Base Riformista - Sicilia

Base Riformista - Sicilia Base Riformista Sicilia è l'area del Partito Democratico che riunisce iscritti, amministratori loca

19/07/2022

Confermiamo il nostro sostegno al governo !​

Se domani dovessero ve**re a mancare i voti del MoVimento 5 Stelle, la decisione pentastellata comporterà inevitabili conseguenze nel rapporto con il Partito Democratico e sulle prospettive future.

09/04/2022

✅ CONFERMATA LA PROROGA DEL 110%​

«Abbiamo raggiunto un accordo con il governo che introdurrà in un subito dopo Pasqua, presumibilmente nel consiglio dei ministri del 21 aprile, la possibilità di di qualche mese la data del 30 giugno 2022 per il raggiungimento della soglia del 30% di intervento realizzato per le case unifamiliari. ​

Inoltre è stata chiusa anche l’intesa su un’altra cessione del rispetto ad oggi. ​

Questo è un fatto positivo, perché dà la possibilità a molte aziende di trovare più facilmente un compratore per il credito, e dunque di ricevere una boccata d’ossigeno». ​

💬 Martina Nardi e Alessia Rotta, rispettivamente presidente della commissione Attività produttive e presidente della commissione Ambiente della Camera

31/03/2022

"Ci siamo visti con il presidente il quale chiedeva un allungamento dell'obiettivo al 2030. Io ho detto 'No, si fa quel che il ministro Lorenzo Guerini ha proposto e deciso', e cioè il 2028. ​

Successivamente è uscito un comunicato che diceva che quella era propria la richiesta di chi non voleva l'aumento delle spese militari. ​
Nel non è prevista indicazione di spese militari o altre spese, il Def è un documento complessivo. A oggi non c'è assolutamente alcun problema. ​

L'impegno dell'Italia a spendere il 2% per investimenti nella difesa è stato preso nel 2014 ed è stato ribadito da tutti i , ogni anno.

Dal 2018 al 2021 le spese sono aumentate tra il 17 e il 26%. L'impegno è semplicemente confermare quanto fatto precedentemente, e confermare i nostri impegni con la , assolutamente".​

Mario Draghi

29/03/2022

LE DIVERGENZE DI LINEA FANNO GUARDARE AL PROPORZIONALE ​
✍🏻 Alessandro Alfieri, Il Foglio

Le divergenze sulle spese militari tra Partito Democratico e Cinque Stelle - comunque vada alla fine, dopo l’incontro di oggi pomeriggio tra Giuseppe Conte e Mario - e la conseguente tensione creatasi nei giorni scorsi nella maggioranza, stanno ponendo in prospettiva un altro problema: come gestire al Nazareno, l’alleanza tra dem e Movimento, un Movimento che attraversa peraltro una crisi interna, visti anche gli appuntamenti elettorali che si avvicinano, tra amministrative, quest’anno, e politiche l’anno prossimo? ​

Il Senatore Alessandro Alfieri, coordinatore di Base Riformista e membro della Commissione Esteri (dove le divergenze di linea tra alleati scomodi si sono varie volte manifestate), pensa che a questo punto, “in un nuova fase , verso le elezioni politiche del 2023, sia utile e necessario ragionare sulla legge elettorale, una legge che coniughi il principio di governabilità con quello di rappresentanza, nel quadro della riduzione del numero dei parlamentari”. ​

E la , per Alfieri, “è da ridisegnare in senso proporzionale con soglia alta. ​
Penso questa sia la soluzione migliore in questo contesto; tra l’altro c’è già un testo depositato in commissione Affari Costituzionali.​
Il , con tutto il rispetto, conduce ad alleanze che poi rendono difficoltoso il governare; molto meglio un sistema in cui ci si mette insieme nella misura delle cose da fare, un sistema che non preveda uno schema obbligato ma un’alleanza di governo sui progetti”. ​

