Alleanza Verdi Sinistra e Rete Civica Novate Milanese

Alleanza Verdi Sinistra e Rete Civica Novate Milanese Lista Alleanza Verdi Sinistra e Rete Civica per una Novate inclusiva, solidale e ambientalista.

16/05/2026
15/05/2026

Lo stambecco. Un animale che era praticamente sparito dalla faccia della terra nell'Ottocento. Un animale salvato - ironia della storia - proprio perché i Savoia volevano cacciarlo in esclusiva, e per farlo crearono quello che sarebbe diventato il Parco Nazionale del Gran Paradiso. Da poche decine di esemplari, secoli di protezione lo hanno riportato ad alcune migliaia di individui sulle Alpi italiane. Un successo di conservazione straordinario, uno dei pochi di cui potremmo andare fieri.

E adesso il centrodestra vuole aprirgli la caccia.

Con il ddl Malan - la "riforma" della legge sulla caccia attualmente in discussione al Senato - Lega, FdI e Forza Italia hanno approvato un emendamento che inserisce lo stambecco tra le specie cacciabili.

Ma non finisce qui: nello stesso testo sparisce il lupo dall'elenco delle specie particolarmente protette, si apre la caccia nelle foreste demaniali e sulle spiagge, si autorizzano sistemi di puntamento notturno vietati dalla Convenzione di Berna, si consente la caccia su terreni innevati e nei valichi montani.

La Commissione Europea ha già scritto una lettera di preoccupazione al governo. Lettera che, secondo le associazioni ambientaliste, è stata tenuta nascosta.

Questo non è governare, è vandalismo istituzionale. Si smantellano decenni di tutele ambientali per "blandire il consenso di corporazioni egoiste e consumiste" - come scrive la LAC - in un paese che dovrebbe invece proteggere quelle riserve naturali e faunistiche che gli sono rimaste.

Siamo in un'epoca di crisi della biodiversità senza precedenti, e la risposta di questo governo è: diamogli la caccia.

Vergognoso.

....e per chi vuole stare a Novate
25/04/2026

....e per chi vuole stare a Novate

Per chi vuole andare. Milano.Oggi corteo cittadino per il 25 aprile.
25/04/2026

Per chi vuole andare. Milano.
Oggi corteo cittadino per il 25 aprile.

Schiena Dritta.
13/03/2026

Schiena Dritta.

Le giovani magistrate/i novatesi spiegano le ragioni del loro NO alla riforma della giustizia. Vieni a sentire Ke loro r...
16/02/2026

Le giovani magistrate/i novatesi spiegano le ragioni del loro NO alla riforma della giustizia. Vieni a sentire Ke loro ragioni!

12/02/2026

Marina Berlusconi dice sul Corriere della Sera che voterà sì al referendum sulla magistratura per far finire il "mercato vergognoso" dei giudici. Marco Travaglio, dalle colonne del Fatto Quotidiano le fa una bella ripassata. Ecco qui di seguito l'articolo.
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MARINA VA AL MERCATO

