Movimento Siciliano d'Azione

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LA LEGA DELLE CLINICHE D’ORO E IL VITALIZIO IN LUSSEMBURGO: ECCO CHI INGRASSA SULLA PELLE DEI SICILIANIMentre i nostri o...
18/06/2026

LA LEGA DELLE CLINICHE D’ORO E IL VITALIZIO IN LUSSEMBURGO: ECCO CHI INGRASSA SULLA PELLE DEI SICILIANI

Mentre i nostri ospedali in Sicilia cadono a pezzi, mentre le liste d’attesa per una mammografia o una tac superano l’anno di agonia e i pronto soccorso dell’isola scoppiano, a Roma la Lega ha un’unica, vergognosa priorità: fare i regali miliardari ai signori della sanità privata.

L’ultimo capolavoro della Lega di Salvini è un emendamento cucito su misura. Sapete per chi? Per un loro deputato. Uno che in Parlamento non si vede mai, ma che quando c’è da incassare si presenta puntualissimo: Antonio Angelucci. L’uomo che controlla l’80% delle cliniche private del Lazio. Un sistema perfetto, una porta girevole della vergogna: il presidente della Regione Lazio, Rocca (Fratelli d’Italia), taglia i posti letto negli ospedali pubblici e, guarda caso, fa ingrassare i profitti delle cliniche di Angelucci. E sapete cosa faceva Rocca prima di fare il presidente?
Era il presidente della fondazione San Raffaele. Di chi?
Di Angelucci!

Siamo davanti a un conflitto di interessi gigantesco, viscido, che infesta i palazzi di una Roma che ha perso ogni briciolo di pudore. Pensavamo che i conflitti d’interesse fossero finiti con Berlusconi?
No, si sono semplicemente trasferiti tra le fila della Lega.

SCATOLE CINESI, PARADISI FISCALI E STIPENDI DA FAME

Mentre a infermieri, medici e operatori delle cliniche private viene negato persino il minimo adeguamento salariale, escludendoli per legge da quel piccolo aumento previsto dal decreto, per il deputato leghista Angelucci il "salario giusto" c’è sempre. Sapete a quanto ammonta? A un vitalizio da 4 milioni e mezzo di euro all’anno pagato dalle sue fondazioni.
Ma il vero schiaffo in faccia a chi sputa sangue ogni giorno lavorando onestamente è dove finiscono questi soldi. Voi penserete: con tutte queste cliniche private, almeno pagheranno le tasse in Italia per finanziare le nostre strade, le nostre scuole, la nostra sanità? Nemmeno per idea.

Questo impero è controllato da una fiduciaria che paga le tasse nel granducato del Lussemburgo. Un sistema di scatole cinesi che rimbalza da Lussemburgo a Londra, fino alle Isole Vergini Britanniche.

Con quale faccia, cari signori della Lega, chiedete ai commercianti, agli artigiani, agli imprenditori siciliani di pagare le tasse fino all'ultimo centesimo, quando il vostro stesso deputato incassa milioni in Italia e protegge i suoi profitti nei paradisi fiscali esteri? Questa non è politica, questo è sciacallaggio legalizzato.

LA MACCHINA DEL FANGO FINANZIATA DAI CITTADINI

La ciliegina sulla torta di questo sistema marcio è la propaganda. Angelucci non controlla solo le cliniche, controlla anche tre quotidiani nazionali. Tre fogli di giornale che ogni giorno sputano schifezze e fango sui territori, che fanno una propaganda meschina per difendere i poteri forti del Nord e del sistema romano. E la beffa finale? Questi finti giornalisti, al soldo di questo personaggio, continuano a ricevere il finanziamento pubblico. Soldi nostri. Soldi dei siciliani. Mandati a Roma per pagare gli stipendi a chi deve difendere il padrone delle cliniche.
Con quale credibilità la Lega viene a parlarci di sanità? Con quale coraggio parlano di "salario giusto" o di sviluppo delle imprese?
Voi non sapete nemmeno cosa significhi la parola "giusto". Siete fuori dal mondo, asserragliati dentro i vostri palazzi dorati, mentre fuori la gente normale non sa come fare benzina perché i prezzi sono alle stelle, o deve fare i salti mortali al supermercato anche solo per riempire il carrello della spesa.

ORA BASTA: LA SICILIA SI RIBELLA AL VOSTRO TEATRO

Avete zero credibilità.

✊Il Movimento Siciliano D'Azione non sarà complice di questo teatro. Non staremo a guardare mentre la Lega e i suoi alleati distruggono la sanità pubblica per regalare miliardi alle fiduciarie lussemburghesi dei loro parlamentari, lasciando i lavoratori senza aumenti e i malati senza cure.

