Archivio storico del Comune di Oristano

Archivio storico del Comune di Oristano L'Archivio Storico conserva le fonti documentarie utili a restituire un interessante spaccato della storia della Città dal 1479 agli ultimi quarant'anni.

L'Archivio Storico Comunale di Oristano è da considerarsi uno dei più interessanti della Sardegna. In esso sono conservate le testimonianze delle attività amministrative e politiche della città a partire dal 1479, quando il re Ferdinado II d'Aragona le concede una serie di importanti prerogative che ne faranno il centro nevralgico di un immenso territorio. Dai documenti conservati in Archivio si e

vince che la sua istituzione si possa far risalire ad un periodo posteriore al 1478, anno della caduta del Marchesato di Oristano, tesi supportata dal fatto che sono stati ritrovati solo documenti a partire dal 1479. Da una fonte, degli anni '50, si apprende che la costruzione di una apposita sede del Comune possa essere avvenuta nel 1563 e a tale data potrebbe attribuirsi anche la istituzione dell'archivio come ufficio. La coscienza dell'importanza del patrimonio culturale conservato è evidenziata dai non rari interventi finalizzati a preservare e verificare lo stato di conservazione delle carte promossi anche dall'Amministrazione centrale dello Stato, ricordiamo che fino al 1975 gli archivi erano di competenza del Ministero dell'Interno. Nel 1927 il Di Tucci riceve, dal Direttore Capo dell'Archivio di Stato di Cagliari, l'incarico di effettuare una ispezione sulla consistenza e le condizioni di conservazione dei documenti. Dalla relazione seguita a tale intervento risultava che "l'archivio storico si trovava interamente raccolto in uno scaffale a muro in legno nella stanza destinata all'archivio di deposito e corrente" il lato della stanza scelto era, a suo avviso, il meno adatto a conservare tali documenti in quanto umido. In tale intervento si notatva la totale assenza di strumenti di corredo, invetari e repertori, che permettessero agli studiosi la facile consultazione dei fondi. Il primo inventario della Sezione Antica venne redato per volontà del Podestà, avvocato Paolo Lugas, nel 1937 dal professor Antonio Era dell'Università di Sassari e venne pubblicato dalla casa editrice Valdès con il titolo "Tre secoli di vita cittadina". Negli anni '50 l'archivio era alloggiato al piano superiore del palazzo municipale, sito in Piazza Eleonora e ora sede dell'Ufficio Tecnico Comunale, "in un ampio salone ... sicuro ed asciutto. Le carte ... custodite in apposite scaffalture aperte. L'archivio contiene una Sezione Antica che abbraccia il periodo che decorre dal 1479 al 1720". Negli anni '60 gli uffici del Comune furono in parte trasferiti nel Palazzo degli Scolopi, ex sede del Tribunale di Oristano, e con essi anche l'archivio che venne disloccato al piano terra negli stessi locali in si trova ancora oggi. Oggi l'Archivio Storico, che è alloggiato al piano terra del Palazzo degli Scolopi in Piazza Eleonora d'Arborea, comprende due sezioni, quella preunitaria che conserva i documenti dal 1479 al 1848, nella quale è possibile consultare e studiare i privilegi concessi alla città regia, atti parlamentari, la serie dei registri di consiglieria, ecc. A questa sezione segue la documentazione post unitaria dal 1848 al 1976. L'intera documentazione è stata oggetto di un intervento di Riordino finalizzato alla creazione delle condizioni di consultazione e alla redazione degli indispensabili strumenti di corredo.

❓Lo sapevi che molti documenti antichi raccontano più di ciò che si legge?📜Dal tardo Medioevo la carta diventa il princi...
15/12/2025

❓Lo sapevi che molti documenti antichi raccontano più di ciò che si legge?

📜Dal tardo Medioevo la carta diventa il principale supporto per scrivere e conservare la memoria. Ma tra le righe, spesso invisibili a un primo sguardo, si nasconde un altro racconto: quello delle filigrane.

