Toscana a Sìnistra - Pistoia

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pagina dell'assemblea pistoiese costituitasi per sostenere la campagna elettorale di Toscana a Sìnistra con Tommaso Fattori candidato Presidente alle elezioni regionali 2020

13/06/2026
Sabato 13 giugno a Pistoia. Rifondazione Comunista aderisce. E poi a cena per ex GKN
11/06/2026

Sabato 13 giugno a Pistoia. Rifondazione Comunista aderisce. E poi a cena per ex GKN

Rifondazione con le lavoratrici e i lavoratori della cultura11 Giugno 2026Domani, 12 giugno, ci sarà lo sciopero naziona...
11/06/2026

Rifondazione con le lavoratrici e i lavoratori della cultura
11 Giugno 2026

Domani, 12 giugno, ci sarà lo sciopero nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori della cultura, promosso dall’associazione “Mi riconosci?”, da FP Cgil, DL Cobas, CLAP, Cobas Lavoro Privato e Sial Cobas per tutti gli appalti pubblici, inclusi quelli relativi al Ministero della Cultura, e con l’adesione di Nidil Cgil (lavoratori e lavoratrici interinali/in somministrazione del Ministero della Cultura e del comparto Federculture).
Rifondazione è a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori che domani saranno nelle piazze di tante città italiane. La loro è una mobilitazione importante perché per la prima volta lavoratori dello spettacolo, dell’editoria, della produzione artistica, dei beni culturali, personale dei musei e delle biblioteche, sciopereranno insieme per chiedere un cambio di passo totale da parte delle politiche del Governo che sta tagliando i fondi a tutti i settori della cultura: maggiori investimenti pubblici, un piano straordinario di assunzioni al Ministero della cultura e nelle istituzioni culturali pubbliche, stabilizzazione delle lavoratrici e dei lavoratori per porre fine alla precarietà e alle false partite iva, sicurezza sul lavoro e difesa della salute, riconoscimento della dignità del lavoro nella cultura. E lo stop ai fondi per il riarmo.
In Italia nel 2024, sono circa 843 mila i lavoratori occupati nei settori culturali pari al 3,5 % dell’occupazione totale. Ma il 41,3% (rispetto al 14,5% del totale degli occupati) sono lavoratori autonomi “senza dipendenti” vale a dire false partite iva, cioè lavoratori precari e senza diritti contrattuali e previdenziali, strutturalmente “intermittenti”. E da queste statistiche sono esclusi naturalmente i tanti lavoratori in nero, spesso definiti “volontari”.

L’Italia ha anche un altro primato, tra i tanti: è posizionata al penultimo posto nella graduatoria comunitaria per quanto riguarda il lavoro giovanile nei settori culturali: la fascia di età tra i 15 e i 29 anni è pari al 12,8% (contro il 18,1% della media europea).
Secondo un’indagine di “Mi riconosci?” nei beni culturali le tariffe orarie spesso scendono sotto i 7-8 euro lordi, con oltre metà dei lavoratori che non raggiunge i 10.000 euro annui.
Inoltre, la maggior parte dei lavoratori e delle lavoratrici dei settori culturali non riesce ad arrivare alla pensione: ai circa 308.000 lavoratori dello spettacolo nel 2023 sono state retribuite 78 ore di lavoro all’anno per lavoratore (ne occorrono da 120 a 90 per raggiungere la pensione).
L’Italia è anche il paese in cui la maggior parte del patrimonio culturale di proprietà pubblica (che rappresenta il 65% del totale) viene affidata in gestione ai privati. Solo per fare un esempio recente e che sarà una delle rivendicazioni dei lavoratori di Napoli: lo storico “Cimitero delle fontanelle” che fino al 2020 era stato gestito dal Comune con ingresso gratuito, adesso è stato affidato ad una cooperativa che lo metterà a disposizione a pagamento e che prenderà per 12 anni l’85 % delle entrate.

Da sempre Rifondazione si batte per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori della cultura – di tutti i diritti: malattia, maternità, inabilità, infortuni sul lavoro, invalidità, ferie, disoccupazione, formazione, eccetera – perché siano considerati come “lavoro” a tutti gli effetti – e quindi anche ai fini contributivi e pensionistici – anche i periodi non retribuiti e i periodi dedicati alla formazione professionale. Che ai lavoratori dello spettacolo – come avviene per l’ “intermittenza” in Francia dal 1936 – sia garantito un reddito anche dei periodi di non lavoro.
Sostenere, riconoscere e garantire i diritti, la dignità e la professionalità dei lavoratori e delle lavoratrici della cultura vuol dire anche sostenere la lotta e tutelare chi svolge un servizio pubblico essenziale, e cioè l’accesso a tutte e a tutti alla fruizione della cultura e della conoscenza, della produzione artistica e dei beni culturali. Anche per questo siamo al loro fianco.