Il tempo delle vostre passerelle e delle vostre menzogne autonomiste di facciata è scaduto. I siciliani stanno aprendo gli occhi davanti a questo schifo. La nostra risposta sarà dura, di rottura totale, senza sconti e senza mediazioni con i partiti nazionali. Giù le mani dalla nostra terra, giù le mani dalla nostra salute, giù le mani dalla dignità del popolo siciliano!

IL GRANDE BLUFF DI MONDELLO: LA SAGRA DEL RITARDO E LA VERGOGNA DEL "LOW COST" PER PEZZENTIGuardateli. Guardate questo s...
18/06/2026

IL GRANDE BLUFF DI MONDELLO: LA SAGRA DEL RITARDO E LA VERGOGNA DEL "LOW COST" PER PEZZENTI

Guardateli. Guardate questo spettacolo indecoroso che va in scena, come ogni anno, sulla pelle dei palermitani e dei turisti. Mondello, quella che dovrebbe essere la perla del Mediterraneo, ridotta a un cantiere identitario del fallimento. Siamo a giugno inoltrato e questi signori scoprono solo ora che sta arrivando l'estate.

Ma dove avete vissuto fino a ieri?
Nelle caverne della burocrazia ministeriale?

La verità è una sola, ed è sotto gli occhi di tutti, anche se cercano di mascherarla con i comunicati stampa patinati: il sistema ha fallito.
La farsa dei ricorsi: quando lo Stato e i privati giocano a braccio di ferro sulla vostra pelle
Mentre la Regione e la società concessionaria giocavano a fare la guerra a colpi di carte bollate, ricorsi al TAR e sentenze del CGA prolungate fino all'inverno, la spiaggia è rimasta abbandonata a se stessa. Un teatrino ridicolo, una guerra tra poveri di spirito dove l'unico a perdere è il cittadino.

Ci vengono a raccontare la storiella della "macchina organizzativa complessa" che è potuta partire solo a maggio. Ma a chi volete darla a bere? Avete ridotto la programmazione turistica di una metropoli a una gestione da fiera di paese. In qualunque paese civile i contratti, le concessioni e i servizi si pianificano con anni di anticipo. Qui a Palermo no. Qui si aspetta il benestare del giudice a maggio per capire se la gente si può fare il bagno o no. Siete ridicoli. Voi, la vostra burocrazia borbonica e chi vi permette di gestire il bene pubblico come se fosse il cortile di casa vostra.

Il "Low Cost" della vergogna: 6 euro per andare al bagno? Ma vi siete visti?
E poi arriva il capolavoro del marketing della miseria: l'accesso "low cost".

Sentite qua, perché c'è da vomitare: vi fanno pagare 6 euro a persona solo per calpestare la sabbia (che dovrebbe essere di tutti!), per fare una doccia e per usare il bagno. Sei euro per avere il privilegio di andare alla toilette! Questa non è imprenditoria, questo è un pizzo legalizzato sulla dignità delle persone. Hanno sdoganato la "spiaggia per poveri", dove chi non ha da spendere 35 euro al giorno per due pezzi di plastica e un ombrellone viene confinato nel recinto del "low cost", trattato come un cittadino di serie B che deve ringraziare se gli operai tengono pulito il bagnasciuga.

Ma lo capite il livello di sfacciataggine?
Vi stanno vendendo l'aria che respirate!
Prezzi da capogiro per un servizio a metà
Andiamo ai numeri, quelli che fanno piangere il portafogli della povera gente:
- 30-34 euro nel weekend per due persone a inizio stagione.
- 35 euro fissi a luglio e agosto.

Per cosa?

Per una spiaggia che a giugno è ancora transennata, con i lidi che aprono un pezzo alla volta come se stessero facendo un favore alla cittadinanza. Mancano le torrette, mancano i bagnini (assunti solo 36 su 140 previsti, siamo a un quarto delle forze!), regna l'incertezza totale su quanti spazi apriranno. Però i soldi li vogliono subito. E a tariffa piena!

Questa non è l'eccellenza turistica di cui vi riempite la bocca nei salotti della politica palermitana. Questo è un assalto alla diligenza. È lo specchio di una città ostaggio di concessioni infinite, di ritardi strutturali e di una classe dirigente, pubblica e privata, che non ha la minima idea di cosa significhi la parola "programmazione".

Svegliatevi!

Vi stanno togliendo il mare da sotto i piedi e vi chiedono pure il biglietto per guardarlo. Vergognatevi, tutti. Dal primo burocrate della Regione fino all'ultimo firmatario di queste decisioni scellerate. Avete trasformato Mondello nel monumento del vostro fallimento.

