dai coloni, appoggiata dalle forze militari di Israele nei territori della Cisgiordania, è intollerabile, è contro il diritto internazionale, è contro tutte le risoluzioni dell'ONU ed è volta solo al progetto di distruzione totale o parziale di una intera popolazione.

Il Comitato Nazionale dell'ANPI denuncia la complicità del governo italiano nella politica criminale di Israele, in quanto il governo non ha mai fatto cessare il commercio di armi con Tel Aviv e si è opposto in ogni modo alla sospensione dell'accordo commerciale fra Unione Europea e Israele, nonostante tale accordo fosse esplicitamente condizionato dal rispetto dei diritti umani.

Per l'ANPI, la questione palestinese non è solo geopolitica, ma profondamente etica e storica. L'associazione richiama il dovere della Memoria: chi ha conosciuto il fascismo, le deportazioni, le leggi razziali e i crimini contro l'umanità non può restare indifferente davanti al popolo palestinese che è stato privato di diritti, terra e futuro.

In questa prospettiva, la difesa del popolo palestinese non è mai assimilata all'antisemitismo, che l'ANPI condanna senza ambiguità. Al contrario, ribadiamo la fermezza dei nostri principi e dei nostri valori nella Memoria della dolorosissima storia del popolo ebraico, delle persecuzioni e delle discriminazioni, che culminarono con il nazifascismo, con le leggi razziali del 1938, fino all'abisso della Shoah.

La posizione dell'ANPI sulla Palestina si colloca in una visione coerente con i valori della Resistenza, dell'antifascismo e della Costituzione italiana: opposizione a ogni forma di colonialismo, apartheid e genocidio; difesa del diritto internazionale; solidarietà attiva con i popoli oppressi, lotta ad ogni forma di razzismo e discriminazione razziale.

L'ANPI rimane fermamente convinta del diritto all'autodeterminazione di tutti i popoli, come stabilito dalle norme del diritto nazionale ed internazionale e per questa ragione ribadisce la richiesta al governo italiano di immediato riconoscimento dello Stato di Palestina".

✍🏻 Comitato nazionale ANPI

Non è sempre stato così.Non è ovunque così.Non è comunque così.Sono queste le tre frasi che ho scelto per questa sera, p...
08/09/2026

Non è sempre stato così.
Non è ovunque così.
Non è comunque così.

Sono queste le tre frasi che ho scelto per questa sera, per il concerto che apre gli eventi dedicati alla Liberazione della nostra Pistoia.

Perché non è sempre stato così.
C’è stato un tempo in cui immaginare una serata come questa, una città come questa, non era possibile.

Non lo era, se non per quei visionari e quelle visionarie che, nel mezzo del buio della notte, scelsero di inventarsi una strada verso una nuova alba.

Perché non è ovunque così.
Non è così nelle terre martoriate dalla guerra, non è così nella Palestina occupata e rasa al suolo dalla rabbia e dall’odio.

Non è così per chi vive nel nostro stesso Paese, ma non vive la nostra stessa Italia. Per chi non ha il privilegio di una casa, di una libertà, di un’indipendenza propria.

Perché non è comunque così.
Non lo sarà più, nel momento in cui dimenticheremo che tutto questo, per quanto imperfetto, è un sogno che qualcuno ha pensato e ci ha chiesto di continuare a coltivare.
E per coltivare questo sogno servono impegno, costanza e fatica.

Riconoscere queste tre condizioni è il primo passo per camminare, tutte e tutti insieme, verso un futuro migliore.

Buona Liberazione, Pistoia.

Rinnoviamo l'invito al concerto di questa sera, alle 21 sulla piazza del Duomo di Pistoia. Con questo evento hanno inizi...
07/09/2026

Rinnoviamo l'invito al concerto di questa sera, alle 21 sulla piazza del Duomo di Pistoia. Con questo evento hanno inizio le celebrazioni dell' ottantaduesimo anniversario della liberazione di Pistoia, avvenuta all' alba dell' 8 settembre 1944 ad opera delle formazioni della XII zona partigiana. Quest' anno lo spettacolo si intitola "Note di libertà" e comprende l'esibizione dei Gang nel tour "Fra silenzi e spari'. Ingresso libero.