Stefania Brai, responsabile nazionale Cultura Partito della Rifondazione comunista/Se
Paolo Benvegnù, responsabile nazionale Lavoro Partito della Rifondazione Comunista

08/06/2026

Molfetta, grande risultato! Manuel sindaco Comunista!

Promossa da Rifondazione Comunista in meno di un mese arrivati all'obiettivo minimo solo on line
06/06/2026

Promossa da Rifondazione Comunista in meno di un mese arrivati all'obiettivo minimo solo on line

Acerbo (Prc): a Pisa 54 indagati per pacifismo e PalestinaA Pisa una maxi indagine della procura  criminalizza il movime...
04/06/2026

Acerbo (Prc): a Pisa 54 indagati per pacifismo e Palestina

A Pisa una maxi indagine della procura criminalizza il movimento contro la guerra e per la Palestina. Tra i 54 indagati figurano esponenti di tutte le realtà politiche della sinistra pisana, sindacati, lavoratori e lavoratrici impegnati contro la guerra, tra cui anche il nostro ex consigliere comunale Ciccio Auletta.

Queste denunce rappresentano anche una diretta conseguenza del clima repressivo alimentato dai nuovi decreti sicurezza, strumenti che contribuiscono a colpire il dissenso sociale e politico e a restringere gli spazi di agibilità democratica.

A Ciccio e a tutte le compagne e i compagni denunciate/i va la vicinanza e la complicità del nostro partito. Questo governo fascioleghista vuole colpire chi si mobilita e lotta per la pace, i diritti e la giustizia sociale: bisogna mandarli a casa e abolire tutti i decreti sicurezza.

La lotta contro la guerra, il riarmo e il genocidio non è un reato.

Bloccare il trasporto di armi è un dovere per chi si riconosce nei principi della Costituzione.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale del Partito della Rifondazione Comunista


03/06/2026

Il rogo con cui sono stati uccisi 4 braccianti immigrati sulla SS 106, nei pressi di Amendolara, (Cs), chiama in causa numerosi responsabili. I due o più caporali che avrebbero, secondo le prime ricostruzioni, fatto morire in maniera così atroce i propri colleghi di lavoro, forse per pochi euro o per logiche di dominio. Ma questi sono l’ultimo anello della catena. A finire sul banco degli imputati dovrebbero essere i decisori politici. Quelli del governo nazionale che potrebbero utilizzare i 200 milioni di euro messi a disposizione col PNRR per garantire condizioni di vita dignitosa a chi lavora, che comprendano alloggi, accesso alla sanità, rispetto delle norme contrattuali. Le giunte regionali e le amministrazioni comunali competenti che non hanno presentato alcun progetto per utilizzare tali fondi, temendo di perdere consensi. La debolezza della legge di contrasto al caporalato, l’assenza di controlli e di ispettorati del lavoro, l’idea dominante che le vite di chi si spezza la schiena nei campi e ha il colore della pelle diverso, non meritino alcuna tutela. Del resto, le stesse leggi regolatorie dei flussi migratori sono perfettamente funzionali al sistema mafioso che governa le forme più criminali nel mercato del lavoro. Con quale faccia i signori della remigrazione parlando di “sicurezza” e di “difesa del territorio” se non sono in grado di garantire i diritti di chi lavora. L’articolo 1 della Costituzione antifascista e repubblicana, all’indomani del 2 giugno, quando la si celebra con oscene parate militari è, ancora una volta, sommerso dal fango di questa violenza omicida. Ribellarsi a questa diffusa “banalità del male” è un dovere per tutte/i.

Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione

Francesco Saccomanno, responsabile movimenti e migranti Calabria, Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

1% EQUO E POLITICA FISCALE  di Gianluigi PegoloLa campagna 1% equo, promossa da Rifondazione Comunista sulla tassazione ...
03/06/2026

1% EQUO E POLITICA FISCALE

di Gianluigi Pegolo

La campagna 1% equo, promossa da Rifondazione Comunista sulla tassazione delle ricchezze superiori ai 2 milioni di euro, nell’arco di poche settimane ha già raggiunto la sottoscrizione on line di 30000 persone. E’ un risultato molto importante che va giustamente sottolineato. Siamo cioè ormai al 60% del totale di sottoscrizioni necessarie a validare la legge d’iniziativa popolare per sottoporla all’esame del Parlamento. L’importanza dell’iniziativa è facilmente comprensibile, ma non è vano richiamare il valore che essa assume in termini di orientamenti delle politiche fiscali. Vanno considerati innanzitutto tre elementi fondamentali dello scenario socio-economico del Paese.

