Potere al Popolo-Palermo e provincia

Potere al Popolo-Palermo e provincia "Democrazia" vuol dire che il potere sta nelle mani del popolo. Oggi non è così, noi non decidiamo!

Si è svolto a Catania, sabato 12 Settembre 2026 un incontro regionale a cui erano presenti rappresentanti di Potere al P...
14/09/2026

Si è svolto a Catania, sabato 12 Settembre 2026 un incontro regionale a cui erano presenti rappresentanti di Potere al Popolo, Rifondazione Comunista, Partito Comunista Italiano, Nuova Unione Popolare, Associazione comunista "Olga Benario", Partito Comunista dei Lavoratori, Partito dei Carc, oltre a numerosi indipendenti, e, in veste di osservatori, rappresentanti di Agorà, Schierarsi e Sinistra Anticapitalista. Questo incontro, esplicitamente finalizzato a verificare la volontà di costruire un campo politico e sociale autonomo, unitario e indipendente, che si presenti insieme alle elezioni regionali in Sicilia del 2027, ha visto una convergenza, pressoché unanime, di tutti i soggetti presenti attorno a questa ipotesi, definendo necessario e non più dilazionabile un impegno unitario. Questa scelta su scala regionale, è resa possibile e necessaria, dalla specificità della situazione politica e sociale siciliana e dalle condizioni in cui versa la politica istituzionale che vede la destra di governo in grande difficoltà, con grosse e forti lacerazioni interne ed insidiata dalla pressione populista di Sud chiama Nord e l'opposizione parlamentare del campo progressista frammentata e debole, con un Partito Democratico diviso in correnti contrapposte in aperto scontro fra loro, un Movimento 5 Stelle con scarsa incisività sui territori ed il fenomeno populista di Controcorrente che già mostra segni di crisi, come la questione Agrigento sta mettendo in luce. La nostra presenza autonoma, indipendente ed alternativa, che ha come punti principali la lotta contro la guerra, l'imperialismo, il sionismo, il riarmo e contro il neoliberismo, tematiche coniugate con le problematiche e le vertenze sociali territoriali, può diventare una novità politica rilevante nello scenario regionale. Riteniamo che l'unità della forze alternative rappresenti un dovere politico e morale imprescindibile, per arginare la deriva autoritaria e liberticida in atto.

CONTATTACI PER COSTRUIRE INSIEME L'ALTERNATIVA

Oggi al Presidio indetto da Asida 12 luglio, davanti la Sede di rappresentanza del Sindaco di Palermo,  Palazzo Palagoni...
08/09/2026

Oggi al Presidio indetto da Asida 12 luglio, davanti la Sede di rappresentanza del Sindaco di Palermo, Palazzo Palagonia, a cui hanno partecipato numerose famiglie per il diritto all'abitare,
Potere al Popolo Palermo era presente con una sua delegazione manifestando tutto il suo sostegno ad una vertenza che non e' solo legata all'emergenza abitativa, ma affonda le sue basi nel grande tema dell'emergenza sociale e del tasso di povertà, assoluta e relativa che caratterizza Palermo.
Una delegazione rappresentativa di alcune realtà d'occupazione per necessità e di svariate situazioni di grave disagio sociale sono state ricevute dall'Assessore comunale Ferrandelli.
Si e' ottenuto di riconvocare a breve un nuovo incontro, anche assieme all'Assessorato delle Attività sociale.
È stato ribadito che e' inaccettabile ed illegale proporre soluzioni abitative tampone che separino i nuclei familiari e che non si puo' andare avanti nelle operazioni di sgombero, comunque normate, che siano previste dal Piano.Casa o dai Decreti Sicurezza, senza prospettare soluzioni adeguate alle famiglie coinvolte.

Quella della casa NON È UNA CRISI PASSEGGERA, ma il risultato di un fallimento strutturale della società in cui viviamo.
Mentre GLI AFFITTI SCHIZZANO del 14,2% a livello nazionale i salari restano i più bassi d'Europa, fermi da trent’anni.

