04/01/2026
In questi giorni la mia scelta di passare al tempo pieno è stata trasformata — dalla minoranza civica— in un caso “morale”.
Io credo invece che la politica, quando è seria, meriti di essere raccontata per ciò che fa, non per ciò che si vuole insinuare.
👉 La mia indennità è prevista dalla legge, è pienamente legittima ed è coperta da trasferimenti provinciali. Non toglie un euro ai servizi comunali, non riduce risorse a famiglie, associazioni, sport, scuola o sociale. I soldi della Provincia sono comunque soldi pubblici: ed è proprio per questo che vanno spesi con responsabilità — ovvero garantendo presenza, competenza e risultati.
Ed è ciò che sto facendo.
👉 Non ho chiesto il tempo pieno all’inizio del mandato, ma solo quando il carico di lavoro — concreto, quotidiano — lo ha reso necessario. Una scelta ponderata, non opportunistica.
👉 In questi sei mesi, insieme al Sindaco e alla Giunta, abbiamo sbloccato risorse per Asif Chimelli, affrontato interventi urgenti sulla piscina, rilanciato la Consulta Giovani, rafforzato i progetti di conciliazione lavoro-famiglia, garantito continuità al Centro di aggregazione, aperto tavoli con Provincia, Comunità di Valle e realtà associative.
Questo significa riunioni serali, weekend impegnati, presenza costante sul territorio.
E quando un’amministratrice decide di metterci tutto il suo tempo, lo fa per responsabilità verso la comunità — non certo per “comodità”.
👉 Le deleghe condivise non sono un alibi, ma una scelta moderna di squadra. Coinvolgere consiglieri e assessori significa essere più efficienti, non “farsi aiutare perché il lavoro è troppo”. È un modo di lavorare che funziona e che rafforza la città.
👉 E su un punto voglio essere chiarissima: dire che amministrare quasi 23mila abitanti richiede impegno costante non delegittima nessuno.
Il Sindaco e gli altri assessori, pur in regime part-time, garantiscono ogni giorno serietà e presenza. Ogni amministratore organizza il proprio tempo in modo diverso, in base alle deleghe, alle responsabilità e alla propria situazione personale.
La mia scelta di tempo pieno non misura l’impegno degli altri: è semplicemente il modo più corretto, per me, di rispondere al carico di lavoro che sto assumendo.
Quando la minoranza tenta di opporre assessori “virtuosi” ad assessori “spendaccioni”, non difende la trasparenza: divide e manipola.
Capisco che la minoranza civica oggi preferisca sollevare sospetti piuttosto che discutere dei progetti per Pergine.
Ma trovo singolare che, dopo 12 anni di governo, gli stessi protagonisti scoprano improvvisamente il tema delle indennità e trasformino una decisione amministrativa trasparente in un attacco personale. Questo non è controllo democratico: è campagna elettorale permanente.
La politica non è una gara a chi prende meno, ma a chi restituisce di più alla comunità.
Si può essere sobri — e io lo sono — senza rinunciare al tempo necessario per fare bene il proprio lavoro. La qualità di un amministratore si giudica sui risultati, sulla presenza e sul senso di responsabilità.
Continuerò quindi a lavorare con serietà, trasparenza e rispetto istituzionale, senza lasciarmi trascinare nel terreno delle polemiche. Pergine merita amministratori che guardino avanti, non discussioni costruite per dividere.
Grazie a chi ogni giorno ci sostiene, ci critica con sincerità e ci sprona a fare meglio — è a voi che devo, e voglio, rendere conto.