Editoriale di Marco Travaglio

11 febbraio 2026

Voglio raccontare una storia a Marina B., che in un paginone del Corriere annuncia il suo Sì alla separazione delle carriere perché tiene tanto alla “vera ‘terzietà’ dei giudici” contro “i magistrati ideologizzati” e la “giustizia condizionata da un vergognoso mercato di nomine”. C’era una volta un giudice della Corte d’appello civile di Roma, Vittorio Metta, intimo di Cesare Previti, amico e avvocato di Silvio B., che in due mesi (novembre 1990-gennaio ’91) scrisse due sentenze miliardarie: la prima condannò la banca pubblica Imi, cioè lo Stato, a versare 1.000 miliardi di lire al petroliere andreottiano Nino Rovelli; la seconda annullò il lodo Mondadori e sfilò il colosso editoriale a De Benedetti per consegnarlo a B.. Rovelli e B. avevano la fortuna di disporre di tre avvocati – Previti, Attilio Pacifico e Giovanni Acampora – che tenevano a libro paga Metta e altri giudici: le sentenze di Metta le compravano e le scrivevano pure. Di quella su Imi- Sir, decisa dopo che Metta aveva iniziato a versare in contanti 270 milioni sul suo conto, furono trovate alcune minute scritte a mano con grafia diversa da quella del giudice, che si era limitato a copiarle. Di quella su Mondadori i suoi legali esibirono con un clamoroso autogol una copia diversa dall’originale. E si scoprì che era stata depositata il 15.1.91, il giorno dopo la decisione in camera di consiglio: 168 pagine manoscritte in meno di 24 ore, un record mondiale (Metta impiegava 2-3 mesi anche per verdetti molto più brevi). Un mese dopo, il 14.2, dalle casse di All Iberian (cassaforte estera dei fondi neri Fininvest), partì un bonifico di 3,036 miliardi al conto svizzero Mercier di Previti. Che il 26.2 girò 1,5 miliardi al conto Careliza Trade di Acampora. Che l’1.10 bonificò 425 milioni a Previti, il quale li dirottò in due tranche (11 e 16.10) sul conto Pavoncella di Pacifico. Che il 15 e il 17.10 prelevò 400 milioni in contanti e li recapitò a Metta. Che si comprò una Bmw, acquistò e ristrutturò un appartamento per la figlia Sabrina, poi gettò la toga e divenne avvocato. Indovinate un po’ dove? Nello studio Previti.

Tre anni dopo, Previti divenne senatore e ministro della Difesa del governo B. (che lo voleva alla Giustizia, ma Scalfaro disse no). Poi fu condannato definitivamente a 7 anni e 6 mesi per le due corruzioni giudiziarie con Metta, Acampora, Pacifico e gli eredi Rovelli. La Fininvest dovette risarcire De Benedetti con 540 milioni di euro e il giudice che la condannò in primo grado, Raimondo Mesiano, fu linciato da Canale 5 per i suoi calzini turchesi. Ora la presidente di Mondadori, cioè della refurtiva, parla temerariamente di “mercato vergognoso” e vuol separare i giudici dai pm per renderli “terzi”. Ma basta separarli dai conti svizzeri di famiglia.

Il Fatto Quotidiano
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30/12/2025

Siamo alla vendetta. La riforma della maggioranza contro la Corte dei conti, colpevole di aver dichiarato illegittima la procedura sul Ponte sullo Stretto, dimostra che la magistratura è sotto attacco. Altro che semplificazione: il governo Meloni smantella il principale presidio di legalità dello Stato per garantirsi impunità.
Con il silenzio-assenso dopo 30 giorni si introduce una legalità a tempo: se il controllo non arriva, tutto passa. Appalti e atti da almeno 100 miliardi di euro tra PNRR e fondi europei rischiano di sfuggire a ogni vero controllo. Non perché siano legittimi, ma perché scade il tempo. È una scure sui controlli pubblici.

La riforma indebolisce l’azione della magistratura contabile, concentra il potere in poche mani e rende più difficile accertare responsabilità. Con il tetto al risarcimento al 30% del danno, chi sbaglia o spreca denaro pubblico paga meno. È un incentivo all’illecito.
Il messaggio del governo è chiaro: meno controlli, più impunità. Vogliono una giustizia al loro servizio, sotto controllo politico. È questo il senso della riforma ed è questo il senso del sì al referendum. Noi ci opporremo a questo attacco alla legalità e alla tutela dei soldi pubblici

21/12/2025

DEBUTTA IL FRONTE DEL NO ALLA RIFORMA COSTITUZIONALE.
Noi di stop ai politici inutili aderiremo senza indugi per costituire un fronte risoluto al No.
IL NOBEL CON &C.: “FERMIAMOLI”
di Antonella Mascali

Presentazione. DEBUTTA IL FRONTE DEL NO GUIDATO DA BACHELET: INIZIATIVA PUBBLICA IL 10 GENNAIO

Uno schieramento ampio e trasversale quello che ieri ha lanciato a Roma il Comitato della società civile per il No al referendum sulla riforma Meloni-Nordio cosiddetta della separazione delle carriere, ma che è molto altro. Una “controriforma” è stata definita nella sala dell’Istituto don Sturzo, in via delle Coppelle, a pochi passi dalla sede di Fratelli d’Italia, in via della Scrofa.

