Caf due - Cooperativa Assistenza Familiare

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La parola di don Ettore14 giugno 2026Un ministero donato alla Diaconia per la Comunità Pastorale.Quando giunse la notizi...
14/06/2026

La parola di don Ettore

14 giugno 2026

Un ministero donato alla Diaconia per la Comunità Pastorale.

Quando giunse la notizia, nel 2016, dell’arrivo di un nuovo Parroco a Erba, mi sono sentito preso da stupore e da qualche perplessità. Ma vista la provenienza - la Segreteria di Stato del Vaticano - lo stupore ha lasciato posto alle attese. Un sacerdote cha ha trascorso anni in Vaticano, per giunta nella Casa Santa Marta dove alloggiava Papa Francesco, avrebbe sicuramente portato a Erba una esperienza di Chiesa Universale, giovando alla città di Erba e in particolare alla Comunità Pastorale Santa Eufemia.
Mons. Angelo Pirovano arrivava senza una esperienza pastorale diretta in una parrocchia. Solo col tempo ho saputo che aiutava Parrocchie a Roma e quindi non era proprio inesperto. Qui ha Erba ha imparato a fare il Parroco più in fretta del previsto. Non solo, ma è bastato poco perchè venisse eletto dai sacerdoti del nostro territorio Decano delle molte parrocchie oggi racchiuse nel nuovo termine: Fraternità Sacerdotale. Nella Comunità Pastorale S. Eufemia Mons. Angelo ha curato molto la Diaconia, la riunione quasi settimanale dei Sacerdoti delle quattro Parrocchie. L'ha fatto e lo fa, creando un clima di serena e fattiva collaborazione, così che i Sacerdoti vi partecipino sempre volentieri. Ora è il tempo della maturità, mettendo insieme le tappe più importanti della sua vita di Sacerdote: gli anni del Seminario Diocesano come educatore e Bibliotecario, quelli a servizio della Segreteria di Stato Vaticana, del ministero di Parroco della Comunità Pastorale Santa Eufemia. Tre esperienze, tre stagioni della sua vita che potrà ancora mettere a frutto per gli anni che il Signore gli darà a servizio della Chiesa. Insieme ai Sacerdoti della Diaconia: don Bruno, don Carlo, don Giacomo, don Luigi, il Diacono Vincenzo, elevo al Signore un ringraziamento per quanto sa dare alle nostre Parrocchie di Erba. Di lui apprezzo lo stile discreto, a volte rigoroso nelle regole, la cordialità e la voglia di raccontarsi durante i momenti conviviali con i sacerdoti della Diaconia.
Caro don Angelo, i cinquant’anni di Ministero segnano un passaggio verso un nuovo modo di servire la Chiesa. Ti auguriamo che le varie stagioni della vita ora diventino maturità spirituale, umana, sacerdotale.
Auguri don Angelo

La parola di don Ettore7 giugno 2026“Va e ripara il mio oratorio”Davanti al Crocifisso di San Damiano, Francesco d’Assis...
07/06/2026

La parola di don Ettore

7 giugno 2026

“Va e ripara il mio oratorio”

Davanti al Crocifisso di San Damiano, Francesco d’Assisi udì una voce che lo chiamava per nome: «Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, va tutta in rovina». Quella parola, così semplice, cambiò per sempre la sua vita. In un primo momento, Francesco la intese alla lettera, ma presto comprese che si trattava di una chiamata interiore, un invito a ricostruire la sua vita e la comunità dei credenti sulla roccia del Vangelo. L’Oratorio estivo di quest’anno si lascia ispirare da quella voce antica e sempre nuova. All’inizio dell’oratorio feriale sento che queste parole, il Signore le affida a noi perché la sua casa, l’oratorio, diventi luogo di fraternità, di ascolto e di fede condivisa. “Riparare” significa rinnovare lo spirito, tornare all’essenziale, lasciarci convertire dal Vangelo di Gesù per vivere relazioni più vere, più semplici, più fraterne. “Alla scuola di san Francesco, l’oratorio diventa una fraternità concreta: non un luogo da frequentare, ma una casa da abitare. Quando egli scrive nel Testamento «Il Signore mi diede dei fratelli», non parla di un gruppo o di un’organizzazione, ma di un dono ricevuto. La fraternità nasce dal Vangelo stesso, che trasforma l'“io” in un “noi” e fa della comunità un segno dell’amore di Dio nel mondo”. È scritto ancora nel progetto dell’oratorio per questa estate: “Questa visione rinnova il volto dell’oratorio, che diventa un laboratorio di comunione e di vita evangelica. Ogni gesto, dal gioco alla preghiera, dall’accoglienza alla condivisione, è occasione per costruire legami veri. Il Vangelo non si trasmette come un sapere, ma si comunica vivendo la gioia di essere figli di un unico Padre. Come Francesco, che sapeva rivolgersi a ogni creatura con tenerezza e rispetto, anche i bambini e i ragazzi possono imparare che la fede passa attraverso le relazioni e che la fraternità è la prima forma di annuncio”.

