15/02/2026
CRONACA EROICA DI UN CARNEVALE BAGNATO (E DI UN PIANO B EVAPORATO CON L'UMIDITÀ).
C’è qualcosa di profondamente poetico nel modo in cui la pioggia riesce sempre a presentarsi agli eventi all’aperto. Una specie di invitato fisso, puntuale, mai sorpreso, mai impreparato. Diversamente da qualcuno.
Quest’anno il Carnevale di Pettineo ha deciso di reinventarsi come esperienza immersiva: niente coriandoli che volano, niente carri, niente bambini in maschera che sfilano. Solo acqua, tanta acqua, e un esercizio collettivo di contemplazione del cielo grigio. Un minimalismo quasi artistico, se non fosse che i protagonisti dovevano essere dei bambini vestiti da supereroi, principesse e dinosauri fluorescenti.
Il dettaglio curioso? Pare che la pioggia sia un fenomeno noto alla scienza da qualche secolo. Alcuni studiosi sostengono addirittura che esistano “previsioni meteo”. Strumenti futuristici che, con giorni di anticipo, riescono a dire cose come: “Probabile precipitazione.” Roba da fantascienza, evidentemente.
E mentre i genitori cercavano di convincere mini-pirati e mini-fate che no, non era colpa loro se la sfilata era saltata, l’organizzazione ha offerto un’alternativa estremamente innovativa: l’attesa. E la speranza. E, per i più fortunati, una corsa verso la macchina sotto la pioggia battente.
Il concetto di “piano B”, del resto, è sopravvalutato. Perché prevedere uno spazio coperto quando si può puntare tutto sull’ottimismo meteorologico? È un approccio audace, quasi filosofico: se credi abbastanza forte nel sole, forse lui arriverà. O forse no. Ma almeno avrai creduto in qualcosa.
I bambini, dal canto loro, hanno dimostrato una resilienza ammirevole. Hanno pianto, certo. Hanno chiesto “perché?”, certo. Ma hanno anche imparato una lezione preziosa sulla vita adulta: a volte organizzi qualcosa, poi piove, e nessuno sa bene cosa fare.
C’è chi dice che il Carnevale sia la festa dell’imprevisto. Quest’anno l’imprevisto era prevedibilissimo, ma questo è un dettaglio tecnico.
Intanto le maschere restano appese negli armadi, i coriandoli nei sacchetti, e i costumi — alcuni pagati quanto una piccola vacanza — attendono il loro momento di gloria. Forse l’anno prossimo. Magari con un tetto. O almeno con un ombrello gigante. O, chissà, con quell’oggetto misterioso chiamato “numerosi locali comunali utilizzabili come alternativa al chiuso”.
Ma non corriamo troppo: un passo alla volta. Magari prima scopriamo che esistono le nuvole.