Archivio di Ateneo - Università di Padova

Archivio di Ateneo - Università di Padova Archivio Generale di Ateneo dell'Università degli Studi di Padova

L'Archivio generale di Ateneo si occupa della ricezione, della classificazione e della corretta gestione di tutto il materiale documentario dell'Università di Padova, nel rispetto della normativa, degli standard deontologici e di qualità e delle buone prassi, riconosciuti a livello nazionale e internazionale.

L'Archivio storico Romaro, che comprende la documentazione prodotta dall'attività di progettazione strutturale dell’ing....
30/05/2025

L'Archivio storico Romaro, che comprende la documentazione prodotta dall'attività di progettazione strutturale dell’ing. Aldo Romaro (attivo dal 1920 al 1970), della ditta Ingg. Enzo e Aldo Romaro (1933-1967) e dell’ing. Giorgio Romaro (in attività dal 1956 al 2014 e docente presso l'Ateneo), è stato donato a .unipd dall'Associazione "Giorgio Romaro.  Per una storia delle strutture metalliche del Novecento", ed è oggi conservato e gestito dall'Archivio generale di Ateneo.

Il convegno "100 anni di strutture metalliche", che avrà luogo questo pomeriggio presso il DICEA, vedrà l'intervento, tra gli altri, del Direttore dell'Ufficio Gestione documentale, nonché dell'Archivio di Ateneo, ing. Carlo Manfredi, che presenterà il ruolo dell'Archivio di Ateneo e la sua missione istituzionale rispetto agli archivi aggregati.

La pillola di oggi è dedicata alla natio Polona, una delle poche nationes di cui è giunta fino a noi parte della documen...
21/03/2025

La pillola di oggi è dedicata alla natio Polona, una delle poche nationes di cui è giunta fino a noi parte della documentazione.

L’Archivio di Ateneo conserva i registri delle immatricolazioni, in due manoscritti, il 487 e il 488, relativi al periodo 1592-1745.
Tali manoscritti, oltre a contenere le firme degli immatricolati nella natio e a distinguersi per la loro raffinata
manifattura, presentano miniature pregiate.

Elementi tipici delle miniature araldiche polacche, rispetto alle altre nationes dello Studium patavino, sono la presenza di un motto che accompagna l’arma o l’intera raffigurazione miniata: talvolta assumono la forma di un commento encomiastico o moralistico, criptico, e il loro contenuto è concepito per instaurare una forte integrazione tra testo e immagine.
Altra caratteristica sono la presenza di tenenti, figure significative ai lati dell’arma consiliare in dialogo con i motti. Nelle versioni più semplici, sono putti, in volo o seduti sulle volute dello stemma, impegnati a reggere il cartiglio col motto. In varianti più elaborate compaiono sirene o tritoni caudati e alati, talvolta inseriti nella struttura stessa della cornice che racchiude lo stemma gentilizio. Compaiono anche altre figure allegoriche, tra cui unicorni, satiri, personificazioni di virtù, divinità o personaggi storici e mitologici.

La natio Polona è stata una delle nationes più influenti per autorevolezza e numerosità che unisce tutti gli studenti dell'area polacca. Protagonista della vita dello Studium insieme alle altre nationes fino al XVI secolo, nel ‘600 e nel ‘700 subisce il calo degli studenti stranieri e segue il declino dello Studio patavino, cessando giuridicamente nel 1733.

La presenza di studenti polacchi è attestata già dal XIII secolo: da ricordare sicuramente le figure di Jan Zamoyski, rettore dell’universitas iuristarum, Witelo, Niccolò Copernico e anche il poeta Klemens Janicki.

Nei secoli, Padova, diventa centrale nella formazione degli intellettuali polacchi: sapevate che padewczyk (padovano), non indicava soltanto l’abitante, ma anche una persona che doveva la sua raffinata cultura intellettuale agli studi o al soggiorno in città?

