MoVimento 5 stelle Olgiate Olona

MoVimento 5 stelle Olgiate Olona Uno vale Uno

09/06/2026

CHE COSA SERVE ANCORA PER MANDARE A CASA QUESTA GENTE?

Prima ancora che sia costruito il Ponte sullo Stretto ecco l'inchiesta per corruzione. Indagato un pezzo grosso della Lega calabrese già membro del CDA della Stretto di Messina spa.

Ci si porta avanti. Ora gli scandali arrivano addirittura prima della prima pietra. Questa sì che è efficienza.

Il Ponte è un progetto f***e: mentre in l'Italia la sanità pubblica va a fondo, i ponti crollano, le scuole e le università vanno a pezzi, si vogliono spendere quasi trenta miliardi per un'opera inutile.

Non vogliono il Ponte i siciliani che chiedono altro per la loro terra. Non la vuole nessuno, se non le imprese che si riempiranno le tasche di miliardi, la mafia e Salvini.

Vedremo l'esito dell'inchiesta. Ma io mi chiedo cosa debba ancora succedere perché il Governo Giorgia Meloni e Matteo Salvini se ne vada a casa.

Membri del governo in società con familiari di camorristi.

Ministri indagati e costretti a dimettersi.

La delinquenza e l'illegalità che aumentano nelle strade come nelle stanze del potere.

Un governo che in politica estera ci ha trasformati in servi di Donald J. Trump e Benjamin Netanyahu - בנימין נתניהו.

Un Paese con i peggiori risultati in Europa per crescita economica e lavoro.

Qui non è un discorso di parte. Prima di essere di destra o sinistra noi siamo italiani. E dobbiamo difendere il nostro Paese di fronte a un governo incapace.

È un disastro totale.

E questi ridono.

LA FIGLIA DI MUBARAKMarco Travaglio - 6 Giugno 2026Ècommovente il trasporto con cui camerieri, trombettieri e corazzieri...
06/06/2026

LA FIGLIA DI MUBARAK

Marco Travaglio - 6 Giugno 2026
Ècommovente il trasporto con cui camerieri, trombettieri e corazzieri si son rimessi sull’attenti al segnale convenuto: è bastato un cenno di Mattarella perché una battuta irresistibilmente comica di per sé – “grazia a Nicole Minetti” – diventasse un serissimo dogma di fede. Sulle gazzette più credulone e quindi più vendute (in tutti i sensi) si leggono peana all’igienista dentale pregiudicata, al suo “sollievo” per lo scampato pericolo (che la legge sia uguale per tutti) e alla simpatica intenzione del compagno Cipriani di “far chiudere il Fatto” con una causa da 250 milioni. Come se la grazia significasse che non ha mai organizzato e animato i bunga-bunga di B. fra colleghe maggiorenni e minorenni, non è mai stata condannata per favoreggiamento della prostituzione e peculato. L’opinione pubblica – cioè i cittadini informati e dunque “apoti” – ha capito benissimo cos’è successo, con la Procura generale che non fa le indagini, non interroga i testimoni che la smentiscono ma solo quelli che li smentiscono, e il capo dello Stato che la ringrazia per aver “disposto accurate verifiche in ogni direzione” (la direzione Minetti). Ma il blocco di poteri fra Colle, governo, Pg e media vive nell’iperuranio e s’illude che tutti questi potenti che si danno ragione da soli e vicenda abbiano convinto i 15 milioni di italiani che al referendum han difeso il principio costituzionale di eguaglianza. E non avverte il senso di schifo che sale dalla società per l’ennesimo remake del Marchese del Grillo: “Io so’ io e voi nun siete un cazzo”.

Siccome la storia ha le sue perfide ironie, tutto avviene nel 15° anniversario del punto più basso toccato dal Parlamento italiano, anzi da uno qualsiasi da quando esistono i parlamenti. Era il 4 aprile 2011, vigilia del processo Ruby, quando la Camera trascinò dinanzi alla Consulta la Procura di Milano (nulla da spartire con l’attuale Procura generale) che osava processare il premier B. per prostituzione minorile sui bunga- bunga di Arcore e per concussione sulle telefonate minatorie di un anno prima alla Questura per far rilasciare Ruby nelle mani della Minetti e della es**rt brasiliana Michelle Conceicao. La mozione affermava che B. agì nell’esercizio delle funzioni di premier perché fermamente convinto che Ruby, minorenne marocchina senza fissa dimora, fosse un’egiziana, nientemeno che la nipote di Mubarak e il suo arresto per furto minacciasse i rapporti diplomatici fra Italia ed Egitto. L’aula approvò con 314 Sì (Pdl, Lega e centristi) e 302 No (Pd, Idv, Udc e Fli), seguita a stretto giro dal Senato (151 Sì, 129 No). Fra i Sì c’erano La Russa, Meloni e ben 19 membri dell’attuale governo su 64: quasi uno su tre. Oggi B. non c’è più. E neppure Mubarak, però scopriamo che aveva anche una figlia.

