Casa del Popolo "Peppino Impastato"

Casa del Popolo "Peppino Impastato" Iniziamo, con entusiasmo e gioia, questa nuova esperienza, consapevoli delle difficoltà che incontreremo e delle prove che dovremo affrontare..

Riparte a Palermo l'esperienza di una Casa del Popolo, a tre anni dallo sgombero violento di Via Cavour ed a pochi giorni di distanza dell'udienza del processo a 17 attivisti e militanti accusati di aver partecipato a quella esperienza.. Riparte scegliendo d'intitolare la struttura a Peppino Impastato, un giovane rivoluzionario, martire della battaglia per la trasformazione in senso positivo della nostra terria..Ed è questa la nostra ispirazione e la nostra identità, vogliamo lottare per un cambiamento, in direzione della giustizia sociale, dell'uguaglianza, di una vera democrazia per il nostro popolo..Vogliamo far rivivere Peppino nelle nostre lotte.. Vogliamo che la Casa del Popolo PEPPINO IMPASTATO diventi un laboratorio unitario, aperto e pluralista, che produca iniziative politiche, sociali, culturali, per contribuire al cambiamento positivo del nostro territorio .. Vorremmo che la partecipazione di quante e quanti vorranno aderire e partecipare alle sue iniziative sia nel senso del loro pieno protagonismo ed internita', garantita da una gestione democratica attraverso lo strumento dell'assemblea di gestione sovrana.. Ma, come dicevano le madri argentine dei desaparesidos, l'unica battaglia che abbiamo perso è quella che non abbiamo combattuto. PEPPINO È VIVO E LOTTA ASSIEME A NOI,
LE NOSTRE IDEE NON MORIRANNO MAI.

FreeForge vi aspetta alla Casa del Popolo per  vivere, esplorare e giocare i giochi di ruolo 🎲Saranno disponibili i segu...
17/09/2026

FreeForge vi aspetta alla Casa del Popolo per vivere, esplorare e giocare i giochi di ruolo 🎲

Saranno disponibili i seguenti giochi e attività:

3 Giochi di Ruolo da Tavolo: Cypher, Realis e Four Against Darkness.
Esplorate con questi GdR i vari aspetti del Fantasy e del Sci-Fi (e non solo) 🐲

Il Laboratorio espressivo dal vivo di Epica Forma: Vestite i panni di apprendisti attori, alle prese con un vero e proprio addestramento di Scherma Scenica, combinando elementi teatrali con quelli di gioco simbolico, tipici del Gioco di Ruolo ⚔️

DOVE 📍
Presso la sede di Casa del Popolo, in Via Giovanni Paisiello, 9, 90145 Palermo PA

QUANDO 🗓️
Sabato 26 Settembre, alle 17:00

PARTECIPAZIONE 👤
È richiesto il tesseramento per l'ingresso.
La quota di partecipazione + Tesseramento è di 5 euro.
La quota di partecipazione se si ha già fatto Tesseramento è di 3,50 euro.

Festa di apertura 25 settembre 2026 - h 19Casa del Popolo "Peppino Impastato"Via Paisiello 9, Palermo Ci ritroviamo dopo...
17/09/2026

Festa di apertura
25 settembre 2026 - h 19
Casa del Popolo "Peppino Impastato"
Via Paisiello 9, Palermo

Ci ritroviamo dopo la pausa estiva per festeggiare una nuova stagione insieme, ci aspettano tante attività vecchie e nuove da condividere nel nostro spazio comune aperto a tutti. Una risposta come un'altra a chi ci vuole rincoglioniti, poveri e con l'elmetto in testa

Ingresso libero
Cena con contributo sociale

Riparte il Doposcuola Popolare! Se sei disponibile a supportare bambini e bambine nello studio o conosci qualcuno che po...
14/09/2026

Riparte il Doposcuola Popolare!
Se sei disponibile a supportare bambini e bambine nello studio o conosci qualcuno che potrebbe esserlo contattaci.

