21/02/2022
Le recenti vicende politiche e parlamentari legate all’elezione del Presidente della Repubblica consentono alcune valutazioni riguardo lo stato complessivo della politica italiana. Una prima riflessione riguarda senza dubbio la scelta di Sergio Mattarella: a prescindere dal giudizio sulla persona del Presidente, appare evidente che l’eccezione, ossia la possibilità di riconfermare il Capo dello Stato, manifestata una prima volta con Sergio Napolitano, sia diventata la regola. Gioverebbe a tal proposito ricordare le parole di Ciampi, che all’eventualità di una sua rielezione disse a chiare lettere che una carica così lunga, settennale, non doveva e non poteva essere occupata dalla stessa persona per troppo tempo. Le modalità della rielezione sono state, se possibile, ancora più preoccupanti: i leader dei partiti, senza eccezioni, hanno dimostrato totale inconcludenza, una forte incapacità alla gestione e un palese scollamento non solo col paese, dato abbastanza cronico, ma finanche con i parlamentari stessi, che a fronte di una chiusura anticipata della legislatura, e un anno di stipendio in meno, non hanno esitato in forma più o meno spontanea a convergere sull’unica figura che assicurava stabilità. E qui scatta l’ultima riflessione: lo scenario politico italiano è talmente impoverito che tra quasi mille parlamentari è stato impossibile trovare un nuovo Presidente della Repubblica, così come d’altro canto era stato impossibile trovare un nuovo Presidente del Consiglio.
Lo stato dell’arte è questo, e d’altro canto che la politica italiana avesse perso primato e credibilità è cosa nota. L’inadeguatezza, riflessa nella mancanza di azioni legislative efficaci, nel ricorso costante ai voti di fiducia degli esecutivi, nell’assenza di vere differenze tra i partiti esistenti, accomunati dall’unico interesse di ottenere e gestire il potere fine a se stesso, spinge a cercare e creare un’alternativa, che per chi si riconosce in un determinato orizzonte valoriale è inevitabilmente quella del socialismo, un’ideologia intramontabile, un’idea straordinaria, l’unica forse delle vecchie dottrine politiche a essere sempre valida e in definitiva più giusta. Un’alternativa che ha bisogno però di adeguarsi all’età contemporanea e di interpretarla senza snaturarsi.
Le ragioni fondamentali che spingono dunque alla creazione di un soggetto politico ben definito, in grado di rappresentare i principi e i valori costitutivi del socialismo storico e le idee e i bisogni del socialismo del ventunesimo secolo, sono sostanzialmente due: in primo luogo la necessità di un partito in cui si discuta, imperniato su una serie di momenti collettivi concreti, senza verticalizzazioni di imperio, e in cui il confronto e i dibattiti sfocino in sintesi e decisioni dei gruppi dirigenti, la cui esistenza deve essere riconosciuta e legittimata dal voto democratico e non imposta dall’alto, condizione che la renderebbe facilmente e continuamente contestabile; in secondo luogo la necessità di un partito che abbia come principale platea di riferimento i centri sociali medio-bassi e che faccia vera battaglia politica su livello dei salari e degli stipendi, sulle pensioni, sui consumi, sulle bollette, sul costo dei carburanti, sui servizi essenziali, sulla mancanza di benessere diffuso, sullo spopolamento del paese, sulle peculiari difficoltà materiali delle nuove e nuovissime generazioni, in definitiva su tutto ciò di cui nessun partito odierno parla.
Ragioni e necessità tuttavia non bastano: il popolo di riferimento di un simile partito purtroppo non manca, ma la vera difficoltà è raggiungerlo, conoscerlo, comprenderlo, e così facendo farsi comprendere, conoscere, raggiungere. Un rapporto reciproco, che si salderebbe chiaramente nell’esercizio della rappresentanza, complicato però da costruire nell’epoca in cui manca ogni forma di finanziamento pubblico alla partecipazione democratica e in cui la politica appare dominata dai privati in grado di permettersela e dai grandi e apparentemente impenetrabili circuiti della comunicazione massmediatica. Da qualcosa in ogni caso bisognerà pur partire, e il primo indispensabile passo è di certo conferire una struttura e una forma adeguate al nuovo soggetto, la cui base imprescindibile, è opportuno ribadirlo, sarà nei valori che hanno caratterizzato il socialismo negli ultimi due secoli: solidarietà collettiva, primato pubblico, importanza del lavoro, espansione degli spazi democratici e dei diritti sociali e civili.
Alessandro Zampella
Coordinatore Socialismo XXI Campania