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17/06/2026
ANTONIO CANEPA: IL COMANDANTE TRADITO𝘾𝙤𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙡𝙖 𝙧𝙞𝙢𝙤𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙘𝙤𝙡𝙤𝙣𝙞𝙖𝙡𝙚, 𝙥𝙚𝙧 𝙡𝙖 𝙡𝙞𝙗𝙚𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙣𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙎𝙞𝙘𝙞𝙡𝙞𝙖.I. LA MEN...
17/06/2026

ANTONIO CANEPA:
IL COMANDANTE TRADITO
𝘾𝙤𝙣𝙩𝙧𝙤 𝙡𝙖 𝙧𝙞𝙢𝙤𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙘𝙤𝙡𝙤𝙣𝙞𝙖𝙡𝙚, 𝙥𝙚𝙧 𝙡𝙖 𝙡𝙞𝙗𝙚𝙧𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙣𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙎𝙞𝙘𝙞𝙡𝙞𝙖.

I. LA MENZOGNA DEI VINCITORI E LA VERITÀ DELLA TERRA

La storia ufficiale, scritta nei palazzi di Roma e imposta nelle scuole dell'obbligo, è da sempre lo strumento di propaganda dei vincitori: una narrazione addomesticata, fatta di medaglie false e retorica risorgimentale. Ma nel ventre profondo della Sicilia, tra le rocce laviche dell’Etna e le vene aperte della nostra terra sottomessa, pulsa un’altra storia. Una storia che lo Stato italiano ha tentato in ogni modo di cancellare, infangare e deridere: la storia di Antonio Canepa e del glorioso riscatto di un popolo che ha osato spezzare le catene del colonialismo interno.

Canepa non è stato un semplice leader; è stato la miccia ideologica e militare piantata sotto le fondamenta dell’unità artificiale italiana. Per questo motivo l'apparato di potere coloniale ha dovuto ridurlo a una caricatura, etichettandolo come spia, squilibrato o terrorista. Formule preconfezionate da uno Stato centrale incapace di concepire che un intellettuale, un docente universitario e un uomo di raffinata cultura potesse impugnare le armi, scegliendo la via della rivolta e del sabotaggio. Antonio Canepa non cercava di riformare l'assetto italiano: voleva reciderlo alla radice.

II. ANTIFASCISMO DI POPOLO E AVANGUARDIA INDIPENDENTISTA

Mentre la classe politica romana si spartiva la pen*sola come carne da macello tra continuità monarchica, fascisti riciclati nei nuovi apparati di sicurezza e benedizioni clericali, Canepa rispondeva alla chiamata alle armi della nazione siciliana. Il suo antifascismo non si consumava nei salotti della finta opposizione parlamentare: era fatto di polvere da sparo, clandestinità, proiettili e pianificazione.

Dalla destabilizzazione del regime mussoliniano ai sabotaggi dei convogli e dei depositi militari, Canepa ha dimostrato che la penna ha valore solo se vibra con la stessa urgenza di un fucile. Il suo manifesto, La Sicilia ai Siciliani, rimane ancora oggi l'atto d'accusa definitivo contro lo sfruttamento economico e strategico dell'Isola.

Nel dopoguerra, mentre i partiti italiani offrivano l'autonomia amministrativa come anestetico e premio di consolazione per un popolo affamato, Canepa fondava l'EVIS (Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia). Egli comprese l'inganno: mentre a Roma si negoziavano le poltrone, nei boschi siciliani si addestravano contadini, giovani e renitenti alla leva per preparare l'insurrezione e imporre un referendum armato di secessione. Canepa non cercava il compromesso istituzionale; cercava la rottura rivoluzionaria.

III. L’ESECUZIONE DI STATO E IL PATTO COLONIALE STATO-MAFIA

La risposta del potere centrale fu l'eliminazione fisica. L'eccidio di Randazzo del 17 giugno 1945, travestito da banale scontro a fuoco, fu un'esecuzione di Stato in piena regola: sei indipendentisti massacrati a colpi ravvicinati a fronte dell'assoluta incolumità delle forze dell'ordine. Una cinica operazione militare volta a decapitare l'avanguardia dell'EVIS e a seppellirne l'eredità sotto il muro del silenzio.

Lo Stato italiano non ha mai processato i responsabili di quella strage. Ha preferito la via della corruzione morale e della cooptazione, seducendo l'ala moderata del movimento indipendentista con la concessione dell'Autonomia Speciale. Lo Statuto Siciliano è stato la moneta di scambio per disarmare la rivoluzione, un'illusione giuridica svuotata nel corso dei decenni dall'accentramento romano. In questo scenario, la criminalità mafiosa ha operato come braccio armato intermediario del potere centrale. Quella fu, a tutti gli effetti, la prima e più devastante trattativa Stato-Mafia: il sacrificio del sogno dell'indipendenza nazionale in cambio della conservazione dello status quo latifondista e clientelare.

