18/06/2026
"MORTE ALLE DONNE".
Questa scritta è comparsa a Palermo, in viale Croce Rossa.
Non è una bravata. Non è una semplice provocazione. È il sintomo di un clima culturale inquietante, nel quale il disprezzo verso le donne viene normalizzato, la violenza minimizzata e persino la parola femminicidio viene messa in discussione.
Le parole non sono mai neutre. Preparano il terreno, costruiscono immaginari, legittimano comportamenti. E quando qualcuno arriva a scrivere "morte alle donne", significa che da troppo tempo si sta sdoganando un linguaggio aggressivo, misogino e autoritario.
Viviamo una stagione politica e culturale in cui riaffiorano vecchi fantasmi: il patriarcato che pretende di rimettere le donne al loro posto, il maschilismo che trasforma la libertà femminile in una minaccia, l'estremismo reazionario che usa l'odio come strumento di consenso.
Per questo non basta cancellare una scritta dal muro. Bisogna cancellare l'idea che le donne siano bersagli, che i loro diritti siano negoziabili, che la loro libertà possa essere messa sotto processo.
Da sinistra abbiamo il dovere di essere chiari: la lotta contro la violenza maschile sulle donne non è una battaglia identitaria né una moda culturale. È una battaglia di civiltà, di democrazia e di libertà.
A chi semina odio rispondiamo con più diritti, più educazione al rispetto, più cultura e più giustizia sociale.
Perché una società che tollera anche solo simbolicamente la violenza contro le donne è una società meno libera per tutt3.