Mentre migliaia di persone non trovano un tetto, l'Italia conta quasi 10 milioni di case non abitate.
A PALERMO, QUASI UNA CASA SU TRE È VUOTA. Parte di queste case restano chiuse o sottoutilizzate per una precisa scelta speculativa dei grandi gruppi economici o di singoli speculatori: tenere gli immobili sfitti serve a creare una scarsità artificiale per gonfiare i prezzi e mantenere le abitazioni come "asset liquidi" pronti per essere venduti o trasformati in affitti brevi.

LA CASA È UN DIRITTO INALIENABILE.
Vogliamo GIUSTIZIA SOCIALE per tutta la società ed in particolar modo per le CLASSI PIÙ OPPRESSE.

No al liberticida Disegno di Legge sull’antisemitismo che intende imbavagliare e criminalizzare ogni critica allo stato ...
05/09/2026

No al liberticida Disegno di Legge sull’antisemitismo che intende imbavagliare e criminalizzare ogni critica allo stato di Israele e al sionismo.
Una proposta di Legge che se approvata introdurrebbe nella legislazione italiana la definizione IHRA (International Holocaust Remebrance Alliance), la quale tende a sovrapporre le critiche alle politiche di Israele con il razzismo antisemita.
Significherebbe tacciare di odio razziale la denuncia delle politiche coloniali, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio del popolo palestinese della pulizia etnica e dell’apartheid.
Il ddl Antisemitismo si propone il paradossale obiettivo di trasformare in legge una definizione come quella dell’IHRA che invece nasce come giuridicamente non vincolante.
Si tratterebbe dunque di una norma che amplierebbe a dismisura il concetto di antisemitismo, snaturandolo e trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico e della documentazione dei crimini commessi dal governo israeliano e per colpire il diritto di critica, incentivando forme di autocensura letali per la nostra democrazia.
Si costruirebbe un quadro giuridico che legittimerebbe misure sempre più repressive verso i movimenti che lottano per l’autodeterminazione del popolo palestinese, verso tutte/i le/gli attiviste/i, militanti, cittadine/i, studentesse e studenti impegnate/i nei movimenti per la Palestina e nelle campagne di boicottaggio come BDS. Oltre che minare la libertà d’espressione, il diritto di critica e la libera informazione.
Il ddl Antisemitismo andrà in discussione il 9 settembre in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, un’occasione per far sentire la nostra voce, per riempire le piazze e le strade del nostro Paese. Riaffermando il diritto a lottare contro il sionismo, contro il genocidio del popolo palestinese e per la sua e nostra libertà.

Palermo Presidio presso l'aeroporto Falcone e Borsellino a fianco della resistenza Palestinese e contro ogni accordo con...
05/09/2026

Palermo
Presidio presso l'aeroporto Falcone e Borsellino a fianco della resistenza Palestinese e contro ogni accordo con lo stato sionista israeliano.
Contro i complici del genocidio del popolo palestinese e libanese

21/08/2026

🔴Come costruire un campo indipendente verso il 2027?
👉Manifestazione nazionale d'autunno, scadenze elettorali e ruolo di Potere al Popolo

📅 Sabato 29 agosto, ore 18:00
📍 Pap Camp – Camping La Giara, Paestum

Nel corso del 2025/2026 abbiamo visto una parte della popolazione italiana riattivarsi, prima nelle piazze del "Blocchiamo tutto" contro il genocidio in Palestina, poi con il grande NO alla riforma del Governo Meloni.

