09/03/2026
In questi giorni ricorre l’undicesimo anniversario della scomparsa di 𝐋𝐮𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐓𝐮𝐫𝐢𝐧𝐢, una persona che ha avuto un ruolo fondamentale nell’accompagnare i primi passi del nostro sistema di interventi nel quartiere di Porta a Mare, a Pisa.
In un momento in cui l’arrivo del progetto poteva suscitare dubbi e timori, Luciano seppe essere un punto di riferimento prezioso: con il suo stile discreto, la sua umanità e la sua capacità di guardare alle persone prima che ai problemi, contribuì a costruire un clima di fiducia e di dialogo tra il progetto ed il quartiere.
Il suo impegno concreto, generoso e silenzioso ha rappresentato per tutti noi – operatori, volontari, cittadini e persone accolte – un esempio di cittadinanza attiva e di attenzione verso gli altri.
Ricordarlo oggi non è soltanto un gesto di memoria, ma anche un modo per riconoscere quanto il suo contributo abbia segnato positivamente l’avvio del progetto e continui ancora oggi a ispirarne lo spirito.
Vogliamo farlo con le parole usate nel giorno del saluto dal nostro responsabile d'area Alessandro Carta :
𝐋𝐮𝐜𝐢𝐚𝐧𝐨
È bello pensare oggi alla vita di Luciano come un dipinto prezioso, come una tela d’autore.
Molti di voi hanno potuto goderne la visione per lungo tempo,
ne hanno scorto la bellezza lungo il cammino dei giorni, dei mesi e degli anni.
Quando ci siamo conosciuti noi, cioè quando è arrivato in questo quartiere, tra queste case un nuovo vicino, un po’ particolare come PROGETTO HOMELESS,
il progetto di accoglienza per le persone senza dimora della nostra città.
Luciano aveva nel cuore una smisurata sapienza di vita da mettere a disposizione, da regalare senza chiedere in cambio niente; aveva accumulato un pozzo di umanità così ricco
che chiunque gli passava accanto ne poteva bere
senza che ci fosse il rischio che il pozzo si seccasse.
E si dissetava.
È all’umanità affettuosa e tenera, saggia e lungimirante di Luciano che tutti in questi ultimi anni abbiamo attinto a piene mani: le persone accolte dal progetto, gli operatori, i volontari di quartiere…
Se la vita di Luciano è come un dipinto prezioso, come una tela d’autore, noi ne abbiamo avuto in dono
tre frammenti preziosi che ci lascia in eredità.
1. La sua capacità di dare dignità all’altro semplicemente fissandone lo sguardo, annullando le distanze o i pregiudizi, facendo sentire le persone “alla pari”, rimuovendo con naturalezza ogni squilibrio.
E in questo non si sentiva maestro ma apprendista anche in età matura: molte volte gli abbiamo sentito dire: “Ho imparato più quello che ho imparato da voi
di quello che ho potuto dare”.
2. Un secondo frammento del dipinto della sua vita è la capacità di investire di responsabilità politica (nel senso più nobile) ogni piccola o grande azione compiuta in nome di una cittadinanza attiva. Luciano non si metteva la pettorina dei VdQ solo per un senso di appartenenza al gruppo, ma per dare un messaggio ai suoi vicini, alla città: “convincere, trasformare i problemi in opportunità è possibile”.
E va fatto insieme, con il contributo di tutti.
3. E Luciano il suo contributo lo dava concretamente e silenziosamente.
È il terzo frammento: l’attenzione che non fa rumore, l’azione di chi non si tira indietro e di chi, per impegnarsi, non aspetta che gli altri si impegnino.
Per questo ci piace salutarlo con alcune parole della preghiera di un prete partigiano, Don Primo Mazzolari, che sembrano quasi un suo testamento.
Ci impegniamo noi e non gli altri,
unicamente noi e non gli altri,
né chi sta in alto, né chi sta in basso,
né chi crede, né chi non crede.
Ci impegniamo senza pretendere che altri s’impegnino,
ci impegniamo senza giudicare chi non s’impegna,
senza accusare chi non s’impegna,
senza condannare chi non s’impegna,
senza disimpegnarci perché altri non s’impegnano.
Ci impegniamo perché non potremmo non impegnarci.
Ci impegniamo per trovare un senso alla vita,
a questa vita, alla nostra vita,
una ragione che non sia una delle tante ragioni
che ben conosciamo
e che non ci prendono il cuore.
Si vive una volta sola
e non vogliamo essere “giocati”
in nome di nessun piccolo interesse.
Non ci interessa la carriera,
non ci interessa il denaro,
non ci interessa il successo né di noi né delle nostre idee,
non ci interessa passare alla storia.
Ci interessa perderci per qualche cosa
o per qualcuno
che rimarrà anche dopo che noi saremo passati
e che costituisce la ragione del nostro ritrovarci.
Ci impegniamo a portare un destino eterno nel tempo,
a sentirci responsabili di tutto e di tutti,
ad avviarci, sia pure attraverso un lungo errare, verso l’amore.
Ci impegniamo
non per riordinare il mondo,
non per rifarlo su misura,
ma per amarlo;
per amare anche quello che non possiamo accettare,
anche quello che non è amabile,
anche quello che pare rifiutarsi all’amore,
poiché dietro ogni volto e sotto ogni cuore
c’è insieme a una grande sete d’amore
il volto e il cuore dell’amore.
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