Biblioteca delle Donne "Laura Cipollone"

Biblioteca delle Donne "Laura Cipollone" Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Biblioteca delle Donne "Laura Cipollone", Biblioteca, Centro per le pari opportunità della Regione Umbria/Via Mazzini, 21, Perugia.

La Biblioteca delle Donne "Laura Cipollone" - servizio del CENTRO PARI OPPORTUNITA' della Regione Umbria - ha l'obiettivo di diffondere e incentivare la produzione letteraria, artistica e scientifica femminile. La Biblioteca delle donne "Laura Cipollone" è un servizio del Centro per le pari opportunità della Regione Umbria e ha l'obiettivo di diffondere e incentivare la produzione letteraria, artistica e scientifica femminile, di divulgare i saperi delle donne e di promuovere il dibattito intorno a questi temi. Dispone di documentazione e riviste specializzate, di un vasto patrimonio librario (oltre 9.000 volumi) suddiviso in differenti aree tematiche, concernente la produzione artistico-letteraria, filosofica, scientifica femminile, la storia delle donne, il pensiero della differenza, la cultura di genere e di pari opportunità, il femminismo e i movimenti delle donne. Promuove e organizza attività culturali, presentazioni di libri e riviste, iniziative editoriali, dibattiti, con particolare attenzione alla produzione delle donne umbre; rivolge la sua attività prevalentemente a studentesse, studenti e docenti dell'Università, all'associazionismo femminile e alle scuole proponendosi come luogo in cui le/gli utenti hanno non solo l'opportunità di leggere, fare ricerche, aggiornarsi, ma anche di incontrarsi, suggerire iniziative ed assumere un ruolo attivo. SERVIZI OFFERTI
- consultazione libri e periodici
-prestito a domicilio con tessere di iscrizione
-prestito interbibliotecario
-consulenze bibliografiche per ricerche e tesi di laurea
catalogo on-line

«𝐼𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑣𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑎, 𝑐𝑖𝑜𝑒̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑎 𝑚𝑖 𝑒𝑟𝑎 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑛...
16/09/2026

«𝐼𝑙 𝑚𝑖𝑜 𝑟𝑎𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑖𝑙 𝑚𝑜𝑛𝑑𝑜 𝑝𝑎𝑠𝑠𝑎𝑣𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑎, 𝑐𝑖𝑜𝑒̀ 𝑐ℎ𝑒 𝑙𝑎 𝑝𝑎𝑟𝑜𝑙𝑎 𝑠𝑐𝑟𝑖𝑡𝑡𝑎 𝑚𝑖 𝑒𝑟𝑎 𝑛𝑒𝑐𝑒𝑠𝑠𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑝𝑒𝑟 𝑒𝑠𝑠𝑒𝑟𝑒 𝑖𝑛 𝑟𝑒𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑎𝑣𝑣𝑒𝑟𝑜 𝑐𝑜𝑛 𝑙𝑎 𝑣𝑖𝑡𝑎.»

Ci piace ricordare oggi, nel giorno della sua nascita, 𝗘𝗹𝗶𝘀𝗮𝗯𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗥𝗮𝘀𝘆, scrittrice, saggista e giornalista, una voce che da molti decenni attraversa la letteratura, l’arte e la storia delle donne.

Nata a Roma il 16 settembre 1947, Rasy si è formata negli anni del femminismo e, nel 1974, ha fondato insieme a Manuela Fraire, Anne Marie Sauzeau Boetti e Maria Caronia le 𝗘𝗱𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗗𝗼𝗻𝗻𝗲, esperienza editoriale nata intorno al movimento femminista e alla necessità di dare spazio a libri, pensieri e parole che troppo spesso restavano ai margini.

Il rapporto fra donne e scrittura è rimasto uno dei fili più riconoscibili del suo lavoro. Già in 𝗟𝗮 𝗹𝗶𝗻𝗴𝘂𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝘂𝘁𝗿𝗶𝗰𝗲 e soprattutto in 𝗟𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝗲𝘁𝘁𝗲𝗿𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮, Rasy si interrogava sulla lunga e complessa storia attraverso cui le donne hanno conquistato la possibilità di prendere la parola e di essere riconosciute come autrici.