La direzione quindi dovrebbe essere, dice Alfieri, “quella di superare una legge che ha già mostrato molti limiti, nel senso che non soltanto non dà certezza del risultato, ma non permette di andare al voto, nei collegi, con i propri obiettivi, per sottoporli all’ elettorato. ​
Con il Rosatellum non si può scongiurare il rischio di dover presentare un candidato che la pensa molto diversamente da noi sui temi e valori fondamentali. Per esempio potrebbe capitare, e lo dico con una battuta, a me di dover votare Vito Petrocelli e a Vito di votare me“(per citare il Senatore a Cinque Stelle, e Presidente la Commissione Esteri del Senato, categorico sul “no” alle armi e critico verso quello che chiama un “governo interventista”). ​

Il fatto di andare divise al voto, dice Alfieri, “non pregiudicherebbe l’accordo successivo sulle cose da fare. Ma, con il con sbarramento, si eliminerebbe quella dimensione coercitiva per la quale, per avere un voto in più, ci si snatura. ​

E questo è tema di grande attualità e centralità, anche se al momento è per forza di cose passato in secondo piano, vista l’emergenza della guerra in Ucraina”. ​

Le politiche non sono poi così lontane. “L’alleanza con i Cinque Stelle è in piedi, per le si ragiona e ci si confronta, ma pensando al 2023 io credo che i partiti abbiano tutto l’interesse a investire sulla definizione di un proprio profilo identitario, per poi ricercare le modalità di un accordo programmatico sui vari punti. Ma per fare questo serve un cambio di legge elettorale. ​
Sarebbe più rispettoso del principio di , prima, e creerebbe meno problemi nell’azione di governo, dopo, sulla base di alleanze prospettive, non contro qualcuno”. ​

Eppure in passato si è fatto il processo inverso. “Forse c’era più coesione all’interno delle coalizioni”, dice Alfieri, “oggi il proporzionale favorirebbe anche nel centro destra un’evoluzione in nuce”. ​
Come dire: moderati da una parte, sovranisti dall’altra.

28/03/2022

SPESE MILITARI: RINNOVIAMO LE FORZE ARMATE PER COSTRUIRE LA DIFESA EUROPEA

✍🏻 La lettera del Ministro della Difesa Lorenzo Guerini al direttore de La Stampa Massimo Giannini​

Gentile direttore, in questi giorni, a causa delle conseguenze dell'aggressione russa all' , è tornato all'attenzione del dibattito pubblico interno il tema delle spese per la Difesa nel nostro Paese. ​

Dibattito che investe questioni di principio, altre di politica interna e altre ancora legate agli impegni internazionali assunti dall'Italia nel corso dell'ultimo decennio. Questioni che dovremmo avere la capacità di diba***re tenendo sullo sfondo lo scenario nel quale ci troviamo di rinnovata competizione tra gli Stati, con riflessi conseguenti anche nella dimensione di e difesa, e le prospettive di revisione del concetto strategico della Nato e del rilancio del progetto di Difesa europea. Il confronto politico di queste ore si è soprattutto soffermato sulla questione degli impegni assunti nel 2014, al vertice in Galles, dai Paesi membri dell'Alleanza atlantica e quindi anche dall' , sul raggiungimento dell'obiettivo del 2% del Pil per le spese della Difesa dei singoli Stati entro il 2024. ​

Impegno sottoscritto dall'allora italiano in carica e riaffermato da tutti i presidenti del Consiglio, nessuno escluso, negli anni seguenti nelle dichiarazioni formali conclusive sottoscritte alla fine di svariati summit e confermate anche a quello di Londra, nel dicembre 2019. ​

Vorrei partire proprio da questi impegni sottoscritti in questi anni per alcune brevi considerazioni. La prima, innanzitutto, si riferisce alla volontà di essere un Paese credibile. "Nelle relazioni internazionali la reputazione dell'affidabilità è una risorsa più importante della dimostrazione di abilità tattiche", scrive Kissinger in un bel libro di qualche anno fa, Ordine mondiale. ​
Non credo che sul punto ci sia molto da aggiungere: la di un Paese e, a mio giudizio, dei suoi leader, è un capitale fondamentale sul piano delle relazioni internazionali. Probabilmente il più importante. È un concetto che va tenuto bene a mente, anche quando rischia di scontrarsi con immediati interessi politici o elettorali. ​