Il primo è il permanere di una forte diseguaglianza nei redditi e nella ricchezza. Le motivazioni sono note. Da un lato, vi è stata una crescita del reddito della parte più ricca del Paese (dal sistema bancario, a una parte dell’imprenditoria, per finire ad alcune professioni). A questa ha corrisposto un allargamento della platea dei bassi redditi. Un fenomeno trascinato dal blocco delle retribuzioni, dal proliferare di lavori sottopagati nel terziario, dalla diffusione delle forme più diverse di precarietà, dal permanere di una fascia ampia di soggetti privi di lavoro - a partire dai giovani. A questo si aggiunge il deperimento del sistema di welfare, con la continua compressione della spesa sociale che agisce come un fattore di ulteriore riduzione del reddito reale della parte più povera.

A questo elemento se ne aggiunge un altro non meno grave. I vincoli posti in termini di politica fiscale da parte dell’Unione Europea limitano fortemente le decisioni di spesa. I Paesi europei, infatti, con il trattato di Maastricht e la nascita dell’Euro non sono stati privati soltanto delle loro politiche monetarie, delegate alla BCE che ha praticato - in ossequio ai potentati economici dei paesi più ricchi - una politica di rigido contenimento dei tassi d’interesse, ma anche di una parte consistente dell’autonomia in termini di politica fiscale. Con l’ossessione del contenimento dell’inflazione, si è posto un vincolo del 3% del deficit annuo sul PIL e del 60% del debito sul PIL che rappresentano il letto di Procuste, cui sono assoggettati forzatamente i singoli Paesi della UE ma, in particolare, quelli dell’area mediterranea.

A questo, infine, si aggiungono fatti più contingenti, ma d’importanza decisiva, come la scelta di un incremento molto significativo della spesa militare che benché non conteggiata ai fini del rispetto dei vincoli finanziari richiamati, inevitabilmente limita drasticamente le capacità di spesa complessiva e soprattutto impedisce il necessario adeguamento del sistema di welfare e le politiche di rilancio dell’occupazione. Ora che questi fattori siano decisivi nel condizionare le strategie economico-finanziarie del Paese non vi è dubbio.

Ciò non significa che non sarebbe possibile comunque mettere in discussione l’impostazione neo-liberista che ha caratterizzato le scelte politico sociali dei vari governi e che, in particolare, l’attuale governo di destra ha accentuato, ma occorre essere consapevoli che - in presenza di tali vincoli esterni - ogni manovra tesa a redistribuire il reddito e a incrementare la spesa sociale è destinata a essere limitata. E ciò, come si è richiamato all’inizio, in presenza di una situazione sociale molto critica e di una divaricazione dei redditi - e in particolare di quelli da capitale rispetto a quelli da lavoro - molto accentuata.

Ogni ragionamento su una svolta di politica economica in senso progressista deve necessariamente partire da queste constatazioni. La domanda che bisogna porsi è pertanto obbligata: quali scelte si dovrebbero assumere in questa situazione per dare una risposta all’altezza della dimensione dei problemi sociali del Paese? E per evitare di ripiegare su un riformismo debole che alla fine alimenta scontento e delusione?

Due sono le questioni centrali che vanno poste subito e una terza che va assunta come indirizzo. La prima è che l’aumento della spesa militare imposta dalla scelta del riarmo non è sostenibile e contrasta con ogni disegno di progresso sociale. Non vi sono a tale riguardo dubbi. Se non si ridimensiona seccamente quell’impegno di spesa per gli anni futuri, diventa difficilissimo dare una risposta ai problemi sociali. La seconda questione - quella che per l’appunto richiama la campagna dell’1% equo - è la necessità di scelte coraggiose in tema di politica fiscale. Pensare di proporre la lotta all’evasione per rimpinguare le casse dello stato è poco credibile. Certo si potrebbe fare molto in questa direzione, ma è vano pensare che questa misura sarebbe in sé sufficiente.

La strada quindi è per molti versi obbligata. In attesa di una modifica delle politiche della UE, diventa necessaria la tassazione progressiva delle grandi ricchezze e la destinazione prioritaria delle risorse ottenute al welfare. Alcune forze dell’opposizione non sono d’accordo con la proposta di Rifondazione Comunista. Nel caso del PD si rimanda a una decisione comune – e assai poco probabile – dell’Unione Europea. La questione però resta. Per esempio, se non si vuole tassare le ricchezze sopra una certa soglia, s’intende almeno tassare adeguatamente gli extra profitti di banche e grandi imprese? E’ un tema che ha lambito perfino il governo di destra e che poi si è risolto – come sappiamo - in una bolla di sapone. Le forze che ambiscono a prospettare un’alternativa alle destre non sarebbero disponibili neanche a questo?

28/05/2026

Oggi siede al governo o ricopre importanti cariche istituzionali chi non riconosce la matrice fascista e NATO della Strage di Piazza della Loggia e delle bombe nere che hanno insanguinato il Paese. Possiamo permetterlo? Quelle morti pesano su tutta la nostra Storia.


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