05/06/2026
DDL Valditara: non possiamo rispondere alla fame di sapere, alla necessità di capire sé e il mondo con gli steccati e i divieti, affidando ai genitori una responsabilità che non compete loro.
di Rosangela Pesenti Galli per la Segreteria Udi Nazionale
La libertà di esistere ed essere soggetti di diritto, indipendentemente dalla famiglia in cui si nasce, è uno dei fondamenti della Costituzione, il pensiero che ha accompagnato soprattutto le madri costituenti convergendo sull’idea di una famiglia come luogo di possibilità e non di interdizioni.
Sono occorsi trent’anni e oltre per cancellare la potestà del padre e poi anche la parola potestà nel definire la relazione dei genitori con i figli mutandola in responsabilità.
La scuola pubblica di una democrazia dovrebbe essere lo spazio di crescita nella libertà ed eguaglianza di possibilità offerta a tutte e tutti, affidata ad insegnanti capaci di educare e non solo
di istruire.
Nella scuola democratica ogni sapere, teorico pratico relazionale, dovrebbe essere a disposizione delle giovani generazioni in crescita e via via offerto alla loro crescente capacità critica rispondendo ai bisogni e ai desideri che vivono nell’infanzia e nella giovinezza chiedendo nutrimento.
Non possiamo rispondere alla fame di sapere, alla necessità di capire sé e il mondo con gli steccati e i divieti, affidando ai genitori una responsabilità che non compete loro.
Il rinnovato familismo introduce un dispositivo contrario all’art. 3 della costituzione con il quale la Repubblica democratica si impegna a rimuovere ogni ostacolo che, di fatto, introduce discriminazioni e differenze.
Già nel 1984 l’introduzione della scelta dell’ora di religione cattolica affidata ai genitori ha aperto una crepa nell’ordinamento scolastico e ne ha incrinato la laicità.
Quella scelta introduceva un fattore di autorità nella relazione tra genitori figli e scuola che spostava il diritto a crescere i propri figli nella cultura famigliare e lo trasformava in vincolo riducendo la libertà anche dei piccoli e delle piccole nel muovere i primi passi nel mondo garantiti dall’istituzione.
Ancora più grave la decisione del ministro sull’educazione affettiva e sessuale, che diventa fattore divisivo delle classi, complicazione della già difficile gestione scolastica ma soprattutto riscrive la responsabilità genitoriale, condivisa con le istituzioni a tutela di tutti i nati e le nate, in potestà.
Il fondamento individuale della libertà, tutelato dalla nascita in democrazia, viene attaccato a favore di una famiglia proprietaria che non va certo incontro al diritto di essere serenamente
genitori.
Oggi i genitori hanno bisogno di una scuola che accompagni la genitorialità, non di nuove potestà.
Nell’attuale sistema comunicativo che riversa sull’infanzia e l’adolescenza contenuti senza filtri, la scuola dovrebbe essere il luogo di un dialogo maieutico che consente di acquisire gli strumenti per affrontare i propri sentimenti e desideri, la crescita e mutamento del corpo, le relazioni amorose e gli alfabeti creativi che le governano senza violenza o costrizione.
Il decreto di Valditara è insensato oltre che antidemocratico, non imbriglierà la realtà di bambini e bambine il cui destino è comunque crescere, di giovani che guardano al mondo come orizzonte, ma rappresenta una picconata alla democrazia e questo renderà più difficile la vita a quei giovani che pensa di tutelare con un moralismo ipocrita e una decisione pilatesca.
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