Democrazia Cristiana Piazza Armerina

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11/09/2026

Il 9 settembre 1947 l’Italia era ancora un Paese ferito dalla guerra: fabbriche e infrastrutture distrutte, scarsità di materie prime, povertà e disoccupazione.

Quel giorno il governo di Alcide De Gasperi approvò l’accordo sottoscritto con gli Stati Uniti il 4 luglio per un programma americano di aiuti all’Italia.

Non era ancora il Piano Marshall, ma il segno della stessa volontà bilaterale. Infatti il Piano Marshall vero e proprio, l’European Recovery Program, sarebbe diventato operativo nel 1948 con un obiettivo più ambizioso: ricostruire e modernizzare le economie europee.

Tra il 1948 e il 1952 l’Italia ricevette circa 1,5 miliardi di dollari dell’epoca. Una cifra che, rivalutata semplicemente per l’inflazione, corrisponderebbe oggi a circa una ventina di miliardi di dollari. Il confronto non è perfetto, perché quegli aiuti pesavano molto di più sull’economia italiana di allora.

Ma il confronto con i 194,4 miliardi di euro del PNRR resta impressionante.

La DC utilizzò quella stagione di aiuti all’interno di una strategia di ricostruzione e sviluppo: industria, energia, macchinari, infrastrutture e modernizzazione produttiva. Negli anni successivi sarebbero arrivate autostrade, case, scuole e grandi opere, fino al miracolo economico.

Oggi il PNRR ha messo a disposizione dell’Italia risorse enormi, ma una parte degli interventi è stata frammentata e proprio sulle opere più complesse sono emerse difficoltà.

Lo ha evidenziato anche la Corte dei conti, richiamando criticità nell’attuazione di alcuni interventi, in particolare nei settori ambientale e infrastrutturale, e sottolineando l’importanza di valutarne sostenibilità futura e benefici effettivi.

Ieri l’obiettivo non era spendere. Era ricostruire.

Questa è la lezione più attuale della DC di De Gasperi: non è la quantità di denaro disponibile a cambiare un Paese. È la capacità della politica di scegliere dove portarlo.

11/09/2026
08/09/2026

7 SETTEMBRE 1946. LA DC COSTRUIVA LE ISTITUZIONI DELLA NUOVA ITALIA

L’Italia era uscita da poco dalla guerra. La Repubblica aveva appena iniziato il suo cammino e bisognava decidere come sarebbe stato organizzato lo Stato.

Il 7 settembre 1946, nella Seconda Sottocommissione della Commissione per la Costituzione, sedeva il grande giurista Costantino Mortati, eletto all’Assemblea Costituente nelle file della Democrazia Cristiana e tra i maggiori costituzionalisti italiani.

Quel giorno si discuteva una questione destinata a segnare la Repubblica: una sola Camera o un Parlamento bicamerale?

Mortati sosteneva la necessità di una seconda Camera capace di dare alla rappresentanza politica un’espressione più completa della società.

Dopo una lunga discussione, Mortati, Aldo Bozzi, Pietro Castiglia e Luigi Einaudi concordarono un ordine del giorno che riconosceva la necessità della seconda Camera per dare espressione alle «forze vive della società nazionale».

Era uno dei passaggi del lungo lavoro dal quale sarebbe nato il Parlamento della Repubblica.

Mortati continuò nei mesi successivi a dare un contributo fondamentale alla costruzione della nuova architettura costituzionale italiana.

Questa era la Democrazia Cristiana delle origini: non soltanto amministrare il presente, ma contribuire a costruire le istituzioni destinate a durare nel tempo.

Una lezione che, ottant’anni dopo, conserva tutta la sua forza.

08/09/2026

COMUNICATO STAMPA
Samorì (DC): "Sassonia, la distruzione del ceto medio propellente inesauribile di estremismi"

"Ci si meraviglia molto del risultato dell’Afd in Sassonia e in Germania, quando tutti i partiti al governo o all’opposizione dei principali paesi europei, di fatto hanno generato questa situazione". Lo dichiara Gianpiero Samorì, segretario nazionale della Democrazia Cristiana.

"Alla base c'è una disomogenea e ingiusta distribuzione della ricchezza, attuata tramite l’imposizione fiscale solo a carico di chi lavora e dei ceti medi", spiega Samorì.

E aggiunge: "Il blocco dell’ascensore sociale, particolarmente esasperato dalle scelte degli istituti bancari di fare credito solo a chi ha già soldi, i mancati investimenti sulla scuola, l’istruzione e la cultura, sempre a favore dell’area della finanza, la percezione quasi del disinteresse della garanzia dell’ordine pubblico, che viceversa assume la massima importanza per le classi sociali meno abbienti, hanno funzionato da propellente quasi inesauribile per questi movimenti estremistici, che partono da una base populista e finiscono, come la storia ci insegna, per porsi al servizio dei grandi capitalisti".

"Ecco quindi - conclude il segretario - l’esigenza, per contrastare questi fenomeni, di ridare vigore, benessere e sicurezza al ceto medio e al mondo del lavoro, a scapito di tutti coloro che operano nel settore della finanza e di investire nuovamente, massicciamente, su formazione, scuola e sanità.

Questo è quello che ha fatto la Democrazia Cristiana per cinquant’anni e che ha evitato per un lungo periodo la crescita di questi estremismi".

Indirizzo

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94015

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