Archivio dei diari

Archivio dei diari Fondato nel 1984 da Saverio Tutino, l’Archivio diaristico nazionale conserva oltre 10.000 storie

Tutti i contatti del personale interno e dei collaboratori sono disponibili nel sito dell'Archivio diaristico nazionale al seguente link: http://www.archiviodiari.org/index.php/contatti.html

L’estate porta nuove strade, nuovi viaggi e nuove storie da incontrare.Se una di queste strade vi conduce a Pieve Santo ...
11/06/2026

L’estate porta nuove strade, nuovi viaggi e nuove storie da incontrare.

Se una di queste strade vi conduce a Pieve Santo Stefano, qui trovate gli orari estivi del Piccolo museo del diario.

Vi aspettiamo. ✨📖

📌 Una domanda che ci viene fatta spesso in questo periodo:

"Ma d'estate siete aperti?"

La risposta è sì.

Il Piccolo museo del diario resta aperto per tutta l'estate e continua ad accogliere visitatrici e visitatori anche nei mesi di giugno, luglio e agosto.

Anzi, per molte persone è proprio questo il momento in cui riescono finalmente a raggiungerci: durante un viaggio, una gita in Valtiberina o una giornata alla scoperta di Pieve Santo Stefano.

Per organizzare al meglio la visita, vi ricordiamo i nostri orari:

🕰️ Dal lunedì al venerdì (feriali)
9:30 -12:30 | 15:00 -18:00

🕰️ Sabato, domenica e festivi
10:00 -13:00 | 15:00 -18:00

🚪 Il museo è aperto anche a Ferragosto.

Le visite si svolgono a piccoli gruppi, per questo consigliamo sempre la prenotazione, soprattutto nei fine settimana e nei periodi di maggiore affluenza.

Tutte le informazioni utili sono disponibili sul sito:
www.piccolomuseodeldiario.it

L'entrata in guerra dell'Italia Dal racconto di Carla Terribili “5 giugno 1940 Oggi compio diciotto anni. è bello avere ...
10/06/2026