La parola di don Ettore31 maggio 2026Una Enciclica nata dalla speranza“Magnifica humanitas” è una lettera d’amore che Pa...
02/06/2026

La parola di don Ettore

31 maggio 2026

Una Enciclica nata dalla speranza

“Magnifica humanitas” è una lettera d’amore che Papa Leone scrive all’umanità di oggi. (Luigino Bruni) “Desideriamo entrare in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo, insieme ai quali prendiamo parte agli avvenimenti, alle domande e alle aspirazioni dell’umanità”. (confronta Concilio Vaticano secondo: Gaudium et spes) Non nasce dunque dalla paura per il nuovo, non condanna il nostro tempo chiamandosi fuori, neanche quando parla dell’intelligenza artificiale. Proprio perché l’umanità è magnifica, occorre evitare “l’aumento delle spese militari che viene presentato come unica risposta a un futuro incerto o a minacce percepite, mentre il costo reale grava sui più poveri”. L’umanità proprio perché “magnifica” non può essere asservita all’IA perché non costituirà mai una sua relazione, ma una sua parvenza “L’imitazione artificiale della relazione di cura o di accompagnamento può diventare pericolosa. Infatti, la sostituzione della parola, del volto, delle mani e del cuore degli uomini produce disvalore e comportamenti disumani”. “Tra gli altri ambiti trattati tre meritano attenzione: la verità, il lavoro, la libertà. La verità: in un’era in cui tutto è manipolabile, è necessario custodire una educazione critica che ci permetta di distinguere il vero dal falso. Il secondo è il lavoro: quando il criterio dominante diventa l’efficienza, il lavoro rischia di perdere il suo valore umano e relazionale. Il terzo ambito è la libertà: minacciata dalle dipendenze digitali, dalla raccolta massiva di dati. A difesa di questa si richiedono regole giuste, responsabilità condivisa ed educazione” (Dicastero Vaticano dello sviluppo umano integrale). In questo tempo di grande e nuova sofferenza l’Enciclica accresce la gratitudine per la Chiesa e Papa Leone ed è un grande dono per tutti coloro che continuano a sperare e a credere che l’umanità, nonostante tutto, sia magnifica.

La parola di don Ettore24 maggio 2026 “I carri di Gedeone”Padre Gabriel Romanelli ha scritto un libro – testimonianza de...
24/05/2026

La parola di don Ettore

24 maggio 2026

“I carri di Gedeone”

Padre Gabriel Romanelli ha scritto un libro – testimonianza descrivendo la tragica situazione dei cristiani della sua Parrocchia a Gaza, la sola Chiesa dell’intera regione divenuta rifugio per centinaia di persone che anelano alla pace. La liturgia scandisce le giornate e la vita di questa piccola comunità. Padre Gabriel Romanelli ha trovato la forza di rimanere in quella tragedia che ha ridotto Gaza a un cimitero a cielo aperto. Lo ha aiutato la telefonata che ogni sera riceveva da Papa Francesco argentino come lui. Nel diario, quasi quotidiano, ha raccontato l’agonia del popolo palestinese nel libro “Le rovine e la luce” edito da Piemme. In una di queste riflessioni, consegnate al suo diario, parla dei “carri di Gedeone” il condottiero ebreo che sconfigge con solo trecento uomini un esercito nemico attrezzato con armi e carri in gran quantità. Oggi l’operazione “carri di Gedeone” è portata avanti con determinazione da Israele che mira alla distruzione totale di tutti coloro che considera nemici. Tra costoro ci sono tutti coloro che in varie forme cercano di contrastare l’arroganza e la prepotenza di Israele anche verso quanti cercano di tenere viva l’attenzione per una guerra che ha distrutto Gaza, ora il Libano e la Cisgiordania e indirettamente l’Iran. Quanto è accaduto verso la Flotilla in questa settimana rientra nel piano “Carri di Gedeone”? Da quanto abbiamo potuto vedere e leggere sui giornali sembrerebbe proprio di si in una vicenda che ha avuto grande clamore. Fa meno scalpore la testimonianza di Padre Romanelli e i suoi parrocchiani di Gaza, ma non per questo meno efficace. È rimasto fedele alla sua missione e non ha smesso di credere che la pace sia possibile. Di lui scrive il Card. Pizzaballa: “Dal 16 maggio 2024 Padre Gabriel è rimasto accanto ai suoi parrocchiani, non potendo più uscire da Gaza. È rimasto nonostante la stanchezza e la ferita a una gamba provocata da un'esplosione che ha colpito la sua chiesa, uccidendo tre dei suoi fedeli. È rimasto perché l’amore non si ritira mai”.