01/08/2026

Da ieri a stamattina 16 scosse bradismatiche con epicentro a Pozzuoli hanno causato molti danni.
Al momento 22 feriti e per fortuna nessun morto.
Non si devono contare i morti, come detto lo scorso anno da Cinciliano (capo della Protezione Civile).
La Sicilia risulta essere una delle aree a maggiore pericolosità sismica del Mediterraneo.
Per normativa tutti i comuni si devono dotare di un Piano di Emergenza Comunale, da integrare con studi di Microzonazione Sismica e con Analisi della Condizione Limite per l’Emergenza.
Mentre quasi tutti i comuni dispongono di una mappatura qualitativa preliminare, la maggior parte non hanno avviato analisi quantitative e ingegneristiche degli effetti di sito, ossia le ripercussioni di terremoti sui territori a causa delle caratteristiche geologiche locali.
A peggiorare la situazione si riscontra che più della metà dei comuni siciliani dispongono di piani obsoleti, risultando non aggiornati alle normative attuali.
Come se non bastasse manca un necessario dialogo tra la pianificazione di protezione civile e la pianificazione urbanistica locale, rendendo inefficaci gli studi a vari livelli.
Una responsabilità che risiede tutta nella catena politico-amministrativa e nella gestione frammentaria dei fondi.
Fondi nazionali per la prevenzione del rischio sismico.
Risorse europee regionalizzate.
Finanziamenti straordinari per le aree interne.
Finanziamenti a pioggia.
Bisogna superare la logica dei “silos amministrati” e trattare il territorio come un unico ecosistema in cui il rischio idrogeologico, sismico e ambientale si intrecciano e in cui le risorse e gli studi non vengano divise in compartimenti stagni.

La nostra isola non sta semplicemente "cambiando": sta venendo scientemente lasciata indifesa. Dal 1950 a oggi, la tempe...
29/07/2026

La nostra isola non sta semplicemente "cambiando": sta venendo scientemente lasciata indifesa. Dal 1950 a oggi, la temperatura media è salita di oltre un grado, con un’accelerazione brutale a partire dagli anni ’90 (+0,23°C per decennio). Ma il dato più politico è quello del deficit idrico.
Una "sete invisibile" che condanna l'agricoltura e gli ecosistemi a una fragilità strutturale, per le alte temperature l’acqua evapora molto più velocemente di quanto possa essere assorbita dalla terra.
Questa siccità non è un fenomeno astratto: è il carburante degli incendi. Negli ultimi anni, la Sicilia è diventata un laboratorio a cielo aperto della devastazione. Il 2021 e il 2023 sono gli anni peggiori: oltre 117.000 ettari di vegetazione ridotti in cenere. Per fare un paragone ad oggi quest’anno sono andati in cenere circa 24.000 ettari, di cui più della metà negli ultimi giorni. Ricordiamo la morte di Alessandro Marchi, capo reparto dei vigili del fuoco che ha perso la vita mentre era impegnato in prima linea in uno degli incendi nel nisseno.
Suoli aridi e vegetazione secca diventano esche pronte ad accendersi per l’incuria e la mancata pianificazione da un lato e per il business degli incendi dall’altro. La risposta delle istituzioni resta però confinata all'emergenza quando va bene.

Non esiste giustizia climatica in un mondo che finanzia l'ecocidio bellico. La guerra non è solo morte immediata; è una catastrofe climatica istantanea.
• Il conflitto russo-ucraino ha prodotto 119 milioni di tonnellate di CO2 in un solo anno — quanto l'intero Belgio — e gli incendi bellici hanno già divorato 2 milioni di ettari di foreste.
• A Gaza, l’orrore del genocidio si accompagna alla distruzione totale dell’ambiente: oltre 75.000 morti (stimati quasi 200.000), il 97% delle colture arboree cancellate e 39 milioni di tonnellate di macerie tossiche contaminate da amianto.
• In Libano e Iran, l’uso del fosforo bianco e gli attacchi ai depositi petroliferi scatenano "piogge nere" che avvelenano le falde e i suoli per generazioni.
Se fosse uno stato il settore militare mondiale sarebbe il quarto inquinatore del pianeta (5,5% delle emissioni globali), eppure resta un buco nero nei trattati sul clima.

La sproporzione delle risorse è il vero crimine di questa epoca. Nel 2023, a fronte di 220 miliardi di dollari investiti globalmente per la conservazione della natura, ne sono stati bruciati 2.700 miliardi in spese militari. Il rapporto è di uno a dodici: per ogni passo verso la salvezza, ne facciamo dodici verso l’abisso. Ogni proiettile votato nei parlamenti, oltre alla morte certa di un essere umano, possiamo dire che è una risorsa sottratta alla prevenzione degli incendi in Sicilia, alla riforestazione, alla messa in sicurezza del territorio.