L'entrata in guerra dell'Italia
Dal racconto di Carla Terribili

“5 giugno 1940 Oggi compio diciotto anni. è bello avere diciotto anni ma, … Ebbene sì. Speravo che questa età - l’età d’oro della vita – fosse per me più felice. E invece questi diciotto anni sono passati quasi sfuggendomi tra le dita, mentre cercavo di trattenerli. Sono passati come in un soffio d’aria attraverso una finestra aperta. Io voglio amare. Voglio essere amata. Voglio provare questa divina follia. In questi giorni di vista spensierata ho sentito forte e prepotente questo bisogno d’amore, che somiglia a una sete, a una fame. Ma sento anche che questo pazzo desiderio, questa specie di frenesia, va oltre i limiti della riflessione, del ragionamento. Se “lui” mi amasse, se mi baciasse, non penserei che alla gioia, al piacere immediato, né mi porrei problemi per il futuro o mi farei turbare da dubbi, mentre l’inizio di un amore deve essere – almeno credo - nutrito di una certa fiducia nell’avvenire. L’avvenire che avvenire? Ci sarà la guerra, ormai è certo e chissà che davvero io non sia destinata a restare con la mia fame insaziata, con la mia sete soddisfatta? La guerra è morte la guerra è distruzione. Non voglie pensare a ciò che potrebbe accadere. Se quest'estate potremo andare di nuovo a Senigallia -come spero- chissà che non mi possa ancora accadere qualcosa di bello? In questi giorni ho letto un libro, "Via col Vento". Ora non ho voglia di analizzarlo e commentarlo voglio solo dire che quella lettura ha contribuito a risvegliare in me desideri, sogni, speranze pazze. Anche il mondo felice e spensierato di Rossella O'Hara è stato sconvolto da una guerra terribile, anche Rossella è stata travolta da vicende tragiche, ma ha trovato ugualmente l’amore di un uomo forte, vero, ricco di umanità, che l'ha compresa e l'ha sostenuta nei momenti più drammatici. 9 giugno Ieri sono stata in gita a Rocca di Papa con mio fratello e una piccola simpatica compagnia di amiche e amici. Dal paese, a piedi, per malagevoli e suggestive mulattiere ci siamo arrampicati fino a Monte Cave. Lassù all'ombra dei castagni abbiamo consumato i nostri panini, ci siamo riposati sull’erba, al sole, abbiamo riso, cantato, anche ballato nella breve spianata davanti a una trattoria di campagna con la musica trasmessa della radio. Abbiamo ammirato il panorama, grandioso, che finiva lontano con la striscia scintillante del mare. A un certo punto abbiamo dominate la vista dei due laghi di Albano e di Nemi, separati da una breve sella selvosa. Siam tornati stanchi, ubriachi d'aria, di sole, di gioia di vivere. Quando Giorgio e Mario mi porgevano la mano per aiutarmi in un passaggio difficile e mentre ballavamo o quando eravamo coricati accanto sull'erba, mi venne in menta con un senso indefinibile di rimpianto che quella mano, quel braccio che mi stringeva nel ballo o quella testa accanto alla mia sull’erba potevano essere la mano il braccio la testa di E. Rimpianto ma senza sofferenza. Forse ho pensato a lui perché è l’unico ragazzo desiderabile che conosca e perché ho bisogno, bisogno di un ragazzo che mi piaccia per amarlo e per essere amata! Ma sono egoista, sciocca, superficiale. La minaccia della guerra è una realtà che, ormai, ci è addosso. Ogni giorno dei giovani sono chiamati alle armi e inviati in un luogo o in un altro di confine. Ieri un collega di mio padre un giovane di trent’anni è partito per Tobruk, in Libia. Un altro nostro conoscente, un ragazzo di ventidue anni, partirà a giorni per la frontiera alpina. E come loro tanti altri giovani partono ogni giorno. Vanno in guerra. Questo pensiero mi sconvolge. Mi sembra di voler bene a tutti questi sconosciuti, vorrei poter fare qualcosa per loro. Non voglio che muoiano. Dio, risparmia il mio paese! Risparmia i nostri ragazzi. 10 giugno Oggi alle diciotto il Duce ha parlato dal balcone di Palazzo Venezia annunciando agli Italiani l’entrata del nostro paese in guerra contro la Francia e l’Inghilterra. Da stasera tutte le città e i paesi d’Italia al tramonto si ammantano di buio per difendersi dalle incursioni degli aerei nemici. Siamo in guerra. È una cosa di cui ancora non riesco a rendermi conto. Mi sembra un incubo, un sogno strano e spaventoso. Quando Mussolini ha dato l’annuncio, la terribile realtà dalla guerra - che pure ormai era nell’aria - mi è balzata addosso con violenza improvvisa. Ho pianto. Più tardi sono uscita con mamma e papà. Le vie erano affollate di una quantità di gente eccitata, insolitamente espansiva. Tutti, incontrandosi e scontrandosi, si guardavano in faccia, si sorridevano, qualche donna piangeva. In mezzo a quella folla un po’ ebbra tutti sembravano conoscersi o desiderosi di comunicare. Anch’io mi sono lasciata prendere dall’emozione: il mio cuore era gonfio di uno strano sentimento di affetto, che comprendeva tutti indistintamente. Guardavo con fiducia i ragazzi che passavano vicini e mi sembrava di voler loro bene anche se mi erano sconosciuti. Siamo in guerra. Me lo ripeto quasi a convincermene. Ancora mi sembra impossibile. Ci saranno dei nostri soldati sulle frontiere, forse già in pericolo. Molti assicurano che sarà una guerra breve, fra poche settimane la Francia chiederà la pace, che insomma presto la situazione potrà risolversi al meglio. Io voglio credere che sarà così. Non ho paura. L’unico pensiero che mi tormenta è la sorte di tanti giovani, di tanti uomini. Oggi non mi va di aggiungere altro. Non ho il coraggio di mettermi a raccontare le solite stupide cosette mie.”

Il 10 giugno 1940, dal balcone di Palazzo Venezia, Benito Mussolini annunciò l'entrata dell'Italia nella Seconda guerra mondiale.
Nelle pagine del diario di Carla Terribili, che quel giorno ha da poco compiuto diciotto anni, la storia si intreccia con la vita quotidiana: il desiderio di amare e di essere amata, le gite con gli amici, i sogni affidati ai libri, le speranze per l'estate che sta per arrivare.

Poi, all'improvviso, la guerra.

Carla non riflette su strategie militari o equilibri internazionali. Pensa ai giovani che partono per il fronte, ai ragazzi che potrebbero non tornare, alle vite che stanno per essere travolte dagli eventi. E racconta lo smarrimento di chi vede il proprio futuro diventare improvvisamente incerto.

A distanza di ottantasei anni, queste parole conservano intatta la loro forza perché ci restituiscono il momento in cui un avvenimento collettivo entra nella vita delle persone comuni e ne cambia il destino.