IV. L’EREDITÀ DEL MOVIMENTO SICILIANO D’AZIONE

A ottant'anni di distanza, l'establishment politico trema ancora al solo nome di Antonio Canepa. Perché il Comandante rappresenta il rifiuto categorico del sicilianismo folklorico, della rassegnazione meridionalista e del servilismo della classe dirigente ascara. Canepa ci costringe a ricordare che siamo un popolo di combattenti.

Il suo insegnamento politico è chiaro e inscindibile: la lotta per la giustizia sociale e il processo di liberazione nazionale sono la medesima battaglia. Non esiste emancipazione delle classi subalterne e dei lavoratori siciliani senza l'indipendenza politica del nostro popolo. Non esiste reale democrazia sotto il giogo di una gestione coloniale delle nostre risorse, delle nostre infrastrutture e delle nostre vite.

Il 20 giugno, a Randazzo, il Movimento Siciliano D’azione non si riunirà per una sterile commemorazione nostalgica. Saremo lì per rilanciare la sfida indipendentista. Canepa non è un monumento di pietra da onorare; è una fiamma rivoluzionaria che abbiamo il dovere di riaccendere nei cuori dei siciliani.
Per la terra, per il lavoro, per l'indipendenza.

✊ANTUDO!

IL MARE DI GELA SANGUINA GAS: ENI DEPREDA, LA REGIONE FA DA PALAFRENIERE E I NOSTRI FIGLI CREPANO IN ESILIO!Basta con le...
17/06/2026

IL MARE DI GELA SANGUINA GAS: ENI DEPREDA, LA REGIONE FA DA PALAFRENIERE E I NOSTRI FIGLI CREPANO IN ESILIO!

Basta con le farneticazioni da buocrati. Basta con i piagnistei dei sindaci di sistema che prima firmano i protocolli d'intesa con i colonizzatori, si fanno scattare le foto sorridenti ai tavoli delle "compensazioni", e poi fano finta di stupirsi se ricevono un ceffone in pieno volto. Il Movimento Siciliano D’azione non perde tempo a salutare o a consolare i sindaci della concertazione perdente. Questa non è una disputa amministrativa: questo è un atto di guerra economica.

L'ultimo scippo sui campi offshore di Argo-Cassiopea a Gela è la radiografia esatta del nostro status: siamo una colonia. L'ENI (Enimed) estrae miliardi di metri cubi di gas dal nostro mare per riscaldare le industrie del Nord e gonfiare le tasche degli azionisti di Roma. E alla Sicilia cosa torna? Le briciole delle briciole. Centodiciottomila euro. Una mancia offensiva, un insulto sputato in faccia a una terra che ha pagato tributi di sangue, tumori e devastazione ambientale.

ENI: LA PIOVRA DI STATO CHE AFFAMA LA SICILIA

Diciamo le cose come stanno, con la rabbia di chi non ha più nulla da perdere: l'ENI in Sicilia si comporta come una compagnia mineraria dell'Ottocento in Congo. Viene, buca il nostro fondale, preleva la nostra ricchezza strategica e la porta via, lasciandoci piattaforme arrugginite e mare violentato.

Estraggono l'oro nero e l'oro blu a casa nostra ma le decisioni si prendono a Roma. Questo è un saccheggio legalizzato da uno Stato rapace che vede la Sicilia solo come una grande centrale energetica da spolpare a costo zero. Ci rubano il futuro sotto gli occhi e pretendono che ringraziamo per le briciole delle royalties – che ora, con un colpo di penna infame, vengono pure dimezzate.

LA REGIONE SICILIANA: IL COMITATO D’AFFARI DEI COLONIZZATORI

Ma il braccio armato di questo scippo non è a Roma. È a Palermo. La Regione Siciliana non è un governo autonomo: è l'ufficio di collocamento dei complici, il palafreniere della piovra energetica.

Mentre il popolo gelese e siciliano affonda nella disoccupazione, i colletti bianchi della Regione firmano decreti per tagliare i fondi persino alla sopravvivenza dei comuni. Si attaccano ai cavilli sulla "spesa corrente" per non mollare un euro. Si comportano come i vecchi esattori dei feudi: spogliano il popolo per compiacere i padroni della pen*sola. La giunta regionale e i suoi burocrati sono colpevoli di alto tradimento nei confronti del popolo siciliano. Hanno svenduto la nostra sovranità in cambio di carriere politiche e pacchetti di voti.

RIPRENDIAMOCI I NOSTRI PORTI, BLOCCHIAMO LE ESTRAZIONI: FATE TORNARE I NOSTRI FIGLI!

