Rifondazione Comunista Palermo

Rifondazione Comunista Palermo Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Rifondazione Comunista Palermo, Partito politico, Via Serradifalco, 152/a, Palermo.

Rifondazione Comunista –Sinistra Europea agisce per la reciproca solidarietà e la collaborazione tra le forze politiche e i movimenti anticapitalistici di tutto il mondo Il Partito della Rifondazione Comunista–Sinistra Europea agisce per la reciproca solidarietà e la collaborazione tra le forze politiche e i movimenti anticapitalistici di tutto il mondo e coopera alle iniziative che tendono a raccoglierli e a costituirli in schieramento contro la globalizzazione capitalistica. E in sede, specificamente, di Unione Europea esso agisce per la costruzione di relazioni strutturate permanenti tra i partiti della sinistra antagonista, comunisti e d'altra matrice, e per l'associazione a questa costruzione dei movimenti e delle associazioni della sinistra della società civile.

14/09/2026
12/09/2026

«Siamo andati a vedere Naza, il film più atteso e più importante del concorso veneziano, pensando che il titolo fosse un gioco di parole fra “Gaza” e “Nazi”. Sapevamo, come tutti, che è diretto da due registi che avevano già lavorato al documentario No Other Land (vincitore dell’Oscar), Yuval Abraham e Rachel Szor. E sapevamo che nel film parlano 24 esponenti dell’esercito e dell’Intelligence israeliani, nelle modalità che ora vi descriveremo.

Abbiamo scoperto dalle primissime battute del film che il termine “naza” è invece un acronimo che indica in ebraico i “danni collaterali”, le persone innocenti che potrebbero essere uccise nel momento in cui viene colpito un “obiettivo”, ovvero un militante (o presunto tale) di Hamas attivo nella striscia di Gaza. Ma può darsi che il gioco di parole da noi ipotizzato, sotto sotto, ci sia: e il fatto che l’IDF e il Mossad definiscano così i morti palestinesi rende il tutto doppiamente sinistro.

No Other Land era un documentario sulla Cisgiordania, sulle violenze dei coloni. Era diretto da quattro registi: oltre ai due citati, Basel Adra e Hamdan Ballal, palestinesi. Era dunque un raro e coraggioso esempio di collaborazione fra cineasti israeliani e palestinesi. Naza è firmato dai soli Abraham e Szor ed è facile capire perché: solo degli israeliani, probabilmente, potevano convincere dei militari a sbottonarsi in quel modo. Prima di ogni altra cosa crediamo sia giusto riportarvi le loro parole, dal catalogo della mostra: “Abbiamo realizzato questo film spinti dal dovere di usare la nostra posizione di israeliani per analizzare i sistemi dietro all’uccisione di massa di civili palestinesi di cui il nostro Paese è responsabile. Durante le riprese negli ultimi tre anni, ci siamo trovati a porci le stesse domande della generazione dei nostri nonni e di tutto il Novecento: come può un gruppo di persone permettere la totale disumanizzazione di un altro? Come funziona dall’interno un sistema del genere?”.

È inoltre fondamentale aggiungere alcune informazioni sulla produzione. Le interviste montate negli 80 minuti di film sono già state pubblicate sul quotidiano britannico The Guardian, che co-produce il film e che le ha realizzate in collaborazione con due organi di stampa indipendenti, +972 Magazine e Local Call. Fra i produttori figura Jonathan Glazer, il regista di La zona d’interesse (il film su Auschwitz), e magari può essere interessante sapere che Glazer, nato a Londra, è un ebreo ashkenazita. Il Guardian è per così dire il “garante giornalistico” del film. È importante dirlo perché vedendo il film potrebbe sorgere il sospetto della messinscena: una didascalia iniziale ci informa che i volti dei testimoni sono volutamente invisibili e le loro voci sono state digitalmente alterate, per renderli non identificabili. Per cui qualcuno potrebbe alzare il ditino e chiedere: chi ci assicura che siano veri? Lo assicura il Guardian, uno dei giornali più seri del mondo.