Ciò detto vengo alla seconda considerazione: come siamo messi sul punto in Italia? ​
Qual è lo stato delle nostre spese e dei nostri investimenti nella difesa e quindi nella nostra sicurezza? ​
È tutto ascrivibile solo al rispetto di un vincolo esterno (l'impegno del 2% assunto in sede Nato) o ci sono anche altre valutazioni che riguardano il livello e l'efficienza del nostro strumento militare? ​
E tutto ciò, in termini di e decisioni conseguenti, può permettersi di non tener conto della contingenza attuale e delle conseguenze che avrà negli scenari di medio periodo? ​

Le risposte sono talmente evidenti che le domande che ho posto rischiano di essere considerate retoriche. Le esigenze di ammodernamento del nostro strumento militare sono da anni al centro dei richiami che non solo gli specialisti di settore, non solo i vertici militari della Difesa e delle , hanno più volte evidenziato, ma sono presenti in numerose e reiterate analisi del Parlamento, accompagnate da conseguenti inviti ad agire ai vari governi che si sono succeduti in questi anni ad agire per farne fronte. ​

Scarsità ed incertezza delle risorse sul piano degli investimenti, esiguità del bilancio ordinario della Difesa (anche in confronto a quelli di altri Paesi europei, ad esempio la Francia o addirittura la Germania), necessitano di una graduale crescita delle risorse dedicate nell'ottica di ammodernare le nostre Forze Armate anche sul piano della qualità dei sistemi d'arma e della volontà di confermare il ruolo dell'Italia nella costruzione della Difesa oltre che membro importante dell'Alleanza atlantica. ​

Dal settembre 2019, quando ho avuto l'onore di essere nominato ministro della Difesa del nostro Paese, ho cercato di pormi e di conseguenza agire in questa prospettiva: lavorare per una crescita graduale, costante e sostenibile delle risorse per la Difesa che ci avvicinasse, secondo tempi dettati dalle nostre possibilità finanziarie ma con inequivocabile chiarezza di intenti, agli obiettivi assunti in ambito NATO e rispondesse ai temi critici endogeni che ho sopra richiamato. ​

Trovando sempre condivisione e sostegno nei governi a cui ho partecipato e nel Parlamento, a partire dalle Commissioni Difesa di e che ringrazio pubblicamente per il loro importante lavoro di questi anni. Il bilancio ordinario è cresciuto costantemente e, con la legge di bilancio approvata nel dicembre 2020, è stato finalmente istituito il Fondo pluriennale degli investimenti della Difesa. ​

Un passaggio, quest'ultimo, importante perché consente certezza di risorse pluriennali su cui definire i programmi di ammodernamento e, nel contempo, rafforza anche la nostra industria nazionale di settore nei programmi di industriale internazionale a cui partecipa con eccellenze e capacità riconosciute. ​

In questa direzione, quella del "valore" della Difesa e non del suo "costo", si muove il programma di finanziaria del ministero della Difesa che mi auguro continui ad essere supportato dal governo e dal Parlamento nei passaggi dei prossimi mesi e dei prossimi armi che ci consentirà di raggiungere questi obiettivi attraverso un piano di crescita ulteriore credibile e sostenibile. ​
Si tratta, quindi, di continuare su questa strada, con gradualità e costanza, tenendo conto dei vincoli finanziari con cui ci dobbiamo confrontare, ma mantenendo chiara la direzione di marcia che l'Italia intende percorrere se vuole confermarsi un attore credibile ed affidabile nell'ambito delle relazioni internazionali e mostrarsi consapevole delle responsabilità che derivano dallo scenario nel quale ci troviamo. ​

Sono certo che il confronto politico sarà all'altezza rifuggendo da tentazioni di piegare questioni tanto rilevanti, in un senso o nell'altro, a esigenze politiche o elettorali che, seppur comprensibili, rischiano di essere di corto respiro.

