Istituto di Studi Socialisti Gaetano Arfé

Istituto di Studi Socialisti Gaetano Arfé I prossimi cent'anni del socialismo

IL NUOVO NUMERO DI CRITICA SOCIALE (Marzo/Aprile 2026)«Nell’inferno di Teheran brucia il mito dell’Occidente»Guerra, dem...
31/03/2026

IL NUOVO NUMERO DI CRITICA SOCIALE (Marzo/Aprile 2026)

«Nell’inferno di Teheran brucia il mito dell’Occidente»
Guerra, democrazia, identità della sinistra e 135 anni di storia
nel nuovo numero della più antica rivista del socialismo italiano
È in distribuzione da qualche giorno il numero 14 della nuova serie di Critica Sociale, la rivista fondata nel 1891 da Anna Kuliscioff e Filippo Turati che quest'anno compie il suo 135° anno di vita: la più antica pubblicazione del socialismo italiano ancora in attività. Settantadue pagine, oltre venticinque firme, una varietà di registri che va dall'editoriale di geopolitica al saggio filosofico, dalla memoria storica alla cronaca penitenziaria, confermano la vocazione della rivista a essere laboratorio critico del pensiero socialista italiano ed europeo.
Il numero nasce in un momento di straordinaria drammaticità per la politica internazionale. Il 28 febbraio 2026 — mentre erano ancora aperti canali diplomatici tra Washington e Teheran — i cacciabombardieri statunitensi e israeliani hanno colpito le infrastrutture militari iraniane, scatenando la Terza guerra del Golfo e una crisi di dimensioni globali. È in questo contesto che si apre l'editoriale del condirettore Massimiliano Amato, intitolato Il cow boy, il terrorista e l'eclissi dell'Occidente, che rappresenta forse il pezzo più denso e politicamente urgente del fascicolo. Amato fa una ricostruzione minuziosa degli eventi successivi al 28 febbraio ricostruendo poi le reazioni della comunità internazionale. In un contesto di sostanziale accondiscendenza all’iniziativa israelo-americana, un'unica voce si è distinta per coerenza e coraggio: quella di Pedro Sánchez, che ha negato proattivamente l'uso delle basi spagnole per operazioni fuori dal diritto internazionale. Il secondo editoriale, dello storico Piero Bevilacqua, allarga la prospettiva e inquadra la politica di Trump all'interno di una trasformazione strutturale di lungo periodo: lo Stato occidentale ha perduto la propria autonomia relativa sotto la pressione dei giganti della finanza, della tecnologia e del complesso militare-industriale. La guerra stessa — che per millenni è stata prerogativa dell'iniziativa statale — è oggi «condizionata, spesso ispirata da particolari interessi privati». Il terzo editoriale, a firma di Beppe Sarno, è un'analisi economica rigorosa e circostanziata degli effetti delle guerre in corso sull'Italia. La guerra contro l'Iran porterà a ogni famiglia italiana un aumento stimato di 121 euro annui per il gas e 45 per la luce; sommando l'aumento dei trasporti e degli alimentari, si arriva a una perdita stimata fino a 800 euro a famiglia all'anno. Il saggio del fascicolo è di Michele Mezza, ed è tratto dal suo recente volume Guerre in codice (Donzelli, 2026). Si intitola Thiel e la tecnodestra Usa. La guerra come laboratorio del sapere, ed è una delle analisi più originali e inquietanti del numero. Mezza ripercorre la genesi ideologica di Peter Thiel — il «templare della Silicon Valley» — dal manifesto Momento Straussiano del 2004, scritto tre anni dopo l'11 settembre, all'ascesa di Palantir come principale infrastruttura dell'intelligence militare americana, capace di elaborare in tempo reale i comportamenti degli avversari e autorizzare la loro eliminazione. Al centro del pensiero di Thiel, riassume Mezza, una tesi che è oggi diventata «un'ideologia che sta governando larga parte del mondo»: non si dà libertà senza sicurezza, e la tecnologia è il mezzo per garantirla, anche a costo della violenza.
