16/11/2025
𝗖𝗢𝗦𝗔 𝗦𝗔𝗜 𝗱𝗲𝗹 𝗻𝗼𝘀𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼? 𝘭𝘢 𝘳𝘶𝘣𝘳𝘪𝘤𝘢 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘥𝘰𝘮𝘦𝘯𝘪𝘤𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘳𝘢𝘤𝘤𝘰𝘯𝘵𝘢 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘪 𝘦 𝘴𝘵𝘰𝘳𝘪𝘦 𝘥𝘦𝘪 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘪 𝘰𝘱𝘦𝘳𝘢𝘵𝘰𝘳𝘪 𝘦 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘯𝘰𝘴𝘵𝘳𝘦 𝘰𝘱𝘦𝘳𝘢𝘵𝘳𝘪𝘤𝘪
Sono 𝐌𝐢𝐜𝐡𝐞𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐬𝐩𝐨𝐥𝐢𝐜𝐢 e vivo il "mondo della migrazione" dal 2013, con gli occhi di diverse realtà dell'accoglienza: dai Centri di accoglienza straordinaria-Cas minori ai Cas adulti, mentre da cinque anni lavoro nelle sedi "Ordinari" del Sai Palermo gestite da Sviluppo Solidale.
La nostra mission è trovare e dare alle persone che accogliamo gli strumenti per arrivare ad una reale integrazione, che non può concretizzarsi senza una piena autonomia sotto ogni punto di vista: linguistica, lavorativa, economica e abitativa.
Per trovare questi strumenti bisogna "incontrare", una per una, le nostre persone, avvalendoci delle rispettive competenze dell'équipe per scoprire e tirar fuori le loro potenzialità e le loro risorse.
Ma soprattutto dobbiamo sempre considerare le fragilità e le vulnerabilità delle persone che accogliamo per mettere in atto la strategia migliore, attingendo anche alle risorse che ci offre il territorio: in primis "Casa dei Diritti", che ci coordina e ci supporta (e spesso ci "sopporta").
La rete creata, che è in continua evoluzione e si arricchisce ogni giorno, è senza dubbio per il nostro lavoro un grande valore aggiunto.
La maggior parte delle persone che accompagniamo riesce a trovare la propria strada di integrazione e di vita.
Ovviamente c'è anche qualche ostacolo o qualche insuccesso che però ci offre momenti di riflessione e ci motiva a cercare di fare sempre meglio.
Dal primo giorno ad oggi per me è stato come raccogliere foto e cartoline da viaggi in paesi più o meno lontani. Di ogni persona mi è rimasta un'immagine unica, con la sua storia personale e familiare, il suo background, le risate, gli scherzi e le lacrime nascoste, i sapori dei piatti tipici, i racconti del posto da cui proviene e il suo percorso, creato faticosamente ogni giorno.
Tutto con il sottofondo delle canzoni cantate in casa: da Toto Cutugno ad Albano e la ricorrente "Bella ciao" come se per osmosi conoscessero il valore che per noi italiani ha questa antica ballata.
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«O partigiano, portami via,
o bella, ciao! bella, ciao! bella, ciao, ciao, ciao!
ché mi sento di morir.
[...]
E le genti che passeranno
Ti diranno «Che bel fior!»
«È questo il fiore del partigiano,
morto per la libertà!»
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