Dobbiamo avere il coraggio di nominare i responsabili. La crisi climatica non è colpa di un "uomo" generico, ma di governi e partiti che, a destra come nelle "sinistre progressiste", scelgono di opporsi ad un vero cambiamento e di non opporsi alla logica della guerra. Chi vota per l’invio di armi non sta solo alimentando massacri e genocidi; sta legittimando l’immissione di milioni di tonnellate di gas serra e la distruzione di ecosistemi vitali.
Non si può piangere per i boschi siciliani se si approvano i bilanci che finanziano le bombe che incendiano le querce del Libano o gli ulivi in Palestina. Questa doppia morale è il veleno che impedisce ogni reale transizione ecologica. Chi siede nelle aule del potere ed evita di mettere in discussione la militarizzazione delle relazioni internazionali è complice dell'ecocidio globale.

La protezione della Sicilia, così come la vita degli esseri umani, inizia con l’autonomia strategica dalle logiche imperialiste e guerrafondaie.
La riconversione immediata dei fondi bellici in piani di adattamento climatico deve imporsi come scelta strategica e prioritaria, perché non c’è tempo per le mezze misure o per il "greenwashing" di chi finanzia l'industria della morte.
Proteggere ogni singolo comune della nostra isola significa lottare per la pace e per una distribuzione delle risorse che metta la vita — e non il profitto delle lobby delle armi — al centro del mondo.

La gestione della marginalità e del disagio nel contesto italiano sta attraversando un momento di profonda trasformazion...
24/07/2026