Il suo sguardo non si è fermato alla letteratura. Nei suoi libri ha raccontato scrittrici e artiste, cercando nelle loro vite ciò che spesso rimane nell’ombra: la parte inquieta, contraddittoria, privata di un’esistenza creativa. Da 𝗥𝗶𝘁𝗿𝗮𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗼𝗿𝗮 a 𝗟𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗼𝗯𝗯𝗲𝗱𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶, fino a 𝗟𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗶𝘀𝗰𝗿𝗲𝘁𝗲, dedicato a cinque fotografe del Novecento, il suo lavoro ha riportato alla luce figure diverse, lontane da ogni idea di modello unico di donna o di artista.

E poi ci sono i romanzi, da 𝗟𝗮 𝗽𝗿𝗶𝗺𝗮 𝗲𝘀𝘁𝗮𝘀𝗶 a 𝗣𝗼𝘀𝗶𝗹𝗹𝗶𝗽𝗼, da 𝗟𝗮 𝘀𝗰𝗶𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗮𝗱𝗱𝗶𝗶 a 𝗟’𝗲𝘀𝘁𝗿𝗮𝗻𝗲𝗮, nei quali la scrittura si fa spesso memoria, esplorazione dell’identità, rapporto con gli altri e con il tempo.

Forse è proprio questo il tratto che più ci interessa della sua opera: la convinzione che leggere e scrivere non siano gesti separati dalla vita, ma modi per avvicinarsi a ciò che ancora non sappiamo nominare. E che tornare alle storie delle donne significhi anche restituire loro complessità, desideri, contraddizioni e libertà.

🌹𝗕𝘂𝗼𝗻 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝗮𝗻𝗻𝗼, 𝗘𝗹𝗶𝘀𝗮𝗯𝗲𝘁𝘁𝗮 𝗥𝗮𝘀𝘆.

«𝑳’𝒊𝒎𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒖𝒐̀ 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒂𝒄𝒄𝒂𝒅𝒖𝒕𝒐, 𝒒𝒖𝒊𝒏𝒅𝒊 𝒍’𝒊𝒎𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒅𝒆𝒗𝒆 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆, 𝒏𝒐𝒏𝒐𝒔𝒕𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒍𝒆 𝒂𝒑𝒑𝒂𝒓𝒆𝒏𝒛𝒆.»📚C’è sempr...
15/09/2026

«𝑳’𝒊𝒎𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒑𝒖𝒐̀ 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒂𝒄𝒄𝒂𝒅𝒖𝒕𝒐, 𝒒𝒖𝒊𝒏𝒅𝒊 𝒍’𝒊𝒎𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆 𝒅𝒆𝒗𝒆 𝒆𝒔𝒔𝒆𝒓𝒆 𝒑𝒐𝒔𝒔𝒊𝒃𝒊𝒍𝒆, 𝒏𝒐𝒏𝒐𝒔𝒕𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒍𝒆 𝒂𝒑𝒑𝒂𝒓𝒆𝒏𝒛𝒆.»

📚C’è sempre qualcosa che non torna nei libri di 𝐀𝐠𝐚𝐭𝐡𝐚 𝐂𝐡𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐞. Una porta chiusa, un’ora che non coincide, una frase pronunciata troppo in fretta, qualcuno che sembra sapere più di quanto dovrebbe. E intorno, quasi sempre, una casa: il luogo in cui le persone si incontrano, si osservano, si conoscono e qualche volta si nascondono.

Christie conosceva bene quella zona d’ombra che può aprirsi nella normalità. I suoi delitti raramente arrivano da un mondo lontano: nascono dentro famiglie, amicizie, eredità, amori, rancori. È forse per questo che i suoi romanzi continuano a inquietare, anche quando conosciamo già la soluzione. Il mistero non è soltanto scoprire chi ha ucciso, ma capire quanto poco sappiamo delle persone che crediamo di conoscere.

🔎E poi ci sono loro: 𝐻𝑒𝑟𝑐𝑢𝑙𝑒 𝑃𝑜𝑖𝑟𝑜𝑡 con la sua logica quasi geometrica, e 𝑀𝑖𝑠𝑠 𝑀𝑎𝑟𝑝𝑙𝑒, che osserva il mondo dalla sua tranquilla prospettiva di donna anziana. Miss Marple sa che i piccoli paesi non sono affatto innocenti e che dietro le buone maniere possono nascondersi passioni, ambizioni e crudeltà. La sua arma più sottile è proprio quella che gli altri tendono a non prendere sul serio: l’attenzione.