Due momenti di attivazione che, per quanto diversi, hanno dimostrato che una parte significativa del paese è stanca di questo Governo e delle quotidiane trovate fasciste, e forse vuole, più in generale, un cambiamento della politica su temi fondamentali come la guerra, la crisi climatica - che quest'estate ha dimostrato tutta la sua tragica potenza - il lavoro, la casa, lo stato delle nostre città in cui vivere è diventato troppo faticoso. Ma questa aspirazione al cambiamento rischia di restare frustrata, perché l'opposizione "ufficiale" alla destra è un centrosinistra compromesso con gli stessi poteri economici e internazionali di Meloni, che non è in grado di attaccare, di avere un progetto alternativo di società.

Sabato cercheremo quindi di pensare insieme a come dare forza a questo desiderio di cambiamento, a come suscitare - insieme ad altre forze, sindacali, studentesche, sociali - una mobilitazione senza la quale è impossibile produrre nulla di nuovo.

Ma ragioneremo anche su come costruire un campo politico indipendente che possa rappresentare un'alternativa alla destra e al centrosinistra alle importante elezioni che costelleranno il 2027: da quelle dei principali nodi metropolitani, a quelle nazionali.

19/08/2026

Malgrado ad agosto 2026, la RAP Palermo (Risorse Ambiente Palermo) registri importanti notizie finanziarie con un bilancio 2025 chiuso con un utile di 4,85 milioni di euro, sul territorio restano però criticità legate a micro-discariche abusive rese possibili da un piano inadeguato di raccolta e smaltimento.
Nel quartiere Sperone, ad agosto 2026, si sono riscontrate forti criticità legate all'abbandono incontrollato di rifiuti e alla gestione delle discariche abusive sia nelle aree interne che sul litorale, accentuate dal periodo ferragostano.
Le criticità principali si sono riscontrate nella costa Sud e Spiagge che si sono ritrovate invase dai rifiuti. Le mini-isole ecologiche presenti sul litorale sono state impropriamente trasformate in micro-discariche a cielo aperto.
Anche nella zona di Piazza Achille Grandi esiste uno stato di forte degrado, con la presenza costante di rifiuti ingombranti, carcasse di elettrodomestici e la mancanza di interventi di diserbo stradale da parte delle partecipate. Si segnala l'assenza del porta a porta, a differenza di altre zone cittadine, lo Sperone si affida ancora principalmente alla raccolta stradale tramite cassonetti.
Ancora una volta si evidenzia una politica di differenziazione sociale fra le varie zone della citta' e rispetto alle aree più popopolari e periferiche, nella cura e nell'attenzione verso un'importantissina funzione sociale quale quella dello smaltimento dei rifiuti e del diserbo, specie in un periodo di caldo estremo..accentuando il rischio per la salute pubblica .
Anche la gestione della partecipata Rap ed in generale tutta la politica di gestione del territorio rientrano nel grande tema della Questione sociale a Palermo, mostrando, come, anche in questo campo, siano presenti divari e diseguaglianze di trattamento e di attenzione, che le amministrazioni pubbliche, non sanno o non vogliono modificare.

In migliaia ieri, in un tardo e afoso pomeriggio d’estate, abbiamo invaso le strade di Messina dietro la parola d’ordine...
09/08/2026

In migliaia ieri, in un tardo e afoso pomeriggio d’estate, abbiamo invaso le strade di Messina dietro la parola d’ordine “No Ponte”.
Non il rigurgito identitario di un movimento attivo da più di un paio di decenni o una nostalgica rivendicazione dell’esserci comunque, dell’esistere ancora, ma la rinnovata presa di coscienza collettiva che si è giunti a uno snodo decisivo.
A segnare appelli, slogan e parole d’ordine i segnali preoccupanti che vengono da organismi istituzionali: Il Consiglio Europeo che conferma la possibilità del mantenimento dell’attuale appalto alla “Stretto di Messina spa” nonostante l’aumento vertiginoso dei costi di progettazione e di avvio dei lavori, la delibera del Consiglio dei Ministri che consente di scavalcare le norme comunitarie (Direttiva Europea Habitat) sulla Valutazione di Impatto Ambientale per “ragioni imperative di carattere pubblico generale strategico (acronimo IROP) e infine il via libera alla fase della progettazione esecutiva da parte del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (CONSUP).