La gestione della marginalità e del disagio nel contesto italiano sta attraversando un momento di profonda trasformazione, segnato da una deriva che vede la progressiva sostituzione delle reti di cura e del welfare con un apparato improntato alla sicurezza coercitiva. Tale mutamento emerge chiaramente osservando il divario statistico tra le necessità della popolazione e le risorse effettivamente messe in campo, con una risposta normativa che tende a privilegiare la forza e la medicalizzazione a discapito dell'inclusione sociale.
Dati istituzionali indicano una frattura allarmante: mentre studi europei e italiani stimano che 1 italiano su 6 soffra di disturbi mentali, i servizi pubblici riescono a intercettarne solo l'1,7% della popolazione, ovvero 845.516 persone. Questo significa che ben nove individui su dieci rimangono esclusi dal sistema di cura, finendo spesso per essere gestiti in contesti di emergenza dalle forze dell'ordine. Questa situazione è alimentata da un sottofinanziamento cronico, poiché l'Italia destina alla salute mentale solo il 3% del Fondo Sanitario Nazionale, ignorando la raccomandazione europea che suggerisce il 10%. La spesa media pro capite per l'assistenza territoriale si attesta su appena 75,2 euro, con alcune regioni che scendono fino al minimo di 37,7 euro. Parallelamente, si assiste a un'erosione del personale: a fronte di uno standard di legge di 67 operatori ogni 100.000 abitanti, la realtà è ferma a 58,2 da dieci anni. La mancanza di percorsi riabilitativi ha portato a un incremento del 66% delle persone, che hanno superato i 45 anni, trattate esclusivamente con farmaci antipsicotici, segnale di una medicalizzazione forzata.
Un esempio emblematico di questo modello gestionale è l'uccisione di Abderrahim Fakir, avvenuta il 19 luglio 2026 al Pilastro di Bologna. L'uomo, di circa 42/43 anni, è morto per arresto cardiaco durante un intervento di polizia mentre si trovava in stato di agitazione. Nonostante la presenza dei soccorritori del 118, è stato utilizzato spray urticante ed è stato applicato un blocco prono a terra con due agenti sopra la schiena e le gambe (nel 2014 l’arma dei carabinieri vietò con circolare le “immobilizzazioni protratte” subito dopo la morte di Riccardo Magherini). Sebbene non avesse una diagnosi psichiatrica accertata, Fakir rientra in quel pattern di casi, come quelli di Aldrovandi, Magherini o Lombardo, in cui la marginalità o l'alterazione vengono affrontate con la forza anziché con la cura. Dopo il decesso, è scattata una narrazione colpevolizzante: i sindacati di polizia hanno diffuso un curriculum criminale della vittima, attribuendogli erroneamente reati commessi da un'altra persona, Abderrahim Mansouri. In questo clima, la politica sostiene lo "scudo penale" previsto dal Decreto Sicurezza 2026, che garantisce rimborsi legali fino a 10.000 euro per grado di giudizio agli agenti e pone ostacoli procedurali alle indagini.
Il caso della Sicilia evidenzia come il solo finanziamento non sia sufficiente in assenza di una visione di welfare. Pur essendo la regione con il più alto investimento pro capite in salute mentale (98,5 euro), registra una dotazione di personale tra le più basse (52,7 operatori) e un tasso di TSO che arriva a 2,0 ogni 10.000 abitanti, quasi il doppio della media nazionale. A Palermo, in un contesto di povertà strutturale e occupazione ferma al 48,4%, la fragilità delle reti sociali fa sì che le crisi individuali vengano sistematicamente delegate alla polizia. Tutto ciò accade mentre le priorità di spesa dello Stato divergono: la spesa militare italiana è aumentata in un anno da 32,7 a 45,3 miliardi di euro (+38,5%), perseguendo l'obiettivo del 2% del PIL, a dimostrazione del fatto che gli investimenti in armamenti sono considerati più vincolanti della tutela dei vulnerabili.
Esaminando il problema in modo sistemico, non è più possibile derubricare questi episodi a errori isolati di singole "mele marce". La ripetitività di tali eventi in numerose città (Ferrara, Trieste, Firenze, Torino, Messina, Bologna) e il coinvolgimento di diversi corpi suggeriscono una questione strutturale legata alla natura stessa delle forze dell'ordine, percepite più come custodi dell'ordine economico e sociale che come protettori delle persone fragili. Questa istituzione è permeata da una cultura autoritaria che si manifesta in brutalità, profilazione razziale e un'omertà diffusa, che ostacola l'accertamento della verità tramite silenzi e depistaggi, come dimostrato dai tredici anni necessari per il caso Cucchi. Infine, l'assenza di trasparenza è confermata dal rifiuto dell'Italia di introdurre i codici identificativi per gli agenti, uno strumento che permetterebbe di distinguere le responsabilità individuali da un pattern operativo ormai consolidato.
Vogliamo verità e giustizia per Fakir
Vogliamo giustizia sociale e welfare
Vogliamo lavoro e cura, non bombe e morte

Contro il Biocidio e l’Affarismo: Potere al Popolo e Casa del Popolo Peppino Impastato sostengono il Manifesto in Difesa...
18/07/2026

Contro il Biocidio e l’Affarismo: Potere al Popolo e Casa del Popolo Peppino Impastato sostengono il Manifesto in Difesa degli Alberi di Palermo del Movimento CITTADINO in DIFESA degli ALBERI.

Per noi, il verde urbano non è un elemento estetico o un intralcio alla "modernizzazione" cementificatrice, ma un bene comune fondamentale per la salute pubblica e la giustizia climatica.
Denunciamo una gestione del verde basata sulla "superficialità e approssimazione", che ignora sistematicamente le leggi e la giurisprudenza a tutela dell'ambiente. Di seguito, le nostre richieste vincolanti all'Amministrazione Comunale:

1. Trasparenza Totale e Controllo Popolare Digitale

Esigiamo che l’inventario digitale arboreo della città, basato su tecnologia LiDAR, diventi una piattaforma di controllo popolare.
• Deve essere garantito l'accesso pubblico alla piattaforma interattiva per monitorare la storia colturale e lo stato di salute di ogni esemplare;
• Verifica preventiva: Prima di ogni abbattimento, devono essere pubblicati online i dati tecnici (Fattore di Sicurezza e simulazione di stabilità al vento) per consentire ai cittadini di verificare la correttezza tecnico-scientifica degli interventi.