Care Amiche e cari Amici, Vi informiamo che con grande emozione la Cooperativa CAF due ospiterà dal 1° al 15 giugno pres...
20/05/2026

Care Amiche e cari Amici,

Vi informiamo che con grande emozione la Cooperativa CAF due ospiterà dal 1° al 15 giugno presso gli spazi del Centro Diurno Integrato Ein Karem la mostra “HeART of Gaza” una mostra per prendere coscienza.

Sarà un’occasione preziosa di incontro, condivisione e valorizzazione dell’arte e delle emozioni che essa sa suscitare. La mostra sarà aperta a familiari, amici, volontari, operatori e a tutti coloro che desidereranno visitarla e condividere con noi questo momento speciale.
.. una mostra, partita da Gaza, che sta girando ed emozionando il mondo, soprattutto l’Italia. Ad esporla non sono i grandi musei, ma, in una spinta che viene tutta dal basso, scuole, università, biblioteche ed eventi pubblici. Si intitola “HeArt of Gaza” -giocando con le parole “cuore” e “arte” in inglese- ed è fatta dai disegni dei bambini di Gaza, raccolti dal palestinese Mohammed Timraz e dall’irlandese Féile Butler. “Il nostro obiettivo è passare dai bambini per i bambini o comunque arrivare all’umanità - spiega Timraz - sfidando la realtà attraverso gli occhi dei più piccoli”. Timraz si trova a Parma, grazie a una borsa di studio universitaria per ricercatori palestinesi.

Qua la sua interessante intervista a cura di Anna Maria Selini per Altreconomia.
https://altreconomia.it/heart-of-gaza-la-mostra-che-sta-facendo-il-giro-dellitalia-e-del-mondo/

Informazioni utili per visitare la mostra:
Nelle giornate 1, 2, 6, 7, 13, 14 giugno mostra visitabile su appuntamento (scrivere ad [email protected] nei giorni feriali), in tutte le altre giornate dalle ore 8,00 alle ore 17,00 con ingresso libero.

Vi aspettiamo

La parola di don Ettore18 maggio 2026Giuseppe Lazzati sta qui da noi.Una lunga e intensa attività culturale e universita...
17/05/2026

La parola di don Ettore

18 maggio 2026

Giuseppe Lazzati sta qui da noi.

Una lunga e intensa attività culturale e universitaria ha caratterizzato la vita e l’opera del “Professore” come solitamente veniva chiamato. Muore a Milano il 18 maggio 1986 e per due anni e qualche mese è rimasto sepolto nel cimitero di Crevenna, prima che la sua salma fosse trasferita nel sacello a lui dedicato presso l’Eremo San Salvatore sopra Crevenna a Erba. A quarant’anni dalla sua morte, la sua figura rimane fondamentale per la sua visione di Chiesa che metteva il laicato in ruolo fondamentale per la costruzione di una Chiesa Conciliare e Sinodale.
Nel 1991 l'Istituto secolare Cristo Re si è fatto promotore della causa di beatificazione, poi conclusa con l'inchiesta diocesana nel 1996, grazie al sostegno e all'incoraggiamento del cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano.
Il 5 luglio 2013 Papa Francesco ha autorizzato la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare il decreto che riconosce le virtù eroiche del Servo di Dio Giuseppe Lazzati. Da quel momento Lazzati diviene Venerabile, gli vengono cioè riconosciute virtù eroiche degne di “venerazione”. L’Eremo San Salvatore custodisce non solo le sue spoglie, ma la testimonianza viva della preziosa eredità che ha lasciato nei suoi numerosi scritti. Nell’incertezza di una Chiesa che fatica a trovare una sua nuova identità avremmo bisogno oggi di figure come quella di Lazzati, Dossetti, La Pira. Uomini che hanno saputo lasciare una impronta sia nella società civile come nella Chiesa del dopo Concilio Vaticano II. Quando salgo all’Eremo sosto in preghiera sulla sua tomba e lo invoco perché aiuti la Chiesa oggi a ritrovare il vigore di un laicato che contribuisca a dare un volto di comunità più partecipato e a ridare ai laici un nuovo protagonismo.
(nella foto il Sacello di Lazzati Eremo San Salvatore – Erba )