Per l’8 marzo 2025 l’Archivio di Ateneo, il Centro per la Storia dell’Università di Padova e il Centro di Ateneo per la ...
08/03/2025

Per l’8 marzo 2025 l’Archivio di Ateneo, il Centro per la Storia dell’Università di Padova e il Centro di Ateneo per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea presentano in mostra a Palazzo del Bo una selezione, documentale e libraria, sulle figure di alcune giovani donne, studentesse e docenti di , che hanno partecipato e contribuito alla Resistenza. Le protagoniste sono: le sorelle Lidia e Teresa Martini, che operano principalmente nel campo dell’assistenza ai prigionieri di guerra e ai militari alleati, Majda Mazovec, nell’aiutare i deportati sloveni a Padova e Paola Zancan, nelle attività di divulgazione clandestina. Il loro ruolo, ma in generale quello delle donne, nella Resistenza è cruciale: sono attive nelle squadre di soccorso, raccolgono beni di prima necessità e danno sostegno alle famiglie e alla popolazione. Inoltre, si occupano di proteggere e scortare ricercati, del trasporto di comunicazioni e attrezzature, di superare posti di blocco e retate sfuggendo alla polizia tedesca e fascista. In territorio veneto molte donne che decidono di lottare con la Resistenza sono legate – come si è detto – all’Università di Padova. Proprio in loro onore Egidio Meneghetti, rettore dell’Ateneo patavino nel dopoguerra, dedica loro il monumento La Partigiana Veneta, realizzato da Leoncillo Leonardi e inaugurato in occasione del decennale della Liberazione.
Buona festa delle donne 🌹

Klemens Janicki, poeta ed erudito polacco, nasce nel 1516 nel villaggio di Januszkowo da una famiglia contadina distingu...
12/02/2025

Klemens Janicki, poeta ed erudito polacco, nasce nel 1516 nel villaggio di Januszkowo da una famiglia contadina distinguendosi precocemente per le doti intellettuali. Dopo aver frequentato l'Accademia Lubrańskiego di Poznań, dove studia le lingue e le letterature classiche, attira l'attenzione di figure come l'umanista e arcivescovo Andrzej Krzycki, che lo assume come segretario, e il palatino di Cracovia, Piotr Kmita, che lo accoglie nella sua corte e nel 1538 lo invia a Padova per un viaggio di studio.
Qui Janicki può coltivare il suo talento poetico, avere quale maestro Lazzaro Bonamico che lo definisce “adolescens natus ad summam gloriam” e laurearsi in Arti Liberali e Filosofia nel 1540, venendo coronato con l’alloro poetico. In Janicki non resta isolato, dati i consolidati rapporti della città patavina con la Polonia e con l'élite polacca. Diversi sono gli intellettuali polacchi che dopo gli studi restano a Padova, come Piotr Myszkowski e Filip Padniewski, con cariche ufficiali nello Studium. Il soggiorno di Janicki a Padova è però interrotto dai suoi problemi di salute; tornato in Polonia, vive gli ultimi anni in condizioni precarie, a Cracovia, dove muore prematuramente nel 1543. Le sue opere principali includono due libri di Elegie, alcune delle quali dedicate a personalità patavine, e le poesie occasionali, che comprendono elegie e poesie a carattere politico e sociale. Tra queste, spicca la quarta elegia dei Tristia, dedicata a Giovanni Battista da Monte, suo promotore e medico. Poeta di indiscusso valore, capace di descrivere in modo vivido la sua vita a Padova, Janicki è omaggiato con l’intitolazione di strade, scuole e monumenti, come quello eretto a Poznań nel 2015 o la testa bronzea dello scultore Xawery Dunikowski, presso il Museo della Scultura di Królikarnia, a Varsavia. Considerato uno dei più illustri umanisti polacchi a Padova, Janicki è una figura di transizione nel panorama culturale polacco, che si proietta verso una nuova era di rinnovamento intellettuale alimentata dall'influenza degli umanisti italiani. La sua figura è stata anche rappresentata, con tratti idealizzati, nella Sala dei Quaranta del Bo, da Gian Giacomo dal Forno.