Il presidente è Giovanni Bachelet, già professore alla facoltà di Fisica della Sapienza, ex parlamentare e figlio di Vittorio Bachelet, ex vice presidente del Csm, ucciso dalle Brigate rosse nel 1980. Rosy Bindi, che di Vittorio Bachelet fu assistente universitaria, il costituzionalista Gaetano Azzariti, la scrittrice e storica Benedetta Tobagi fanno parte del direttivo del Comitato che ha tra i promotori anche Maurizio Landini.

Hanno già aderito, fra gli altri, il Nobel per la fisica Giorgio Parisi, l’ex magistrato Gherardo Colombo, il professor Tomaso Montanari, il giornalista Gad Lerner . Del Comitato “Società Civile per il No al Referendum costituzionale” fanno parte Cgil, Anpi, Libera, Arci, Lega Ambiente e molte altre associazioni. Perché votare No? “Per difendere Giustizia, Costituzione, Democrazia” è lo slogan scelto.

Bisogna difendere il principio, ha detto Bachelet, “della legge uguale per tutti”. L’obiettivo è “salvare la Costituzione”. Il professore ha ricordato che il compito di un ministro della Giustizia sarebbe quello di curare l’organizzazione della macchina giudiziaria e che “già mio padre segnalava i problemi di organico, che ci sono anche oggi”. Invece, la legge Meloni-Nordio “non migliora in nulla la qualità del servizio della giustizia: non aumenta gli organici, non riduce i tempi del processo, non stabilizza le migliaia di precari del settore, non aumenta, anzi riduce, le garanzie per le persone.

L’unico obiettivo che persegue è quello di indebolire il controllo di legalità sulle scelte di chi esercita il potere”. Bachelet ha poi letto un messaggio inviato da Parisi: “Divide et impera: con questo motto i romani hanno conquistato l’impero. Con questa riforma – ha scritto il Nobel per la Fisica – il governo vuole dividere il Csm per renderlo più debole e più facile da controllare politicamente. Una magistratura indipendente dal governo è un bene preziosissimo, perderlo sarebbe un danno per tutti tranne per i politici che realizzerebbero il loro sogno più ambito cioè arrivare all’impunità e trasformarsi in una casta di intoccabili”.

L’importanza dell’indipendenza della magistratura è stata al centro dell’intervento di Benedetta Tobagi: “Tutela noi cittadini prima che i magistrati. Si sta cercando, con il pretesto di una separazione delle carriere, che c’è già, di indebolire l’indipendenza della magistratura e di intaccare l’equilibrio dei poteri”. Il presidente dell’Anpi, Gianfranco Pagliarulo, ha premesso che “non si possono fare paragoni tra periodi storici diversi”, ma si può avere “una forte preoccupazione per gli interventi governativi che stanno riducendo progressivamente gli spazi di partecipazione e gli equilibri democratici”. E ricorda “il decreto anti-rave, la legge Caivano, il decreto Cutro e soprattutto il decreto Sicurezza e l’autonomia differenziata. Un lungo percorso che nelle intenzioni del governo si dovrebbe concludere con il premierato, un uomo solo o una donna al comando”.

Anche il segretario confederale della Cgil, Christian Ferrari, ha parlato di vulnus alla democrazia: “Siamo di fronte a un attacco ai valori dell’indipendenza e dell’autonomia della magistratura, che non sono il privilegio di una casta, ma la garanzia più importante affinché tutti siamo uguali davanti alla legge”. Per Ferrari “si vuole accentrare il potere nelle mani dell’esecutivo”.

La prima uscita pubblica del Comitato sarà a Roma il 10 gennaio. Intanto, ha detto il presidente Bachelet, “uno dei primi atti sarà quello di richiedere un incontro sia con il Comitato promosso dall’Anm, sia con le forze politiche” schierate per il No.

I cittadini che vogliono aderire al Comitato, possono inviare una mail: [email protected].

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