23/02/2022

Lorenzo Guerini: «La Russia faccia un passo indietro»​
✍🏻 L'intervista di Maria Teresa Meli, Corriere della Sera

ROMA «La violazione dell'integrità territoriale di un Paese non è accettabile e costituisce una minaccia alla pacifica convivenza di popoli e Stati. ​
Il riconoscimento da parte della Russia delle legioni separatiste di Donetsk e Lugansk, oltre a violare gli accordi di , mette a rischio gli sforzi per risolvere il conflitto. ​

La e l’Unione europea hanno lavorato e continuano a lavorare incessantemente per una soluzione politica. Per giorni abbiamo atteso che alle parole russe sulla de-escalation seguissero i fatti. I fatti, purtroppo, sono andati nella direzione opposta. ​
Continuiamo, però, a ritenere che la via diplomatica sia la strada maestra. Questo non significa che non occorra una risposta ferma».​

📌 Ministro Guerini, i nostri soldati sono stari preallertari?​

«La coesione che abbiamo dimostrato fino ad ora è necessario che si confermi sia a livello di Unione europea con il sistema delle sanzioni, che a livello attraverso il mantenimento degli strumenti di deterrenza. Strumenti a cui ​ ​ anche l'Italia contribuisce con le attività sul terreno dei nostri militari in Lettonia, con l'air policing in Romania, con la sorveglianza marittima nel orientale e con le ulteriori misure di innalzamento della prontezza operativa che in queste settimane sono state implementate. ​
Misure che, ancora una volta, vanno intese come lo stimolo a un vero confronto costruttivo. Proprio questo è il senso della deterrenza: esortare la Russia a non alimentare il conflitto e scegliere la via della diplomazia».​

📌 Siamo alla vigilia di una terza guerra mondiale?​

«Sarei molto cauto a rievocare certi riferimenti. Faccio mie le parole del segretario generale della Nato: continuiamo a chiedere alla di fare un passo indietro e impegnarsi in buona fede a contribuire a una soluzione politico-diplomatica. ​
Nella convinzione che, nonostante declamate nostalgie imperiali, una escalation della situazione non sia utile a nessuno, in primis alla Russia».​

📌 L'esercito russo continua le sue esercitazioni in Bielorussia. Non solo, grazie a un referendum la Bielorussia potrà ospitare armi nucleari di Mosca.​

«Alle dichiarazioni russe non sono seguiti i fatti e le esercitazioni in Bielorussia, che dovevano terminare la scorsa domenica, sono proseguite. Così come la presenza ai confini dell' di circa centocinquantamila militari ed imponenti assetti operativi. Nei confronti di tutto ciò, la Nato mantiene attivi i suoi meccanismi di deterrenza e difesa collettiva. ​
L'Alleanza Atlantica, voglio ribadirlo, è e rimane un'organizzazione difensiva, non intende utilizzare la chiave del confronto militare ma, ancora una volta, perseguire la via della politica. ​
In tal senso ricordo che la Nato, nelle sue interlocuzioni con Mosca delle scorse settimane, aveva manifestato la propria disponibilità a riaprire un confronto trasparente anche sul tema della non proliferazione degli armamenti, dimostrando di voler coinvolgere la Russia nell'aggiornamento della strategia di europea. ​
Di certo, minacce o azioni contro la sovranità territoriale di altri Stati non sono il viatico migliore per affrontare un dialogo veramente costruttivo». ​

📌 Si ha quasi l'impressione che l'Europa, nonostante ci siano già state la Georgia e la Crimea, resti a guardare.​