Gaudeamus!Oggi, in occasione della Festa delle Matricole, vi presentiamo uno dei manifesti storici del Tribunato degli s...
08/02/2025

Gaudeamus!

Oggi, in occasione della Festa delle Matricole, vi presentiamo uno dei manifesti storici del Tribunato degli studenti , conservati dall’Archivio UniPd nel fondo del comitato: tali manifesti sono testimoni della lunga tradizione goliardica che caratterizza l'Ateneo patavino.

L’8 febbraio 1848 è una data emblematica, non solo per la storia italiana e veneta, ma anche per la storia studentesca e dell’Università di Padova. In questa data, infatti, gli studenti e i cittadini padovani insorgono contro l'occupazione austriaca, dopo anni di crescenti controllo e repressione, anche sull'ateneo. La rivolta si conclude con la momentanea ritirata dell'esercito austriaco, che rientra in città a maggio 1848. Vengono espulsi 73 studenti, destituiti 4 docenti e l’ateneo riapre solo a fine 1850.

Quella dell’8 febbraio 1848 è considerata tra le prime insurrezioni politiche in cui gli studenti sono protagonisti di azioni significative. Questa data è stata scelta dalla goliardia padovana per celebrare la Festa delle Matricole e il cambio del Tribuno, figura simbolo della goliardia universitaria, nonché per commemorare le vittime di quel moto insurrezionale, che vede diversi morti da ambe le parti. La cerimonia del cambio del Tribuno si svolge nel Cortile Antico di Palazzo Bo, sede storica dell'Università, e viene conclusa con il coro del “Gaudeamus Igitur”, inno tradizionale della goliardia internazionale.

Oggi, 8 febbraio 1848 è anche la via che collega Palazzo del Bo al Caffè Pedrocchi, popolarmente nota come “Liston”, ma identificata come la strada dell’Università.
Infine, ricordiamo che nel Palazzo del Bo, al piano terra, antistante lo storico bar da Mario è presente il Museum goliardicum patavinum, esposizione prima in Italia per genere e dimensione, che presenta diversi oggetti e cimeli storici della goliardia, della quale mira a illustrare i principali aspetti storico culturali e il tradizionale spirito della comunità di UniPd.

Oggi vi presentiamo il fondo archivistico Roberto de Visiani (1800-1878), padre della botanica moderna.Nato a Sebenico, ...
07/02/2025

Oggi vi presentiamo il fondo archivistico Roberto de Visiani (1800-1878), padre della botanica moderna.
Nato a Sebenico, de Visiani si laurea in medicina in , il suo interesse è la botanica, all’epoca branca della medicina; a Padova concentra i suoi studi su e si
distingue per l’impegno scientifico. Nel 1836, a seguito della morte di Bonato, gli succede come Prefetto dell'Orto, assumendo la cattedra di Botanica. Durante la sua direzione, il vivaio è ampliato con piante provenienti da diverse parti del mondo. Egli si dedica con impegno allo studio e alla
documentazione delle piante e molti sono i suoi lavori scientifici.

Il fondo archivistico di Roberto de Visiani è conservato presso la Biblioteca dell'Orto Botanico e raccoglie documentazione e corrispondenza, prodotte dell’attività del docente tra il 1816 e il 1878, che includono un vasto carteggio con botanici italiani e stranieri: molti sono i legami di de Visiani con la comunità scientifica internazionale. Sono presenti anche documenti riguardanti i suoi rapporti con . Il fondo fa parte di un complesso archivistico più ampio che comprende anche gli archivi di altri prefetti dell'Orto Botanico, nonché fondi relativi a botanici con rapporti professionali o familiari con UniPd. I fondi archivistici vengono radunati e ordinati da de Visiani e dal suo collega Saccardo, e accuratamente elencati nel 1922 da Augusto Beguinot, prefetto dell'Orto Botanico dal 1915 al 1921. La documentazione si sedimenta in due fasi: la prima fino al 1921, con l'intervento di Beguinot, e una successiva fino al 1989, con il lavoro della bibliotecaria Fernanda Menegalle, quando l'Orto Botanico assume un nuovo assetto organizzativo.