La sezione dedicata agli scenari internazionali ospita quattro contributi di grande interesse. Pier Paolo Caserta analizza le conseguenze del «banditesco rapimento» di Nicolás Maduro (3 gennaio 2026) e le complesse trattative tra il governo ad interim di Delcy Rodriguez e Washington, che si sono concluse con l'apertura ai privati del mercato energetico e delle materie prime critiche dell'Arco minerario dell'Orinoco — oro, diamanti, coltan e terre rare — in cambio di investimenti statunitensi per 100 miliardi di dollari e della permanenza del commercio petrolifero nell'area del dollaro. Luca Bagatin completa il quadro venezuelano ricostruendo la posizione del governo bolivariano: fermezza sui principi, disponibilità al dialogo, e il messaggio che Maduro ha inviato dall'interno del Metropolitan Detention Center di Brooklyn in occasione dell'8 marzo, esortando il paese a «non mollare». Wolfram Benjamin Kuck offre poi uno studio puntuale sull'opinione pubblica tedesca — basato su un sondaggio del German Institute for Global and Area Studies di Amburgo (agosto 2025) — che rivela una frattura profonda tra società civile e classe politica sul sostegno incondizionato a Israele: il 65% degli intervistati ritiene l'esercito israeliano responsabile di crimini di guerra, il 59% parla di genocidio, e ben il 69% ritiene che la politica estera tedesca dovrebbe orientarsi «esclusivamente al diritto internazionale e ai diritti umani universali». Alfonso Bruno, infine, firma una meditazione storica e teologica sul ritrovamento dei resti di Camilo Torres Restrepo, a sessant'anni dalla sua morte: un prete, un sociologo, un uomo che cercò «un Regno che iniziasse nella storia», non nell'aldilà, e che morì al suo primo combattimento senza aver mai ucciso nessuno.
Nella sezione italiana del fascicolo, Teresa Maria Rauzino ripercorre gli eventi di Torino del 31 gennaio 2026 — oltre 50.000 manifestanti in piazza, una violenza selettivamente amplificata dai media e dal governo — e il decreto sicurezza varato dal Consiglio dei ministri a soli 48 ore dai fatti, senza passare per il Parlamento: fermo preventivo dei manifestanti, cauzioni economiche per scendere in piazza, scudo penale per gli agenti. «Il decreto sicurezza non colpisce la violenza», conclude Rauzino. «Colpisce il dissenso». Angelo Iannaccone firma un saggio di filosofia politica e diritto costituzionale sulla formula «nemici dell'Italia» usata da Meloni per i manifestanti contro le Olimpiadi invernali, tracciando la genealogia del meccanismo che trasforma il dissenso in antipatria. Elio Danza racconta l'agonia dell'ex Ilva di Taranto: due operai morti in un solo mese, acquirenti internazionali bloccati sulla questione dello scudo penale, sentenze europee e milanesi che pesano «come macigni», e un ministro che preferisce sottrarsi alle riunioni con le parti sociali piuttosto che farsi carico dei problemi.
Un ampio blocco del fascicolo è dedicato alla figura di Max Adler e all'austromarxismo, in occasione della pubblicazione del volume Causalità e teleologia nella disputa sulla scienza (Delta 3 edizioni, 2026), presentato alla Camera dei Deputati il 18 febbraio 2026 alla presenza di Elena Matteotti, nipote di Giacomo. Andrea Fedeli, curatore dell'introduzione al volume, ricostruisce il dibattito alla Camera e il significato politico del recupero di Adler. Sara Gentile, coordinatrice scientifica della rivista, confronta Adler con Max Weber — individuando affinità metodologiche nella critica comune al determinismo economico del marxismo ortodosso — e con la contemporanea Lea Ypi, docente di teoria politica alla London School of Economics, che parla di «socialismo morale» come alternativa all'«Età della Derragione». Luciano Vasapollo approfondisce il nesso tra scienza, verità e prassi rivoluzionaria, con riferimenti a Lenin, Geymonat, Gramsci e Franco Piperno. Giuseppe Giudice illumina il rapporto socialismo-libertà nell'austromarxismo, collocando Bauer, Hilferding e Adler come «terza via» tra il riformismo bernsteiniano — «che rinuncia alla trasformazione rivoluzionaria» — e il leninismo — «con la sua anima dispotica, della dittatura del partito unico».