Mentre i tubi dell'ENI pompano ricchezza verso il Nord, le navi e gli aerei continuano a pompare i nostri figli fuori dalla Sicilia. Questa terra viene desertificata scientificamente: rubando l'energia e la ricchezza, spengono ogni possibilità di sviluppo industriale e agricolo autoctono, costringendo la nostra gioventù all'esilio forzato.

Volete bloccare le nuove autorizzazioni?
Noi diciamo di più: bisogna bloccare i flussi!
Se la ricchezza del nostro mare non serve a creare lavoro qui, a finanziare le imprese siciliane, a creare un futuro di dignità che possa far tornare in Sicilia i nostri ragazzi emigrati, allora quel gas deve rimanere sotto il fango!

✊Il Movimento Siciliano D’azione chiama alla mobilitazione generale contro la piovra ENI e contro i traditori di Palermo. La rabbia deve diventare fuoco politico, deve diventare blocco dei porti, deve diventare barricata ideale contro chi ci sta rubando l'aria, il mare e i figli.
Se Roma e Palermo ci vogliono schiavi, la Sicilia risponderà da par suo. Giù le mani dal nostro mare. Riuniamo le famiglie, facciamo tornare i nostri esiliati, cacciamo i predatori!

MOVIMENTO SICILIANO D'AZIONE
Lotta dura contro la piovra coloniale!

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IL NOSTALGICO DELLA MAZZETTA: SE ANCHE I LADRI DI REGIME PIANGONO LA FINE DELLA "CORRUZIONE CON LE REGOLE"Siamo oltre la...
16/06/2026

IL NOSTALGICO DELLA MAZZETTA: SE ANCHE I LADRI DI REGIME PIANGONO LA FINE DELLA "CORRUZIONE CON LE REGOLE"

Siamo oltre la decenza, oltre lo schifo. C'è un momento in cui la spudoratezza dei vecchi parassiti della politica siciliana tocca vette così grottesche da superare persino la fantasia. Quel momento lo ha firmato Gianfranco Micciché , l'architetto del disastro azzurro nell'isola, che ormai ridotto a un vecchio arnese da retrobottega si è seduto davanti ai giornalisti per fare l’unica cosa che gli riesce bene: sputare sulla dignità dei siciliani, stavolta con una punta di nostalgia per i tempi d'oro del malaffare.

Le sue parole vanno lette e rilette, perché sono una confessione aperta che meriterebbe solo i calci in c**o:

«𝑨𝒏𝒄𝒉𝒆 𝒊𝒍 𝒇𝒖𝒓𝒕𝒐 𝒊𝒏 𝒑𝒐𝒍𝒊𝒕𝒊𝒄𝒂 𝒖𝒏 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒐 𝒂𝒗𝒆𝒗𝒂 𝒍𝒆 𝒔𝒖𝒆 𝒓𝒆𝒈𝒐𝒍𝒆… 𝑸𝒖𝒆𝒍𝒍𝒆 𝒓𝒆𝒈𝒐𝒍𝒆 𝒊𝒏 𝑺𝒊𝒄𝒊𝒍𝒊𝒂 𝒔𝒐𝒏𝒐 𝒔𝒂𝒍𝒕𝒂𝒕𝒆, 𝒍𝒂 𝒄𝒐𝒓𝒓𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 𝒅𝒊𝒍𝒂𝒈𝒂 𝒆 𝒄𝒉𝒊 𝒓𝒖𝒃𝒂 𝒍𝒐 𝒇𝒂 𝒑𝒆𝒓 𝒊𝒏𝒕𝒆𝒓𝒆𝒔𝒔𝒊 𝒑𝒆𝒓𝒔𝒐𝒏𝒂𝒍𝒊».

Ma ci rendiamo conto del livello?

Questo signore non sta piangendo per i giovani che scappano, per le strade che crollano o per una terra ridotta alla fame da trent'anni di saccheggi targati anche e soprattutto Miccichè. No. Lui si dispera perché la corruzione oggi è diventata "anarchica". Rimpiange la mazzetta con stile, il finanziamento illecito "di sistema", quando si rubava col pedigree e il baciamano istituzionale. Siamo alla follia pura, all’ammissione di colpa spacciata per alta analisi politica.

IL RE DEL PRIVILEGIO CHE SCOPRE IL DESERTO

Vederlo oggi fare il passista della morale, il fustigatore dei costumi del centrodestra, fa letteralmente vomitare. Per decenni Gianfranco Miccichè è stato il pivot di quel sistema di potere che ha ridotto la Sicilia a una colonia di Roma e a un feudo di consorterie locali. È stato l'architetto di stagioni politiche fondate sul clientelismo più becero, sui favori agli amici degli amici, sulle poltrone distribuite col bilancino del farmacista.