Naza è tutto girato di notte. I volti degli intervistati sono sempre al buio. Le interviste avvengono sul tetto di un palazzo di Tel Aviv: si vede tutta la città, i televisori accesi nelle case, il traffico, l’edificio dove ha sede il comando dell’IDF, l’esercito israeliano. Tel Aviv fa da controcanto alle dichiarazioni. Che sono spaventose. A un certo punto Abraham – che invece è riconoscibile come intervistatore – chiede a uno dei tecnici dell’IDF se pensa che a Gaza sia in corso un genocidio. “Ovviamente sì”, è la risposta. Poi l’uomo, che è un tecnico video, di quelli che osservano Gaza attraverso i droni, racconta di quando i palestinesi sono accorsi a migliaia a una distribuzione di cibo. “C’era questa fiumana di persone, e ogni tanto qualcuno usciva dallo spazio prestabilito dove potevano camminare, e i nostri cecchini avevano l’ordine di abbatterli, chiunque fossero, anche bambini. Ne avranno ammazzati a decine”. E tu cosa provavi a vedere queste cose? “Beh, era divertente. Sembrava un videogioco. Era incredibilmente divertente”.

Vanno dette due cose. Nessuno degli intervistati è un soldato che lavorava – diciamo così – sul campo. Sono tutti addetti alla sorveglianza video e audio, alle intercettazioni, all’individuazione del “nemico”. E questo è importante: non è gente che ha ammazzato qualcuno, e gli va riconosciuto il coraggio di testimoniare. Ma l’altra cosa da dire è che nessuno di loro sembra particolarmente sconvolto da ciò che ha visto e che ha contribuito a fare. Tre o quattro di loro lo dicono chiaramente: “Io sono un tecnico. Io individuo un terrorista nel suo appartamento e dico all’autorità militare che intorno a lui ci sono dieci, venti, cento naza, possibili vittime collaterali. Poi è l’ufficiale che decide se sparare o no. Sono le regole. Io obbedisco alle regole”.

Più o meno quello che diceva Eichmann nel famoso processo raccontato da Hannah Arendt.
Uno dei passaggi più impressionanti, ma anche più illuminanti del film è la descrizione dell’operazione Lavender – l’hanno chiamata così, “lavanda”, come un profumo. È una pura operazione di Intelligence. IDF e Mossad, secondo questi testimoni, controllano TUTTI i telefoni cellulari attivi a Gaza. Possono entrarci, vedere le foto, leggere i messaggi. Basta che un telefono comunichi una volta con il telefono di un militante di Hamas perché quella persona diventi a sua volta un potenziale terrorista.

Ovviamente i telefoni sono localizzati. Quando si decide di eliminare un esponente di Hamas, lo si individua attraverso il cellulare, possibilmente a casa, di notte, mentre dorme: “È più sicuro”. Uno dei testimoni racconta che una volta si sono assicurati che il cellulare fosse nello stesso punto da un po’ di tempo, poi hanno colpito: “Il giorno dopo abbiamo scoperto che l’uomo era uscito e aveva dimenticato il telefono a casa. Abbiamo ammazzato tutti i suoi familiari e i suoi vicini e lui se l’è cavata. Dal punto di vista professionale è stato uno smacco”. Un altro confessa che Lavender funziona all’85%. Quindi – chiede Abraham – nel 15% dei casi ammazzate gente che non c’entra nulla. “Sì”. Il testimone non lo dice, ma si capisce chiaramente che – dal punto di vista dell’esercito israeliano – a Gaza non esistono persone “che non c’entrano nulla”.

Naza è il film più terribile e spaventoso che abbiate mai visto. Perché è “freddo”. Non gioca sull’emotività. Questa gente non piange né si emoziona raccontando queste cose. È il loro lavoro. Sono i volonterosi carnefici di Netanyahu.»