2. Completamento del Censimento e Stop al "Biocidio"

È inaccettabile che solo una frazione del patrimonio arboreo sia mappata.
• Chiediamo il completamento della mappatura fino a 100.000 soggetti, includendo ville storiche (Villa Giulia, Villa Trabia) e le aree periferiche spesso abbandonate;
• Rispetto dei CAM: Le potature e gli abbattimenti devono attenersi rigorosamente ai Criteri Ambientali Minimi (DM 63/2020), che vietano la capitozzatura e definiscono l'abbattimento come "ultima opzione" applicabile solo se non esistono alternative conservative.

3. Potere Vincolante al Forum del Verde contro le Grandi Opere Inutili

Basta decisioni prese "sopra le teste della comunità". Coerentemente con la nostra opposizione alle Grandi Opere Inutili:
• Il Forum del Verde deve avere parere vincolante su progetti ad alto impatto come la Linea C del Tram;
• Si deve attuare una revisione progettuale per via Ernesto Basile che salvaguardi il filare verde centrale.

4. Difesa del Verde come Obbligo Costituzionale e Legale

L’abbattimento dei 223 Ficus di via Basile e di altri alberi sani in città non è solo un errore politico, è un'illegittimità giuridica:
• Violazione dell’Art. 9 della Costituzione: La tutela dell'ambiente e degli ecosistemi è oggi un pilastro costituzionale che l'amministrazione ignora;
• Giurisprudenza del Consiglio di Stato: La sentenza n. 6883/2025 chiarisce che sopprimere alberi sani senza una "effettiva ragione" viola i principi costituzionali; le sentenze n. 9178/2022 e n. 105/2022 (TAR Abruzzo) impongono il sacrificio del verde solo come estrema ratio dopo aver valutato tutte le alternative progettuali;
• Diritto alla Salute: Il Tribunale di Torino (2024) ha riconosciuto il nesso diretto tra abbattimento di alberi adulti e danno alla salute pubblica per la perdita di servizi ecosistemici.

5. Stop alla "Finzione della Sostituzione" e Rendicontazione

Rifiutiamo il greenwashing del Comune.
• Danno Erariale: Sostituire un Ficus adulto con un alberello da vivaio è una "finzione contabile". Un albero giovane non compensa la perdita patrimoniale in termini di assorbimento di CO2 e PM10. Procedere senza basi scientifiche significa esporre il Comune a denunce per danno erariale presso la Corte dei Conti;
• Bilancio Arboreo (Legge 10/2013): Esigiamo la pubblicazione di report annuali trasparenti che includano il tasso di sopravvivenza post-impianto.

6. Mobilitazione e Azione Legale dal Basso

Sosterremo i cittadini in ogni iniziativa di inchiesta e lotta:
• Invitiamo i palermitani a esercitare il Diritto di Accesso Civico Generalizzato (D.Lgs 33/2013) via PEC per ogni provvedimento di taglio;
• Siamo pronti a presentare esposti alla Procura della Repubblica per il reato di alterazione di bellezze naturali (Art. 734 CP) qualora si proceda con abbattimenti privi di istruttoria formale ai sensi dell'Art. 31 del Regolamento del Verde.

In generale siamo per la promozione del rimboschimento urbano e dell’inerbimento degli spazi pubblici, con la creazione di cinture verdi, parchi e coperture vegetali. Riteniamo che siano necessari incentivi per la piantumazione di alberi nelle aree urbane, per migliorare la qualità dell’aria e ridurre le isole di calore. Il finanziamento dovrà essere garantito da una tassazione sui grandi operatori immobiliari, per compensare l’impatto del consumo di suolo e per rendere le città più vivibili.

La nostra lotta per l’ambiente è lotta di classe: difendere gli alberi significa difendere il diritto alla vita e alla salute dei quartieri popolari contro gli interessi del cemento.

Casa del Popolo "Peppino Impastato"3 luglio 2026Bella festa di chiusura alla Casa del Popolo, con musica, cibo e tanti s...
04/07/2026

Casa del Popolo "Peppino Impastato"
3 luglio 2026

Bella festa di chiusura alla Casa del Popolo, con musica, cibo e tanti sorrisi. È arrivato il momento di rifiatare, con l'impegno però di ritrovarsi belli carichi a settembre. Migriamo temporaneamente verso luoghi più freschi per tornare poi alla nostra Casa, con la certezza che non è l'umidità che ci ammazza, ma l'indifferenza.

Grazie a tutti!

Indirizzo

Via Giovanni Paisiello, 9
Palermo
90100

Sito Web

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