Forse è questo che ci riporta ancora ai libri di Agatha Christie: la sensazione che, dietro ciò che appare ordinario, ci sia sempre una storia da ascoltare. E che osservare bene sia già, in qualche modo, un modo di leggere il mondo.

𝐀𝐠𝐚𝐭𝐡𝐚 𝐂𝐡𝐫𝐢𝐬𝐭𝐢𝐞 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞𝐯𝐚 𝐢𝐥 𝟏𝟓 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐞𝐦𝐛𝐫𝐞 𝟏𝟖𝟗𝟎.

❝𝘐𝘭 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦 è 𝘱𝘰𝘭𝘪𝘵𝘪𝘤𝘰.❞Il 14 settembre 1934 nasceva a Saint Paul, nel Minnesota, 𝗞𝗮𝘁𝗲 𝗠𝗶𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁, scrittrice, artista e ...
14/09/2026

❝𝘐𝘭 𝘱𝘦𝘳𝘴𝘰𝘯𝘢𝘭𝘦 è 𝘱𝘰𝘭𝘪𝘵𝘪𝘤𝘰.❞

Il 14 settembre 1934 nasceva a Saint Paul, nel Minnesota, 𝗞𝗮𝘁𝗲 𝗠𝗶𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁, scrittrice, artista e attivista femminista che avrebbe contribuito a cambiare il modo in cui il rapporto fra donne e uomini veniva letto e nominato.

Quando nel 1970 uscì 𝘓𝘢 𝘱𝘰𝘭𝘪𝘵𝘪𝘤𝘢 𝘥𝘦𝘭 𝘴𝘦𝘴𝘴𝘰, Millett portò dentro la letteratura una domanda che andava ben oltre i libri: che cosa accade quando anche l'amore, il desiderio, la sessualità diventano luoghi nei quali si esercita il potere?

Leggendo D. H. Lawrence, Henry Miller, Norman Mailer, Millett cercò nelle parole degli scrittori le tracce di un ordine più antico, quello nel quale il corpo delle donne è raccontato, desiderato e posseduto attraverso uno sguardo maschile. E mostrò che la cultura non è mai innocente quando continua a dare per naturale una relazione di dominio.

Fu una scrittura che aprì una porta. Dall'altra parte c'erano la famiglia, il matrimonio, il desiderio, il corpo, la maternità, la sessualità: tutto ciò che per secoli era stato considerato troppo privato per diventare politica.

𝗠𝗶𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁 𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗿𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗮𝘁𝘁𝗿𝗮𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮𝗿𝗲 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮.

Nei suoi libri avrebbe continuato a raccontare le donne, l'amore fra donne, il movimento femminista, il viaggio in Iran e il difficile rapporto con la psichiatria. La sua scrittura rimase sempre legata alla necessità di mettere in discussione le forme di potere che agiscono sui corpi e sulle vite delle donne.

Forse è questo che rende ancora viva la sua voce: l'idea che non esista una separazione così netta fra ciò che accade nel mondo e ciò che accade dentro di noi. Che anche una stanza, un letto, un corpo possano diventare luoghi politici.

E che dare un nome al potere sia già un modo per cominciare a sottrargli qualcosa.

𝗞𝗮𝘁𝗲 𝗠𝗶𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁 nasceva oggi, nel 1934. La sua voce continua a interrogarci.

𝗟’𝗔𝘀𝘀𝗲𝗺𝗯𝗹𝗲𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗣𝗮𝗿𝗶 𝗢𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗨𝗺𝗯𝗿𝗶𝗮 esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Emma Boni...
11/09/2026

𝗟’𝗔𝘀𝘀𝗲𝗺𝗯𝗹𝗲𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗲𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗣𝗮𝗿𝗶 𝗢𝗽𝗽𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗥𝗲𝗴𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗨𝗺𝗯𝗿𝗶𝗮 esprime il proprio cordoglio per la scomparsa di Emma Bonino, figura che ha attraversato decenni della storia italiana e che ha legato una parte importante del proprio impegno alle battaglie per la libertà e l’autodeterminazione delle donne.

