24/09/2026
CASO ADINOLFI :
Pubblicare articoli durante gli arresti domiciliari può portare in carcere?
Non necessariamente.
Un giornalista ( Mario Adinolfi) sottoposto al divieto di utilizzare dispositivi telefonici, informatici e telematici avrebbe pubblicato 49 articoli e 23 post sui social. Il GIP ha quindi aggravato la misura, sostituendo gli arresti domiciliari con la custodia cautelare in carcere.
Ma il semplice numero delle pubblicazioni è sufficiente?
La risposta richiede un’analisi concreta.
Occorre verificare:
• il contenuto degli articoli;
• la distinzione tra attività giornalistica e comunicazioni vietate;
• l’eventuale contatto con persone offese o testimoni;
• la presenza di intimidazioni o interferenze probatorie;
• l’effettiva inadeguatezza degli arresti domiciliari.
L’articolo 276 c.p.p. consente l’aggravamento della misura in caso di trasgressione, ma impone di valutare la gravità e le circostanze concrete della condotta.
La custodia cautelare non può diventare una sanzione anticipata per il tono critico di un articolo o per il semplice esercizio dell’attività giornalistica.
Il punto è il bilanciamento tra esigenze cautelari e libertà di informazione.
E questo bilanciamento deve essere sempre individualizzato.
Avv Pablo De LUCA