COMUNICATO ANPINella notte  il monumento ai Caduti della Resistenza, in piazza della Resistenza, è stato gravemente imbr...
04/09/2026

COMUNICATO ANPI

Nella notte il monumento ai Caduti della Resistenza, in piazza della Resistenza, è stato gravemente imbrattato con scritte e simboli.
L’ANPI provinciale di Pistoia esprime la propria ferma condanna di un atto vandalico che colpisce non soltanto un monumento, ma un luogo della memoria collettiva della città.
Non intendiamo attribuire a questo gesto una matrice politica che, sulla base delle scritte comparse sul monumento, non è possibile, almeno al momento, individuare.
Chiunque ne sia l’autore, resta però la gravità di un gesto compiuto contro un luogo che ricorda le donne e gli uomini che combatterono e sacrificarono la propria vita per liberare Pistoia dall’occupazione nazista e dal fascismo e restituirle la libertà.
L’episodio richiama, tuttavia, anche una responsabilità che riguarda tutti noi. Le istituzioni, l’ANPI, le associazioni culturali e democratiche devono impegnarsi ancora di più perché la storia della Resistenza, a partire da quella del nostro territorio, sia conosciuta e trasmessa a tutti coloro che oggi vivono nella nostra città. Pistoia è cambiata e accoglie cittadini provenienti da Paesi lontani, ai quali possiamo presumere che non siano note la nostra storia, le vicende della Liberazione e le ragioni per cui quei luoghi e quei monumenti appartengono al patrimonio civile dell’intera comunità.
La memoria non si difende soltanto condannando chi la offende: si difende soprattutto facendola conoscere. Raccontare che cosa accadde a Pistoia durante l’occupazione nazifascista, chi furono coloro che scelsero di opporvisi e quale prezzo pagarono significa dare a tutti gli strumenti per comprendere il valore dei luoghi che incontriamo quotidianamente nella nostra città.
L’atto è tanto più grave perché avviene a pochi giorni dall’8 settembre, ottantaduesimo anniversario della Liberazione di Pistoia, quando, proprio davanti a quel monumento, si svolgerà la consueta cerimonia commemorativa.
Ci auguriamo che sia possibile intervenire tempestivamente per restituire il monumento alle condizioni originarie. Se ciò non fosse possibile prima della cerimonia, martedì prossimo ci ritroveremo davanti a un monumento violato: un’offesa visibile alla memoria dei caduti e alla storia democratica e antifascista di Pistoia.
Anche per questo la cerimonia assumerà un significato ancora più forte: riaffermare che quella storia, quei caduti e i valori di libertà per i quali sacrificarono la propria vita appartengono all’intera città.

Questo di Mariangela Di Marco è un articolo importante, perché ci ricorda non soltanto una pagina a lungo rimossa della ...
29/08/2026

