22/11/2021
Il ministro della Difesa e leader di Base Riformista: "Con i diktat non si fa nulla, Pd centrale per ba***re la destra. Siamo diversi dai 5S ma in questa fase non si può chiudere a nessuno”.
✍🏻 Articolo di Carlo Bertini, La Stampa
«Non è con i diktat che si costruisce un'alternativa alla destra e pensare poi di costruirla prescindendo dal Partito Democratico non è credibile».
Nel giorno del suo cinquantacinquesimo compleanno, Lorenzo Guerini è alla Nunziatella di Napoli per una cerimonia come titolare della Difesa, ma non dismette i panni del politico consumato, abile nel presidiare il proprio terreno. E quello del ministro, leader dell'area Base Riformista del Pd che conta decine di parlamentari, è lo stesso che vorrebbe monopolizzare Matteo Renzi. Sponsor, dalla , di una sorta di "centro di gravità permanente" tanto per citare Battiato, la cui forza però finora non è dimostrata dai sondaggi.
Mentre, per dirla con Guerini, «il tema è che esiste un elettorato di centro, che guarda all’ e che vuole una politica non urlata che affronti concretamente i problemi degli italiani.
E deve esserci una proposta politica rivolta a quell’elettorato: per questo il Pd si deve porre il problema di parlare alla realtà moderata del Paese, per associarla a una prospettiva riformista e progressista».
E se è vero, come ricorda quel tessitore di mediazioni che è il ministro della Difesa, che «il Pd è stato pensato per unire diverse culture politiche progressiste, cattoliche, liberali e per dare una prospettiva rivolta a un elettorato ampio che comprenda anche i ceti moderati, il nostro partito deve farsi carico di avere l’ambizione di rappresentare questo pezzo di ».
Una pungolatura a chi vorrebbe schiacciare il suo partito troppo a sinistra (senza citare Andrea Orlando o Peppe Provenzano), ma anche a chi (leggi Goffredo Bettini) pensa che vada appaltato ad altri questo compito, «perché un grande partito deve avere questa ambizione».
Bisogna tessere la tela, dunque, specie ora alla vigilia del voto sul Colle e in prospettiva di future elezioni.
«Con i diktat non si fa nulla, bisogna costruire senza ambiguità e con pazienza sui contenuti, sapendo che ci sono differenze di fondo tra forze politiche. Ma un’alleanza è tra forze diverse e non uguali». Ecco dunque il trait d’union tra dem e : «Noi siamo certamente altro dai 5 stelle, ma ciò non significa che, in questa fase della vita politica del Paese e alla luce anche di una loro evoluzione, a partire dall’Europa, non si possa lavorare insieme».
E gli esempi ci sono, perché «è avvenuto nel Conte due, in diverse realtà andate al voto alle amministrative, a patto che sia chiaro che le alleanze sono strumenti e non fini, che l’identità di un partito non si definisce nelle alleanze, come qualcuno nel Pd pensava, ma nella proposta ».
Quindi, a dispetto dei tanti veti reciproci tra Conte, e Renzi, a dispetto delle chiusure, come Enrico Letta non cambia schema e punta al campo largo, forte di una «straordinaria partecipazione» alle , anche il ministro della Difesa, leader dell’area riformista meno incline a fare sconti ai grillini, il più freddo a fare un’alleanza con loro, si pone lo stesso obiettivo.
«Mi auguro che il lavoro che si sta facendo di costruire un campo largo, che tenga insieme diverse culture politiche, possa con fatica e coraggio essere portato avanti a partire da questo chiaro profilo del Pd. La nostra area lavorerà ad una prospettiva che cerchi di tenere dentro tutti, in un campo non precluso a nessuno, ma aperto a coloro che si ritengono impegnati in una proposta alternativa a questa ».
Porte aperte dunque anche a Conte. E se strattona, il suo ex braccio destro Guerini, che condivide forse le sue idee ma non il suo metodo, gli fa notare che «ogni battaglia credibile contro la destra non può che passare per il Pd, il vero elemento gravitazionale. E tutto ciò che si muove fuori dal Pd, pensando di poter prescindere dal Pd, risulta velleitario. C’è un elettorato moderato nei toni, che chiede proposte credibili per il del Paese, ma penso che il Pd è il partito che ha più possibilità e il dovere di interpretare anche questa esigenza di rappresentanza».
E quando si tratterà di trovare le intese per il , il Pd di Letta forse sarà più unito dei 5 Stelle di Conte, visto che la partita dei posizionamenti sul campo è già ben avviata e le truppe per ora marciano allineate.