📝Basta guardare un foglio antico in controluce per scoprire piccoli disegni impressi nella carta: lettere, simboli, animali, corone, croci, stemmi. Non sono decorazioni casuali, ma veri e propri marchi di fabbrica che indicavano l’origine e la qualità della carta.
Con il tempo, questi segni diventano sempre più complessi e carichi di significato: a volte raccontano l’identità di una famiglia, altre una devozione religiosa o il prestigio di una città.

🧵Come nasce una filigrana?
Il disegno veniva creato con un sottile filo metallico applicato alla forma usata per fabbricare la carta. L’usura, le riparazioni e il tempo producevano piccole differenze: dettagli quasi impercettibili che oggi permettono di distinguere fogli simili ma non identici.

🌎Ed è proprio qui che la filigrana diventa preziosa per gli studiosi
Queste minime variazioni aiutano a datare documenti privi di data, a ricostruire la storia delle cartiere e a seguire le antiche rotte commerciali europee. Informazioni che spesso la scrittura, da sola, non può fornire.

🏛️Anche nei documenti conservati presso l’Archivio Storico del Comune di Oristano, le filigrane raccontano viaggi, scambi e periodi di produzione della carta utilizzata in città.

La prossima volta che pensi a un documento d’archivio, ricordati: ogni foglio ha una storia nascosta, basta saperla guardare.

📜 Memorie contabili del prendersi cura | 7La fonte contabile come traccia di biografie collettiveIn questa tappa del nos...
16/10/2025

📜 Memorie contabili del prendersi cura | 7
La fonte contabile come traccia di biografie collettive

In questa tappa del nostro viaggio tra le carte della cura, ci addentriamo nel cuore storico delle transazioni, delle firme e delle ricevute — e scopriamo che dietro i numeri si nascondono vite, relazioni e responsabilità civiche.

Gli atti conservati all’Archivio Storico del Comune di Oristano (XVIII–XIX sec.) sono dispositivi contabili che parlano più di quanto si pensi: ogni ricevuta, ogni annotazione di importo, ogni firma o segno croce ci conduce a riflettere sul prendersi cura trasparente e amministrato, su una rete che operava oltre i palazzi cittadini, su bambini affidati, balie nominate, decisioni pubbliche fissate in delibere e mandati di pagamento.

Attraverso questi documenti si intrecciano tre soggetti:
- le istituzioni comunali, che deliberavano gli stanziamenti e svolgevano il compito di supporto sociale;
- le balie, spesso condizioni deboli, chiamate a un ruolo cruciale;
- i minori affidati, destinatari di un’azione pubblica privata insieme.

Analizzando le serie contabili — i compensi, i luoghi delle nutrici, le firme mancanti — possiamo tracciare mobilità, durate di affidamento, strategie legittimanti. E scoprire come anche un documento apparentemente “freddo” diventi memoria viva, una biografia collettiva che riscrive l’infanzia dimenticata e il margine al centro delle storie di comunità.

🔎 In che modo i numeri silenziosi parlano?
Con piccoli segni: una croce anziché una firma, un notaio che certifica, un Giurato che autentica… sono indizi che raccontano alfabeti di classe, cultura e gender.

La rubrica “Memorie contabili del prendersi cura” continua — e invita chiunque voglia guardare dietro il velo dei registri a scoprire ciò che emerge, lentamente, pagina dopo pagina.

📌 Memorie contabili del prendersi cura | 6Infanzia e mortalità in Sardegna tra Sette e Ottocento👶 Nel XVIII e XIX secolo...
02/10/2025

📌 Memorie contabili del prendersi cura | 6
Infanzia e mortalità in Sardegna tra Sette e Ottocento

👶 Nel XVIII e XIX secolo la Sardegna presentava un quadro demografico singolare: la mortalità neonatale era più bassa rispetto alla media italiana.
⚖️ Tuttavia, la mortalità post-neonatale (tra 1 mese e 1 anno di vita) risultava invece più alta.