Tutti atti politico-amministrativi che segnano un salto di qualità significativo nel percorso di avvicinamento alla fase operativa dell’apertura dei cantieri e in sostanza l’avvio per adesso solo formale dei lavori.
Per rispondere a tutto ciò in migliaia da tutta la Sicilia hanno risposto all’appello di convocazione del corteo che poneva al centro della mobilitazione l’obiettivo di accelerare la liquidazione della “Stretto di Messina spa” e liberare quei 14 miliardi di euro ostaggio di un progetto che è storia di sprechi, di risorse sottratte ai veri bisogni delle popolazioni per il tornaconto dei soliti noti, oltre che per la caratteristica strategica dal punto di vista militare che sta assumendo il progetto di Ponte sullo Stretto.
Un progetto che è tessuto connettivo e struttura portante di quel blocco sociale politico e affaristico che sull’interminabile fase di progettazione del ponte già ora costruisce le sue fortune, i suoi profitti, e il suo potere sociale e politico.
IL progetto di Ponte sullo Stretto a nostro avviso è espressione, paradigma e sintesi di un capitalismo predatorio ed estrattivista che non si ferma davanti alla devastazione dei territori.
Un modello economico e sociale fatto di scelte politiche precise orientate da un modello economico e sociale neo-liberale che è fatto di economia di guerra, demolizione dei diritti sociali, devastazione dei territori sperpero di risorse pubbliche, aumento dei divari tra le varie aree del paese
Che distrugge lavoro e saperi ed alimenta profitti per le grandi imprese e le consorterie affaristico-mafiose.
Che trova i miliardi per opere inutili e dannose e nega risorse per la sanità, la scuola, i servizi sociali, il trasporto pubblico, le case popolari.
Le vere opere infrastrutturali di cui ha bisogno il Pese sono gli ospedali, le strutture sanitarie, aule scolastiche decenti, la messa in sicurezza del territorio e tante altri bisogni popolari inevasi dai vari Governi succedutisi alla guida del Paese.
Il “No al Ponte” rappresenta dunque per noi una scelta di fondo e dirimente: o andare verso il baratro della guerra e della devastazione e predazione ambientale dei territori in nome del profitto oppure un nuovo modello di società, di sviluppo reale dei territori, di uso pianificato delle risorse pubbliche per soddisfare i bisogni sociali.
Il nostro impegno ad ogni iniziativa contro il Ponte (cosi come contro la TAV o altre mobilitazioni) è dettato dalla consapevolezza che oggi non è più tempo di complicità, di aggiustamenti, di “meno peggio”.
Dire no a un progetto inutile, costoso, dannoso, pericoloso è per noi ribadire che nessuna transizione ecologica nessuna difesa dei bisogni sociali è possibile se non si cambia la prospettiva generale.
Lo diciamo a questo e ai futuri governi.
O una politica economica e sociale orientata sui diritti e sui bisogni sociali o per noi sarà lotta e conflitto, senza tregua, senza se e senza ma.
Ci attendono, alla luce di quanto richiamato all’inizio, mesi difficili.
Non sappiamo se ce la faremo, ma occorre provarci. O ci prendiamo il nostro futuro o esso ci sarà rubato.

Da ieri a stamattina 16 scosse bradismatiche con epicentro a Pozzuoli hanno causato molti danni.Al momento 22 feriti e p...
01/08/2026