La parola di don Ettore10 maggio 2026Tramp attacca ancora il Papa«Se dipendesse dal Papa, l’Iran avrebbe l’arma nucleare...
10/05/2026

La parola di don Ettore

10 maggio 2026

Tramp attacca ancora il Papa

«Se dipendesse dal Papa, l’Iran avrebbe l’arma nucleare e a lui starebbe bene». Per questa ragione, «penso che stia mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone». L’accusa non è nuova: dall’inizio dell’escalation retorica nei confronti di Leone XIV del 12 aprile, Donald Trump ha più volte ripetuto che il Pontefice sarebbe favorevole all’atomica degli ayatollah. La risposta pacata ma ferma di Papa Prevost ha ridimensionato il nuovo attacco al Papa ribadendo due principi fondamentali soprattutto per chi copre una carica così alta come il Presidente degli Stati Uniti: “chi mi critica lo faccia nella verità”, e il secondo principio fondamentale “spero semplicemente di essere ascoltato per il valore della Parola di Dio”. Fare la verità significa conoscere il magistero della Chiesa che non ha mai smesso di predicare la pace tema per altro molto presente in quello di Leone XIV cha iniziato il suo ministero papale con il saluto di pace. “La pace sia con voi” furono le sue prime parole per poi lanciare quello che è diventato un programma per la Chiesa chiamata a operare per una “pace disarmata e disarmante”. Stiamo vicini al nostro Papa. Ha bisogno della nostra preghiera perché non rinunci alla fermezza dimostrata in questo primo anno da Papa. Venerdì 8 maggio ha ricordato il primo anno di elezione a Vescovo di Roma e quindi Papa. Auguri

03/05/2026

La parola di don Ettore

3 maggio 2026

Non per tradizione, ma per attrazione

Domenica 3 maggio undici bambini della nostra parrocchia si accosteranno per la prima volta all’Eucaristia nella Messa di Prima Comunione. È un appuntamento desiderato dai bambini e dalle loro famiglie. Segna un passaggio decisivo nella formazione cristiana dei fanciulli. L’iniziazione alla vita ecclesiale trova nella Messa di Prima Comunione l’aspetto più evidente della progressiva partecipazione alla vita comunitaria, alla celebrazione dei Sacramenti, al rapporto con Gesù pane vero che dà la vita. Sono cambiate tante cose anche nella vita della Chiesa, ma alcune sono rimaste e continuano a coinvolgere le famiglie che vogliono dare ai loro figli una educazione cristiana. Una di queste è certamente la “Prima Comunione”. Eppure oggi non sfugge a nessuno che non basta più proporre ai bambini la partecipazione ai Sacramenti per tradizione. Parrocchia e famiglie dovranno essere sempre più luoghi attraenti dove conoscere Gesù e crescere nella fede. La parrocchia con la presenza delle Catechiste, insieme ai genitori e ai nonni, ha portato i ragazzi a questo grande appuntamento. Rimane urgente tuttavia pensare a una Chiesa che aggrega non per tradizione ma per attrazione proponendo una comunità adulta accogliente, aperta alla ca**tà, disponibile ai cambiamenti, capace di intessere relazioni profonde con tutti i suoi membri. Per questo nonostante, tutti i limiti legati alla difficoltà di percepire la Chiesa come una comunità attraente, rimango fiducioso sul futuro di questi undici ragazzi. Con loro vivremo anche l’avventura dell’oratorio estivo, altro appuntamento che li farà sentire parte della comunità parrocchiale.

