03/07/2026
La Casa Internazionale delle Donne di Perugia, come neonata realtà associativa fondata sui valori del femminismo e del transfemminismo, esprime il suo dissenso per l'attivazione della "Culla per la vita" in prossimità dell'Ospedale Santa Maria della Misericordia, ma esterna ad esso, che richiama inevitabilmente la memoria storica di quella Ruota degli Esposti inventata nel XII secolo.
In questo modo, e in assenza di politiche realmente dedicate alla salute ed i diritti delle donne, si consente che gestante e nasciturə vengano ignoratə per 9 mesi dalle istituzioni. Eppure le donne non restano incinte da
sole, non conducono a termine la gestazione da sole, non partoriscono da sole.
Questo accade nella nostra regione nonostante in Italia il tema della tutela della maternità e della protezione delle/dei neonatə, nel rispetto della dignità di entrambə, sia garantito dal parto in anonimato, una procedura espressamente prevista dal DPR n. 396 del 3 novembre 2000, all’art. 30, comma 2, il quale consente alla
donna di partorire in ospedale senza dichiarare la propria identità, affidando il neonato alla struttura sanitaria che attiva il percorso di tutela e adozione.
Si tratta di una misura che garantisce assistenza clinica, riservatezza, sicurezza e continuità di cura, proteggendo sia la salute della madre che quella delle/del bambinə. Infatti, il parto in anonimato assicura la protezione della struttura sanitaria e l’attivazione del percorso previsto dall’ordinamento, senza esporre lə neonatə a rischi legati a tempi, luoghi o modalità non assistite.
Ma soprattutto consente di intercettare il bisogno clinico, psicologico e sociale prima che la donna resti sola, garantendo assistenza ostetrica, supporto medico immediato e presa in carico, riducendo i rischi per madre e neonatə.
La culla, pur nata con finalità di salvataggio, interviene invece a valle di una situazione di isolamento già consumata, e non può sostituire la funzione preventiva, clinica e sociale del parto protetto in ospedale.
Inoltre queste “culle per la vita” non sono disciplinate da una normativa organica nazionale specifica e sono il frutto di iniziative locali o associative che quando incontrano il sostegno delle Istituzioni si traducono in una scelta politica molto divisiva. Proprio per questo, il loro utilizzo non dovrebbe oscurare il canale
istituzionale più tutelante, che resta il parto in ospedale in anonimato.
E’ con profonda amarezza che dobbiamo constatare che le “culle per la vita” diventano l’alibi perfetto per una società che cancella deliberatamente le donne, mettendo al centro solo il prodotto del concepimento e
ne cancella desideri e bisogni. Per scegliere di mettere al mondo figli sono necessarie condizioni economiche e sociali, la prospettiva di una vita degna, di un mondo migliore.
Per queste ragioni, chiediamo alla Regione di rafforzare in modo visibile i percorsi di informazione, orientamento e presa in carico sul parto in anonimato, attraverso consultori, punti nascita, servizi territoriali e campagne di comunicazione accessibili e non stigmatizzanti.
Chiediamo inoltre alla Rai regionale di contribuire a una narrazione corretta, non ideologica e non ambigua, evitando messaggi che possano indebolire la conoscenza di un diritto già previsto dalla legge e disponibile in sicurezza per ogni donna, anche minorenne.
La vera tutela non consiste nel moltiplicare soluzioni emergenziali, ma nel rendere effettivamente accessibile il percorso istituzionale che consente alla donna di non essere lasciata sola e al neonatə di essere protettə fin dall’inizio. Parlare di questo tema con rigore significa difendere insieme la salute pubblica, la responsabilità sociale e il valore della cura.
Come transfem avevamo già trattato questa tematica, anche con uno scambio di mail con il comune, mettendo in chiaro tutte le problematiche connesse all' introduzione della culla per la vita.
Richieste rimaste inascoltate.
Qui il link del primo post sulla culla: https://www.facebook.com/share/p/1Gf35EGMVd/
UDI Perugia - Unione Donne in Italia
Liberamente Donna ETS
Dalla legge 194 sull’aborto alla culla per la vita: il balzo indietro.
Apprendiamo con stupore che l’Assemblea Legislativa della Regione Umbria ha approvato una mozione sul tema delle cosiddette “culle per la vita”, mentre il Comune di Perugia discuterà il prossimo 26 maggio l’ordine del giorno che ne propone la sua riattivazione, benché già sperimentata nel territorio, mai usata e non regolamentata a livello nazionale. Una scelta che in entrambi i casi vede l'imprevedibile convergenza di consiglieri di maggioranza e di opposizione.
Il contesto attuale regola esclusivamente la sacrosanta possibilità di scelta del parto in anonimato nei presidi ospedalieri, dove possano essere assicurate le cure necessarie a partoriente e nasciturə (come previsto dal DPR 396/2000, art. 30, comma 2). Dal momento che il parto in casa non è previsto dalla normativa umbra (la proposta di legge regionale Dottorini del 2010 non è mai stata approvata) - salvo per chi ha il privilegio economico di garantirsi un’équipe medica privata - chi usufruirebbe delle “culle per la vita”? Sono strumenti non regolamentati da alcuna legge, privi di protocolli univoci d’uso e manutenzione. Ancora, la loro mappatura (incompleta e non esaustiva) mostra come siano generalmente dislocate per iniziative private di movimenti pro vita e antiabortisti, anche in luoghi di culto.
Il tema, inoltre, è legato anche al benessere della donna: in quale contesto una donna partorirebbe in casa (pagando migliaia di euro) per uscire e lasciare lə nasciturə presso un luogo sponsorizzato e acclamato dalla stampa? Si può dedurre che il movimento per la vita fa della natalità una questione di principio, dimostrando poco interesse sia allə neonatə che alla partoriente, che non vedono garantite né tutela, né anonimato, né cura. Ma quale donna si sentirebbe protetta e curata a queste condizioni? La continua insistenza dei rappresentanti politici su questo tema dimostra come non si tratti di un servizio alla comunità, bensì del simbolo ideologico che stigmatizza la libera scelta di ogni donna sulla propria maternità.
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