E oggi cosa fa? Si guarda intorno e scopre che i suoi successori, i vari Gallo Afflitto, i Tamajo, i Galvagno, le Savarino, sono fatti della sua stessa identica pasta, solo con meno stile e meno filtri. Denuncia le leggi scritte ad hoc per sistemare le mogli, attacca le "mancette" distribuite all'ARS da Schifani per tenere buoni i deputati durante la finanziaria, accusa la sua stessa area politica di essere mossa solo da un odio profondo e fa l’elenco dei colonnelli che a stento parlano l'italiano.

Ma chi li ha cresciuti questi mostri politici, Gianfranco? Da quale vivaio culturale e morale pensavi che uscissero i nuovi padroni del vapore, se per trent'anni hai coltivato l'idea che la politica fosse solo gestione del bisogno, controllo dei pacchetti di voti e sottomissione ai diktat dei protettori romani o milanesi? Siete voi i padri biologici di questo "liberi tutti" selvaggio. Siete voi che avete sdoganato l'idea che le istituzioni siciliane fossero un bancomat privato.

LA SCONFITTA STORICA DI UN SISTEMA MARCIO

La verità che emerge da questo sfogo senile è una sola: la totale, irreversibile inutilità di un'intera generazione di parassiti della politica. Il centrodestra siciliano che Miccichè descrive — 𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘰𝘨𝘨𝘪 𝘭𝘰 𝘩𝘢 𝘱𝘰𝘭𝘪𝘵𝘪𝘤𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘤𝘢𝘯𝘯𝘪𝘣𝘢𝘭𝘪𝘻𝘻𝘢𝘵𝘰 𝘦𝘥 𝘦𝘮𝘢𝘳𝘨𝘪𝘯𝘢𝘵𝘰. — non è altro che lo specchio fedele del suo passato.

Un Truman Show della vergogna dove non esiste una visione per l’isola, non esiste l’applicazione dello Statuto Autonomista per creare lavoro e dignità, ma solo la guerra fratricida per accaparrarsi le ultime briciole di potere prima del naufragio.

E la colpa non è solo loro, ma anche di quella pletora di cortigiani, portaborse, clientes e finti autonomisti da tastiera che continuano a sostenere questo teatrino, tollerando che i diritti più elementari dei siciliani vengano scambiati come regali dal politico di turno in campagna elettorale.

IL NOSTRO MONITO: VIA LE ZAVORRE DA QUESTA TERRA

Il Movimento Siciliano d'Azione non accetta lezioni di etica da chi rimpiange i ladri con le regole, né tantomeno concede sconti ai miracolati di oggi che gestiscono la Sicilia come una mangiatoia personale. La diagnosi di Miccichè sul disastro attuale è l'unica cosa vera, ma la sua ricetta — abolire l'elezione diretta del governatore per rimettere i giochi in mano ai segretari di partito e fare le alleanze dopo il voto — è solo l'ultimo disperato tentativo di un dinosauro della politica di rientrare nel giro che conta attraverso il voto di scambio parlamentare.

La Sicilia non si salverà cambiando la legge elettorale per far tornare in sella i vecchi burattinai. La Sicilia si salverà solo quando manderà a casa, definitivamente e senza biglietto di ritorno, sia i nostalgici della vecchia corruzione di sistema, sia gli analfabeti funzionali che oggi occupano le poltrone di Palazzo d'Orléans e dell'ARS.

Cittadini siciliani, schiena dritta. Rompiamo questo meccanismo perverso. Riprendiamoci la nostra terra e lasciamo che questi vermi della politica finiscano di divorarsi tra di loro nel fango della loro stessa mediocrità.

✊An.Tu.Do

16/06/2026

Il Meglio deve ancora ve**re: in studio l'on. Giuseppe Lombardo (Mpa-Grande Sicilia) e Mirko Stefio (segretario politico del Movimento Siciliano d'Azione) discutono dei temi di stretta attualità siciliana a partire dall'autonomia che resta sempre nel cassetto.

LA COLONIA SICILIA E IL SILENZIO DEI COMPLICI: SE IL GRANO MUORE, LA PATRIA INSORGEEsiste un limite oltre il quale la pa...
16/06/2026

LA COLONIA SICILIA E IL SILENZIO DEI COMPLICI: SE IL GRANO MUORE, LA PATRIA INSORGE

Esiste un limite oltre il quale la pazienza dei popoli cessa di essere una virtù e diventa complicità col proprio carnefice. Quel limite lo abbiamo superato. Mentre i campi della Sicilia, della Puglia e della Basilicata si tingono dell’oro del raccolto, sui tavoli di Roma e Bruxelles si consuma l’ennesimo, scientifico tradimento ai danni del Mezzogiorno.