📊 Un paradosso spiegato da diversi fattori:

la scarsa urbanizzazione limitava la diffusione di epidemie nei primi giorni di vita;

lo svezzamento difficile e la scarsa nutrizione complementare rendevano fragile la sopravvivenza successiva;

isolamento sanitario e assenza di strutture mediche aggravavano la situazione.

📖 I registri contabili del Comune di Oristano ci restituiscono così un’immagine preziosa: la storia di un’Isola che, pur tra fragilità e mancanze, affrontava le sfide della prima infanzia, lasciando tracce documentarie che oggi diventano memoria collettiva.

📖✨ Oggi su L’Unione Sarda si parla di storia e comunità!Un articolo speciale racconta il lavoro dell’Archivio Storico Co...
18/09/2025

📖✨ Oggi su L’Unione Sarda si parla di storia e comunità!
Un articolo speciale racconta il lavoro dell’Archivio Storico Comunale e il nuovo progetto dedicato all’infanzia abbandonata tra Settecento e Ottocento.

👉 “Memorie contabili del prendersi cura” prende vita dai registri amministrativi conservati in Archivio: carte che custodiscono storie difficili, ma anche la forza di una solidarietà concreta e radicata nella nostra città.

Un riconoscimento che ribadisce il valore dell’Archivio non solo come luogo di conservazione, ma come laboratorio di cultura e memoria collettiva, capace di dare voce al passato per parlare al presente.

📌 Questo è solo l’inizio: nei prossimi mesi la ricerca si arricchirà di nuovi contenuti, per diventare un racconto condiviso con tutta la comunità.

📖✨ La Nuova Sardegna parla di cultura e memoria!Un bellissimo articolo ha dato spazio all’Archivio Storico Comunale e al...
16/09/2025

📖✨ La Nuova Sardegna parla di cultura e memoria!
Un bellissimo articolo ha dato spazio all’Archivio Storico Comunale e al nuovo lavoro dedicato all’infanzia abbandonata tra Settecento e Ottocento.

👉 Il progetto “Memorie contabili del prendersi cura” nasce dai documenti amministrativi ottocenteschi conservati in Archivio e racconta una storia fatta di fragilità, ma anche di solidarietà e impegno della comunità.

Un riconoscimento importante che conferma l’Archivio come custode della memoria locale e, allo stesso tempo, come luogo di cultura che proietta Oristano nel panorama regionale e nazionale.

📌 Nei prossimi mesi questo percorso di ricerca diventerà un prodotto culturale ancora più ampio, con approfondimenti e inediti che verranno condivisi con tutti voi.

📖 Memorie contabili del prendersi curaL’Archivio Storico continua il suo viaggio tra le carte ottocentesche dedicate all...
09/09/2025

📖 Memorie contabili del prendersi cura
L’Archivio Storico continua il suo viaggio tra le carte ottocentesche dedicate all’infanzia abbandonata e al baliatico (1788-1844). Un lavoro silenzioso ma prezioso, che trasforma i registri contabili in voci di donne, madri e comunità.

Oggi l’Assessore alla Cultura Simone Prevete ha annunciato pubblicamente questo percorso, che nei prossimi mesi si arricchirà di nuove pubblicazioni e narrazioni poetiche.

👉 Approfondisci la notizia: Link alla notizia

📜 MEMORIE CONTABILI DEL PRENDERSI CURA | 5Il modello francese: una delega sistemica e impersonaleA fine Settecento, il 9...
07/07/2025

📜 MEMORIE CONTABILI DEL PRENDERSI CURA | 5
Il modello francese: una delega sistemica e impersonale

A fine Settecento, il 90% dei neonati parigini veniva affidato a balie esterne, spesso residenti in campagna. Era un sistema esteso, radicato nella cultura urbana francese, sostenuto da una rete capillare di intermediazione. Ma a quale prezzo?