«Ribalto la domanda: proprio quanto già accaduto in Georgia e ci dice che la risposta deve essere coesa e unita. Le sanzioni devono essere vere e realmente efficaci e le decisioni assunte ieri vanno in questa direzione. E passa attraverso una concreta solidarietà all'Ucraina e al suo popolo, che l'Italia, come ha detto il ministro Di Maio, intende sostenere anche dal punto divista finanziario».​

📌 Il nostro è così cauto perché teme per i rifornimenti energetici?​

«Non c'è nessuna esitazione da parte dell'Italia, anzi vi è piena adesione alle scelte che tutti insieme a livello europeo stiamo contribuendo a realizzare. ​
Certo, il tema dell' è un tema importante per i cittadini ed è giustamente considerato con la massima attenzione da noi e dai nostri partner, ma questo non rappresenta sicuramente un freno alla fermezza con cui dobbiamo affrontare questa crisi. ​
Ciò detto, si impone una riflessione sul più ampio concetto di sovranità nazionale, che riguarda diversi settori strategici, tra cui quello dell'energia.
Per questo, non a caso, alcune delle nostre internazionali hanno come focus anche la sicurezza delle linee di approvvigionamento energetico».​

📌 L' paga il fatto di non avere una sua politica militare?​

«No, perché la coesione europea si è manifestata nelle scelte condivise insieme nell'Alleanza Atlantica.
Ciò detto, la Difesa comune europea non è un tema primariamente tecnico militare, ma innanzitutto politico. Stiamo lavorando alla "Bussola Strategica", a cui anche l'Italia sta dando il suo importante contributo. ​
Non è una discussione solo su numeri e assetti in campo. Ciò che è necessario è che la Ue rafforzi la sua politica estera e di difesa comune. Questo significa dotarsi di un'analisi condivisa della minaccia, possedere un'agenda comune, rafforzare la base industriale e, infine, costruire capacità militari ed avere la volontà di impiegarle. ​Come si vede, la questione è tutta politica».

04/01/2022

Il Foglio: Alessandro Alfieri è un senatore del PD ma anche, e soprattutto, il coordinatore di Base Riformista, la corrente dem guidata da Lorenzo Guerini e Luca lotti che conta più di 50 voti per il Capo dello Stato.​


📌 Ecco Alfieri, il no di Massimo D'Alema alle lezioni di Mario al Quirinale e al contrario un motivo in più per voi per votare il Premier al Colle? ​

“D’Alema ha commesso un grave errore. Non bisogna rimanere ancorati a rancori passati. Noi guardiamo avanti.​
Ora però evitiamo di legare questa caduta di stile al tema delicatissimo del ”. ​

📌 D'accordo, riunirà il Pd il 13 gennaio, ma oggi qual è la posizione di Base Riformista sull'ipotesi di Draghi al Quirinale? ​
Deve rientrare in un accordo più ampio anche con il chi gli dovrà succedere a Palazzo Chigi? ​

“Siamo tutti impegnati a sostenere dentro il Pd un percorso ordinato. Con i tempi giusti e con il pieno coinvolgimento dei gruppi parlamentari. Dove i sono tanti e, a maggior ragione per questo, sentono la responsabilità di contribuire alla scelta migliore per il PD e soprattutto per l'Italia. Partendo da tre punti fermi”. ​

📌 Quali? ​

“Preservare la figura autorevole di Mario Draghi, garantire la dell'azione di governo in una fase ancora di emergenza e costruire il consenso più largo possibile sulla figura del nuovo Presidente”. ​

📌 Draghi secondo lei dovrebbe essere eletto alla prima chiama dalla maggioranza che adesso lo sostiene al governo oppure si può trovare un accordo “con chi ci sta” a partire dalla quarta? ​

“L'autorevolezza di Draghi lo rende figura verso la quale non ci possono essere preclusioni. Ma, come dicevo prima, va preservato. ​
Così come deve essere preservata l'ambizione per un'azione di efficace e responsabile”. ​

