09/05/2020
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COVID-19 e la cura con il plasma: i casi studio nel mondo, cosa si sa finora della sua efficacia e dei suoi limiti >
Contro la pandemia da COVID-19 ci sono in corso oltre 500 sperimentazioni di farmaci e terapie. Tra quest’ultime, c’è quella del “plasma convalescente”. Una sperimentazione che, in base ai primi risultati ritenuti incoraggianti da parte della comunità scientifica, sta alimentando grandi aspettative, ma che, almeno in Italia, è finita anche al centro di disinformazione e teorie del complotto.
L’utilizzo di questa pratica non è recente, ma ha origine nel 1890. Nel corso dei decenni, una sua possibile efficacia nel migliorare le condizioni dei pazienti, quando non esistono altre possibilità immediate di trattamento, è stata osservata per una serie di infezione virali.
Nonostante una lunga storia di utilizzo del plasma convalescente, la sua efficacia clinica non è stata ancora studiata in modo approfondito e le conclusioni raggiunte nel tempo risultano deboli.
Dalla Cina all'Europa all'America sono in corso studi e sperimentazioni.
Il 27 marzo è arrivata l’approvazione del Centro Nazionale Sangue dell’Istituto Superiore di Sanità alla sperimentazione anche in Italia. Si attendono a breve i primi risultati dello studio condotto grazie a un protocollo avviato dal'Asst di Mantova e dal Policlinico San Matteo di Pavia, che ha coinvolto 47 pazienti (gravi) e che si è concluso lo scorso 29 aprile.
Intanto in diverse città e regioni italiane si sta usando anche questa terapia.
Viste le speranze nei confronti di questa cura, per via dei primi effetti positivi riscontrati, due case biofarmaceutiche specializzate in terapie plasma-derivate – Kamada Ltd. e Kedrion Biopharma – hanno annunciato a fine aprile la produzione e la distribuzione di una immunoglobulina policlonale umana (IgG) plasma-derivata Anti-SARs-COV-2 (cioè una miscela di anticorpi), come potenziale trattamento per pazienti con Coronavirus. Le due aziende tengono a sottolineare come “non vi sia la certezza che lo sviluppo e la produzione di un’immunoglobulina Anti-SARs-COV-2 avverrà nei tempi sperati e che risulterà una terapia sicura, efficace e autorizzata contro il COVID-19”.
La pratica se non inquadrata in procedimenti di sicurezza, potrebbe presentare dei rischi. Come ha sottolienato la virologa Ilaria Capua: «Siccome è un prodotto di derivazione umana è un po' delicato dal punto di vista della regolamentazione. Perché gli emoderivati hanno dei rischi, come l'epatite e gli shock anafilattici».
«Nel plasma, oltre agli anticorpi, potrebbero esserci anche altri virus che al momento non conosciamo e che potrebbero quindi contagiare il paziente che lo riceve. È esattamente ciò che è accaduto negli anni Ottanta con gli emoderivati infetti, che a volte contenevano il virus dell’epatite C o dell’HIV, che allora erano ignoti. Per questo vengono compiuti controlli molto rigorosi». Ha spiegato Francesco Vitale, docente d’Igiene all’Università di Palermo e responsabile del laboratorio di riferimento regionale per l’analisi dei tamponi del Policlinico.
Se i risultati a oggi sono incoraggianti, bisogna sapere che «se la malattia ha lavorato a lungo fino a compromettere la funzionalità degli organi non c’è plasma che tenga. In quel caso la mortalità, resta alta perché la virosi non c’è più e quindi non è più il virus il nemico ma sono i danni prodotti dal virus»
Fausto Baldanti, dirigente medico, responsabile del Laboratorio di Virologia Molecolare del policlinico di Pavia ha specificato che questa cura «non sarà la soluzione del problema», che invece «arriverà con il vaccino, farmaci specifici oppure con la sintesi di questi anticorpi (nel plasma) prodotti in maniera ingegnerizzata. Ma questo richiede tempo».
Anche la stessa Asst di Mantova, in una nota, ha sottolineato che “la terapia con il plasma non è una cura miracolosa, ma uno strumento che insieme ad altri potrà consentirci di affrontare nel modo migliore questa epidemia”. Inoltre, l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale della città lombarda ha tenuto a precisare che “mettere in contrapposizione vaccino, test sierologici o virologici, plasma, terapie farmacologiche o terapie di supporto è insensato”. Questa cura infatti è per le persone già infette e in gravi condizioni, mentre il vaccino è una strumento di prevenzione per evitare di contrarre COVID-19.
Grazie Valigia Blu.