10/06/2026
L'entrata in guerra dell'Italia
Dal racconto di Carla Terribili
“5 giugno 1940 Oggi compio diciotto anni. è bello avere diciotto anni ma, … Ebbene sì. Speravo che questa età - l’età d’oro della vita – fosse per me più felice. E invece questi diciotto anni sono passati quasi sfuggendomi tra le dita, mentre cercavo di trattenerli. Sono passati come in un soffio d’aria attraverso una finestra aperta. Io voglio amare. Voglio essere amata. Voglio provare questa divina follia. In questi giorni di vista spensierata ho sentito forte e prepotente questo bisogno d’amore, che somiglia a una sete, a una fame. Ma sento anche che questo pazzo desiderio, questa specie di frenesia, va oltre i limiti della riflessione, del ragionamento. Se “lui” mi amasse, se mi baciasse, non penserei che alla gioia, al piacere immediato, né mi porrei problemi per il futuro o mi farei turbare da dubbi, mentre l’inizio di un amore deve essere – almeno credo - nutrito di una certa fiducia nell’avvenire. L’avvenire che avvenire? Ci sarà la guerra, ormai è certo e chissà che davvero io non sia destinata a restare con la mia fame insaziata, con la mia sete soddisfatta? La guerra è morte la guerra è distruzione. Non voglie pensare a ciò che potrebbe accadere. Se quest'estate potremo andare di nuovo a Senigallia -come spero- chissà che non mi possa ancora accadere qualcosa di bello? In questi giorni ho letto un libro, "Via col Vento". Ora non ho voglia di analizzarlo e commentarlo voglio solo dire che quella lettura ha contribuito a risvegliare in me desideri, sogni, speranze pazze. Anche il mondo felice e spensierato di Rossella O'Hara è stato sconvolto da una guerra terribile, anche Rossella è stata travolta da vicende tragiche, ma ha trovato ugualmente l’amore di un uomo forte, vero, ricco di umanità, che l'ha compresa e l'ha sostenuta nei momenti più drammatici. 9 giugno Ieri sono stata in gita a Rocca di Papa con mio fratello e una piccola simpatica compagnia di amiche e amici. Dal paese, a piedi, per malagevoli e suggestive mulattiere ci siamo arrampicati fino a Monte Cave. Lassù all'ombra dei castagni abbiamo consumato i nostri panini, ci siamo riposati sull’erba, al sole, abbiamo riso, cantato, anche ballato nella breve spianata davanti a una trattoria di campagna con la musica trasmessa della radio. Abbiamo ammirato il panorama, grandioso, che finiva lontano con la striscia scintillante del mare. A un certo punto abbiamo dominate la vista dei due laghi di Albano e di Nemi, separati da una breve sella selvosa. Siam tornati stanchi, ubriachi d'aria, di sole, di gioia di vivere. Quando Giorgio e Mario mi porgevano la mano per aiutarmi in un passaggio difficile e mentre ballavamo o quando eravamo coricati accanto sull'erba, mi venne in menta con un senso indefinibile di rimpianto che quella mano, quel braccio che mi stringeva nel ballo o quella testa accanto alla mia sull’erba potevano essere la mano il braccio la testa di E. Rimpianto ma senza sofferenza. Forse ho pensato a lui perché è l’unico ragazzo desiderabile che conosca e perché ho bisogno, bisogno di un ragazzo che mi piaccia per amarlo e per essere amata! Ma sono egoista, sciocca, superficiale. La minaccia della guerra è una realtà che, ormai, ci è addosso. Ogni giorno dei giovani sono chiamati alle armi e inviati in un luogo o in un altro di confine. Ieri un collega di mio padre un giovane di trent’anni è partito per Tobruk, in Libia. Un altro nostro conoscente, un ragazzo di ventidue anni, partirà a giorni per la frontiera alpina. E come loro tanti altri giovani partono ogni giorno. Vanno in guerra. Questo pensiero mi sconvolge. Mi sembra di voler bene a tutti questi sconosciuti, vorrei poter fare qualcosa per loro. Non voglio che muoiano. Dio, risparmia il mio paese! Risparmia i nostri ragazzi. 10 giugno Oggi alle diciotto il Duce ha parlato dal balcone di Palazzo Venezia annunciando agli Italiani l’entrata del nostro paese in guerra contro la Francia e l’Inghilterra. Da stasera tutte le città e i paesi d’Italia al tramonto si ammantano di buio per difendersi dalle incursioni degli aerei nemici. Siamo in guerra. È una cosa di cui ancora non riesco a rendermi conto. Mi sembra un incubo, un sogno strano e spaventoso. Quando Mussolini ha dato l’annuncio, la terribile realtà dalla guerra - che pure ormai era nell’aria - mi è balzata addosso con violenza improvvisa. Ho pianto. Più tardi sono uscita con mamma e papà. Le vie erano affollate di una quantità di gente eccitata, insolitamente espansiva. Tutti, incontrandosi e scontrandosi, si guardavano in faccia, si sorridevano, qualche donna piangeva. In mezzo a quella folla un po’ ebbra tutti sembravano conoscersi o desiderosi di comunicare. Anch’io mi sono lasciata prendere dall’emozione: il mio cuore era gonfio di uno strano sentimento di affetto, che comprendeva tutti indistintamente. Guardavo con fiducia i ragazzi che passavano vicini e mi sembrava di voler loro bene anche se mi erano sconosciuti. Siamo in guerra. Me lo ripeto quasi a convincermene. Ancora mi sembra impossibile. Ci saranno dei nostri soldati sulle frontiere, forse già in pericolo. Molti assicurano che sarà una guerra breve, fra poche settimane la Francia chiederà la pace, che insomma presto la situazione potrà risolversi al meglio. Io voglio credere che sarà così. Non ho paura. L’unico pensiero che mi tormenta è la sorte di tanti giovani, di tanti uomini. Oggi non mi va di aggiungere altro. Non ho il coraggio di mettermi a raccontare le solite stupide cosette mie.”
Il 10 giugno 1940, dal balcone di Palazzo Venezia, Benito Mussolini annunciò l'entrata dell'Italia nella Seconda guerra mondiale.
Nelle pagine del diario di Carla Terribili, che quel giorno ha da poco compiuto diciotto anni, la storia si intreccia con la vita quotidiana: il desiderio di amare e di essere amata, le gite con gli amici, i sogni affidati ai libri, le speranze per l'estate che sta per arrivare.
Poi, all'improvviso, la guerra.
Carla non riflette su strategie militari o equilibri internazionali. Pensa ai giovani che partono per il fronte, ai ragazzi che potrebbero non tornare, alle vite che stanno per essere travolte dagli eventi. E racconta lo smarrimento di chi vede il proprio futuro diventare improvvisamente incerto.
A distanza di ottantasei anni, queste parole conservano intatta la loro forza perché ci restituiscono il momento in cui un avvenimento collettivo entra nella vita delle persone comuni e ne cambia il destino.
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📸 foto di Luigi Burroni del diario di Aldo Bigalli