Teatro Greco Palazzolo Acreide

Teatro Greco Palazzolo Acreide Akrai I primi studi sull’antica città risalgono al sec. XVI e riguardarono il problema dell’identificazione del sito della città antica. Judica. Bernabò Brea. a.C.)
(202)

“𝘛𝘦𝘢𝘵𝘳𝘰 𝘥𝘪 𝘗𝘢𝘭𝘢𝘻𝘻𝘰𝘭𝘰, 𝘵𝘦𝘢𝘵𝘳𝘰 𝘥𝘦𝘭 𝘤𝘪𝘦𝘭𝘰. 𝘘𝘶𝘦𝘴𝘵𝘢 𝘥𝘦𝘧𝘪𝘯𝘪𝘻𝘪𝘰𝘯𝘦 𝘮𝘪 𝘣𝘢𝘭𝘦𝘯𝘰̀ 𝘳𝘦𝘱𝘦𝘯𝘵𝘪𝘯𝘢 𝘢𝘭 𝘱𝘦𝘯𝘴𝘪𝘦𝘳𝘰 𝘭𝘢 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘪𝘴𝘴𝘪𝘮𝘢 𝘷𝘰𝘭𝘵𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘰 𝘴𝘦𝘥𝘦𝘪 𝘴𝘶𝘪 𝘨𝘳𝘢𝘥𝘪𝘯𝘪 𝘥𝘦𝘭 𝘱𝘪𝘤𝘤𝘰𝘭𝘰 𝘮𝘢𝘨𝘪𝘤𝘰 𝘵𝘦𝘢𝘵𝘳𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘤𝘰𝘳𝘰𝘯𝘢 𝘭’𝘢𝘭𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘥𝘪 𝘈𝘤𝘳𝘦. 𝘋𝘪𝘯𝘢𝘯𝘻𝘪 𝘢 𝘯𝘰𝘪, 𝘦 𝘢 𝘥𝘦𝘴𝘵𝘳𝘢, 𝘦 𝘢 𝘴𝘪𝘯𝘪𝘴𝘵𝘳𝘢, 𝘯𝘶𝘭𝘭’𝘢𝘭𝘵𝘳𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘭 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘰𝘯𝘥𝘪𝘴𝘴𝘪𝘮𝘰 𝘦𝘵𝘦𝘳𝘦 𝘢𝘻𝘻𝘶𝘳𝘳𝘰: 𝘯𝘦𝘴𝘴𝘶𝘯𝘢 𝘱𝘢𝘳𝘷𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘦𝘴𝘵𝘳𝘦 𝘵𝘶𝘳𝘣𝘢𝘷𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘱𝘶𝘳𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘪𝘮𝘮𝘢𝘤𝘰𝘭𝘢𝘵𝘢, 𝘯𝘦𝘴𝘴𝘶𝘯𝘢 𝘦𝘤𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘷𝘪𝘵𝘢 𝘵𝘶𝘳𝘣𝘢𝘷𝘢 𝘲𝘶𝘦𝘭 𝘴𝘢𝘤𝘳𝘰 𝘴𝘪𝘭𝘦𝘯𝘻𝘪𝘰. 𝘓’𝘐𝘯𝘧𝘪

𝘯𝘪𝘵𝘰, 𝘪𝘭 𝘚𝘪𝘭𝘦𝘯𝘻𝘪𝘰, 𝘭𝘢 𝘓𝘶𝘤𝘦 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘭𝘦 𝘵𝘳𝘦 𝘋𝘪𝘷𝘪𝘯𝘪𝘵𝘢̀ 𝘢𝘶𝘨𝘶𝘴𝘵𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘮𝘱𝘦𝘳𝘢𝘯𝘰 𝘴𝘶 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘢𝘯𝘨𝘰𝘭𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘵𝘦𝘳𝘳𝘢, 𝘢 𝘤𝘶𝘪 𝘯𝘦𝘴𝘴𝘶𝘯 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘰 𝘱𝘰𝘵𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘦𝘴𝘴𝘦𝘳𝘦 𝘢𝘨𝘨𝘶𝘢𝘨𝘭𝘪𝘢𝘵𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘷𝘪𝘳𝘵𝘶̀ 𝘪𝘴𝘱𝘪𝘳𝘢𝘵𝘳𝘪𝘤𝘦. 𝘕𝘦𝘴𝘴𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘷𝘰𝘭𝘨𝘢𝘳𝘦 𝘱𝘰𝘵𝘳𝘦𝘣𝘣𝘦 𝘪𝘯𝘰𝘭𝘵𝘳𝘢𝘳𝘴𝘪 𝘪𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘮𝘶𝘵𝘰 𝘳𝘢𝘥𝘪𝘰𝘴𝘰 𝘤𝘦𝘳𝘤𝘩𝘪𝘰 𝘥𝘪 𝘪𝘯𝘤𝘢𝘯𝘵𝘦𝘴𝘪𝘮𝘰: 𝘢𝘥 𝘦𝘴𝘴𝘦 𝘱𝘶𝘰̀ 𝘴𝘰𝘭𝘰 𝘢𝘱𝘱𝘳𝘦𝘴𝘴𝘢𝘳𝘴𝘪, 𝘢𝘥𝘰𝘳𝘢𝘯𝘥𝘰, 𝘭𝘢 𝘗𝘰𝘦𝘴𝘪𝘢”. (𝘌𝘵𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘙𝘰𝘮𝘢𝘨𝘯𝘰𝘭𝘪)