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Editoriale di Marco Travaglio - 9 Maggio 2026IL VERDETTO DELL’OSTEMai chiedere all’oste se il vino è buono. E invece è p...
09/05/2026

Editoriale di Marco Travaglio - 9 Maggio 2026

IL VERDETTO DELL’OSTE

Mai chiedere all’oste se il vino è buono. E invece è proprio ciò che accade sulla grazia alla Minetti, fortunata vincitrice dell’impietosa lotteria del Quirinale che premia appena il 2% dei concorrenti. Chi dovrebbe rimangiarsela? Mattarella, cioè colui che l’ha concessa in tutta fretta e in gran segreto. Chi dovrebbe ribaltare il parere favorevole ora che il Fatto ne ha demoliti i presupposti? Nordio e il Pg di Milano, cioè i suoi autori. Gli atti giudiziari sono impugnabili in successivi gradi di giudizio, ma quello sulla grazia lo riesamina la stessa Procura generale che l’ha fornito e, nel nostro caso, lo stesso sostituto Pg che l’ha firmato. Tre osti chiamati a giudicare il loro vino. La libera stampa dovrebbe controllare i loro atti, ma suvvia, siamo in Italia. Per di più il caso Minetti incrocia tre potenti lobby editoriali: la stampa corazziera, devota al dogma dell’infallibilità del Colle; la stampa berlusconiana che, dopo Ruby nipote di Mubarak, si beve e fa bere ai suoi lettori qualsiasi minchiata; e la stampa governativa che puntella i melones pericolanti. Il risultato lo leggete a edicole e reti unificate: il caso Minetti si sgonfia, tutto regolare, non è successo niente. Presunti cronisti che non hanno mai visto una notizia vera in cartolina ci danno lezioni di giornalismo e si affannano a tentare di smontare con b***e e diversivi le cose vere che scriviamo.

Tutto per far dimenticare le 23 righe con cui il 9 gennaio il Pg, dopo tre settimane di “indagini” (feste natalizie incluse), prese per buone le panzane della richiesta di grazia della Minetti: “Lo stile di vita successivo al reato che l’ha vista impegnata costantemente in attività umanitarie” (forse i festini nei locali del compagno Cipriani), la “seria e concreta volontà di riscatto sociale”, la “radicale presa di distanza dal passato deviante” (favoreggiamento della prostituzione e peculato da consigliera regionale con rimborsi pubblici per spese private), che peraltro mica era colpa sua, povera stella, ma di “personalità di potere e rilevanza pubblica, con cariche istituzionali quali il… Presidente del Consiglio Berlusconi, che crearono un clima ambientale idoneo a condizionare le scelte di una giovane donna (25-26 anni, ndr) ingenerando senso di impunità e assenza di limiti”; “condizionamenti esterni ormai esauriti da cui la condannata ha dimostrato di essere oggi persona impermeabile”. Così impermeabile che vive da anni con l’amico di Weinstein ed Epstein denunciato per molestie dalla sua barista, poi pagata per chiudere la causa durante l’adozione del bimbo, mai abbandonato dai genitori e portato a Boston quand’era operabile in 9 ospedali italiani. Si potrebbe forse sentire qualche testimone. Ma sarebbe come far assaggiare il vino da qualcuno che non sia l’oste.

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“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” recita la nostra Costituzione, eppure c’è un Paese reale fa...
01/05/2026

“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” recita la nostra Costituzione, eppure c’è un Paese reale fatto di salari poveri, precarietà infinita, diritti calpestati, sicurezza violata e morti sul lavoro che continuano a riempire le cronache. Il lavoro resta al centro della Repubblica solo nelle cerimonie, non nelle scelte di chi governa.

Per il Movimento 5 Stelle il lavoro non è uno slogan da esibire una volta l’anno. Noi continueremo a batterci per la giustizia salariale, per il diritto a non essere sfruttati, per il diritto a non morire lavorando, per il diritto a un tempo di vita che non venga divorato tutto dal lavoro.

Buon a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori che ogni giorno tengono in piedi questo Paese, anche quando una certa politica fa finta di non vederli.

13/04/2026

I guai della Commissione antimafia: ora va sciolta

Di Roberto Scarpinato

La presidente della Commissione parlamentare antimafia, Chiara Colosimo, ha fatto filtrare sulla stampa la notizia che prenderà in considerazione l’eventualità di aprire un nuovo filone di inchiesta sulle infiltrazioni della mafia nella politica, dichiarandosi disponibile a raccogliere proposte di tutte le componenti della Commissione. Una serie di circostanze inducono a ritenere che lo scopo sia di tentare di salvare la faccia alla sua dante causa, Giorgia Meloni, dopo che i buoi sono fuggiti dalla stalla, facendo ammuina con un’inconcludente operosità di pura facciata, e che in realtà il miglior contributo sarebbe un autoscioglimento della Commissione, prendendo atto dell’assoluta inidoneità della sua maggioranza a trattare tale nevralgico tema.

