24/05/2026
Interessante paragone te
Il Piemonte oggi conta circa 4,25 milioni di abitanti distribuiti in quasi 1.180 comuni. Una frammentazione amministrativa enorme, soprattutto se confrontata con territori europei comparabili. La Sassonia, Land industriale tedesco con una popolazione simile, ha circa 4 milioni di abitanti ma appena 420 comuni. Il Baden-Württemberg, una delle locomotive economiche d’Europa con oltre 11 milioni di abitanti, ha quasi lo stesso numero di comuni del Piemonte.
Questo significa una cosa molto semplice: il nostro sistema territoriale è strutturalmente inefficiente. Troppi micro-enti, troppi costi fissi, troppa duplicazione amministrativa per territori che spesso condividono già servizi, scuole, infrastrutture, mobilità e mercato del lavoro. Nel frattempo la capacità fiscale si riduce, i trasferimenti pubblici diminuiscono e i comuni più piccoli sopravvivono sempre più grazie a contributi straordinari e logiche emergenziali.
Il problema non è identitario, ma competitivo. Un territorio frammentato pianifica peggio, investe peggio e attrae meno capitali. Diventa più difficile costruire trasporto pubblico efficiente, digitalizzazione, housing, sviluppo industriale e servizi moderni. Nel mondo reale le aree urbane e produttive funzionano ormai come sistemi integrati, mentre gran parte della governance piemontese continua a ragionare con confini amministrativi pensati un secolo fa.
Per questo serve una riforma seria. Non importa come: fusioni, unioni strutturali o patti territoriali forti. Ma il Piemonte deve avere il coraggio di ridurre almeno di un terzo il numero dei comuni nei prossimi anni. Non per cancellare identità locali, ma per salvare sostenibilità finanziaria, efficienza amministrativa e competitività del territorio. Perché continuare a mantenere l’attuale struttura significa semplicemente consumare risorse pubbliche per tenere in piedi un sistema che non riesce più a reggersi da solo.