Il grano duro meridionale viene quotato all’infame cifra di 27-28 euro al quintale. Una cifra che non è frutto di dinamiche di mercato, ma di una precisa volontà politica di annientamento. Produrre costa più di quanto venga riconosciuto. Significa costringere i nostri agricoltori , custodi della terra e della nostra sovranità alimentare, a lavorare in perdita, a indebitarsi, a svendere il sudore di una vita per sfamare le multinazionali dell'importazione selvaggia.
Non è crisi. È un esproprio di Stato.

DUE PESI, DUE MISURE: LA GEOGRAFIA DEL POTERE ITALIANO

La maschera dell'unità nazionale, logora e ipocrita, crolla definitivamente davanti all'evidenza dei fatti. Quando ad essere minacciati sono gli interessi economici del Nord, l'apparato statale italiano riscopre improvvisamente l'orgoglio, i muscoli e la diplomazia.

Lo abbiamo visto con il caso Prosek: per difendere le bollicine del Prosecco veneto e blindare un giro d'affari miliardario, i governi si sono mobilitati all’istante. Hanno aperto contenziosi a Bruxelles, hanno battuto i pugni sui tavoli della Commissione Europea, hanno gridato al sacrilegio economico. Lo Stato italiano, quando vuole, sa farsi valere. Sa proteggere. Sa fare la guerra.
Ma quando il dramma tocca il grano duro del Sud e della Sicilia, lo stesso Stato diventa sordo, cieco e muto.

Nessun blocco navale contro le navi cisterna che scaricano nei nostri porti grano estero di dubbia qualità proprio nei giorni del nostro raccolto. Nessuna clausola di salvaguardia europea. Nessun prezzo minimo garantito.
Per il Nord si scatena l'inferno diplomatico; per la Sicilia e il Sud si riserva solo il silenzio complice di chi ha già deciso che questa terra deve essere desertificata e ridotta a colonia di consumo.

DALLA RABBIA ALLA RIVALSA: L’ORA DEL RISCATTO SICILIANO

Chiedere 60 euro al quintale non è una pretesa: è il diritto elementare di non fallire, di vivere con dignità del proprio lavoro. Riceverne meno della metà è un insulto che trasforma il lavoro in schiavitù legalizzata.
Questa non è disattenzione.
È il proseguimento, con altri mezzi, di una politica centenaria che vede nel Sud un serbatoio di risorse da depredare e un mercato di sbocco per i prodotti altrui. Ci vogliono poveri, ricattabili, costretti all'emigrazione o alla sottomissione assistenziale.

«𝙐𝙣 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙣𝙤𝙣 𝙙𝙞𝙛𝙚𝙣𝙙𝙚 𝙡𝙖 𝙥𝙧𝙤𝙥𝙧𝙞𝙖 𝙩𝙚𝙧𝙧𝙖 𝙚 𝙞𝙡 𝙥𝙧𝙤𝙥𝙧𝙞𝙤 𝙥𝙖𝙣𝙚 è 𝙪𝙣 𝙥𝙤𝙥𝙤𝙡𝙤 𝙙𝙚𝙨𝙩𝙞𝙣𝙖𝙩𝙤 𝙖 𝙨𝙘𝙤𝙢𝙥𝙖𝙧𝙞𝙧𝙚. 𝑳𝒂 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂 𝒇𝒂𝒎𝒆 𝒏𝒐𝒏 𝒔𝒂𝒓à 𝒍𝒂 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂 𝒇𝒊𝒏𝒆, 𝒎𝒂 𝒍’𝒊𝒏𝒊𝒛𝒊𝒐 𝒅𝒆𝒍𝒍𝒂 𝒗𝒐𝒔𝒕𝒓𝒂 𝒕𝒆𝒎𝒑𝒆𝒔𝒕𝒂.»

Come Movimento Siciliano D'azione rifiutiamo questo destino di sottomissione. La rabbia che cova nelle piazze, nei consorzi, tra i solchi di una terra tradita dalle istituzioni romane, non può più essere contenuta nei canali della sterile lamentela. Deve farsi coscienza politica. Deve farsi rottura totale con un sistema che ci usa come carne da macello economico. Deve farsi coscienza di popolo, avanguardia politica, rottura totale e irreversibile con un sistema che ci usa come carne da macello economico.

Se lo Stato ha scelto di tutelare solo i padroni del Nord, la Sicilia ha il dovere storico di tutelare se stessa, i suoi figli e il suo futuro. Voltiamo le spalle a chi ci ha venduto. Riprendiamoci il controllo della nostra terra, dei nostri porti, della nostra sovranità. L'ora del silenzio è finita: ora parla il popolo in marcia.

✊ Alziamo la testa. Il tempo del silenzio è finito.