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📸 foto di Luigi Burroni del diario di Aldo Bigalli

📢 Prorogata al 15 giugno 2026 la scadenza del concorso "Architettura di parole"C'è ancora tempo per partecipare alla VII...
08/06/2026

📢 Prorogata al 15 giugno 2026 la scadenza del concorso "Architettura di parole"

C'è ancora tempo per partecipare alla VII edizione di "Architettura di parole", il concorso nazionale di scrittura promosso dall' degli Architetti PPC della Provincia di Arezzo in collaborazione con l'Archivio dei diari.

⚠️ Attenzione: nella locandina compare ancora la data del 31 maggio, ma il termine per l'invio degli elaborati è stato ufficialmente prorogato alle ore 23:59 del 15 giugno 2026.

"Architettura di parole" nasce dall'idea di raccontare l'architettura attraverso la scrittura, non con analisi tecniche o accademiche, ma attraverso esperienze, ricordi, incontri, viaggi, emozioni e storie capaci di restituire il significato che un luogo ha avuto nella vita di chi lo ha attraversato.

Il concorso è aperto a tutte le persone che amano l'architettura e desiderano "parlarne" attraverso le parole.

Le dieci opere finaliste entreranno a far parte della fondazione archivio diaristico nazionale.

Regolamento e modalità di partecipazione disponibili qui: https://www.architettiarezzo.it/concorso-nazionale-di-scrittura-architettura-di-parole-7-edizione-2026/

Buona scrittura a tutte le persone che vorranno raccontare un luogo, uno spazio, un edificio o un paesaggio che, in qualche modo, hanno lasciato un segno nella loro vita.

📌 Martedì 9 giugno, alle ore 18.30, presso la Libreria Panisperna 220 di Roma, sarà presentato “Storia di un caporale” d...
07/06/2026

📌 Martedì 9 giugno, alle ore 18.30, presso la Libreria Panisperna 220 di Roma, sarà presentato “Storia di un caporale” di Tito Zampa, pubblicato da Succedeoggi Libri nell'ambito della collaborazione editoriale con l'Archivio Diaristico Nazionale.

📝 Nato a Marzocca di Senigallia nel 1919, Tito Zampa affida alle pagine della sua memoria il racconto di una vita attraversata dalla guerra, dalla lontananza e dal desiderio ostinato di tornare a casa.

La sua storia prende avvio sull'isola greca di Kos, dove arriva come soldato nel 1940. Qui conosce Katina, una ragazza greca di cui si innamora, mentre intorno a lui l'Europa si avvicina sempre più al conflitto. Da quel momento il suo destino sarà segnato da malattie, prigionia, fughe, naufragi sfiorati e lunghi viaggi attraverso il Mediterraneo e il Medio Oriente.

Nelle sue pagine convivono la grande Storia e quella personale: la paura, l'attesa, l'amore affidato alle lettere, il dolore per le perdite e la speranza che continua a resistere anche nei momenti più difficili. Fino al ritorno in Italia, nel febbraio del 1946, dopo oltre sei anni di assenza.

Finalista al Premio Pieve 2025, “Storia di un caporale” è oggi un libro che permette a questa vicenda di raggiungere nuovi lettori, restituendo voce a un'esperienza che attraversa uno dei passaggi più drammatici del Novecento.

Alla presentazione interverranno Pier Vittorio Buffa e Nicola Fano. Letture a cura di Daniela Marazita. Sarà presente Natalia Cangi.

Vi aspettiamo.

Il 2 giugno è passato da pochi giorni, ma le storie che custodiamo continuano a ricordarci perché quella data ha segnato...
05/06/2026

Il 2 giugno è passato da pochi giorni, ma le storie che custodiamo continuano a ricordarci perché quella data ha segnato un cambiamento così importante.

Ottant'anni fa nasceva la Repubblica italiana. È anche il momento in cui, per la prima volta, milioni di donne poterono esercitare il diritto di voto in un'elezione nazionale, entrando pienamente nella vita democratica del Paese.

Ma come si viveva quel passaggio storico? Quali erano le speranze, le paure, le aspettative di chi stava costruendo un'Italia nuova?
Per provare a rispondere a queste domande abbiamo raccolto un percorso di lettura su idiaridipieve.it, la piattaforma digitale dell'Archivio dei diari che permette di esplorare una selezione delle testimonianze conservate a Pieve Santo Stefano.

Attraverso diari, lettere e memorie, il percorso dà voce alle donne che hanno vissuto quegli anni di trasformazione e che, con le loro scelte e la loro determinazione, hanno contribuito a cambiare la storia del nostro Paese. Non troverete soltanto grandi eventi raccontati dai libri di storia, ma vite reali, emozioni, riflessioni e frammenti di quotidianità che aiutano a comprendere cosa significasse vivere quel momento.