Tra il 2017 e il 2020 sono effettuate operazioni di descrizione, ricondizionamento e digitalizzazione della documentazione. Per motivi di conservazione e di coerenza con l'ordinamento precedente, è stato scelto di mantenere la collocazione fisica esistente, procedendo al riordino virtuale. Per approfondimenti, è possibile consultare, oltre al portale
Archivio storico UniPd, la sezione din Phaidra dedicata a de Visiani e all’Orto Botanico e la mostra MOVIO dedicata.

Giovanni Maver nasce in Croazia nel 1891 e inizia gli studi filosofici presso , dove si laurea nel 1914. La sua carriera...
04/02/2025

Giovanni Maver nasce in Croazia nel 1891 e inizia gli studi filosofici presso , dove si laurea nel 1914. La sua carriera accademica in , in cui è docente, è breve
ma intensa: ricopre la cattedra di Lettorato tedesco gratuitamente per un paio d’anni, e successivamente assume la cattedra di Filologia slava, prima in Italia.
Nel 1929, dopo essere stato nominato professore stabile, è trasferito alla , dove assume la nuova cattedra di Lingua e letteratura polacca fino al 1966, anno del suo pensionamento.

Maver, nonostante il breve soggiorno padovano, fonda nell’ateneo patavino una vera scuola di slavistica: a lui si riconosce di aver saputo trasmettere un'immagine vivida dello spirito slavo. La cattedra di Filologia slava di Padova è uno strumento fondamentale per gli scambi culturali tra Italia ed Europa orientale, preminenti per l’ateneo patavino del tempo, il più a est della pen*sola. Il suo contributo alla nascita della slavistica italiana è fondamentale anche
per il rapporto con gli allievi, tra i quali spiccano Nelly Nucci, Evel Gasparini, Antonio Stefanini, Arturo Cronia. Oltre ad essere uno dei più importanti slavisti italiani dell'inizio del
XX secolo, egli è il miglior conoscitore della letteratura polacca in Italia. La sua attività filologica e storico-critica si caratterizza per un'analisi "integrale" dei testi, di cui mira a
esaltare l'unità artistica e l'individualità storica, proiettandoli su orizzonti storici più ampi.

Nel 1951, Maver fonda e dirige la rivista Ricerche slavistiche, poi scuola per molti slavisti. La sua carriera accademica fu segnata anche dalla sua visita in Polonia nel 1925 e dalla sua
nomina a dottore honoris causa all’Università di Varsavia. Inoltre, è membro esterno dell'Accademia polacca delle scienze di Varsavia e redattore della sezione di letteratura
estera dell'Enciclopedia Italiana.

Fondamentale per la nascita e lo sviluppo della slavistica in Italia, Maver muore a Roma nel 1970, lasciando purtroppo incompiuta la sua opera più ambiziosa, La civiltà slava.
L'archivio di Giovanni Maver è conservato nella , insieme a quello
di Ettore Lo Gatto.

Prosegue la presentazione dei fondi archivistici  con il fondo del grande scienziato e docente dell’Università di Padova...
24/01/2025

Prosegue la presentazione dei fondi archivistici con il fondo del grande scienziato e docente dell’Università di Padova Enrico Bernardi (1841-1919), oggi conservato dal
, presso il .
Bernardi nasce a Verona nel 1841 e qui compie gli studi primari, mostrando da subito intelligenza e creatività: spicca, tra i suoi interessi, quello per l’autoveicolo. Si iscrive poi
nell’ateneo patavino, dove si laurea in matematica nel 1863. In UniPd è successivamente docente: nel 1916 è nominato professore emerito. Per continuare la collaborazione
intrapresa con la FIAT, si trasferisce infine a Torino, dove scompare nel 1919.