La lontananza, le scarse condizioni igieniche e l’allattamento promiscuo (più neonati per balia) portavano a tassi di mortalità altissimi. La cura diventava delega, la relazione affettiva veniva disinnescata.
Secondo lo storico François Lebrun, il baliatico extraurbano rappresentava un pilastro dell’assistenza ma anche la sua più tragica vulnerabilità.

🗂️ La Francia documentò ogni passaggio: registri dettagliati, percorsi assistenziali, numeri identificativi. Un controllo puntuale ma impersonale, che ci interroga ancora oggi: quanto valore aveva, davvero, la vita dei neonati affidati?

📚 Anche nella carta più fredda, possiamo ancora leggere il bisogno universale di cura.
👉 Cosa ci raccontano questi numeri e registri apparentemente freddi?
Seguiteci per scoprire, documento dopo documento, le storie vere dietro l’assistenza impersonale: quelle delle balie, dei neonati, delle istituzioni... e delle scelte che hanno plasmato la nostra idea di cura.

Immagine: Renata Russo Drago, Storia dei bambini abbandonati a Siracusa

📜 MEMORIE CONTABILI DEL PRENDERSI CURA | 4Il baliatico tra pubblico e privato: il caso italianoNon esisteva una sola for...
01/07/2025

📜 MEMORIE CONTABILI DEL PRENDERSI CURA | 4
Il baliatico tra pubblico e privato: il caso italiano

Non esisteva una sola forma di baliatico. In Italia, tra XVII e XIX secolo, il prendersi cura dei neonati abbandonati o affidati a balie assumeva diverse configurazioni, a seconda del contesto.

Da una parte, il baliatico pubblico: ospedali, brefotrofi, congregazioni stipulavano contratti, annotavano visite mediche, registravano passaggi e pagamenti. A Firenze e Bologna, regolamenti dettagliati e registri precisi attestano un controllo serrato sull’operato delle nutrici.
Dall’altra, il baliatico privato, appannaggio di famiglie aristocratiche e borghesi, in cui la nutrice veniva scelta con cura e spesso alloggiata in casa o, nel caso del cosiddetto "baliatico di fuori", si prendeva cura del neonato nella propria abitazione rurale.

Due mondi paralleli: uno istituzionalizzato, l’altro domestico. Entrambi documentano la delegazione della maternità e il valore della cura come funzione sociale.
📂 Negli archivi si trovano le ricevute, i registri e le note che tracciano questi rapporti di affidamento. Tracce tangibili di una rete umana spesso invisibile.

📜 MEMORIE CONTABILI DEL PRENDERSI CURA | 3Le balie e la società dell’Ottocento: tra necessità e disuguaglianzeDietro ogn...
24/06/2025

📜 MEMORIE CONTABILI DEL PRENDERSI CURA | 3
Le balie e la società dell’Ottocento: tra necessità e disuguaglianze

Dietro ogni atto di baliatico c’era una donna povera, un neonato fragile e una società che organizzava la cura come necessità pubblica ma senza garanzie.
Nell’Italia dell’Ottocento, il mestiere della balia era regolamentato ma precario: le donne che lo esercitavano appartenevano ai ceti più umili e svolgevano un lavoro essenziale, sottoposto a controlli ma raramente a tutele.

Il baliatico rispondeva a due bisogni: da un lato la sopravvivenza dei bambini abbandonati; dall’altro, la necessità delle famiglie borghesi (o delle istituzioni) di delegare la cura a basso costo, scaricandone il peso su donne prive di potere contrattuale.
È così che la maternità delle balie diventava funzione sociale, ma in un sistema di forte disparità: chi nutriva doveva garantire salute e affidabilità, ma non riceveva protezione in caso di eventi tragici.

🔍 I documenti conservati nell’Archivio storico del Comune di Oristano tra i numeri raccontano anche questo: la sproporzione tra il valore umano di un gesto di cura e il suo riconoscimento sociale ed economico.
Eppure, tra cifre e registrazioni, si sente affiorare la dignità di queste donne, che hanno sostenuto – col corpo e con il cuore – l’infanzia dimenticata.