Il suo nome è indissolubilmente legato alla lunga battaglia per la libertà di scelta e per il riconoscimento dell’interruzione volontaria di gravidanza come diritto. Negli anni in cui l’aborto clandestino rappresentava una realtà drammatica per moltissime donne, Bonino contribuì a portare quella realtà alla luce, mettendo al centro del dibattito pubblico la possibilità per ogni donna di decidere del proprio corpo e della propria vita.

𝗤𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮 𝘀𝗶 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗿𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗮𝗺𝗽𝗶𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗳𝗲𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝗺𝗼 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼: una storia fatta di mobilitazioni, conflitti e prese di parola che hanno rivendicato per le donne non soltanto la parità formale, ma la possibilità concreta di essere libere di scegliere, di vivere il proprio corpo senza imposizioni e di partecipare pienamente alla vita sociale e politica.

Nel corso della sua attività, Bonino ha continuato a occuparsi di diritti delle donne anche su scala internazionale, dalla lotta contro le mutilazioni genitali femminili alla difesa dei diritti umani, mantenendo al centro il principio che la libertà delle donne non possa essere separata dalla libertà e dalla dignità di ogni persona.

𝗟’𝗔𝘀𝘀𝗲𝗺𝗯𝗹𝗲𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗖𝗣𝗢 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮 𝗰𝗼𝗻 𝗿𝗶𝘀𝗽𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗰𝗶𝘃𝗶𝗹𝗲 𝗲 𝗽𝗼𝗹𝗶𝘁𝗶𝗰𝗮, consapevole che molte delle libertà conquistate dalle donne sono il risultato di battaglie che hanno richiesto coraggio, esposizione personale e capacità di mettere in discussione ciò che sembrava immutabile.

Alla sua famiglia e a tutte le persone che le sono state vicine, l’Assemblea del Centro Pari Opportunità della Regione Umbria esprime la propria vicinanza.

❝ 𝘓𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘷𝘰𝘤𝘦 𝘦̀ 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘵𝘢̀. ❞— Giuni Russo🎶 𝗜𝗲𝗿𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘃𝗮 𝗹𝗮 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗚𝗶𝘂𝗻𝗶 𝗥𝘂𝘀𝘀𝗼, una delle voci più originali...
08/09/2026

❝ 𝘓𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘷𝘰𝘤𝘦 𝘦̀ 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘭𝘪𝘣𝘦𝘳𝘵𝘢̀. ❞
— Giuni Russo

🎶 𝗜𝗲𝗿𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘃𝗮 𝗹𝗮 𝗻𝗮𝘀𝗰𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗚𝗶𝘂𝗻𝗶 𝗥𝘂𝘀𝘀𝗼, una delle voci più originali e inconfondibili della musica italiana. Un’artista che non ha mai amato stare dentro i confini di un genere e che, nel corso della sua vita, ha seguito una ricerca musicale sempre più personale, dalla canzone pop alla sperimentazione, fino alla musica sacra.

Per ricordarla abbiamo realizzato un 𝘷𝘪𝘥𝘦𝘰-𝘳𝘢𝘤𝘤𝘰𝘯𝘵𝘰 che ripercorre alcuni momenti della sua vita e del suo percorso artistico. Un modo per avvicinarsi a Giuni, per chi la conosce già e per chi, invece, deve ancora incontrarla.

Non un racconto definitivo, ma un invito ad ascoltarla, a conoscerne la storia e a lasciarsi incuriosire da un’artista che merita di essere riscoperta.

📚 E per continuare questo incontro, nella nostra Biblioteca delle Donne potete trovare anche il libro di 𝗕𝗶𝗮𝗻𝗰𝗮 𝗣𝗶𝘁𝘇𝗼𝗿𝗻𝗼, 𝙂𝙞𝙪𝙣𝙞 𝙍𝙪𝙨𝙨𝙤: 𝙙𝙖 𝙐𝙣’𝙚𝙨𝙩𝙖𝙩𝙚 𝙖𝙡 𝙢𝙖𝙧𝙚 𝙖𝙡 𝘾𝙖𝙧𝙢𝙚𝙡𝙤: un’occasione per andare oltre le canzoni e conoscere più da vicino la donna, l’artista e la sua ricerca.