Da ieri a stamattina 16 scosse bradismatiche con epicentro a Pozzuoli hanno causato molti danni.
Al momento 22 feriti e per fortuna nessun morto.
Non si devono contare i morti, come detto lo scorso anno da Cinciliano (capo della Protezione Civile).
La Sicilia risulta essere una delle aree a maggiore pericolosità sismica del Mediterraneo.
Per normativa tutti i comuni si devono dotare di un Piano di Emergenza Comunale, da integrare con studi di Microzonazione Sismica e con Analisi della Condizione Limite per l’Emergenza.
Mentre quasi tutti i comuni dispongono di una mappatura qualitativa preliminare, la maggior parte non hanno avviato analisi quantitative e ingegneristiche degli effetti di sito, ossia le ripercussioni di terremoti sui territori a causa delle caratteristiche geologiche locali.
A peggiorare la situazione si riscontra che più della metà dei comuni siciliani dispongono di piani obsoleti, risultando non aggiornati alle normative attuali.
Come se non bastasse manca un necessario dialogo tra la pianificazione di protezione civile e la pianificazione urbanistica locale, rendendo inefficaci gli studi a vari livelli.
Una responsabilità che risiede tutta nella catena politico-amministrativa e nella gestione frammentaria dei fondi.
Fondi nazionali per la prevenzione del rischio sismico.
Risorse europee regionalizzate.
Finanziamenti straordinari per le aree interne.
Finanziamenti a pioggia.
Bisogna superare la logica dei “silos amministrati” e trattare il territorio come un unico ecosistema in cui il rischio idrogeologico, sismico e ambientale si intrecciano e in cui le risorse e gli studi non vengano divise in compartimenti stagni.

Ahmed Belkihal non è morto per una fatalità, ma per un’architettura del potere che sacrifica i corpi sull'altare del pro...
30/07/2026

Ahmed Belkihal non è morto per una fatalità, ma per un’architettura del potere che sacrifica i corpi sull'altare del profitto. Il bracciante di 61 anni, stroncato da un arresto cardiaco in una serra a Pachino dove la temperatura superava i 50 gradi, è il simbolo di una sicurezza negata dalla realtà materiale, ma sbandierata ferocemente dai media come arma di distrazione di massa.

Una successione di esecutivi che ha sistematicamente preferito la narrazione securitaria della repressione alla protezione reale dei corpi dei lavoratori.

Mentre i palinsesti televisivi e le agende politiche si saturano di politiche securitarie — presentate come l'unica risposta possibile al disordine, indistintamente dalla destra come dal centro sinistra — i dati reali parlano di una strage strutturale: oltre mille morti sul lavoro ogni anno nell'ultimo decennio, con l'agricoltura e l'edilizia ridotte a trincee quotidiane. Questa enfasi sulla repressione agisce come uno "specchietto per le allodole": si costruisce un nemico esterno (il "barbaro", il criminale) per non affrontare la gramigna velenosa del sistema produttivo che uccide per calore, per ritmi insostenibili e per mancanza di prevenzione.

Il paradosso di questo regime securitario emerge chiaramente quando analizziamo i dati degli stessi lavoratori delle forze dell'ordine. Le leggi speciali e la tutela legale costante della divisa vengono vendute come scudo contro la violenza, ma la realtà dei corpi racconta una storia diversa: tra il 2017 e il 2023, nella Polizia di Stato, si sono registrati solo 3 omicidi a fronte di 96 suicidi, 225 morti per tumore e 136 per patologie cardiovascolari. Persino chi è deputato alla "sicurezza" è vittima di un sistema che taglia sulla salute per investire in apparati repressivi.

Non è una scelta neutra, ma un'economia politica ben precisa. Ogni euro dirottato verso l'industria bellica è un euro sottratto alla sanità pubblica, alla scuola e alla prevenzione. La sicurezza vera non nasce dal manganello o da nuove fattispecie di reato, ma dalla cura del "campo coltivato" del welfare: controlli rigorosi nei luoghi di lavoro, sospensione del lavoro con il caldo estremo e presidi sociali che strappino i lavoratori alla marginalità.

Uscire dalla logica dell'emergenza significa rivendicare il diritto a non essere "agnelli da sacrificare", ma soggetti attivi di una società che mette la vita davanti al profitto.

Indirizzo

Via Giovanni Paisiello, 9
Palermo
90100

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