10/01/2025
LETTERA APERTA DEL PRESIDENTE
AL BAMBINO DI BETLEMME
COME CANTO DI GRATITUDINE AL TERMINE DELLA ###VI EDIZIONE DEL PRESEPE VIVENTE
Caro Gesù bambino,
che ci sorridi nel volto di Riccardo, di Donato e di Lorenzo e dei loro genitori, tu che ci fai gustare l’eloquente silenzio e ci fai udire la melodia più soave della tenerezza e della generosità, sii laudato per tutte le tue creature. Il cielo nuvoloso ha portato la pioggia su questi viottoli che migliaia di passi hanno calpestato. Oggi il calore del sereno, il silenzio della campagna e i fratelli al lavoro, nella città degli uomini dove si costruisce il nostro presente e si abbozza l’ignoto domani.
Sii laudato per la nostra madre terra, per il robustoso olivo e il carrubo, per le luci nel cielo e lo scintillio del ferro incandescente, per l’acqua sorgiva e il sudore della fronte, per il grano e la farina, per la pala e la stadera. Sii laudato per il fuoco, per la cottura degli alimenti, per la brace nascosta, e pure per l’indomito calore dei giovani e degli uomini e delle donne che volteggiano nel canto come un profumo di mensa, impasto di gioia.
Sii laudato per la pietra e la calcarenite, per le stanze nascoste e la fierezza delle nostre fortificazioni, case di calce, torri di tufo,
abbraccio di pace per gli umani e gli animali; insieme faticarono per l’economia domestica, del massaro e del villano, del vicino e del lontano. Traini e sciaraballe, viaggi e avventure, amore e mercato.
Sii laudato, Altissimo e buon Signore, per tutto l’umano che hai rivestito di bellezza, per tutta la fragilità ricoperta delle tue cure. Sii laudato perché nel grembo di una donna s’è filato il ricamo che unisce il cielo e la terra e nei secoli, ovunque come qui in questa lama, terra che s’interra, tornano a tessersi madri e figli, padri e fratelli. Sii laudato, Dio bambino, per le generazioni e le tradizioni, per le colture e la cultura, che trasmettendo accresce il suo valore.
Sii laudato nella grotta e nel trappeto, alla macina e alla tavola.
Pellegrino sulle mense, frumento macinato, pressato nel dolore, ci ungi di speranza. Fasciato agnello nella grotta, alimento sei del mondo.
Un’asina e un puledro, figlio di bestia da soma, aspettano che tu di loro abbia bisogno. Sarà un giorno, lì a Gerusalemme, che a te li porteranno. Seduto su di essi, re disarmato, annuncerai con grande umiltà la pace che ora è solo canto degli angeli.
Come un abusivo sarai sfrattato e l’asinello fiero di portarti in groppa, muto mirerà calzari di violenti intorno a te in marcia col peso della terra, su un legno grezzo dove farai fiorire il frutto dolce dell’amore.
Caro Gesù bambino, di questo canto che centinaia di sorelle e di fratelli han composto, s’è detto essere una vergogna vivente. Insieme a te, nella corsa tra Erode e Pilato, questa vergogna è vita ed è libertà.
Lama del Trappeto (Pezze di Greco - Fasano), 8 gennaio 2025