🎥 𝗖𝗼𝗺𝗶𝗻𝗰𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗱𝗮𝗹 𝘃𝗶𝗱𝗲𝗼 https://www.youtube.com/watch?v=VL5t98g28vY
📖 𝗜𝗹 𝗿𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗽𝘂𝗼̀ 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗶𝗻𝘂𝗮𝗿𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗹𝗲 𝗽𝗮𝗴𝗶𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗹𝗶𝗯𝗿𝗼.

Enjoy the videos and music you love, upload original content, and share it all with friends, family, and the world on YouTube.

❝ 𝘐𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢. 𝘐𝘰 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢. ❞— Carla Lonzi𝐂𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐋𝐨𝐧𝐳𝐢 non è una figura che si lascia r...
08/09/2026

❝ 𝘐𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢. 𝘐𝘰 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘧𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘢. ❞
— Carla Lonzi

𝐂𝐚𝐫𝐥𝐚 𝐋𝐨𝐧𝐳𝐢 non è una figura che si lascia raccontare facilmente. E forse è proprio questo il motivo per cui vale ancora la pena incontrarla.

Critica d’arte, scrittrice, femminista, è stata una delle voci più radicali del femminismo italiano. Con le sue parole ha messo in discussione il rapporto tra donne e uomini, il potere, la cultura, il corpo, il desiderio. E ha aperto domande che non hanno ancora smesso di interrogarci.

🎥 Abbiamo realizzato un video-racconto per avvicinarci a Carla Lonzi, alla sua storia e al suo pensiero. Non per raccontarla tutta - sarebbe impossibile - ma per offrire un primo incontro, suscitare curiosità e invitare ad andare oltre.

📚 Perché dopo il video ci sono le sue parole. Ci sono i suoi libri, le sue pagine, le sue idee. E ve**re a scoprirla attraverso i suoi libri, qui, nella nostra Biblioteca delle Donne, può essere il passo successivo.

Questo video è un invito a conoscerla.
E, magari, a lasciarsi ve**re voglia di leggerla.



Carla Lonzi (Firenze, 1931 – Milano, 1982) è stata una critica d'ar...

❝ 𝘐 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘥𝘰𝘯𝘯𝘦 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘪 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪. ❞🌍 𝗜𝗹 𝟰 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟭𝟵𝟵𝟱, 𝗮 𝗣𝗲𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼, 𝗹𝗲 𝘃𝗼𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗲𝗻𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶 ...
04/09/2026

❝ 𝘐 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘥𝘰𝘯𝘯𝘦 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘥𝘪𝘳𝘪𝘵𝘵𝘪 𝘶𝘮𝘢𝘯𝘪. ❞

🌍 𝗜𝗹 𝟰 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗲𝗺𝗯𝗿𝗲 𝟭𝟵𝟵𝟱, 𝗮 𝗣𝗲𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼, 𝗹𝗲 𝘃𝗼𝗰𝗶 𝗱𝗶 𝗺𝗶𝗴𝗹𝗶𝗮𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗲𝗻𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝘀𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗿𝗼𝗰𝗶𝗮𝗿𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗮 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗺𝗲𝘀𝘀𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗽𝗼𝘁𝗲𝘃𝗮 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗿𝗶𝗺𝗮𝗻𝗱𝗮𝗿𝗲: 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝘂𝗻 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗹’𝘂𝗴𝘂𝗮𝗴𝗹𝗶𝗮𝗻𝘇𝗮 𝗱𝗶 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗲 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗶𝗼 𝗱𝗮 𝗮𝗳𝗳𝗲𝗿𝗺𝗮𝗿𝗲.

Si apriva la 𝗤𝘂𝗮𝗿𝘁𝗮 𝗖𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗡𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗨𝗻𝗶𝘁𝗲 𝘀𝘂𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲, uno degli appuntamenti più importanti nella storia internazionale dei diritti delle donne. Oltre 17.000 persone parteciparono ai lavori ufficiali, mentre nel vicino Forum delle ONG di Huairou si riunirono circa 30.000 persone tra attiviste, rappresentanti di associazioni e organizzazioni della società civile.