La sua ricchissima attività scientifica lo porta a partecipare a diverse esposizioni nazionali e internazionali, nelle quali ottiene molteplici riconoscimenti. Bernardi si dedica principalmente allo studio del motore a scoppio alimentato a benzina, che applica dapprima a oggetti di uso domestico, come le macchine da cucire, e successivamente ad un carrello monoruota per sospingere una comune bicicletta (1893), fino alla famosa vettura a 3 ruote (1894), tuttora visibili al Museo di macchine “Enrico Bernardi”.
In particolare, la vettura Bernardi avente targa 42-2, il cui atto di immatricolazione è tuttora conservato presso gli archivi dell’ACI di Padova, è perfettamente funzionante e “marciante” su strada piana senza alcuna alterazione
di assetto rispetto al passato.

Il fondo Enrico Bernardi, che fa parte di un complesso archivistico più ampio contenente anche la documentazione di tre comitati incaricati di celebrarne la figura e promuoverne le ricerche
scientifiche, è organizzato in nove serie e contiene una documentazione eterogenea, come fotografie, disegni e carteggi.
Il fondo è stato riordinato, inventariato e digitalizzato, ed è consultabile online sulla pagina dell’Archivio storico UniPd o fisicamente presso il Dipartimento di Ingegneria industriale dell'Università di Padova.

Oggi dedichiamo la pillola biografica a Rodolfo Pallucchini (1908-1989), storico dell’arte e figura di spicco nella stor...
21/01/2025

Oggi dedichiamo la pillola biografica a Rodolfo Pallucchini (1908-1989), storico dell’arte e figura di spicco nella storiografia artistica veneta. Dapprima studente di egli vi diventa poi docente: questo ci permette di poter testimoniare entrambe le fasi del percorso formativo e accademico, attraverso i documenti contenuti nei suoi fascicoli di studente e docente.
Nato a Milano, Pallucchini giunge con la sua famiglia a Venezia, dove studia al Liceo Foscarini. È lì che incontra Anna Tositti, sua compagna di studi e di vita. Si laurea nel 1931 all’Università di Padova, sotto la guida di Giuseppe Fiocco, con il massimo dei voti e una tesi sul veneto Giambattista Piazzetta (edita nel 1934).
Nel 1937 ottiene il titolo di libero docente e, dopo alcuni anni di apprezzato insegnamento in nel 1956 è nominato professore ordinario di Storia dell’Arte moderna a Padova. Pallucchini è noto per la sua metodologia didattica rigorosa e il suo impegno nella formazione dei giovani. I suoi corsi sono corredati da dispense dettagliate e chiare, e grande attenzione è dedicata alla supervisione delle tesi di laurea: il suo insegnamento non si limita a trasmettere conoscenze, ma si orienta anche a stimolare la ricerca e a preparare gli studenti per futuri incarichi accademici. Molti dei suoi allievi sono infatti diventati docenti, contribuendo al rinnovamento della scuola di storia dell’arte di Padova. Tra i suoi allievi più noti ci sono Alessandro Ballarini e Adriano Mariuz.
La ricerca di Pallucchini copre cinque secoli di arte medievale e moderna veneta, con particolare attenzione all’arte grafica. Insieme al collega e amico Sergio Bettini, anch’egli allievo di Fiocco, prosegue il lavoro intrapreso dal maestro. Egli è convinto che lo specialista debba dialogare con il pubblico, in una sorta di terza missione ante litteram. La sua attività didattica, quindi, si accompagna a un impegno diretto nella divulgazione e nel dibattito critico: è tra i fondatori delle riviste Arte Veneta e La Biennale di Venezia. La sua attività di studio prosegue fino al 1989, quando si spegne a Venezia. Il suo archivio personale è oggi conservato da ed è consultabile

