Popolo della Famiglia Pisa

Popolo della Famiglia Pisa Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Popolo della Famiglia Pisa, Partito politico, Pisa.

Massimiliano Zannini a nome del Popolo della Famiglia del Veneto lo scorso 20 marzo finì sui giornali con la dichiarazio...
22/04/2020

Massimiliano Zannini a nome del Popolo della Famiglia del Veneto lo scorso 20 marzo finì sui giornali con la dichiarazione: “Non saremo mai leghisti, ma bravo Zaia. Dal Veneto un modello esportabile?”. Per tutto il mese antecedente sia su Stampa&Vangelo che su La Croce avevamo spiegato che l’accoppiata Zaia-Crisanti aveva sviluppato l’unico standard ragionevole con cui affrontare il virus: tamponi a tappeto, isolamento e tracking dei rapporti anche degli asintomatici, zone rosse immediate senza attendere autorizzazioni, acquisto rapido di mascherine e macchinari per processare i tamponi. Il tutto semplicemente ignorando e spesso contrastando le indicazioni del governo Conte. Disobbedendo, insomma. Talvolta la disobbedienza civile salva le vite. In Veneto Zaia e Crisanti ne hanno salvate migliaia agendo con tempestività. Il servizio di Ant Mont e Marco Occhipinti a Le Iene ieri sera ha spiegato che c’è politica e politica: il disastro dello stato confusionale di Conte e Speranza con infinite contraddizioni, ma anche la lucidità disobbediente e civile di Zaia che ha fatto le cose giuste. Cioè le cose ragionevoli e logiche, quelle secondo logos.
Mario Adinolfi

Antonino Monteleone e Marco Occhipinti raccontano la scelta controcorrente del governatore del Veneto Luca Zaia, che prima delle altre regioni italiane è partito con una campagna a tappeto di test per il Covid-19, nonostante il parere contrario delle istituzioni sanitarie.

12/04/2020
11/04/2020

CONTE, IL MES E ALTRE SCIOCCHEZZE
di Mario Adinolfi

Tutti a discutere di Giuseppe Conte che ha attaccato Matteo Salvini e Giorgia Meloni facendo “i nomi e i cognomi”: il totalitarismo, se avessi saputo non avrei mandato in onda, il tradimento della patria, ci ha svenduto all’Europa matrigna de Biancaneve, torniamo subito alla lira, dimissioni dimissioni. Fregnacce all’italiana, come al solito. Manco uno a chiedersi: perché l’ha fatto?

Giuseppe Conte dall’inizio dell’emergenza sta disperatamente tentando di cavalcarla costruendo una propria figura di leadership che lo faccia ergere a quel che non è: un salvatore della patria elegante e fermo, che un po’ per l’eleganza e un po’ per la fermezza sia dotato dai cittadini di una forza propria che politicamente e persino per il suo piccolo percorso accademico, non ha mai avuto. Conte è sempre stato in vita sua una variabile dipendente: dal professor Alpa, da Bonafede che l’ha introdotto tra i cortigiani del M5S, da Di Maio e Salvini prima, da Di Maio e Franceschini oggi, da Mattarella e persino da Rocco Casalino (preziose le foto mandate in giro dei vertici europei in cui è l’ex gieffino a stare a capotavola con Merkel e Macron, non Conte).

Nelle ore precedenti la conferenza stampa di venerdì 10 aprile sulla testa di Conte si sono addensate le nubi della maggioranza. Il temporale si faceva talmente potenzialmente devastante per Conte che la conferenza stampa, inizialmente prevista per giovedì 9 aprile alle 20.20, è stata fatta slittare per ben quattro volte, a dimostrazione che il premier italiano non riesce a decidere manco gli orari dei suoi appuntamenti coi giornalisti, è sempre variabile dipendente, preda dei venti.

Tra M5S che cincischia un confuso “Mes no” con il carismatico Vito Crimi e un Franceschini con manganello che gli intima un “perché no?”, Conte non sa che pesci prendere e si butta sull’ideona: dare una apparente scudisciata all’opposizione, talmente forte e plateale che non possa non scatenare la più immediata e rabbiosa delle reazioni, in realtà per costringere la maggioranza ad ammutolirsi e smetterla con quel lavorio, in particolare attivato da Matteo Renzi con Matteo Salvini, che ormai è molto più di un sussurro: Draghi, Draghi...

