03/05/2026
3 Maggio: Narni si appresta a celebrare il patrono San Giovenale, con fervore e devozione. Il Santo viene ricordato per essere stato il primo a cristianizzare la cittadina del Nera. Nota a tutti la sua origine africana, Giovenale diviene Vescovo di Narni, grazie alla proposta della sua romana matrona Filadelfia, che vedendo in lui una grande fede verso il Signore, si mise alla ricerca di una città in cui non fosse presente un vescovo, Narni appunto. Dopo esservi recato a Roma dal Pontefice allora in carica, che accettò la richiesta, Giovenale ordinato Vescovo iniziò a Narni la sua opera di evangelizzazione, lottando contro le radicate credenze pagane. Una delle sue prime opere fu la costruzione di un tempio in onore del Santo martire Valentino vescovo. Seguirono poi alcune vicende miracolose che ritroviamo documentate in 'Vita S. Iuvenalis Episcopi Narniensis' e anche in un inno romano-umbro 'In sancto Iuvenale Hymnus'. Si tratta di un inno piuttosto lungo che, prescindendo dal ritornello e dalla dossologia (lode a Cristo), si compone di 27 strofe per un totale di 108 versi. La struttura dell’inno è molto semplice ed è suddiviso in tre unità per motivi strettamente liturgici. I contenuti di questa tripartizione sono tratti dalla 'Vita' citata. Nella prima sezione si ricorda l’origine africana di Giovenale, l’arrivo a Roma, l’incontro con la matrona e la designazione quale vescovo a Narni. Nella seconda sezione vengono presentati due miracoli del santo: la morte del sacerdote pagano e l’inesauribilità del sangue eucaristico, consacrato nel suo calice di cristallo. Nella terza sezione infine sono descritti altri due miracoli: la sconfitta dei barbari che assediano Narni e il salvataggio dei marinai orientali. L’inno si conclude con “Te Juvenalis. Gloriam Patri.”
Altri miracoli sono narrati anche nella 'Vita' . Il primo miracolo che fece accadde mentre il Santo percorreva la strada per il tempio dedicato a Valentino martire, dove incontrò un uomo posseduto dal demonio che cercò invano di ucciderlo con la spada. Giovenale bloccò il suo intento, riuscendo a convertirlo, evento che condusse anche altre persone che erano presenti ad abbracciare la fede cristiana. Si narra infatti che Giovenale quel solo giorno battezzò quasi duemila uomini e donne. Un altro celebre miracolo è relativo all’invasione dei Carpi, i quali saccheggiarono e uccisero numerose persone a Terni, ma giunti nella valle tra Narni e Terni, la Tiria Sospetta, ovvero la Conca, dovettero arrendersi. Giovenale pregò insieme ai suoi fedeli, cantando dei versetti alla fine dei quali ci furono fulmini e tempeste così forti che provocarono anche la distruzione di un antico tempo dedicato ad Ercole.
Dopo tale evento miracoloso, che rese libera la città, migliaia di persone assistettero all’episodio del calice di vetro di Giovenale: appena il liquido stava per esaurirsi, si riempiva di nuovo miracolosamente.
Altri miracoli avvennerò anche dopo la morte di san Giovenale. Uno di questi, il salvataggio di marinai dal naufragio, compiuto da Giovenale che apparve a loro sotto l’aspetto di un angelo del Signore, che stava in piedi sopra le acque e pregando per loro. Questi per ringraziare del miracolo ricevuto si recarono presso la sua dimora per omaggiarlo con doni, ma all’arrivo seppero che il loro liberatore era già morto. Accade qui un altro miracolo, uno di loro dal nome Erio, era in pericolo di vita per via della febbre quartana, ma subito dopo aver toccato la tomba del santo la febbre sparì e tornò sano. Venne in seguito costruita una basilica in onore di Giovenale, per ordine di questi marinai salvati. Cosa che fu fatta per mano del vescovo che succedette a Giovenale, Massimo, il quale diede anche il consenso a divulgare le vicende miracolose, sotto la richiesta di coloro che erano stati dal santo salvati.
Per ulteriori approfondimenti e le fonti dei documenti si raccomanda la lettura del libro “Narni e i suoi Santi. Storia, liturgia, epigrafia, agiografia.” di Edoardo D’Angelo, che potete consultare in Biblioteca.