16/09/2026
Case Green e sicurezza sismica, il paradosso di un Paese da 135 miliardi di ricostruzioni
L'Europa spinge sull'efficienza energetica mentre l'Italia non ha ancora recepito la direttiva EPBD, ma oltre la metà degli architetti teme un «Superbonus bis» e quasi uno su tre denuncia lo sfregio ai centri storici. In un Paese che dal 1968 ha stanziato oltre 135 miliardi per la ricostruzione post sisma, resta senza risposta la domanda più scomoda, ovvero perché si continui a isolare dal freddo edifici che nessuno ha mai verificato alle scosse.
16/09/2026 Ufficio Stampa Lavoro Artigiano Casartigiani Veneto
C'è una certa, comica amarezza nel pensare che muri sopravvissuti a guerre, carestie e sciami sismici rischino ora di capitolare di fronte a un foglio Excel compilato a Bruxelles. Ad esempio, in Umbria, dove la gran parte del costruito residenziale è anteriore agli anni Ottanta, la pietra viva, il travertino e il laterizio antico stanno per subire l'assalto della burocrazia mascherata da ambientalismo. L'Europa ci chiede - giustamente - di sprecare meno energia, e noi come ci prepariamo a risponderle? Impacchettando secoli di storia dentro a dei cappotti di polistirolo.
Vale la pena ricordare, perché su questo si è costruito il panico degli ultimi due anni, che la Direttiva (UE) 2024/1275 nella sua versione definitiva non impone alcun obbligo di classe energetica al singolo immobile, avendo sostituito quella impostazione con obiettivi nazionali aggregati di riduzione dei consumi. E che l'Italia, alla scadenza del 29 maggio 2026, non l'ha recepita, tanto che la Commissione ha aperto la procedura di infrazione. Siamo dunque nella condizione peggiore, con l'ansia della scadenza già installata nella testa dei proprietari e senza un decreto nazionale che dica come si dovrà intervenire.
L'allarme di chi le case le progetta e le ristruttura è il timore di un «Superbonus bis»
A far suonare la sveglia non sono i soliti nostalgici, ma chi di case se ne intende per mestiere. Lo staff dell'Ufficio Stampa di Lavoro Artigiano Casartigiani Veneto ha pulciato il sondaggio "Cantiere Architettura" e si scopre che la maggioranza dei progettisti, perugini nel caso della rivista di Architettura, guarda alla direttiva "Case Green" con il terrore di chi ha già visto questo film, ossia l'incubo di un «Superbonus bis».
Il rischio più serio è replicare gli errori più costosi della storia edilizia recente.
Lo confermano i dati della consultazione condotta sugli architetti della provincia di Perugia, una rilevazione volontaria su ottanta rispondenti e non un campione probabilistico, nella quale la maggioranza assoluta, il 53,8%, teme che la direttiva europea sulle «Case Green» si trasformi appunto in un «Superbonus bis», innescando un'altra ondata di speculazioni e burocrazia caotica.
La categoria non è contraria alla transizione ecologica, infatti il 35% riconosce che, se governata con competenza, la direttiva rappresenterà un'opportunità decennale di lavoro.
Il timore è per gli effetti collaterali che è schiacciante, oltre al rischio speculativo, il 28,7% dei progettisti segnala il pericolo imminente di uno sfregio ai centri storici, causato dall'applicazione massiva di soluzioni industriali standardizzate.
Questa è l'analisi dei Dirigenti di Casartigiani Padova, Venezia Lagunare e Rovigo riunitoi assieme ai professionisti Geologi, Geometri, Periti, Architetti, Ingegneri assieme agli Imprenditori Edili e collegati all'Edilizia.
Il paradosso dell'edilizia libera, qualcuno sostiene che " motori a vista sui conci di pietra".
Il mercato cerca la scorciatoia più rapida ed economica ovvero cappotti termici in polistirene (EPS) incollati su facciate antiche, serramenti in PVC bianco al posto del legno e, peggio ancora, l'invasione delle unità esterne delle pompe di calore imbullonate a vista sui conci di pietra secolare.
A monte c'è anche un paradosso normativo tutto italiano.