Il re travicello stavolta l’azzecca. L’Italia si mette a discutere del ducismo di Conte (ma fate sul serio?), Salvini e Meloni ne chiedono la fucilazione alla schiena come fosse un Galeazzo Ciano, alla maggioranza che è stata in realtà tutta sfanculata dal premier non resta che starsene muta. Gualtieri viene di fatto esautorato e la palla è mandata in tribuna fino al Consiglio europeo del 23 aprile, dove o Conte riesce a vincere la sfida su quelli che lui chiama eurobond (ma è il Recovery Fund proposto da Macron) oppure arriva al capolinea. Più realisticamente il fondo si farà ma sarà posta di bilancio, dunque relativa al 2021 e inefficace nel breve termine. Conte farà un’altra conferenza stampa, la racconterà come sua vittoria e la coprirà probabilmente con altri insulti agli oppositori per far appassionare i Mentana e i social. Intanto avrà semplicemente detto che lui da Palazzo Chigi non si muove, a Mattarella che la cabina di regia è saltata, a Pd e Renzi e Salvini che Draghi se lo possono scordare.

Perché la verità è che se volevi pesare davvero al Consiglio europeo del 23 aprile dovevi cacciare Giuseppe Conte e implorare Mario Draghi di guidare un governo di unità nazionale con Salvini, Berlusconi, Meloni, Renzi, Zingaretti e Di Maio dentro per andare a chiedere quel che davvero serve all’Italia: 500 miliardi di euro da utilizzare come helicopter money subito senza gravare sul debito pubblico nazionale, ma solidarizzandoli per l’interesse di tutti. Draghi aveva la forza di andare a pretendere questo, ha gli “argomenti” per guidare la discussione in materia. Conte no. Lo ha capito e ha fatto la sparata di ieri lasciando gli italiani sui social a discutere di totalitarismo e Italexit, di ritorno alla lira e tradimento della Patria, di Mes e di miniBot, quando qui siamo a Pasqua e nessun italiano ha preso ancora un euro per sopperire alla più tragica mancanza di liquidità dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi.

L’Italia non deve perdere altro tempo con i giochi di comunicazione di Conte. L’attivazione del Mes non va siglata con richiesta italiana di fondi, come è ovvio, perché sarebbe mettersi un cappio al collo. Il Mes è uno strumento trattato dal governo Berlusconi nel 2011, ratificato dal governo Monti nel 2012, figlio del voto un po’ di tutti. La Meloni era ministro nel 2011 e deputato del PdL nel 2012 (lei non era in aula, ma il PdL votò a favore, Fratelli d’Italia non esisteva), la Lega era in maggioranza con Berlusconi nel 2011 ma è vero che nel 2012 ha votato contro.

La questione non è il Mes e meno che mai il ritorno alla lira. Tutti i tifosi dell’Italexit lo sono sempre e solo quando sono all’opposizione. Poi quando vanno al governo pure se mettono Savona ministro, Borghi e Bagnai presidenti di commissione, si rendono conto che il ritorno alla lira è totalmente impraticabile e giurano fedeltà a euro e Ue. E semmai qualche pazzo voglia farvi credere che è utile uscire dall’euro così “torniamo sovrani a casa nostra” e “stampiamo la nostra moneta finché vogliamo”, comprategli qualche bignami di macroeconomia. Se quel pazzo si avvicina al potere, correte in banca e prendete tutti gli euro che avete e sotterrateli in giardino. Ma fatelo prima di tutti, perché mentre andrete in banca gli sportelli dei bancomat chiuderanno per evitare il collasso immediato del sistema bancario. Dalla sera alla mattina i vostri euro trasformati in lira perderanno il 30% del valore e allora ci metteremo a stampar moneta, causando l’inevitabile impennata dell’inflazione. In più poiché il coronavirus ci manderà nella più tragica recessione della nostra storia e la disoccupazione deflagrerà avremo bisogno di finanziarci per far reggere le colonne del welfare. Ma chi comprerà mai i nostri titoli di Stato? Eggià perché rompendo con l’Eurozona il nostro debito pubblico, per il 78% in mano ai Paesi dell’Eurozona (49% solo Germania, Lussemburgo, Francia), sarà richiesto indietro. E quel solito pazzo dirà “noi il debito agli stranieri non lo ripaghiamo”, con il risultato di azzerare qualsiasi possibilità per l’Italia di finanziarsi sul mercato. Esito finale della liretta italiana? Quello già verificatosi con i pesos argentini. Svalutazione di tutti gli asset, miseria generalizzata, perdita di controllo su tutte le risorse naturali e principali aziende nazionali. Non date retta ai pifferai dell’Italexit.