Il percorso è stato realizzato in collaborazione con il progetto di ricerca Elette ed eletti, nato dalla collaborazione tra l'Archivio Diaristico Nazionale e l'Università di Siena.

📖 Potete esplorare il percorso su idiaridipieve.it a questo indirizzo: https://idiaridipieve.it/percorsi/2-giugno-1946/

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📸 In foto una lettera di Annamaria Marucelli destinata a Francesco Leo (foto di Luigi Burroni)

“Domenica 4 giugno 1944Questa mattina brusco risveglio. C’è un cannone non troppo lontano che ha presto incominciato a p...
04/06/2026

“Domenica 4 giugno 1944
Questa mattina brusco risveglio. C’è un cannone non troppo lontano che ha presto incominciato a picchiare. C’è stato poi una fortissima detonazione forse d’una mina che ha fatto ballare tutto il caseggiato e forse tutta Roma. Siamo entro la battaglia… Apparecchi hanno lanciato migliaia di volantini col messaggio ai romani. I ragazzi hanno fatto a gara a chi ne prendeva di più. Molti di essi erano ancora a letto e sono scappati in strada seminudi. Il passaggio di carri armati continua.
Riprendo a scrivere dopo una grande sparatoria di cannoni e scoppi di mine. Ciò ci fa presumere che gli Americani sono vicini. S’ode la mitragliatrice verso il Pigneto. Si è un po’ in ansia perché se i Tedeschi s’impegnano a combattere entro Roma siamo fritti. Le voci a questo riguardo sono contrastanti. Le sparatorie continuano e i Tedeschi continuano a passare. Non ci si rende conto esattamente di ciò che avviene. Si passano ore in discussioni e sulla finestra. Riprendo a scrivere dopo 24 ore
ROMA è LIBERA!”

Per mesi Corrado Di Pompeo aveva aspettato quel momento.

Dal settimo piano di un palazzo nei pressi della stazione Tuscolana osserva una città occupata, ascolta le notizie alla radio e riempie le pagine di un diario dedicato alla moglie Antonietta. Lei e i loro figli sono lontani, a Campobasso. Di loro non ha notizie da tempo. Intanto Roma vive i mesi più difficili della guerra.

Nelle sue pagine non ci sono i grandi eventi della storia raccontati dai libri, ma l'attesa quotidiana di chi cerca di capire cosa stia accadendo fuori dalla finestra, il rumore dei carri armati che passano, le discussioni tra vicini, la paura dei combattimenti in città e la speranza ostinata che tutto possa finire presto.

Il 4 giugno 1944 quella speranza prende finalmente forma. Dopo mesi di occupazione, Roma è libera.
Corrado lo scrive così, in maiuscolo, come un grido trattenuto a lungo. Poi interrompe il diario. È convinto che presto potrà tornare ad abbracciare la sua famiglia.

A distanza di molti anni, quelle parole continuano a restituirci l'emozione di una giornata che ha cambiato la vita di migliaia di persone.

📖 Qui è possibile acquistare e leggere il suo diario:
https://www.attivalamemoria.it/negozio/corrado-di-pompeo

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📸 In foto, Corrado Di Pompeo da bambino.

Sabato 27 giugno, tra le sale dell’Archivio dei diari e del Piccolo museo del diario, si terrà Sfogliando vite, una gior...
03/06/2026

Sabato 27 giugno, tra le sale dell’Archivio dei diari e del Piccolo museo del diario, si terrà Sfogliando vite, una giornata di laboratorio dedicata alla memoria, all’ascolto e alla rielaborazione personale attraverso parole, immagini e materiali d’archivio.

Un’occasione per avvicinarsi ai racconti custoditi a Pieve Santo Stefano da una prospettiva diversa, guidati dall’arteterapeuta Carlo Coppelli insieme al personale dell’Archivio.

📅 Le iscrizioni chiudono il 15 giugno e i posti disponibili sono limitati.

Per informazioni e iscrizioni:
📧 [email protected]

Per saperne di più:
https://www.centroeducazionepermanente.it/sfogliando-vite/

🇮🇹 2 giugno 1946. Una data che ha cambiato l’Italia.Ottant’anni fa, milioni di persone furono chiamate a scegliere il fu...
02/06/2026

🇮🇹 2 giugno 1946. Una data che ha cambiato l’Italia.

Ottant’anni fa, milioni di persone furono chiamate a scegliere il futuro del Paese. Per la prima volta votarono anche le donne, protagoniste di una pagina fondamentale della nostra storia democratica.

A ricordarlo oggi c’è anche “Le donne della Repubblica. Il voto al referendum 80 anni dopo”, il volume in edicola con la Repubblica Firenze, che ripercorre il cammino verso il referendum del 1946 attraverso documenti, approfondimenti e testimonianze.

