01/05/2026
PRIMO MAGGIO: CAMBIAMO TUTTO! PER I LAVORATORI E LE LAVORATRICI, NON CERTO PER IMPRESE E “PRENDITORI”!
In Italia chi lavora se la passa sempre peggio.
Dal Governo Meloni possono strombazzare tutta la propaganda che vogliono sui record dell’occupazione (veri, ma legati, ad esempio, anche all’allungamento dell’età pensionabile), ma la realtà dice ben altro a chi la vive ogni santo giorno.
Lavoro povero e poverissimo innanzitutto. Oggi lavori, anche a tempo pieno, e puoi trovarti sotto la soglia di povertà. Quel che fino a poco tempo fa era inimmaginabile, è diventato realtà per settori sempre più ampi di classe lavoratrice.
Solo negli anni del Governo Meloni, dal 2022 a oggi, il potere d’acquisto reale è crollato del 7,2% (a causa di un’inflazione cumulata del 17,4%).
Di fronte a questa piaga, c’è bisogno urgente di alzare i salari. Con l’introduzione di un salario minimo, ad esempio. Ma anche in questo nuovo decreto che il Governo vara proprio il 1 maggio – per sottrarci la giornata internazionale dei lavoratori e delle lavoratrici – non ce n’è traccia.
Il decreto, infatti, più che “decreto lavoro” è un “decreto imprese”, visto che presenta i soliti bonus per le aziende che vorranno assumere. Centinaia di milioni di euro che verranno regalati a imprese: eccolo il vero Sussidistan italiano di cui parlava qualche tempo fa Confindustria.
Il problema, però, non è solo questo Governo. Dalle parti delle opposizioni parlamentari, che pure tanto hanno strombazzato le delibere sul salario minimo approvate in diversi Comuni, la verità è che nemmeno in quelli amministrati dalle nuove star del centrosinistra se ne vede l’ombra. Manco col binocolo, visto che i bandi che avrebbero dovuto recepire il salario minimo non l’hanno fatto. Un bluff che bene anticipa che alternativa a Meloni hanno in mente dalle parti di PD, M5S e AVS...
E se gli stipendi si impoveriscono sempre più a causa dell’aumento dei prezzi, questo Governo non ha approvato mezzo provvedimento per impedire la speculazione e redistribuire le rendite e i profitti di chi anche in questi anni ha accumulato miliardi di euro.
Anzi, con il quadro internazionale che peggiora, l’arma che hanno in testa leader politici, centri economici e di potere mediatico, è la maledetta austerità che ci affligge ormai da decenni. L’austerità significa un ulteriore travaso di ricchezza dalle tasche di lavoratori e lavoratrici a quelle delle imprese, dietro la retorica della competizione internazionale, del treno da non perdere, del così fan tutti…
Eppure le possibilità di imboccare un’altra strada ci sono tutte.
Siamo arrivati a livelli di produttività inimmaginabili solo pochi decenni fa eppure continuiamo a lavorare le stesso numero di ore dei nostri bisnonni dell’inizio del XX secolo. Mai si è prodotta così tanta ricchezza, che però rimane nelle tasche di pochissimi.
È l’ora di riprenderci quel tempo e quella ricchezza.
Di smetterla di foraggiare un complesso militare-industriale che fa soldi sulla pelle dei nostri popoli.
Di tassare i grandi patrimoni, le grandi imprese finanziarie, dell’energia, della logistica.
Di una settimana lavorativa di 32 ore settimanali a parità di salario.
Di un salario minimo finalmente dignitoso, di almeno 12€ l’ora.
È il tempo di cambiare tutto, di conquistare un futuro felice per noi e per la nostra gente.