Il "Fondo Pigorini", conservato dal .unipd, è uno degli archivi più importanti per la ricostruzione della storia dell'ar...
17/01/2025

Il "Fondo Pigorini", conservato dal .unipd, è uno degli archivi più importanti per la ricostruzione della storia dell'archeologia preistorica e protostorica in Italia.
Prodotto dell’attività dell'insigne archeologo Luigi Pigorini (1842-1925), il fondo è composto da circa 14.000 documenti che si articolano in due nuclei: l'epistolario privato di Luigi Pigorini, di circa 10.600 lettere, e una sezione di altri materiali scientifici, didattici e amministrativi. Donato all'Istituto di Archeologia di dagli eredi di Pigorini, il fondo permette di individuare nello studioso uno dei pionieri nell'approccio scientifico all'archeologia preistorica: il suo
lavoro ha contribuito significativamente allo sviluppo della paletnologia in Italia e in Europa.

L'epistolario, i cui estremi cronologici vanno dal 1854 al 1925, copre l'intera carriera di Pigorini, che inizia nel 1860 con lo studio delle terramare dell'Emilia con il suo maestro
Pellegrino Strobel e consente di ricostruire la rete di contatti internazionali di Pigorini, in contatto con studiosi illustri quali, tra gli altri, Ferdinand Keller e Gabriel de Mortillet.
L’archivio testimonia anche il suo impegno scientifico e istituzionale, con documenti relativi alla gestione del Museo Preistorico Nazionale e rapporti con il Ministero. Tra i materiali scientifici si trovano anche schizzi, fotografie, appunti di scavo e bozze di articoli.

Il Fondo Pigorini è stato riscoperto nel 1996, durante la revisione del patrimonio dell'ex Istituto di Archeologia di Padova. Successivamente, nel 2015, grazie a un progetto di
digitalizzazione finanziato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e promosso dal .unipd in partnership con la Fondazione “G. Angelini” – Centro Studi
sulla Montagna di Belluno, l'epistolario di Pigorini è reso consultabile online, permettendo una più ampia fruizione da parte della comunità scientifica.
Il progetto, attraverso la digitalizzazione, garantisce la conservazione dell'archivio e facilita l'accesso alla documentazione, evidenziando l'importanza del "Fondo Pigorini" non solo per la storia dell'archeologia e della scienza, ma anche per la cultura italiana.

Vi presentiamo oggi il fondo archivistico di Percy Allum (1933-2022), uno dei politologi inglesi più importanti del Nove...
10/01/2025

Vi presentiamo oggi il fondo archivistico di Percy Allum (1933-2022), uno dei politologi inglesi più importanti del Novecento. Dopo aver insegnato in Africa, Francia e Regno Unito, Allum ottiene la cattedra di Scienze politiche all'Università Orientale di Napoli, dove insegna dal 1993 al 2005: non prima di aver ricoperto un incarico analogo a Padova per tre anni.

La sua produzione scientifica è profondamente legata alla città di Napoli, cui dedica studi e riflessioni, come Politica e società a Napoli nel dopoguerra, pubblicato da Einaudi. Allum ha un forte legame con la città e dedica parte della sua ricerca alla comprensione delle dinamiche politiche e sociali nel contesto napoletano. Le sue due grandi passioni sono il calcio e i disegni, di cui alcuni esempi in foto (consultabili sul sito CISR).

