10/01/2026
Solitamente si prova gioia quando si raggiunge un obiettivo, quando si ottiene un risultato positivo per qualcuno, quando si riesce a soddisfare un bisogno o a risolvere un problema.
È una soddisfazione che si legge negli occhi, soprattutto in quelli di un amministratore, quando riesce a dare risposte concrete alla collettività o anche solo a una certa categoria di persone.
In entrambi i casi, quando si migliorano le condizioni di vita di qualcuno, dovrebbe esserci orgoglio.
E allora ci chiediamo: per quale motivo una certa politica esulta per la firma di un accordo come il Mercosur, quando tutte le associazioni di categoria, in tante piazze italiane, sono unite nel manifestare e nel protestare contro di esso?
Una protesta che, tra l’altro, non riguarda solo l’Italia, ma si estende anche ad altri Stati della Comunità Europea, i quali hanno espresso un no chiaro e netto alla firma di questo accordo.
Dal nostro punto di vista, la spiegazione sta nel fatto che chi doveva decidere ha scelto una direzione che non risponde alle esigenze di una categoria fondamentale, in questo caso quella degli agricoltori. E da qui nasce una domanda ancora più inquietante: c’è stato davvero un confronto con le associazioni di categoria? C’è stato un dialogo reale con i diretti interessati, un tavolo di discussione per valutare la bontà o meno di questo accordo e per capire come difendere concretamente gli agricoltori, tutelando davvero il Made in Italy?
Oppure la decisione è stata presa altrove, da persone lontane dalla realtà, da chi forse non sa cosa significhi fare agricoltura, da chi non conosce il valore di un mercato a chilometro zero, da chi non ha mai coltivato un campo o allevato un animale.
Da chi forse non è neanche mai andato a fare la spesa, perché gliel’hanno fatta gli altri scegliendo i prodotti più belli, le mele più lucide, le pesche più grandi e magari il prezzo più conveniente…
Politici che non sanno cosa voglia dire alzarsi alle 5 del mattino per mungere vacche italiane e produrre latte italiano. Che non conoscono il vero rischio d’impresa di un’azienda agricola, un rischio che non consiste solo nello sperare che, dalla semina alla vendita, eventi atmosferici non distruggano il raccolto, ma anche nel dover sperare che chi governa non comprometta per sempre la qualità e il valore del proprio lavoro con accordi assurdi e lontani dalla realtà, come il Mercosur.
Ed è proprio questa distanza, questa mancanza di ascolto, che oggi preoccupa più di ogni altra cosa.