(Alberto Crespi per "Strisciarossa", 10 settembre)

11/09/2026

Rifondazione Comunista denuncia il carattere antidemocratico e liberticida dell’emendamento della senatrice Zedda (FdI), che innalza a oltre 700.000 il numero di firme necessario ai partiti oggi non rappresentati in Parlamento per presentarsi alle elezioni.

È assurdo chiedere più firme di quelle necessarie per promuovere un referendum, mentre i partiti già presenti in Parlamento vengono esentati, totalmente o parzialmente, dalla raccolta firme.

Una soglia evidentemente irraggiungibile, che sembra costruita per impedire a Rifondazione Comunista e ad altre formazioni di presentarsi alle prossime elezioni.
Le destre vogliono così ostacolare la costruzione di un fronte costituzionale capace di sconfiggerle democraticamente nelle urne.

È un attacco al principio di uguaglianza davanti alla legge e ai diritti politici sanciti dagli articoli 48 e 51 della Costituzione.

👉 Chiediamo il ritiro immediato di questo emendamento, per la sua palese incostituzionalità e perché introduce una barriera illogica e sproporzionata all’esercizio dei diritti democratici.

La democrazia non si difende impedendo ai cittadini di scegliere.

cresce  del 100% il tesseramento ai giovani comunisti di PRC
11/09/2026

cresce del 100% il tesseramento ai giovani comunisti di PRC

Di Vigevano, è stato nominato coordinatore nazionale della giovanile di Rifondazione: ha rivaleggiato con il candidato vannacciano per il Consiglio comunale. «Vogliamo arrivare a governare il Paese, a cambiare le cose anche usando le istituzioni come legame vero con le persone. Il Pc non andava sc...

finì a pacchi di pasta, come nella migliore trazione mafiosa
10/09/2026

finì a pacchi di pasta, come nella migliore trazione mafiosa

Oggi, nella seconda giornata di convention, ci saranno molti altri speaker, inclusi il presidente J.D. Vance e il segretario alla Sanità Robert Kennedy, con un discorso di chiusura - stavolta breve - dello stesso Trump.

10/09/2026

Un'altra difesa è possibile.

Sosteniamo la proposta della Rete Italiana Pace e Disarmo insieme a CNESC e Sbilanciamoci!, per istituire un Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta.

Firmate e diffondete

APPELLO CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO BASATO SULLA DEFINIZIONE IHRAIL 9/09 RIPRENDE LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA IN COMMISSI...
09/09/2026