🔥 𝗣𝗲𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼 𝗳𝘂 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗹𝘂𝗼𝗴𝗼 𝗶𝗻 𝗰𝘂𝗶 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝘃𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗶𝗻𝘁𝗲𝗿𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼̀ 𝗰𝗼𝗻 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗮 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗲 𝗮𝗻𝗮𝗹𝗶𝘀𝗶 𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗲 𝗯𝗮𝘁𝘁𝗮𝗴𝗹𝗶𝗲. Non si trattava semplicemente di chiedere alle istituzioni maggiori opportunità per le donne, ma di mettere in discussione le strutture sociali, economiche e culturali che producevano e continuavano a riprodurre la disuguaglianza.

Da quella mobilitazione nacque la 𝗗𝗶𝗰𝗵𝗶𝗮𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗲 𝗣𝗶𝗮𝘁𝘁𝗮𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗱’𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗣𝗲𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼, adottata da 189 governi e destinata a diventare uno dei principali riferimenti internazionali per l’uguaglianza di genere.

La sua forza stava anche nella capacità di leggere la condizione delle donne nella sua complessità. La Piattaforma individuava infatti dodici aree critiche sulle quali interve**re: dalla 𝗽𝗼𝘃𝗲𝗿𝘁𝗮̀ all’𝗶𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, dalla 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 ai 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝘀𝗲𝘀𝘀𝘂𝗮𝗹𝗶 𝗲 𝗿𝗶𝗽𝗿𝗼𝗱𝘂𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶, dalla 𝘃𝗶𝗼𝗹𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 alla condizione delle donne nei 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗹𝗶𝘁𝘁𝗶 𝗮𝗿𝗺𝗮𝘁𝗶, dal 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 e dall’autonomia economica alla partecipazione ai 𝗽𝗿𝗼𝗰𝗲𝘀𝘀𝗶 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶.

E ancora i 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗶 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲, il ruolo delle 𝗶𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶, la rappresentazione nei 𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮, il rapporto tra donne e 𝗮𝗺𝗯𝗶𝗲𝗻𝘁𝗲 e, con particolare attenzione, i diritti delle 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗲. Dodici dimensioni diverse, unite dalla stessa consapevolezza: la discriminazione non è un destino naturale, ma il risultato di rapporti di potere e di strutture che possono essere trasformati.

🌱 𝗘 𝗳𝗼𝗿𝘀𝗲 𝗲̀ 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗿𝗮𝗱𝗶𝗰𝗮𝗹𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗲𝗿𝗲𝗱𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗶 𝗣𝗲𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼.

Le donne riunite nel 1995 non chiedevano semplicemente di trovare un posto dentro un mondo costruito da altri. Chiedevano di poterlo cambiare: di decidere del proprio corpo e della propria vita, di avere accesso al sapere, al lavoro, alle risorse e al potere, di vivere libere dalla violenza e di essere riconosciute pienamente come soggetti politici.

Sono passati trentuno anni e quella Piattaforma continua a interrogarci, perché molte delle questioni che allora furono portate al centro dell’agenda internazionale - la violenza, l’autonomia economica, il lavoro di cura, la rappresentanza, l’autodeterminazione, il diritto alla salute - sono ancora questioni aperte.

𝗥𝗶𝗰𝗼𝗿𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗣𝗲𝗰𝗵𝗶𝗻𝗼, 𝗮𝗹𝗹𝗼𝗿𝗮, 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶𝗴𝗻𝗶𝗳𝗶𝗰𝗮 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗲𝗹𝗲𝗯𝗿𝗮𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗼. Significa riconoscere la forza di quelle donne che, nel 1995, hanno contribuito a dare un nome alle disuguaglianze e a indicare gli strumenti per combatterle.

E significa continuare a raccogliere quella sfida, perché l’uguaglianza non è una promessa già mantenuta: è un processo da difendere, conquistare e rendere ogni giorno più reale.