📝 Tra le sue pagine trovano spazio anche quattro voci custodite nel nostro Archivio: racconti che riportano alla luce emozioni, attese e ricordi di chi visse in prima persona quei giorni decisivi. Perché la storia non è fatta solo di date e risultati, ma anche delle esperienze quotidiane di chi l’ha attraversata.

Nel giorno della Festa della Repubblica, vi invitiamo a riscoprire queste memorie e a lasciarvi accompagnare dalle parole di chi ottant’anni fa contribuì a scrivere il futuro del nostro Paese.

Da ieri la piazza di Pieve Santo Stefano è animata da un’insolita attività.Davanti al Piccolo museo del diario sono arri...
29/05/2026

Da ieri la piazza di Pieve Santo Stefano è animata da un’insolita attività.

Davanti al Piccolo museo del diario sono arrivati i mezzi Rai, i tecnici lavorano tra telecamere, cavi e antenne, si provano collegamenti e inquadrature, mentre il paese si prepara ad accogliere una diretta televisiva speciale.

📺 Questa sera, venerdì 29 maggio alle 20.35, Rai3 trasmetterà in diretta da Pieve l’ultima puntata stagionale de Il cavallo e la torre, il programma condotto da Marco Damilano.

In occasione degli ottant’anni della Repubblica italiana e del primo voto delle donne, la serata sarà dedicata ai temi del lavoro, dei diritti, della pace e dei valori della Costituzione.
Temi che attraversano anche molte delle testimonianze conservate dal nostro archivio e che continuano a parlare al presente attraverso le storie delle persone che hanno scelto di affidare qui la propria memoria.

Tra gli ospiti della puntata ci saranno Luciana Castellina ed Edoardo Purgatori, che leggerà alcune testimonianze inedite custodite nel nostro archivio.

▶️ La puntata sarà disponibile anche su RaiPlay.

Vi invitiamo a seguirla e a condividere con noi questa serata speciale, che porterà le storie custodite nel nostro archivio nelle case di tutta Italia.

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Il Piccolo museo del diario fa parte del Sistema Museale “Musei Storia e Memoria del ’900”, una rete di luoghi impegnati nella conservazione e nella trasmissione della memoria del Novecento in Toscana.

28 maggio 1974 - 28 maggio 2026Brescia, Piazza della Loggia.“Improvvisamente mi accorsi che si era fatto tardi, aprii la...
28/05/2026

28 maggio 1974 - 28 maggio 2026
Brescia, Piazza della Loggia.

“Improvvisamente mi accorsi che si era fatto tardi, aprii la finestra per sentire l’eco della manifestazione ed accertarmi se aveva smesso di piovere. In quell’istante udii il boato.
Non sapevo se erano stati i vetri a tremarmi tra le mani o se erano state le mie mani, per lo spavento, a scuotere i vetri.”

Nel diario di Bruna Franceschini la strage di Piazza della Loggia non è soltanto un fatto storico. È un insieme di immagini che continuano a muoversi davanti agli occhi: la piazza che si svuota lentamente, le ambulanze sotto la pioggia, i soccorritori “come fantasmi chini sui corpi esanimi”, la paura di avvicinarsi e riconoscere qualcuno.

E poi l’attesa.

L’attesa di ritrovare il proprio marito vivo, mentre attorno il mondo sembra essersi fermato.

“Quando finalmente lo incontrai, mio marito mi corse incontro e sembrò che uno scroscio di luce venisse ad isolarlo dal resto del mondo: era sano e salvo, lo riabbracciai tremante, in una stretta destinata a rimanere la più intensa della mia storia emotiva.”

La bomba esplosa il 28 maggio 1974 durante la manifestazione antifascista in Piazza della Loggia fece 8 vittime e oltre 100 feriti.

A distanza di 52 anni continuiamo a tornare a queste pagine perché dentro la memoria non restano soltanto le date o i numeri, ma il modo in cui le persone hanno attraversato quei giorni, quel dolore, quella paura.

Dal diario di Bruna Franceschini, pubblicato nel n. 23 di “Primapersona. Percorsi autobiografici”: https://www.attivalamemoria.it/negozio/primapersona-n-23/

Indirizzo

Piazza Amintore Fanfani 14
Pieve Santo Stefano
52036

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 13:00
15:00 - 18:00
Martedì 08:30 - 13:00
15:00 - 18:00
Mercoledì 08:30 - 13:00
15:00 - 18:00
Giovedì 08:30 - 13:00
15:00 - 18:00
Venerdì 08:30 - 13:00
15:00 - 18:00

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