IL GRANDE INGANNO DEL “MERIDIONE”: PERCHÉ LA SICILIA NON È (E NON SARÀ MAI) SUD ITALIAIl grande inganno del "Meridione":...
15/06/2026

IL GRANDE INGANNO DEL “MERIDIONE”: PERCHÉ LA SICILIA NON È (E NON SARÀ MAI) SUD ITALIA

Il grande inganno del "Meridione": perché la Sicilia non è (e non sarà mai) Sud Italia

C’è un errore di prospettiva, quasi un peccato originale, che l’intellettualismo di Stato si porta dietro da secoli: l’idea che la Sicilia sia l’ultimo pezzo di un imbuto chiamato "Sud". Un’appendice geografica, il tacco staccato di uno stivale, una subregione da aggregare al resto del Mezzogiorno continentale per far tornare i conti della geopolitica domestica. Ma questa non è geografia: è una strategia di assimilazione. È la scelta deliberata di spegnere la coscienza di un popolo, diluendo l’unicità siciliana in un calderone indistinto per poterne gestire meglio la sottomissione culturale ed economica.

Questo vizio di forma non nasce oggi, ma ha radici antichissime. Comincia quando nei libri di storia si è iniziato a infilare la Sicilia nel sacco della "Magna Grecia". Un errore grossolano che i geografi antichi si sarebbero guardati bene dal fare. La Magna Grecia era la terra degli *Italioti*, abbarbicata sulle coste del continente peninsulare, tra Calabria, Puglia e Campania. La Sicilia era la *Sikelia*, la terra dei *Sicelioti*. Una distinzione che non era un capriccio cartografico, ma la linea di demarcazione tra due mondi. Sul continente si viveva la frammentazione delle poleis; in Sicilia si inventava lo Stato territoriale, l’impero d’Occidente, una superpotenza (si pensi alla Siracusa di Dionisio o Gelone) capace di trattare da pari a pari con Atene e Cartagine.

Già allora, la Sicilia non era una "periferia" del mondo greco: era un centro autonomo, una sintesi unica tra l'elemento ellenico e l'anima dei popoli autoctoni dell'isola. Agganciarla artificialmente alla Magna Grecia è stato il primo tentativo di dirci: *"Siete come loro, siete la periferia di qualcos'altro"*.

E da quell'inganno antico si arriva, in linea retta, al colonialismo culturale di oggi. Dire che la Sicilia fa parte del "Sud Italia" oggi è una bestemmia geopolitica. Il Sud continentale – con tutta la ricchezza della sua storia campana, pugliese o lucana – risponde a dinamiche europee e peninsulari. Ha i piedi piantati nel continente, respira l'Appennino, ha legato per secoli il suo destino a Napoli e, di riflesso, alle vicende dinastiche dell'Europa continentale.

La Sicilia no. La Sicilia non è Sud: è Centro.
È il centro esatto di un continente liquido chiamato Mediterraneo.

L’equiparazione della Sicilia alle subregioni meridionali è l'arma perfetta usata dallo Stato centralista per anestetizzare l'isola. Se convinci un siciliano che la sua terra è solo "una delle tante regioni del Sud", hai distrutto la sua pretesa di sovranità. Lo hai trasformato da cittadino di una nazione millenaria – che ha avuto il Parlamento più antico d'Europa, una lingua riconosciuta dall'UNESCO che ha fondato la letteratura italiana, e una fusione arabo-normanna che non ha eguali al mondo – in un semplice "meridionale" bisognoso di sussidi, quote e tutele.

Mentre il Sud Italia si muove lungo l'asse nord-sud della pen*sola, la Sicilia per sua natura si muove su un asse orbitale che unisce l'Europa all'Africa e all'Oriente. La nostra cucina non è "meridionale", è una cucina imperiale e di frontiera, dove il couscous incontra lo zafferano e la canna da zucchero; la nostra architettura non è il barocco leccese o napoletano, ma un barocco sismico, tragico e trionfale che nasce dalle macerie della nostra stessa terra; la nostra mentalità non condivide il brio popolaresco del continente, ma è intrisa di quel fatalismo sovrano e di quella densità tragica che appartengono solo a chi vive circondato dal mare.

Classificarci come "Sud" serve a giustificare il fatto che le nostre ferrovie siano da terzo mondo, che i nostri porti siano strangolati e che i nostri giovani debbano emigrare. Ci dicono: *"Siete il Sud, è normale che siate indietro"*. Ma la Sicilia è "indietro" solo se si decide che il traguardo è Milano. Se invece si alza lo sguardo e si guarda la mappa del mondo, si capisce che la Sicilia è la prua d'Europa nel Mediterraneo.

✊ Non siamo una subregione.
Non siamo il Meridione di nessuno.
Siamo la Sicilia, ed è tempo di ricominciare a guardarci con gli occhi di chi sa di essere un continente a sé stante.

Indirizzo

Piazza Del Parlamento, 1
Palermo
90134

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