Resistete però seriamente anche agli strozzini del Mes. La richiesta italiana all’Europa deve essere chiara: 500 miliardi di liquidità da impiegare in sostegno diretto alle famiglie, con il metodo dell’helicopter money, soldi versati direttamente nei conti correnti. Esattamente come è già avvenuto in Germania, Francia, Svizzera, Stati Uniti, Hong Kong e in molti altri Paesi come risposta al coronavirus. L’Italia sia messa in condizione di reagire come gli altri Paesi industrialmente decisivi per gli equilibri del pianeta, dunque nel proprio interesse e nell’interesse dell’Europa stessa, il cui senso altrimenti rischia di smarrirsi aprendo lo spazio a nuove tragedie nazionaliste. L’Italia apra al massimo della vigilanza sull’impiego dei fondi perché quanto ha scritto Die Welt è irritante ma non privo di fondamento: da sempre sui soldi che piovono nelle emergenze, i primi ad allungare le mani sono gli interessi mafiosi. È già accaduto e dobbiamo rafforzare seriamente la capacità di controllo affinché questo serio rischio sia evitato.

Dobbiamo dimostrare di essere un Paese serio, l’Italia può farcela ma, dobbiamo dircelo, dobbiamo cambiare molto. E prima di tutto cambiare la compagine di governo, con questi scappati di casa non si va da nessuna parte, non fatevi ingannare dall’ennesimo gioco di comunicazione di messer Giuseppe Conte. Servono soldi per le famiglie italiane, subito. A metà aprile il tempo delle chiacchiere e dell’utilizzo del gerundio come metodo di governo, è finito. Altro che Mes. Noi siamo vittime di un’eterna supercazzola a cui andiamo dietro come fessi, discutendone pure. È ora invece di prendere i primi 20 miliardi di euro e dare 2.000 euro sul conto corrente di dieci milioni di capifamiglia con figli a carico. È tempo di un segno di speranza e resurrezione.

Buona Pasqua a tutti voi.

08/04/2020

Sospendiamo gli aborti nella settimana santa, in tutti gli ospedali d'Italia; questa è la proposta del Popolo della Famiglia.
Diciamo No alla cultura dello scarto! Ripartiamo dalla vita

La più grande vittoria del buonsenso. Il Popolo della Famiglia esulta e gioisce: giù le mani dai bambini!
04/04/2020

La più grande vittoria del buonsenso. Il Popolo della Famiglia esulta e gioisce: giù le mani dai bambini!

La Cassazione ha respinto il ricorso di una coppia di donne di Venezia che avevano chiesto di essere entrambe iscritte nell'atto di nascita della figlia di una delle due, nata con la fecondazione assistita

28/03/2020

POPOLO DELLA FAMIGLIA: INACCETTABILE LIMITAZIONE ALLA LIBERTÀ RELIGIOSA
“Rivendichiamo il diritto alla preghiera in Chiesa, pur rinunciando alla messa”

Il Popolo della Famiglia di Pisa reagisce negativamente alle nuovedisposizioni diramate dal ministero dell’Interno sulla frequentazione delle chiese: “Leggiamo con grave preoccupazione la nota di risposta del ministero dell’Interno ai quesiti proposti dalla CEI in merito alla frequentazione delle chiese in questo difficile momento.

Il capo del dipartimento per le libertà civili, Michele di Bari, comunica a mons. Ivan Maffeis che l’accesso alla chiesa può avvenire solo in occasione di spostamenti determinati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità’ e a patto che ‘la chiesa sia situata lungo il percorso’.

Non sono disposizioni accettabili”. Il presidente nazionale del Popolo della Famiglia, Mario Adinolfi, dichiara: “Posso andare liberamente dal tabaccaio a 400 metri da casa mia, ma non a dire una preghiera nella chiesa a 300 metri. Questa disposizione è inaccettabile e annuncio fin d’ora disobbedienza civile perché la libertà religiosa è diritto insopprimibile. Rinuncio alla messa per ordine delle autorità, non al per me essenziale rapporto con Cristo nel tabernacolo”.