📌 E quindi? ​

“È ancora presto per definire tattiche, aspetto che peraltro vale per ogni possibile ipotesi in campo”. ​

📌 Lorenzo Guerini Ministro della Difesa e leader di Base Riformista, ha solide posizioni . Un'eventuale successione di Draghi per lei dovrà stare dentro a perimetri geopolitici chiari? ​
Possiamo dire che questo sarà una precondizione? ​

“Draghi è solidamente atlantista ed . Come Pd abbiamo sempre auspicato che i ruoli apicali delle istituzioni repubblicane forse al solidamente ancorati a questo campo”. ​

📌 Scusi Alfieri, ma se non si trovasse un’intesa su Draghi al Colle, il governo correrebbe dei rischi. ​
E soprattutto: esiste un piano B che rappresenti l'unità istituzionale di una figura super partes evocata da Sergio ? ​
Ecco, Silvio Berlusconi secondo lei rientra in quest'ultimi parametri? ​

“Silvio è il leader di un partito che dal 1994 fino a poco tempo fa è stato indiscusso capo del centrodestra. ​
Basterebbe questo per capire che una figura divisiva come la sua non possa evocare l’ nazionale. ​
Ci sono invece figure autorevoli che hanno le caratteristiche per incarnarla, garantendo al paese in una fase così delicata”. ​

📌 Ma il possibile ritorno dei D'Alema nel PD potrebbe provocare l'uscita di Base Riformista per seguire magari il disegno di Matteo in un grande polo centrista e riformista? ​

“Molti di noi hanno fondato il Partito Democratico . È la nostra casa. Un partito che è quanto più unito quanto più riconosce il pluralismo. ​
Stiamo dando una mano al lavoro del , stiamo lavorando attivamente nelle istituzioni e vogliamo essere protagonisti della costruzione del PD che parla alle nuove generazioni”. ​

📌 D'Alema, Bettini, : c'è una nuova ditta giallorossa all'orizzonte dopo le elezioni del Capo dello Stato? ​

“Francamente questa è una cosa che col PD non c'entrerebbe nulla. ​
Io vedo invece la necessità di un PD sempre più unito e che affronti insieme le sfide decisive per il futuro del paese”.

02/01/2022

Enrico Letta ha voluto le Agorà Democratiche come progetto di apertura e coinvolgimento di tutti coloro che credono nei valori e nei principi del , anche favorendo ricomposizioni con chi ha abbandonato il Pd.​
Un progetto che guardi al e sappia dare speranza alle giovani generazioni.​

Le parole rozze di D'Alema vanno in senso contrario: guardano al passato e rimestano rancori mai sopiti. ​​
Se questi sono i presupposti per ragionare su future evoluzioni del Partito Democratico , per noi semplicemente la questione non esiste.​

Ci sono comunque due punti sicuramente positivi:

1️⃣ il fallimento politico di chi ha prodotto scissioni e oggi, con ritardo, sembra esserne finalmente consapevole;

2️⃣ la conferma, nei fatti, che il è e rimane l'unico soggetto politico autentico e popolare nel quale si concretizza qualsiasi progettualità e progressista;

Alessandro Alfieri

22/11/2021

Il ministro della Difesa e leader di Base Riformista: "Con i diktat non si fa nulla, Pd centrale per ba***re la destra. Siamo diversi dai 5S ma in questa fase non si può chiudere a nessuno”.​

✍🏻 Articolo di Carlo Bertini, La Stampa​

«Non è con i diktat che si costruisce un'alternativa alla destra e pensare poi di costruirla prescindendo dal Partito Democratico non è credibile».​
Nel giorno del suo cinquantacinquesimo compleanno, Lorenzo Guerini è alla Nunziatella di Napoli per una cerimonia come titolare della Difesa, ma non dismette i panni del politico consumato, abile nel presidiare il proprio terreno. E quello del ministro, leader dell'area Base Riformista del Pd che conta decine di parlamentari, è lo stesso che vorrebbe monopolizzare Matteo Renzi. Sponsor, dalla , di una sorta di "centro di gravità permanente" tanto per citare Battiato, la cui forza però finora non è dimostrata dai sondaggi.​