A livello nazionale, infatti, il Glossario unico approvato con D.M. 2 marzo 2018 colloca in edilizia libera l'installazione delle pompe di calore aria-aria di potenza termica utile nominale inferiore a 12 kW, in coerenza con l'art. 6 del d.P.R. n. 380/2001, e dal 30 dicembre 2024 il D.Lgs. n. 190/2024 ha riordinato l'intera materia dei regimi amministrativi degli impianti alimentati da fonti rinnovabili. Zero permessi, niente CILA, niente SCIA, almeno sul versante edilizio.
Sfruttando questa scorciatoia burocratica, ditte e installatori (ultimamente anche mediante televendita…) propongono pacchetti "chiavi in mano" imbullonando scatoloni metallici e ventole rumorose direttamente sui conci di pietra a vista, solcando vicoli medievali con canaline in plastica.
Nessun controllo a monte. Il vincolo paesaggistico, che ai sensi del punto A.5 dell'Allegato A del d.P.R. n. 31/2017 esclude l'autorizzazione soltanto quando la macchina non è visibile dallo spazio pubblico e rinvia altrimenti alla procedura semplificata del punto B.7, interviene quasi sempre solo a posteriori, su esposto del vicino o della Soprintendenza, quando il foro nella muratura secolare è ormai compiuto.
Un potenziale disastro sia estetico che fisico poiché i muri antichi devono traspirare, e sigillarli dall'esterno con lastre sintetiche, senza una verifica igrometrica seria del pacchetto murario, espone al rischio di condense interstiziali e di muffe negli alloggi.
La vulnerabilità rimossa: si isola dal freddo ciò che non regge alle scosse
Ma il vero scandalo rimosso resta la vulnerabilità strutturale.
Quasi il 70% delle abitazioni della realtà di Padova, Venezia Lagunare e Rovigo è stato costruito prima del 1970, cioè prima che il sisma Friulano (che ha lambito anche la Laguna Veneta, ma sopratutto il Portogruarese, Caorle, e Alto Trevigiano) ma anche prima del terremoto dell'Irpinia che imponesse all'Italia di avviare la riclassificazione sismica del territorio nazionale e molto prima che le norme tecniche per le costruzioni del 2008 imponessero criteri antisismici generalizzati.
Dal terremoto del Belice del 1968 a oggi lo Stato ha stanziato oltre 135 miliardi di euro per far fronte a otto terremoti distruttivi, e venti di quei miliardi dovranno ancora essere spesi da qui al 2047.
La sola ricostruzione del Centro Italia del 2016 vale una stima ufficiale di danni pari a 26,5 miliardi di euro, salita a ventotto o ventinove miliardi per effetto del rincaro dei materiali. Nei Campi Flegrei sono già 9.078 gli edifici privati censiti nella zona di intervento per il bradisismo perimetrata dal decreto-legge n. 140/2023, sui quali la Protezione Civile ha condotto la prima ricognizione areale di vulnerabilità.
La lezione del Superbonus 110%, costato oltre 131 miliardi di euro di detrazioni maturate secondo l'ultimo bollettino ENEA, senza che la messa in sicurezza strutturale sia mai diventata condizione di accesso al beneficio energetico, rischia di essere replicata. Spendiamo soldi per mettere il cappotto termico e la p***a di calore a palazzi che al primo scuotimento severo rischiano di sbriciolarsi.
La paura della pietra, il tabù che svuota i borghi, Veneti!
A spingere le famiglie verso le periferie c'è poi un tabù non detto, ovvero la paura della pietra e delle "vecchie" costruzioni. Dopo decenni di terremoti che hanno segnato la carne viva dell'intero arco appenninico, il vicolo medievale non evoca solo poesia, ma il ricordo traumatico delle lesioni sui muri e l'angoscia di vie di fuga troppo strette.
Si fugge verso le lottizzazioni "fuori le mura" per inseguire l'illusione di un cemento armato percepito - spesso a torto - come più solido e sicuro. Così, mentre i residenti locali cercano scampo nei condomini di pianura, i palazzetti storici restano appetibili solo per compratori stranieri o speculatori.
Certificare la vulnerabilità come si certifica il consumo!