APPELLO CONTRO IL DDL ANTISEMITISMO BASATO SULLA DEFINIZIONE IHRA
IL 9/09 RIPRENDE LA DISCUSSIONE ALLA CAMERA IN COMMISSIONE AFFARI COSTITUZIONALI
PRESIDIO-MARATONA DAVANTI A MONTECITORIO
PER CHIEDERE LO STOP DELLA NORMA LIBERTICIDA
Il ddl Antisemitismo, in discussione il 9 settembre in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, vuole introdurre nella legge italiana la definizione IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance), la quale, in ben 7 degli 11 esempi esplicativi citati di presunti atti di antisemitismo, tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita.
Questo significherebbe tacciare di odio razziale la denuncia delle politiche coloniali, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio del popolo palestinese - denunciato anche dall’Onu circa un anno fa - della pulizia etnica e dell’apartheid.
Opporsi al DDL significa prendere sul serio l'antisemitismo e il suo riemergere nel presente in varie forme, anche violente, e credere che sia necessario contrastarlo con strumenti di lotta e solidarietà efficaci, proteggendo al contempo lo spazio per la legittima e necessaria critica a Israele e alle sue politiche.
Il ddl Antisemitismo si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante.
Si tratterebbe dunque di una nuova, anomala, norma che amplierebbe, forzatamente, il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia.
L’Italia sarebbe quindi il primo Paese in Europa, assieme alla Romania, ad assumere interamente la definizione IHRA con un’apposita legge dello Stato.
A questi si aggiungono, tra i primi ad averla adottata in Europa ma con provvedimenti non vincolanti, Austria (tramite delibera del Consiglio dei Ministri) e Regno Unito (dichiarazione politica del Primo Ministro e dichiarazione scritta ministeriale).
Si costruisce così un quadro che legittima misure sempre più repressive che minaccia direttamente le organizzazioni e ong impegnate nella denuncia della violazione dei diritti umani, le associazioni, i movimenti che lottano per l’autodeterminazione del popolo palestinese e in generale tutte/i le/gli attiviste/i, militanti, cittadine/i, studentesse e studenti e tutti i movimenti per la Palestina e le campagne di boicottaggio come BDS, che in questi mesi a milioni sono scese/i in piazza e si sono mobilitate/i e si mobilitano sempre più in difesa dei diritti umani, civili e politici in Palestina e della libertà di espressione, diritto di critica e la libera informazione.
Il ddl Antisemitismo mette a rischio insegnanti, docenti universitari, ricercatori, giornalisti, operatori culturali e artisti, associazioni sportive e atleti, che potrebbero essere accusati di antisemitismo semplicemente per analizzare, raccontare o denunciare le politiche israeliane e il genocidio in corso o per azioni non violente di boicottaggio di Israele.
La definizione IHRA inclusa nelle “Linee guida sul contrasto all’antisemitismo nella scuola” sta già esercitando forti pressioni contro insegnanti e docenti universitari che hanno subito provvedimenti e accuse di antisemitismo.
Colpisce anche quei gruppi ebraici e internazionali che, proprio partendo dalla memoria dell’antisemitismo e dell’Olocausto, si oppongono apertamente al genocidio del popolo palestinese, alle politiche di apartheid (definite tali dalla Corte internazionale di giustizia) e alle politiche del governo Netanyahu.
In netto contrasto con questa deriva, come già approvato dall’Ordine dei Giornalisti, si può e si deve scegliere di abbandonare la definizione IHRA e adottare la Dichiarazione di Gerusalemme, che non vuole essere definizione vincolante dal punto di vista giuridico, ma uno strumento per identificare, monitorare e combattere l’antisemitismo attraverso una serie di linee guida, legando la lotta all’antisemitismo alla protezione dei diritti umani e alla libertà di critica.
Serve una mobilitazione nazionale per fermare una norma che confonde deliberatamente critica politica e discriminazione, e per far rispettare le leggi già esistenti in modo che combattano davvero ogni forma di razzismo senza diventare un bavaglio contro chi denuncia il genocidio e le politiche disumane del governo israeliano.
CHIAMIAMO IL MONDO DELLA CULTURA, SCUOLA, UNIVERSITÀ, RICERCA, INFORMAZIONE, ARTE, SPORT, TUTTE LE REALTÀ SOCIALI, CULTURALI, SINDACALI, POLITICHE DAVVERO DEMOCRATICHE A FARE FRONTE COMUNE