Nel 2018, Allum dona una parte del suo archivio personale al Centro interdipartimentale di Studi Regionali (CISR) di . Questo fondo è composto da circa 550 monografie, con focus sulla politica veneta e sui legami tra la politica e la Chiesa cattolica. L'archivio include anche riviste, annali e una vasta gamma di documenti di lavoro, tra cui appunti manoscritti, copie di articoli, carteggio, tesi di laurea e trascrizioni di interviste a politici, sindacalisti, operai, contadini e giovani. L'archivio è suddiviso in 17 serie e 13 sottoserie, per un totale di 548 unità e 83 sottounità, coprendo gli anni dal 1943 al 2011. Nel 2022, ulteriori unità
archivistiche sono state aggiunte al fondo, dando vita alla serie "Saggi di P. Allum".

La documentazione, inizialmente disordinata, arriva dalla casa della famiglia Allum in Inghilterra. Il lavoro di riordino è stato affidato all'archivista Franca Cosmai, che cura la
sistemazione del fondo in due fasi: la prima di schedatura sommaria, rimuovendo gli elementi non idonei alla conservazione; la seconda di ordinamento e inventariazione
definitiva dei documenti. Oggi l'archivio è conservato presso la sede del CISR in via Martiri della Libertà, ed è notificato alla Soprintendenza archivistica del Veneto.

Per accedere all’inventario del fondo di Percy Allum, è possibile visitare il portale dell’Archivio storico, in foto.

 presenta la prima delle pillole biografiche del martedì, dedicata al linguista Giacomo Devoto!Devoto nasce a Genova il ...
07/01/2025

presenta la prima delle pillole biografiche del martedì, dedicata al linguista Giacomo Devoto!

Devoto nasce a Genova il 19 luglio 1897. Conseguita la maturità al liceo "Giuseppe Parini" di Milano, si iscrive alla Facoltà di Lettere dell'Università di Pavia. Dopo la fine della guerra, cui partecipa come ufficiale degli alpini, si laurea nel 1920 con una tesi sul confronto tra lo sviluppo fonetico dell'India e della Romània. Da questo studio rivisitato e ampliato deriva il volume Adattamento e distinzione nella fonetica latina (1923). Dal 1920 al 1924, egli intraprende un'intensa attività di studio, viaggiando a Berlino, Basilea, Parigi, seguendo corsi su lingue tra cui il lituano, il sanscrito, l’irlandese, l'iranico e l'osco-umbro. Questo periodo di approfondimento internazionale segna una fase cruciale nella sua carriera accademica.

Devoto è a Padova come docente tra il 1930 e il 1935 e l’Archivio ne conserva oggi il fascicolo: qui ricopre la cattedra di Storia comparata delle lingue classiche, lasciata da Benvenuto Terracini, chiamato a Milano. Inoltre, con l'istituzione dell'Istituto di Glottologia nel 1932, sotto la sua direzione, Devoto consolida la sua posizione come una delle figure centrali della glottologia in Italia. Il passaggio della denominazione dell'insegnamento in "Glottologia", avvenuto a Padova nel 1932-1933 e a livello nazionale nel 1935, segna una nuova fase nella sua carriera, legata a una visione più ampia delle lingue e delle loro origini.

Dopo aver lasciato l’insegnamento a causa del raggiungimento dei limiti di età, nel 1967, Devoto è eletto rettore dell’Università di Firenze. È presidente dell’Accademia della Crusca dal 1963 al 1972 e, nel 1967, insieme a Gian Carlo Oli, pubblica il Vocabolario illustrato della lingua italiana, che nel 1973 si evolverà nel più noto Vocabolario della lingua italiana, conosciuto come il Devoto-Oli. Devoto muore a Firenze il 25 dicembre 1974. Figura di spicco della linguistica novecentesca, non solo in Italia ma anche a livello internazionale, la sua visione neoidealistica e storicistica della lingua, intesa come attività culturale, lo rende uno dei maggiori linguisti del XX secolo.

Indirizzo

Via VIII Febbraio 1848, 2
Padua
35122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 13:00
Martedì 09:00 - 13:00
Mercoledì 09:00 - 13:00
Giovedì 09:00 - 13:00
Venerdì 09:00 - 13:00

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