Questo di Mariangela Di Marco è un articolo importante, perché ci ricorda non soltanto una pagina a lungo rimossa della repressione fascista, ma anche quanto sia stata difficile, nel dopoguerra, la costruzione di una memoria pienamente consapevole di ciò che il fascismo era stato.
Per molti anni sono rimaste ai margini o nell'ombra esperienze fondamentali della nostra storia: la partecipazione delle donne alla Resistenza, ridimensionata spesso dentro una narrazione prevalentemente maschile; la scelta degli Internati Militari Italiani, ai quali fu riconosciuto solo molto più tardi il valore resistenziale del rifiuto di collaborare con il nazismo e la Repubblica sociale; la persecuzione degli omosessuali, che il fascismo volle cancellare persino dal discorso pubblico, mentre li colpiva con il confino, l'internamento e l'emarginazione.
Non erano rimozioni prive di rapporto tra loro. Sopravvisse anche dopo la caduta del regime una parte di quella cultura che aveva costruito il proprio modello di società intorno al mito dell'uomo forte e virile, soldato e capofamiglia, alla subordinazione della donna e alla negazione di tutto ciò che non rientrava in quel modello.
Per questo la storia raccontata da Patria Indipendente parla anche al nostro presente.
Quando oggi tornano nel linguaggio politico l'esaltazione dei «maschi forti» e del «patriarcato mediterraneo», la rappresentazione della donna come soggetto da proteggere anziché come persona pienamente autonoma, l'ostilità verso le unioni civili e la pretesa di sottrarre alla visibilità pubblica contenuti definiti «omosessualisti», non siamo davanti soltanto a provocazioni linguistiche.
Riemerge una concezione della società che credevamo consegnata alla storia: gerarchica nei rapporti tra i sessi, discriminatoria verso chi non corrisponde a un modello prestabilito di famiglia e di identità, fondata ancora una volta sull'esaltazione della virilità.
Conoscere fino in fondo la storia del fascismo, comprese le pagine che per troppo tempo abbiamo lasciato nell'ombra, serve anche a questo: riconoscere le idee quando ritornano, anche se si presentano con parole nuove.

22/08/2026
Mai dimenticare
12/08/2026

Mai dimenticare

SANT’ANNA DI STAZZEMA, 12 AGOSTO 1944

Erano le sette del mattino.

Le SS salirono in tre colonne, con i fascisti del posto a fare da guida. Rastrellarono le case una per una, radunarono le famiglie nelle stalle e sul sagrato della chiesa, e le mitragliarono. Sui corpi gettarono le bombe a mano, poi le panche della chiesa, poi la benzina, e diedero fuoco.

In poco più di tre ore.

560 persone. Oltre 130 bambini.

La più piccola si chiamava Anna Pardini e aveva venti giorni.

Don Innocenzo Lazzeri si offrì al posto dei suoi parrocchiani: lo uccisero con loro. Genny Bibolotti Marsili scagliò uno zoccolo in faccia a un SS per dare a suo figlio Mario, sei anni, il tempo di scappare: Mario si salvò, lei no. Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria.

Poi il silenzio, per cinquant’anni. Le carte dell’inchiesta finirono chiuse nell’”armadio della vergogna”, ritrovato solo nel 1994 in uno scantinato della Procura militare di Roma.

Nel 2005 il Tribunale militare di La Spezia condannò all’ergastolo dieci ex SS. Nessuno di loro ha mai scontato un solo giorno di carcere: la Germania non li ha mai estradati e nel 2012 la Procura di Stoccarda ha archiviato tutto.

Per questo la memoria non è e non può essere un rito.

Oggi Sant’Anna è Parco Nazionale della Pace. Le case bruciate sono rimaste dove erano. Ci si sale a piedi, e si legge una lapide dopo l’altra: interi cognomi ripetuti dieci, dodici volte. Famiglie cancellate in una mattina d’agosto.

Onore ai martiri di Sant’Anna di Stazzema.





10/08/2026

Centinaia di adesioni alla candidatura proposta dal professor Mazzarella tramite Avvenire. Anche la leader del Pd, Schlein, si schiera: no al silenzio sulla situazione drammatica dei minori. Padre Ibrahim Faltas: riconoscere il loro sacrificio è un atto di verità e di giustizia

09/08/2026

COMUNICATO SULLA RIPRESA DEL DIALOGO ANPI-UCEI.

Il Comitato Provinciale ANPI di Pistoia ha esaminato il comunicato congiunto sottoscritto il 28 luglio 2026 dalla Segreteria nazionale ANPI e dall'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI).
Il Comitato ribadisce innanzitutto la condivisione della linea politica più volte espressa dall'ANPI: la ferma condanna delle politiche belliciste e razziste dell'attuale governo israeliano, del genocidio in corso a Gaza, delle gravissime violazioni del diritto internazionale, dell'occupazione dei territori palestinesi, del colonialismo e di ogni forma di imperialismo, nonché il pieno sostegno del diritto del popolo palestinese all'autodeterminazione e alla costituzione di uno Stato libero, sovrano e pienamente riconosciuto.