La città di Akrai, ubicata ad ovest rispetto alla moderna Palazzolo Akreide, la più antica delle subcolonie di Siracusa, secondo Tucicide, fondata 70 anni dopo la fondazione della madrepatria, si trova nella zona più occidentale dell’altipiano posto tra le due valli del Tellaro a sud e dell’Anapo a nord ed occupava un posto strategico che consentiva il controllo dell’entroterra. Il primo ad identificare Akrai con il sito posto ad ovest di Palazzolo fu il Fazello, ma è solo con il barone Judica nel sec. XIX che comincia la vera e propria ricerca archeologica. Le ricerche più recenti all’interno del sito della città antica hanno consentito di mettere in evidenza un asse viario (platea), con orientamento E-W, che costituiva l’asse viario più importante, che collegava le due porte della città (la siracusana e la selinuntina). Di essa si è messo in luce un tratto di circa 250 m; presenta una larghezza di 4,00 m. ed una pavimentazione in pietra lavica di età tardo-ellenistica. Tale asse era intercettato da strade trasversali (stenopoi), larghe m. 3,00 circa. Ne sono state messe in luce 2 a sud e 5 a nord rispetto all’asse stradale. Il lastricato di queste sembra limitarsi solo ai tratti degli incroci. Tali stenopoi incrociano la platea obliquamente e quelli posti a nord sono sfalsati e non allineati con quelli posti a sud. L’impianto urbano sembra avere avuto tre fasi edilizie: di età arcaica, di età ellenistica e di età romana. Ad ovest la platea terminava in una piazza, anch’essa pavimentata, mentre sul lato est costeggiava la scena del teatro che era quindi inserito nello schema urbano. Il teatro fu scoperto nel 1824 da G. A lui si deve lo scavo della scena, dell’orchestra, dei gradini più bassi della cavea, ma anche interventi di restauro e la ricostruzione della cavea fino al dodicesimo gradino. Lo studio e le ricerche furono poi riprese da L. Nel complesso si tratta di un edificio piuttosto piccolo con la cavea, in gran parte ricavata nel pendio della collina, di forma semicircolare come l’orchestra. Aveva originariamente nove cunei, separati da otto scalette, ma solo i due alle estremità erano interamente costruiti. Ricostruita fino al 12° gradino non doveva averne più di 14. Mancavano le parodoi e l’accesso avveniva da due stretti passaggi posti ai lati della scena. Di questa si riconosce un rifacimento di età imperiale, costituito da un pulpitum posto su una parte della scena. Tale monumento è stato inquadrato cronologicamente di età ieroniana (III sec. come il vicino bouleuterion. Il Bouleuterion, posto a sud-ovest del teatro, fu scavato nel 1820 dallo Judica. E’ costituito da un ambiente quadrangolare, con cavea costituita da sei ordini di gradini, distinti in tre cunei. Era preceduto da un portico sull’agorà. Sulla collina che domina a sud il teatro è un tempio arcaico (probabilmente seconda metà VI sec. a.C.), posto nel punto più alto della città, identificato con il tempio di Afrodite, menzionato in una iscrizione. Sulla base degli studi condotti, presenta una cella con adyton ed un pronao antistante; aveva una peristasi di 6x 13, con una seconda fila di colonne sulla fronte. Ad est del teatro sono le latomie dell’Intagliata e dell’Intagliatella. Si tratta di cave di pietra, trasformate di età cristiana e bizantina in sepolcreti ed abitazioni. L’intagliatella, che ha uno sviluppo ad “I”, aveva anche sulla fronte della latomia degli incavi che alloggiavano delle tavolette o pinakes, con scene relative al culto degli eroi.

L’Istituto di Studi Acrensi (I.S.A.) bandisce una Call of Paper per il prossimo numero (VI) della sua rivista (Studi Acr...
14/04/2026

L’Istituto di Studi Acrensi (I.S.A.) bandisce una Call of Paper per il prossimo numero (VI) della sua rivista (Studi Acrensi) aperto a tutti gli studiosi di discipline umanistiche (archeologia, storia, epigrafia, numismatica, topografia, architettura, museologia, etc.) che si occupino di Akrai / Palazzolo Acreide e del suo comprensorio.
Nel prossimo volume (VI) si vuole dedicare una sezione alla memoria della professoressa Paola Pelagatti (1927-2026), Accademico dei Lincei, decana dell’archeologia italiana e protagonista della ricerca archeologica nel territorio acrense negli anni ‘70 del secolo scorso. Saranno particolarmente graditi i contributi che verteranno sulle tematiche affrontate dalla Studiosa (topografia antica, ceramica antica, storia dell'archeologia). Una seconda sezione (Miscellanea) sarà riservata ai contributi di vario argomento, mentre la terza sarà riservata alle Recensioni.
Essendo la pubblicazione inizialmente in formato elettronico (solo in un secondo tempo, si penserà di stampare il volume cartaceo), non ci sono limiti di spazio, anche se è richiesta una lunghezza non eccessiva e un numero massimo di illustrazioni (B/N) di 10.
Le norme redazionali sono scaricabili dal nostro sito: www.istitutostudiacrensi.org
Gli elaborati dovranno essere inviati entro il 31/12/2026 per via elettronica agli indirizzi: [email protected] e [email protected]

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