❝ 𝘐𝘭 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘤𝘢𝘮𝘣𝘪𝘢 𝘪𝘭 𝘱𝘢𝘴𝘴𝘢𝘵𝘰. 𝘎𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘦𝘵𝘳𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘪 𝘤𝘪ò 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢𝘪 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢𝘵𝘰.❞— 𝘒𝘪𝘳𝘢𝘯 𝘋𝘦𝘴𝘢𝘪, 𝘌𝘳𝘦𝘥𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘤𝘰𝘯𝘧𝘪𝘵𝘵𝘢...
03/09/2026

❝ 𝘐𝘭 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘤𝘢𝘮𝘣𝘪𝘢 𝘪𝘭 𝘱𝘢𝘴𝘴𝘢𝘵𝘰. 𝘎𝘶𝘢𝘳𝘥𝘢𝘯𝘥𝘰 𝘪𝘯𝘥𝘪𝘦𝘵𝘳𝘰 𝘯𝘰𝘯 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘪 𝘤𝘪ò 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢𝘪 𝘭𝘢𝘴𝘤𝘪𝘢𝘵𝘰.❞
— 𝘒𝘪𝘳𝘢𝘯 𝘋𝘦𝘴𝘢𝘪, 𝘌𝘳𝘦𝘥𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘤𝘰𝘯𝘧𝘪𝘵𝘵𝘢

🌿 𝘕𝘢𝘵𝘢 𝘢 𝘕𝘶𝘰𝘷𝘢 𝘋𝘦𝘭𝘩𝘪 𝘪𝘭 3 𝘴𝘦𝘵𝘵𝘦𝘮𝘣𝘳𝘦 1971, Kiran Desai appartiene a una generazione di scrittori capaci di abitare più mondi contemporaneamente. Cresciuta tra India, Inghilterra e Stati Uniti, ha fatto della distanza, dello spaesamento e dell’identità sospesa alcuni dei luoghi più fertili della sua narrativa.

📚 È con 𝘌𝘳𝘦𝘥𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘤𝘰𝘯𝘧𝘪𝘵𝘵𝘢 (The Inheritance of Loss, 2006) che raggiunge la consacrazione internazionale, vincendo il 𝘔𝘢𝘯 𝘉𝘰𝘰𝘬𝘦𝘳 𝘗𝘳𝘪𝘻𝘦 nel 2006. Era allora la più giovane vincitrice del premio.

🏔️ Il romanzo si muove tra le montagne del Darjeeling, ai piedi del Kanchenjunga, e New York. In una vecchia casa coloniale vivono un giudice ormai anziano, la giovane nipote Sai e il cuoco, mentre la storia del figlio di quest’ultimo, Biju, emigrato negli Stati Uniti, procede lungo un’altra traiettoria di precarietà e solitudine.

Ma 𝘌𝘳𝘦𝘥𝘪 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘴𝘤𝘰𝘯𝘧𝘪𝘵𝘵𝘢 non è soltanto una storia di famiglia. È un romanzo sulla 𝘱𝘦𝘳𝘥𝘪𝘵𝘢 come eredità: quella lasciata dal colonialismo, dalle disuguaglianze di classe, dall’emigrazione, dalla violenza politica e dal bisogno, spesso doloroso, di appartenere a un luogo. La critica ha sottolineato proprio questa capacità di intrecciare colonialismo, nazionalismo, globalizzazione, diaspora e conflitti di classe senza lasciarsi rinchiudere in una sola categoria interpretativa.

✍️ La scrittura di Desai procede per 𝘴𝘱𝘰𝘴𝘵𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘪, cambi di prospettiva, ironia e improvvise accensioni liriche. Il racconto passa dal comico al tragico, dal grottesco alla tenerezza, mentre il paesaggio diventa parte della storia tanto quanto i personaggi. La struttura stessa del romanzo — fatta di brevi sezioni e continui passaggi da una coscienza all’altra — restituisce quella sensazione di dislocazione che è al centro dell’opera.

🌱 Prima del Booker Prize era arrivato 𝘓𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘯𝘶𝘰𝘷𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘴𝘶𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘭𝘣𝘦𝘳𝘪, un esordio ironico e surreale che racconta la trasformazione di un giovane fallito in improvvisato santone, con una comicità già capace di osservare criticamente la società indiana.

E, dopo quasi vent'anni di silenzio narrativo, nel 2025 Desai è tornata con 𝘓𝘢 𝘴𝘰𝘭𝘪𝘵𝘶𝘥𝘪𝘯𝘦 𝘥𝘪 𝘚𝘰𝘯𝘪𝘢 𝘦 𝘚𝘶𝘯𝘯𝘺, un romanzo che l'ha riportata fino alla shortlist del Booker Prize.