Nel corso di un confronto avuto dalla Presidente provinciale di Pistoia con il Presidente Gianfranco Pagliarulo il 30 luglio u.s. è stato chiarito che il comunicato congiunto non rappresenta, nelle intenzioni della Segreteria nazionale, alcun mutamento della linea politica dell'ANPI sul conflitto israelo-palestinese. La scelta è stata compiuta con l'obiettivo di riaprire il dialogo con quella parte del mondo ebraico italiano che si riconosca nei valori dell'antifascismo e della Costituzione, nella convinzione che ciò possa contribuire a isolare le componenti più oltranziste che negli ultimi anni hanno alimentato tensioni e contrapposizioni, in particolare a Roma e a Milano.
Il Comitato Provinciale di Pistoia prende atto del chiarimento. Ritiene, tuttavia, che il tentativo di riaprire il dialogo richieda condizioni politiche che, allo stato, non appaiono ancora maturate.
L'ANPI ha sempre distinto tra i governi israeliani, lo Stato di Israele e le comunità ebraiche italiane. È proprio perché questa distinzione ha caratterizzato la sua iniziativa politica che il Comitato Provinciale ritiene necessario interrogarsi sulle condizioni concrete nelle quali essa, oggi, possa continuare a tradursi in un dialogo coerente con i valori dell'antifascismo, della pace, del diritto internazionale e della Costituzione repubblicana.
In particolare, permane la convinzione che la ripresa di un dialogo pubblico con l'UCEI avrebbe richiesto segnali altrettanto pubblici di presa di distanza dalle politiche del governo israeliano, dalle gravissime violazioni del diritto internazionale e dal clima di contrapposizione che ha accompagnato le celebrazioni del 25 aprile negli ultimi anni.
I gravi episodi verificatisi a Roma e a Milano, gli insulti rivolti all'ANPI, il ferimento di due iscritti dell'Associazione a Roma e la successiva iniziativa giudiziaria promossa dalla Brigata Ebraica per i fatti del corteo di Milano rappresentano vicende che hanno profondamente colpito molti iscritti e dirigenti dell'ANPI e che rendono difficile comprendere la riapertura del dialogo senza che, sul piano pubblico, siano intervenuti segnali di discontinuità rispetto ai comportamenti e alle posizioni che avevano determinato quella frattura.
Il Comitato Provinciale riafferma che le manifestazioni del 25 Aprile appartengono a tutte le forze democratiche e antifasciste e che devono continuare a svolgersi nel rispetto della pluralità dei partecipanti e dei valori della Resistenza e della Costituzione. Se nessuno deve essere escluso dalle celebrazioni della Liberazione, nessuno, tuttavia, può trasformarle in occasione di legittimazione di governi impegnati in guerre, occupazioni militari o politiche contrarie al diritto internazionale.
Il confronto con le comunità ebraiche italiane costituisce un valore quando si fonda sul comune riconoscimento dell'antifascismo, degli articoli 3 e 11 della Costituzione, del diritto internazionale, del ripudio della guerra e del diritto di tutti i popoli all'autodeterminazione.
L'ANPI ricerca il dialogo e costruisce convergenze con tutte le realtà democratiche e antifasciste, ma lo fa nel pieno esercizio della propria autonomia politica e culturale, senza subordinazioni né identificazioni con alcun soggetto esterno all'Associazione.
Il Comitato Provinciale ritiene che il Congresso debba costituire il luogo nel quale l'intera Associazione possa confrontarsi liberamente su queste questioni, valutando se e in quale misura la strategia delineata dalla Presidenza nazionale possa rafforzare l'azione dell'ANPI nella difesa dei valori della Resistenza, della Costituzione, della pace e dei diritti dei popoli.

Comitato Provinciale ANPI di Pistoia

09/08/2026

Questo grande Signore del Giornalismo si chiamava Enzo Biagi. E non ha bisogno di presentazioni.