📚 La storia delle balie è anche una storia di classe, di genere e di resistenza silenziosa. Ed è tutta scritta, riga dopo riga, nei registri che stiamo riscoprendo.

📜 MEMORIE CONTABILI DEL PRENDERSI CURA | 2Il mestiere della balia: cura, latte e legami spezzatiLa storia delle balie è ...
17/06/2025

📜 MEMORIE CONTABILI DEL PRENDERSI CURA | 2
Il mestiere della balia: cura, latte e legami spezzati

La storia delle balie è una storia fatta di corpi, di latte e di amore dato in prestito.
Nel corso dei secoli, queste donne hanno nutrito figli non loro, offrendo non solo il proprio seno ma anche il proprio tempo, il proprio affetto, spesso il proprio dolore.
Nell’Ottocento, l’abbandono dei neonati era un fenomeno strutturale: basti pensare alla diffusione delle “ruote” degli esposti nelle città. In quel contesto, le balie rappresentavano una risposta concreta e organizzata all’urgenza della sopravvivenza.

Scelte secondo criteri medici, morali ed estetici, spesso provenienti da contesti rurali, le balie erano donne giovani, robuste e sottoposte a rigorosi controlli. Il loro lavoro, tuttavia, non era solo fisico: accudire un neonato significava instaurare un legame che veniva poi reciso con brutalità, appena terminato il contratto o in caso di decesso del bambino.
La cura diventava quindi mestiere e perdita, gesto d’amore e rinuncia reiterata. Una maternità temporanea, affettuosa e invisibile, registrata solo in una ricevuta, in un mandato, in un nome annotato a margine.

📂 In archivio, quei documenti contabili testimoniano la loro presenza: cifre che raccontano molto più del costo di un servizio.
Sono tracce di vite che hanno attraversato silenziosamente le crepe della società per dare futuro a chi era nato senza sostegno.

📌 Continuate a seguirci per scoprire come, dietro ogni firma, si nasconde una storia da ascoltare.

📜 MEMORIE CONTABILI DEL PRENDERSI CURA | 1Nel silenzio discreto delle carte d’archivio si nascondono storie di cura, fra...
10/06/2025

📜 MEMORIE CONTABILI DEL PRENDERSI CURA | 1

Nel silenzio discreto delle carte d’archivio si nascondono storie di cura, fragilità e speranza.
Presso l’Archivio storico del Comune di Oristano, una serie documentaria preziosa racconta – senza parole, ma con la forza dei numeri e delle firme – la rete femminile che, tra Sette e Ottocento, si prendeva cura dei bambini abbandonati o orfani.

Sono ricevute di pagamento, elenchi, mandati, certificati: tracciati contabili che testimoniano l’impegno delle balie, donne incaricate di nutrire e accudire quei piccoli che nessuno aveva reclamato, ma che la comunità non aveva dimenticato.

Da oggi iniziamo un viaggio attraverso queste memorie della cura, per restituire voce e dignità a chi, tra le righe di una ricevuta, ha lasciato traccia del proprio amore silenzioso.

🔍 A guidarci sarà la Responsabile dell’Archivio, Casula, che curerà questa rubrica di approfondimento storico e umano, anteprima della prossima pubblicazione del Bollettino dell’Archivio. La rubrica si avvale anche del contributo di Rossella Tateo e Ilaria Urgu, archiviste impegnate nella gestione della Sala Studio.

📚 Seguiteci per scoprire come un semplice documento possa raccontare molto più di quanto sembri.

Indirizzo

Piazza Eleonora
Oristano
09170

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 12:30
Martedì 09:00 - 12:30
15:30 - 17:30
Mercoledì 09:00 - 12:30
Giovedì 09:00 - 12:30
Venerdì 09:00 - 12:30

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