💫 La sua letteratura sembra nascere proprio lì, nel punto in cui le appartenenze si incrinano: tra Oriente e Occidente, tra passato e presente, tra ciò che si è perduto e ciò che ancora può essere immaginato. Perché, nelle pagine di Kiran Desai, la perdita non è soltanto ciò che resta quando qualcosa finisce. È anche ciò attraverso cui impariamo a guardare il mondo.

01/09/2026
❝ 𝘚𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦𝘳𝘰̀ 𝘱𝘦𝘳 𝘷𝘦𝘯𝘥𝘪𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘳𝘢𝘻𝘻𝘢. ❞✍️ Quando, a ventidue anni, Annie Ernaux scrive queste parole nel suo diario, n...
01/09/2026

❝ 𝘚𝘤𝘳𝘪𝘷𝘦𝘳𝘰̀ 𝘱𝘦𝘳 𝘷𝘦𝘯𝘥𝘪𝘤𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘢 𝘮𝘪𝘢 𝘳𝘢𝘻𝘻𝘢. ❞

✍️ Quando, a ventidue anni, Annie Ernaux scrive queste parole nel suo diario, non può ancora sapere che quella promessa finirà per accompagnarla per tutta la vita. Non sarà una vendetta affidata alla rabbia, ma alla memoria: scrivere per riportare alla luce ciò che la storia tende a lasciare ai margini, per dare un nome alle esperienze che per vergogna, convenzione o solitudine sono rimaste a lungo senza parole.

Nata il 1° settembre 1940 a Lillebonne, in Normandia, Ernaux cresce in una famiglia di piccoli commercianti e conosce presto la distanza che può aprirsi tra il mondo da cui si proviene e quello al quale l'istruzione consente di accedere. Quella distanza non verrà mai cancellata. Al contrario, diventerà una delle materie più profonde della sua letteratura: il desiderio di emanciparsi e, insieme, il senso di colpa per essersi allontanata, la lingua imparata sui libri e quella della famiglia, il corpo individuale e le regole sociali che lo attraversano.

📖 In "Il posto", il padre diventa il centro di un racconto che è anche il ritratto di un'intera classe sociale; in "La donna gelata" Ernaux guarda alla condizione femminile dentro la quotidianità domestica, raccontando la progressiva scoperta di quanto anche l'istruzione e l'indipendenza non bastino, da sole, a sottrarre una donna ai ruoli che le vengono assegnati. Con "L'evento" affronta invece uno dei nuclei più dolorosi della propria esperienza, l'aborto clandestino vissuto quando in Francia era ancora illegale, restituendo al corpo una storia che per troppo tempo era stata costretta al silenzio.

Poi arriva "Gli anni", il libro in cui la memoria personale sembra dilatarsi fino a contenere un'intera epoca. Le fotografie, le canzoni, le pubblicità, le trasformazioni del costume e della lingua accompagnano il passaggio del tempo, mentre la voce individuale si trasforma lentamente in una memoria collettiva. La vita di una donna diventa così anche la storia di ciò che è cambiato intorno a lei, e di ciò che, nonostante tutto, continua a ripetersi.

È forse questa la forza più singolare della sua opera: Ernaux ha saputo trasformare ciò che sembrava appartenere soltanto alla sfera privata in qualcosa che riguarda tutti. La vergogna, il desiderio, la maternità, l'aborto, l'amore, la malattia, l'invecchiamento, il rapporto con i genitori e con la propria origine sociale non sono mai, nei suoi libri, semplicemente fatti personali. Dentro ogni esperienza individuale si muovono la società, la classe, la storia e il modo in cui un'epoca insegna alle donne a stare al mondo.

🏆 Nel 2022, il Premio Nobel per la Letteratura ha riconosciuto proprio questa capacità, premiandola «per il coraggio e l'acutezza clinica con cui svela le radici, gli estraniamenti e i vincoli collettivi della memoria personale».

Indirizzo

Centro Per Le Pari Opportunità Della Regione Umbria/Via Mazzini, 21
Perugia
06121

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