24/03/2020

FAMILIARIZZARE L’EMERGENZA
di Mirko De Carli

In pochi, in queste settimane di emergenza , si preoccupano dei nostri anziani che vivono nei cosiddetti “lazzaretti dei vecchi”: le case di riposo sono realtà ampiamente diffuse su tutto il territorio nazionale (sono circa 100.000 solo in Veneto e Lombardia) e occupano decine di migliaia di donne e uomini. I decreti emanati dal Governo non hanno minimamente preso in considerazione la situazione di grave pericolo che vivono le persone ricoverate e il personale che opera in queste strutture: persiste tuttora una pressoché totale assenza di strumenti di protezione per gli operatori, in alcuni casi sono stati portati in queste RSA diversi pazienti colpiti da Covid-19 e dimessi dopo la cura senza tenere in minima considerazione una possibile contaminazione incontrollata delle persone anziane già presenti nella struttura e che sono quelle più a rischio contagio e preoccupa fortemente anche la scelta di “prelevare” gli infermieri e collocarli in ospedale dove c’è bisogno di nuove “braccia” in prima linea.

Si sta innescando una vera e propria “guerra tra poveri e deboli” che porterà, se non si prendono provvedimenti seri e tempestivi, a far morire tanti nostri cari nonni e bisnonni perché abbandonati a se stessi “nei giardini che nessuno sa” (per citare Renato Zero). La soluzione migliore da percorre adesso è necessariamente quella della “familiarizzazione” della crisi sanitaria: dobbiamo creare le condizioni perché i nostri vecchi possano essere assistiti e curati, nel limite del possibile e del consentito, nelle abitazioni delle loro famiglie anche e soprattutto attraverso l’ausilio di colf o badanti specializzate e formate.

La sfida dell’assistenza domiciliare è la strada corretta da percorrere: per farlo, però, occorre risolvere alcune questioni ancora aperte. La maggior parte delle colf non lavora “in regola” e assiste più anziani: così, oltre a essere a rischio denuncia, si corre anche il pericolo di contaminare un numero elevato di persone. D’altro canto l’impossibilità di avvalersi di questo personale mantiene aperte ancora troppe “case di riposo” e porta molte famiglie a “curare informalmente” a casa i loro cari.

Molte di queste badanti sono, lo ripeto, irregolari e non sono cittadine italiane: con le leggi e i decreti in vigore rischiano seriamente di rimanere a casa, senza alcun reddito e senza il rinnovo dell’eventuale permesso di soggiorno in scadenza. Servono dunque misure straordinarie per tempi straordinari: occorre dunque permettere, in via del tutto eccezionale, che colf e badanti e personale sanitario specializzato che assiste i nostri anziani nelle loro abitazioni non corrano il rischio di essere denunciato e possa gradualmente mettersi “in regola” senza gli oneri burocratici e fiscali attualmente previsti.

Per questo faccio nostre le proposte avanzate da Tito Boeri: non denunciare in alcun modo le badanti irregolari chiedendo altresì a loro di rivolgersi agli operatori sanitari facendo sì che le loro prestazioni vengano incluse nella lista delle categorie prioritarie per i test a tampone in modo da verificare se possano o meno continuare ad operare, favorire l’opzione della convivenza con gli anziani assistiti registrando così il contratto all’INPS indicando il proprio domicilio presso l’abitazione dell’assistito e esonerare le famiglie dai pagamenti dei contributi sociali per almeno i prossimi due o tre mesi incentivando così il percorso della “messa in regola” di queste operatrici.

Serve il coraggio di rendere la famiglia ancora una volta il luogo dove praticare quel modello di “welfare society” che più volte come Popolo della Famiglia abbiamo rilanciato: occorre liberare più posti letto possibile nei nostri ospedali e strutture varie di assistenza per accogliere i malati che vanno ricoverati in terapia intensiva e rianimazione e per questo la famiglia può e deve essere l’ambiente in cui curare e assistere i nostri cari vecchi che non hanno necessità di cure mediche ospedaliere. Familiarizziamo la crisi, adesso.

Indirizzo

Pisa

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Popolo della Famiglia Pisa pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi