30/10/2025
OTTOBRE 1945 – OTTOBRE 2025
OTTANT’ANNI DI PENNA A SFERA!
COSA C’ERA PRIMA?
Conoscere e interpretare il segno grafico manoscritto è “il segreto” per l’utilizzo delle fonti della nostra storia: ecco perché chi si avvicina agli archivi deve acquisire fondamentali nozioni di paleografia, la scienza che studia le grafie antiche. E con la grafia si studiano gli strumenti scrittori: dagli stili dell’antichità fino alle ... penne a sfera.
Come si scriveva prima della penna “biro”, che prende il nome dal suo inventore, László József Bíró, e che apparve in vendita per la prima volta negli USA il 29 ottobre 1945?
Nell’antichità classica si scriveva sovente a sgraffio, con stili appuntiti su superfici che si potevano incidere (cocci, tavolette cerate etc.). Per questa ragione, gli stili grafici d’uso quotidiano del mondo antico privilegiano i tratti spezzati e verticali. Per le grafie librarie, invece, si adoperavano l’inchiostro e il calamo.
Tra la tarda antichità e l’alto medioevo si diffuse sempre più l’uso degli inchiostri liquidi: realizzati con materiali naturali, come nerofumo da combustione, galla di quercia, trementina e ossidi ferrosi, prendevano la forma di lettere manoscritte attraverso strumenti appuntiti debitamente temperati, tra i quali si impose, per la sua praticità, la penna d’oca. La penna doveva essere “lavorata” per creare un pennino, e a seconda della larghezza della punta, il tratto appariva più o meno chiaroscurato: tra la fine del XIII secolo e la metà del XV, ad esempio, si usavano pennini tagliati piuttosto larghi, il cui prodotto erano le lettere gotiche.
Solo nell’Ottocento si diffusero dapprima i pennini metallici, poi gli inchiostri stilografici colorati. Negli anni Ottanta del XIX secolo apparve la stilografica, che univa – e unisce – al pennino metallico un serbatoio dal quale l’inchiostro fluisce per capillarità alla punta che scrive. Un’innovazione che consentì di scrivere ovunque non soltanto col lapis o con la matita di grafite … e che conta ancora oggi schiere di amatori e utilizzatori.
L’inchiostro a base oleosa era apparso nel XV secolo per consentire la stampa dei libri: un inchiostro liquido-acquoso non avrebbe potuto aderire ai caratteri mobili in metallo né essere trasferito in modo omogeneo sulla pagina. Tra gli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso, Bíró inventò un meccanismo, la punta a sfera, che consentiva di trasferire congrue quantità di inchiostro viscoso sulla carta, non macchiava – quando ben funzionante – e non necessitava di ricariche. Era nata la penna a sfera, protagonista della scrittura in tutti i contesti nella seconda metà del Novecento.
Nell’ottantesimo dell’apparizione della penna a sfera, l’Archivio di Stato propone una galleria di immagini, tratte dai propri fondi (archivistici e bibliografici) rappresentanti grafie di diverse epoche e strumenti grafici antichi. Ogni immagine presenta la propria didascalia.
Suggerimenti di lettura:
Massimo De Laurentiis, Dal calamaio alla Bic: ottant’anni fa la penna a sfera cambiò la storia della scrittura, «Il Sole 24 Ore», 29 ottobre 2025 (https://www.ilsole24ore.com/art/dal-calamaio-bic-ottant-anni-fa-penna-sfera-cambio-storia-scrittura-AHRUlLPD)
Daniele Lettig, La storia di Ladislao José Biro, inventore della penna a sfera, «Il Post», 29 settembre 2016 (https://www.ilpost.it/2016/09/29/ladislao-jose-biro/)
Paolo Cherubini, La scrittura latina. Storia, forme, usi, Roma, Carocci , 2019
Paolo Cherubini, Alessandro Pratesi, Paleografia latina. L'avventura grafica del mondo occidentale, Città del Vaticano, Scuola Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica, 2010
Armando Petrucci, Prima lezione di paleografia, Roma, GLF editori Laterza, 2002, in particolare il capitolo “Tecniche e modi”, p. 66-82