Però, nel giorno della sua nascita, il 9 agosto, bisogna che qualcuno racconti la sua vita, e la racconti tutta dall’inizio, perché Enzo Biagi da Lizzano in Belvedere di vite ne ha vissute almeno quattro o cinque, e tutte hanno qualcosa da insegnare a questo Paese senza dignità, memoria né cultura.

Aveva 23 anni, Enzo, quando dopo l’8 settembre 1943 si è ritrovato a scegliere da che parte stare. E lui non ha avuto un attimo di esitazione a scegliere la parte giusta.

È stato partigiano nelle Brigate di Giustizia e libertà, sulle montagne dell’Appennino. Ma la guerra non l’ha mai combattuta col corpo, non faceva per lui, gracile e di salute malferma.

Lui la Resistenza l’ha fatta a suo modo, come l’avrebbe fatto per tutta la vita: con le parole.

Gli affidarono un giornale partigiano, si intitolava “Patrioti”. Solo che erano i “patrioti” veri. I partigiani.
Enzo ne fu l’unico redattore: dirigeva, scriveva, teneva reportage lungo la Linea Gotica fornendo ai cittadini in tempo reale una controinformazione alla propaganda nazifascista.

Quando i tedeschi lo scoprirono, gli fecero a pezzi la tipografia, ma lui tirò dritto per la sua strada, non smise mai di fare il giornalista. E il 21 aprile del 1945, quando le truppe alleate entrarono a Bologna, fu proprio lui, dai microfoni della radio, ad annunciare la Liberazione della sua città.

Fu l’inizio di una carriera tra le più folgoranti e longeve della Storia del giornalismo italiano.

Lavorò per “Epoca”, “La Stampa”, “Il Corriere della Sera”, “la Repubblica”, una vita alla Rai, di cui finì per diventare uno dei volti più familiari e credibili, con un garbo e una signorilità che malcelava il rigore assoluto e inflessibile dell’uomo di inchiesta.

Quando nel 1970 fu nominato direttore del “Resto del Carlino”, diede una definizione lucida e attualissima di cosa significhi il mestiere di giornalista:

“Considero il giornale un servizio pubblico come i trasporti pubblici e l’acquedotto. Non manderò nelle vostre case acqua inquinata”.

Molti anni dopo, quella libertà l’avrebbe pagata a caro prezzo.

Il 18 aprile 2002, da Sofia, l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi accusò Biagi, Santoro e Luttazzi di aver fatto un “uso criminoso” della televisione pubblica e in pratica ne ordinò l’epurazione dalla Rai, in quello che sarebbe passato alla Storia come l’“Editto bulgaro”.

Puntualmente, poco tempo dopo “Il Fatto”, il programma che conduceva, sparì dai palinsesti e Biagi fu allontanato dalla Rai, dopo 41 anni di onorato Servizio pubblico.

Aveva 82 anni.

Continuò a scrivere, a raccontare, a fare il suo mestiere.

Ma da quell’agguato da regime, da quella censura, da quell’ingiustizia palese non si riprese mai fino in fondo.

Tornò anche in televisione, per una breve parentesi, ma le sue condizioni di salute erano ormai peggiorate irrimediabilmente.

Il 6 novembre 2007 Enzo Biagi se ne andò a Milano, a 87 anni, lasciando un vuoto che negli ultimi vent’anni non è mai stato del tutto colmato.

Al suo funerale cantarono “Bella ciao”, come aveva espressamente richiesto.

L’ultimo saluto a un uomo che ha attraversato la Resistenza, la Liberazione, la Prima e la Seconda Repubblica, senza mai cambiare l’idea testarda e radicale che aveva del proprio mestiere: sempre e orgogliosamente al servizio dei propri lettori, ascoltatori o telespettatori.

Il minimo che possiamo fare oggi, nel giorno dell’anniversario, è ricordare Enzo Biagi, un gigante del giornalismo e un uomo perbene.

Indirizzo

Via Umberto Mariotti 190
Pistoia
51100

Orario di apertura

Martedì 10:00 - 12:00
Mercoledì 10:00 - 12:00

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