Nella sezione «Le idee», Alberto Angeli celebra l'80° anniversario della morte di Keynes (21 aprile 1946) con un'analisi del saggio Etica e economia: l'economista di Cambridge come critico radicale dell'«amore per il denaro» come movente sociale, precursore di una nuova etica pubblica che i «tempi moderni» — scriveva già negli anni Trenta — rendono ineludibile. Ferdinando Pastore rilegge Raniero Panzieri tra neocapitalismo e neoliberalismo, mostrando l'attualità della sua critica al determinismo economico del marxismo ortodosso e del tema del controllo operaio. Gianfranco Nappi recensisce l'ultimo lavoro di Roberto Esposito, Il fascismo e noi (Einaudi, 2025): un'analisi del «cuore nero» della modernità che, leggendo in parallelo Bataille, Levinas, Simone Weil, Adorno, Marcuse e Reich, diventa uno specchio implacabile del presente — in cui «larghe masse de-proletarizzate e ri-plebeizzate, perso il contatto con una prospettiva di liberazione, si affidano proprio ai loro espropriatori come liberatori». Santo A. Prontera, infine, diagnostica la deriva verso la «postdemocrazia» di Colin Crouch, con una critica serrata alle élite che si autodefiniscono «democratiche e liberali» mentre esercitano un dominio oligarchico attraverso il quasi-monopolio mediatico e la costruzione di «cittadini-automi».
Nella sezione Memoria Giuseppe Galzerano ricostruisce la storia di Antonio Fierro, il giovane di Bisaccia (Avellino) ucciso il 14 luglio 1933 a New York durante un comizio delle Camicie Khaki fasciste: a soli vent'anni, intervenendo per difendere un compagno pestato, fu colpito alla schiena da un colpo di rivoltella. Giampiero Buonomo analizza la crisi Matteotti del giugno 1924 come «laboratorio precoce di gestione orientata dell'opinione pubblica. Paolo Borioni offre un saggio comparato sulla Resistenza scandinava — Danimarca e Norvegia tra il 1940 e il 1945 — restituendo tutta la complessità di quell'esperienza: eroismi indiscutibili, ma anche collaborazionismi «coatti», ambiguità politiche, condanne post-belliche retroattive, e il paradosso di governi socialdemocratici che dichiararono illegale la Resistenza mentre settori dei loro stessi partiti la organizzavano clandestinamente. Norberto Fragiacomo risale ancora più indietro, alle insurrezioni contadine tra tardo Medioevo e modernità: Wat Tyler e John Ball in Inghilterra, Thomas Müntzer in Germania, Matija Gubec nella Slavia asburgica, la Jacquerie francese. Un mondo in cui i ribelli vincono le battaglie iniziali e perdono le guerre, schiacciati dalla cavalleria pesante, ma soprattutto — argomenta Fragiacomo — da una mancanza di coscienza rivoluzionaria che li rendeva massa di manovra disponibile, nei secoli successivi, per le forze reazionarie.
Franco Festa firma un lungo omaggio al poeta Alfonso Gatto, nel cinquantesimo anniversario della scomparsa. Partigiano, comunista clandestino, redattore de «La Nostra Fabbrica», Gatto è, scrive Festa, «un grandissimo poeta» che le antologie scolastiche relegano ancora ai margini. Il testo ne ricostruisce l'opera, dall'ermetismo degli esordi a La storia delle vittime (Premio Viareggio 1966), e l'intera traiettoria civile.
Il fascicolo si chiude con il commosso saluto funebre che Paolo Borioni ha rivolto ad Alberto Benzoni — scomparso il 11 gennaio 2026 a 90 anni, uno degli artefici della rinascita di Critica Sociale, autore prolifico fino all'ultimo numero e figura di riferimento del socialismo italiano — ricostruendone il pensiero attraverso tre parole: Pace, Fede, Amicizia.

Per info e abbonamenti: www.criticasociale.net

Indirizzo

Via Diocleziano, 42
Naples
80100

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