Quale credibilità può attribuirsi a una Commissione antimafia composta da una presidente e da una maggioranza di componenti che si sono impegnati in prima persona nella recente campagna referendaria per l’approvazione di una riforma costituzionale il cui scopo era ristabilire il controllo della politica sulla magistratura, come dichiarato da tanti autorevoli esponenti della compagine governativa e dai vertici dei partiti di governo, incapaci di tenere a freno la lingua? Di una politica – si badi bene – impersonata da un’interminabile sfilza di personaggi simbolo delle collusioni tra politica e mafia e della corruzione, condannati con sentenze definitive e, tuttavia, rappresentati come vittime di un uso politico della giustizia da parte della magistratura e portati in palma di mano da tanti esponenti della maggioranza, loro sodali, amici e compagni di merende. Quale credibilità può avere una Commissione antimafia la cui maggioranza sin dal suo insediamento si è pervicacemente opposta a qualsiasi indagine conoscitiva su tutti i gravi depistaggi protratti nel tempo sino a epoca recente, che hanno compromesso l’esito delle indagini sui mandanti e complici a volto coperto delle stragi del 1992 e del 1993? Che si oppone a qualsiasi indagine sulla comprovata partecipazione di soggetti esterni alle fasi esecutive delle stragi? Che teorizza come vittime di un uso politico della giustizia personaggi a tutt’oggi indagati per quelle stragi dalla Procura della Repubblica di Firenze? E tutto ciò allo scopo di approfittare degli attuali rapporti di forza per esorcizzare la verità storica che la campagna stragista dei primi anni Novanta fu leva decisiva dell’attuale ordine politico, di cui i partiti della maggioranza sono gli utilizzatori finali? Per blindare come verità di Stato che si trattò solo di stragi mafiose con la coppola storta, i soliti noti “brutti sporchi e cattivi”, per vecchie storie di appalti della Prima Repubblica, una stagione ormai archiviata dalla storia? Che credibilità può avere una Commissione antimafia espressione della stessa maggioranza che dall’inizio della legislatura si è incessantemente impegnata per disattivare i principali anticorpi dell’ordinamento contro la proliferazione incontrollata di comitati d’affari, di occulti matrimoni di interessi tra colletti bianchi e aristocrazie mafiose imborghesite? Che ha aperto vaste praterie alla mafio-corruzione, alle massomafie, a una malapolitica che si auto riproduce grazie a un consenso drogato dal voto di scambio, di cui le mafie sono specialiste?

Ecco di seguito un telegrafico inventario:
1. innalzamento della soglia economica per appalti con affidamenti diretti senza gara e per quelli con un numero limitato di operatori scelti, con il risultato che nel 2024, il 93% dei contratti pubblici è stato assegnato senza gara aperta, una lievitazione anomala segnalata dall’Anac come una fuga dalla concorrenza e un rischio per il sistema Paese;
2. liberalizzazione dei subappalti a cascata, notorio varco per le infiltrazioni mafiose;
3. abrogazione del reato di abuso di ufficio, strumento principe della gestione clientelare e parassitaria del potere pubblico, e conseguente normalizzazione del conflitto di interessi;
4. depenalizzazione del reato di traffico di influenze illecite, vera e propria cassetta degli attrezzi di lobbisti e colletti bianchi delle mafie;
5. limitazione dei poteri di intercettazione della magistratura;
6. castrazione dei poteri di controllo e sanzionatori della Corte dei Conti sulla mala gestio del denaro pubblico da parte di politici e pubblici amministratori;
7. compromissione dell’autonomia e indipendenza dei pubblici ministeri della magistratura contabile mediante la loro subordinazione gerarchica a un super procuratore gradito ai vertici politici (lo stesso progetto coltivato, mutatis mutandis, per la magistratura ordinaria in caso di vittoria referendaria del sì), e molto altro ancora. Un frenetico attivismo che, non a caso, si coniuga con l’inerzia catatonica di questa maggioranza a fronte delle ripetute sollecitazioni ad approvare leggi che sarebbero indispensabili come quelle sulla regolazione delle attività delle lobbies sul conflitto di interessi, e che, invece, continuano a giacere in profondi cassetti.

Signora presidente, il miglior contributo che lei e la sua maggioranza potete dare è di stare fermi da qui sino alla fine della legislatura, evitando così di continuare ad aggravare i gravi danni già provocati alla credibilità della politica e dello Stato, gabellando per lotta alla mafia passerelle e “chiacchiere distintivo”, l’esibizione della faccia feroce solo nei confronti dei mafiosi con la coppola storta, mentre si va a braccetto con quelli dei piani superiori.

Pubblicato su Il Fatto Quotidiano

Per Massimiliano De Martino"È una regola che cambia tutto l'universoPerché chi lotta per qualcosa non sarà mai persoE in...
08/04/2026

Per Massimiliano De Martino

"È una regola che cambia tutto l'universo
Perché chi lotta per qualcosa non sarà mai perso
E in questa lacrima infinita
C'è tutto il senso della vita"

Grazie di tutto combattente. 💗

07/04/2026

Il MoVimento 5 Stelle, su iniziativa del Presidente Giuseppe Conte, avvia un nuovo percorso politico che inaugura una fase inedita: la costruzione condivisa del programma di governo dei prossimi anni.

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