Mentre, per dirla con Guerini, «il tema è che esiste un elettorato di centro, che guarda all’ e che vuole una politica non urlata che affronti concretamente i problemi degli italiani.​
E deve esserci una proposta politica rivolta a quell’elettorato: per questo il Pd si deve porre il problema di parlare alla realtà moderata del Paese, per associarla a una prospettiva riformista e progressista».​

E se è vero, come ricorda quel tessitore di mediazioni che è il ministro della Difesa, che «il Pd è stato pensato per unire diverse culture politiche progressiste, cattoliche, liberali e per dare una prospettiva rivolta a un elettorato ampio che comprenda anche i ceti moderati, il nostro partito deve farsi carico di avere l’ambizione di rappresentare questo pezzo di ». ​

Una pungolatura a chi vorrebbe schiacciare il suo partito troppo a sinistra (senza citare Andrea Orlando o Peppe Provenzano), ma anche a chi (leggi Goffredo Bettini) pensa che vada appaltato ad altri questo compito, «perché un grande partito deve avere questa ambizione».​

Bisogna tessere la tela, dunque, specie ora alla vigilia del voto sul Colle e in prospettiva di future elezioni.​

«Con i diktat non si fa nulla, bisogna costruire senza ambiguità e con pazienza sui contenuti, sapendo che ci sono differenze di fondo tra forze politiche. Ma un’alleanza è tra forze diverse e non uguali». Ecco dunque il trait d’union tra dem e : «Noi siamo certamente altro dai 5 stelle, ma ciò non significa che, in questa fase della vita politica del Paese e alla luce anche di una loro evoluzione, a partire dall’Europa, non si possa lavorare insieme».​

E gli esempi ci sono, perché «è avvenuto nel Conte due, in diverse realtà andate al voto alle amministrative, a patto che sia chiaro che le alleanze sono strumenti e non fini, che l’identità di un partito non si definisce nelle alleanze, come qualcuno nel Pd pensava, ma nella proposta ». ​

Quindi, a dispetto dei tanti veti reciproci tra Conte, e Renzi, a dispetto delle chiusure, come Enrico Letta non cambia schema e punta al campo largo, forte di una «straordinaria partecipazione» alle , anche il ministro della Difesa, leader dell’area riformista meno incline a fare sconti ai grillini, il più freddo a fare un’alleanza con loro, si pone lo stesso obiettivo. ​

«Mi auguro che il lavoro che si sta facendo di costruire un campo largo, che tenga insieme diverse culture politiche, possa con fatica e coraggio essere portato avanti a partire da questo chiaro profilo del Pd. La nostra area lavorerà ad una prospettiva che cerchi di tenere dentro tutti, in un campo non precluso a nessuno, ma aperto a coloro che si ritengono impegnati in una proposta alternativa a questa ». ​

Porte aperte dunque anche a Conte. E se strattona, il suo ex braccio destro Guerini, che condivide forse le sue idee ma non il suo metodo, gli fa notare che «ogni battaglia credibile contro la destra non può che passare per il Pd, il vero elemento gravitazionale. E tutto ciò che si muove fuori dal Pd, pensando di poter prescindere dal Pd, risulta velleitario. C’è un elettorato moderato nei toni, che chiede proposte credibili per il del Paese, ma penso che il Pd è il partito che ha più possibilità e il dovere di interpretare anche questa esigenza di rappresentanza». ​

E quando si tratterà di trovare le intese per il , il Pd di Letta forse sarà più unito dei 5 Stelle di Conte, visto che la partita dei posizionamenti sul campo è già ben avviata e le truppe per ora marciano allineate.