Come oggi pretendiamo di conoscere i consumi di una casa attraverso l'APE prima di firmare un contratto, dobbiamo avere la maturità civica di misurarne e certificarne la vulnerabilità sismica. E lo strumento, va detto, esiste già, perché il D.M. n. 58/2017 ha introdotto le linee guida per la classificazione del rischio sismico delle costruzioni, con una scala di classi perfettamente leggibile da chiunque, esattamente come le lettere dell'attestato energetico. Manca soltanto la decisione politica di renderla un requisito e non un'opzione.
Rendere trasparente lo stato di salute di un fabbricato e investire sulla sicurezza statica non è solo un atto di ingegneria ma è la più autentica forma di rigenerazione urbana e psicologica, l'unica capace di disinnescare la paura, ridare valore al patrimonio e restituire alle famiglie la serenità di abitare la propria storia.
L'Abaco delle soluzioni compatibili, la via indicata dai progettisti!
Per evitare l'ennesimo scempio, il 51,2% degli architetti intervistati indica una via d'uscita netta, cioè l'adozione immediata a livello regionale di un «Abaco delle soluzioni compatibili». Uno strumento che vieti motori a vista e plastica nei nuclei storici, promuova impianti geotermici a scomparsa, intonaci traspiranti in calce idraulica e sughero e imponga, appunto, la verifica di vulnerabilità sismica prima di ogni incentivo energetico.
Chi paga il conto?
I proprietari, che vedono svalutati palazzetti storici degradati a fondali tecnologici posticci, e i cittadini, chiamati a pagare due volte, prima per sussidiare impianti invasivi e poi per ricostruire le macerie dopo il prossimo sisma.
Ci piace riempirci la bocca con l'orgoglio delle radici, ma intanto lasciamo che i nostri borghi ed i nostri centri storici si svuotino nel silenzio. E mentre la fretta della modernità bussa alla porta, rischiamo di scambiare la cura della memoria con una mano di polistirolo e un motore di latta imbullonato sulla pietra.
La domanda che bussa alla coscienza di chi ci amministra è semplice, quasi spietata.
Abbiamo ancora il coraggio di pretendere regole serie - chiamiamolo pure «Abaco», ma è solo rispetto per le cose fatte bene - per custodire la sicurezza e la dignità di ciò che abbiamo ereditato, o ci rassegneremo a fare da comparse mentre la nostra storia viene degradata a un fondale finto per turisti della domenica, soffocata dalla plastica e orfana della propria anima?
I NUMERI DELL'INCHIESTA PRODOTTA DA LAVORO ARTIGIANO CASARTIGIANI VENETO
53,8% degli architetti perugini teme un «Superbonus bis» fatto di speculazioni e burocrazia caotica (consultazione Cantiere Architettura, 80 rispondenti)
51,2% dei professionisti chiede alla Regione un «Abaco delle soluzioni compatibili» per tutelare il costruito storico
28,7% degli iscritti lancia l'allarme sullo sfregio visivo e materico dei borghi, fra cappotti in EPS, PVC e pompe di calore a vista sulle facciate
35,0% è la quota di professionisti che vede nella direttiva una grande occasione di mercato se guidata con rigore tecnico
Oltre 135 miliardi di euro sono le risorse stanziate per gli otto terremoti distruttivi dal 1968 a oggi, di cui 20 da spendere entro il 2047 (Centro Studi CNI)
26,5 miliardi di euro è la stima ufficiale dei danni del sisma del Centro Italia 2016, salita a 28-29 miliardi con il rincaro dei materiali (Struttura commissariale)
Oltre 131 miliardi di euro sono le detrazioni maturate per i lavori conclusi con il Superbonus (bollettino ENEA)
Lavoro Artigiano Casartigiani Veneto avvierà una serie di corsi professionalizzanti e professionali tra Professionisti dell'Edilizia e Imprenditori Edili per studiare e valutare l'Impatto in Veneto di costruzioni sicure senza l'abbandono delle vecchie strutture centenarie che esitono nei borghi e le strutture ante 1980 ancora non censite e censite, per costruire una propsota alla Regione Veneto di impegno economico tra Regione Veneto, EELL, Stato ed Europa per riqualificare e riportare senza incentivi ma con investimenti privati a recupero fiscale alla stregua dei contributi economici per il primo fotovoltaico anni 2000.
Aspettiamo vostre disponibilità a intervenire e all'interesse, [email protected] o chiamate anche via WA Maurizio Ebano +393939162929
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