La parola di don Ettore26 aprile 2026Se tornasse San Giorgio“Giorgio, il “megalomartire” (grande martire, come era chiam...
26/04/2026

La parola di don Ettore

26 aprile 2026

Se tornasse San Giorgio

“Giorgio, il “megalomartire” (grande martire, come era chiamato nella Chiesa greca), era venerato a Lidda, in Palestina, fin dalla seconda metà del secolo IV, dove, esattamente sul luogo della sua sepoltura, era sorta nel 350 una basilica in suo onore. Ma il suo culto si è così universalmente diffuso che si può considerare il martire più venerato di tutta la cristianità. Eppure molto poco si sa della sua vita. Nacque probabilmente in Cappadocia. Suo padre, Geronzio, era un pagano di origine persiana, mentre sua madre Policronia era cristiana. Avviato alla carriera militare, si fece cristiano, abbandonò le armi e diede tutti i suoi beni ai poveri. Il suo martirio avvenne sotto Daciano, imperatore dei persiani (che in alcune recensioni diventa Diocleziano, imperatore dei romani), di fronte al quale confessa la sua fede, distruggendo gli idoli e uccidendo i loro sacerdoti.
La sua antica passio, nelle diverse numerose recensioni che ebbe in ogni lingua d’oriente e d’occidente, riferisce un racconto del martirio traboccante di prodigi ed episodi straordinari di conversioni e risurrezioni. Famoso è l’episodio, riprodotto in numerosissime varianti iconografiche e riportato da Jacopo da Varazze nella Leggenda aurea, in cui Giorgio uccide il drago che terrorizzava la città di Silene in Libia. Si tratta della trasposizione in chiave cristiana di un’antica leggenda mitologica in cui l’eroe, uccidendo il dragone, salva la fanciulla che ama, la figlia del re, che doveva essere sacrificata alle fauci del mostro, e con lei salva tutta la città. Applicato a san Giorgio, l’episodio diventa, nell’immaginario della devozione popolare, la raffigurazione della protezione vittoriosa del santo contro le potenze del male”.
(Testo tratto dal sito: Chiesa di Milano.it)

Vere o no le leggende legate alla vita di San Giorgio ci dicono però che ci sarebbe bisogno oggi di un martire come lui capace di sconfiggere i nuovi draghi di oggi, quelli che Papa Leone ha chiamato “una manciata di tiranni”.

La parola di don Ettore19 aprile 2026Tra un volo e l’altroNell’Africa stremata da innumerevoli conflitti Papa Leone non ...
19/04/2026

La parola di don Ettore

19 aprile 2026

Tra un volo e l’altro

Nell’Africa stremata da innumerevoli conflitti Papa Leone non trova terreno più adatto per andare oltre e denunciare la grave situazione nella quale si trovano i Paesi dell’Africa meta del suo viaggio Apostolico. Ma il suo pensiero va ben oltre l’Africa quando denuncia con forza che “il mondo è distrutto da una manciata di tiranni, miliardi di dollari per uccidere e non ci sono risorse per curare ed educare”. A BAMENDA in Camerun è andato giù pesante denunciando che “i signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire”. L’Africa però non è solo distruzione, conflitti di guerre civili, “l’Africa è tenuta in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali”. La solidarietà è più forte della manciata di tiranni. Il Papa la constata con mano, e credo nel nostro immaginario l’Africa è la terra dove l’opera dei volontari, delle organizzazioni solidali da sempre sono presenti a curare le ferite e i disastri causati dal colonialismo. Dopo l’attacco di Trump a Papa Leone non si può non leggere i suoi interventi come una risposta indiretta alle parole pesanti e certamente fuori luogo che hanno suscitato sdegno e disapprovazione da più parti. Per fortuna Papa Prevost non si ferma alle polemiche e specialmente in Camerun ha pronunciato parole vibranti: “Questo è il momento di cambiare, di trasformare la storia di questo Paese oggi e non domani! Adesso e non in futuro! E questo il momento di ricostruire, di comporre nuovamente il mosaico dell'unità, mettendo insieme le diversità e le ricchezze del paese del continente. Di edificare una società in cui regnano la pace e la riconciliazione”. Ce n’è abbastanza per dire quanto sarà importante questo viaggio Apostolico in Africa.

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