20/10/2021

BELLA VITTORIA DI TUTTO IL PD. ORA AVANTI SULL'AGENDA DRAGHI E SUL RILANCIO DELL'IDENTITÀ DEL PARTITO DEMOCRATICO​

“Una vittoria netta e chiara di un PD forte e unito, il PD che abbiamo voluto e difeso anche nei momenti di maggiore difficoltà. Ora avanti sull’ , garanzia di ripartenza economica e sociale per il paese, e dunque massimo sostegno al Governo Draghi nell’attuazione del e nella realizzazione delle riforme indispensabili al futuro dell’Italia.​

E avanti, con l’importante lavoro avviato dal segretario Letta, nel rilancio dell’identità plurale e riformista del Partito Democratico, la vera sfida che attende tutta la comunità politica dem e l’urgenza che non può essere sacrificata alla pur necessaria costruzione di una larga alleanza elettorale: il vero campo largo si costruisce nel paese, intorno ad una proposta politica forte e incentrata su un’idea di economico e sociale che non contrapponga le ragioni del lavoro alle ragioni dell’impresa. ​

Da qui la necessità di riflettere sull’opportunità di una di impianto proporzionale: una legge che unisca le ragioni della governabilità a quelle della rappresentanza, che favorisca la scomposizione di un centrodestra diviso tra europeisti e sovranisti, che sia garanzia di valorizzazione dell’identità del e della sua centralità politica e coalizionale”. ​

💬 Sono questi i temi principali emersi nella lunga discussione che ha impegnato ieri sera Base Riformista, alla presenza di oltre 100 tra deputati, senatori e riferimenti territoriali. ​

Al termine della discussione aperta dalla relazione di Alessandro Alfieri, Base Riformista ha convenuto sull’opportunità di promuovere una serie di iniziative territoriali, anche in preparazione dei congressi regionali, e di convocare un’ nazionale per i primi giorni di dicembre.

Andiamo avanti con l’agenda Draghi e sull’identità del Partito Democratico
20/10/2021

Andiamo avanti con l’agenda Draghi e sull’identità del Partito Democratico

BELLA VITTORIA DI TUTTO IL PD. ORA AVANTI SULL'AGENDA DRAGHI E SUL RILANCIO DELL'IDENTITÀ DEL PARTITO DEMOCRATICO​

“Una vittoria netta e chiara di un PD forte e unito, il PD che abbiamo voluto e difeso anche nei momenti di maggiore difficoltà. Ora avanti sull’ , garanzia di ripartenza economica e sociale per il paese, e dunque massimo sostegno al Governo Draghi nell’attuazione del e nella realizzazione delle riforme indispensabili al futuro dell’Italia.​

E avanti, con l’importante lavoro avviato dal segretario Letta, nel rilancio dell’identità plurale e riformista del Partito Democratico, la vera sfida che attende tutta la comunità politica dem e l’urgenza che non può essere sacrificata alla pur necessaria costruzione di una larga alleanza elettorale: il vero campo largo si costruisce nel paese, intorno ad una proposta politica forte e incentrata su un’idea di economico e sociale che non contrapponga le ragioni del lavoro alle ragioni dell’impresa. ​

Da qui la necessità di riflettere sull’opportunità di una di impianto proporzionale: una legge che unisca le ragioni della governabilità a quelle della rappresentanza, che favorisca la scomposizione di un centrodestra diviso tra europeisti e sovranisti, che sia garanzia di valorizzazione dell’identità del e della sua centralità politica e coalizionale”. ​

💬 Sono questi i temi principali emersi nella lunga discussione che ha impegnato ieri sera Base Riformista, alla presenza di oltre 100 tra deputati, senatori e riferimenti territoriali. ​

Al termine della discussione aperta dalla relazione di Alessandro Alfieri, Base Riformista ha convenuto sull’opportunità di promuovere una serie di iniziative territoriali, anche in preparazione dei congressi regionali, e di convocare un’ nazionale per i primi giorni di dicembre.

Indirizzo

Via Terrasanta N. 7
Palermo
90141

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00
Sabato 09:00 - 17:00

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