Per una normativa che: difenda la memoria della Shoah senza trasformarla in arma politica; protegga davvero le persone ebree da ogni forma di odio; impedisca che l’antisemitismo venga manipolato per giustificare l’oppressione di un altro popolo e mettere in campo forme di repressione e derive autoritarie; garantisca che la lotta al razzismo sia una lotta unica, indivisibile, senza gerarchie né eccezioni.
A tal fine è bene ricordare che gli strumenti normativi per prevenire e punire i crimini d’odio di diversa estrazione già ci sono, quali ad esempio la Legge Mancino (legge 25 giugno 1993, n. 205): sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza il bisogno di evocare, strumentalmente, ulteriori norme, per di più liberticide come appunto quelle previste dal Ddl Antisemitismo.
SERVE UNA PRESA DI POSIZIONE PUBBLICA
Una maratona di interventi davanti a Montecitorio il 9 settembre 2026, giorno in cui è prevista la votazione del ddl in Commissione Affari Costituzionali della Camera.
Una pressione sul Parlamento per fermare una legge che minaccia la democrazia e la libertà di parola.
ORGANIZZAZIONI PROMOTRICI (In aggiornamento):
ADIF(Associazione Diritti e Frontiere)
Agorà
Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese
Alkemia aps
Artists for Gaza
ANPI Roma
ANPI sezione Don Pappagallo Rioni Esquilino, Monti, Celio (Roma)
ANPI Milano Stadera Gratosoglio
Amnesty International Italia
Arci
Arci Roma
Articolo 21
Artisti
Associazione Inclusiv3 APS ETS
Associazione I.t.a.c.a.
Associazione culturale Liguria-Palestina
Associazione Memorie & Progetti di Pieve Ligure
Assopace Palestina
Associazione Stampa Romana
Attac Italia
BDS Italia
Campagna “Ponti e non muri” Pax Christi Italia
Carovane Migranti
Catanesi solidali col popolo palestinese
Catania NoFrontex
Centro Studi Sereno Regis (Torino)
Cobas Scuola Terni
Comitato di solidarietà con la Palestina in terzo
Comitato Monteverde per la Pace
Comitato un Aiuto per la Palestina
Comitato Pace Alto Canavese
Comitato per la Palestina di Pordenone
Confederazione Cobas Umbria
ControCorrente Lazio
Coordinamento per l’Unità dei Comunisti
Coordinamento CNR contro la guerra
CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione e per la Democrazia)
CRS (Centro per la Riforma dello Stato)
CGIL Roma e Lazio
FLC-CGIL
Cambiare Rotta
Disability Pride Network
Disarma
EPR4Palestine (Enti Pubblici di Ricerca per la Palestina)
FNSI - Federazione Stampa Italiana
Fondazione Pangea
Forum Pace e disarmo Sinistra italiana Lazio
Giovani Democratici Roma
Giuristi Democratici
Global Sumud Flotilla
Global Sumud Flotilla - Lazio
Gruppo Pensionati Vanchiglietta APS (Torino)
IOCISTO-illustrAZIONI
Kairos
Kritica
La carovana dei pacifici
La Scuola per la Palestina
L3A (Laboratorio Ebraico Antirazzista)
Libere Cittadine per la Palestina
Mai indifferenti - voci ebraiche per la pace
Mamme Narranti
MoveOn
Movimento Giustizia e Pace in Medio Oriente
Movimento Omosessuale Sardo ODV
Movimento Studenti Palestinesi
Newrg (New Weapons Research Group) Genova
Network Giovani M5S
Operatori dell'Informazione per Gaza
OSA
Osservatorio contro la Militarizzazione nelle scuole
Parliamo di Socialismo
PCI - Partito Comunista Italiano
Partito della Rifondazione Comunista
Per non dimenticare - OdV
Potere al Popolo
Pressenza - Agenzia stampa per la Pace e la Nonviolenza
Presidio Palestina Montecitorio
Rete dei Numeri Pari
Rete del Dissenso
Rete Giornalisti per la Costituzione
Rete Italiana Pace e Disarmo
Rete Italia-Palestina gemellaggi scuole
Rete
Rete NoWar
Rete Italiana Pace e Disarmo
Rete Radiè Resch
Rete dei Preti contro il genocidio
Rete RUP - Ricerca e Università per la Palestina
Roma sa da che parte stare
Roma Tre Etica
Rossosispera Associazione Culturale
Sanitari per Gaza Roma
Saptejah (Associazione Culturale)
Scuola per la Pace Torino e Piemonte
Sinistra Anticapitalista
Sinistra Anticapitalista Roma
Sinistra Italiana Roma e Provincia
Stop Rearm Italia
Tetes de Bois
Tikkun - Diaspora Ebraica Decoloniale
Transform Italia
UISP
Un'altra idea di mondo
Un Ponte Per
Unione degli universitari
Unione Sindacale di Base
Valsesia per la Palestina
Venice4Palestine
Voci per la Palestina

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